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Il secondo dopoguerra
La fine della guerra segna la fine del fascismo e delle sue politiche autarchiche e rurali.  Il dopoguerra comincia con lo spopolamento delle campagne, in provincia di Vicenza gli attivi in agricoltura quasi si dimezzano passando da 84.598 a 46.989.

fabbrica

Da questo punto di vista Piovene è un comune anomalo. L’occupazione è saldamente presidiata dall’industria e, pur scontando la crisi, si salva da quell’immensa emorragia che spopola le campagne venete spingendo i contadini verso le fabbriche: il triangolo industriale Milano-Torino-Genova e l’estero.
Le abitazioni sono 1305 per 5205 abitanti. L’epoca è parca e non si butta via niente, le abitazioni sono occupate al 98%, solo 21 non sono occupate.

Ecco una foto di Piovene negli anni ’50. Fatto salvo il nuovo centro di Rocchette, il paese non è molto diverso da quello che era 150 anni prima: tutte le case arroccate nel centro vecchio, via S. Eurosia sfuma nella campagna poco oltre la chiesa.

Piovene 1950

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