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immigrati_italianiPer fortuna stanno sempre tra loro, ma quando li incontri vedi che sono diversi e quando parlano fai fatica a capirli, prima avevano vestiti vecchi di fustagno, poi vestiti tutti uguali. Mangiano strane cose che noi a Piovene … Dal becàro una ha domandato carne e ossa di musso. Sono sempre pallidi, quella gente lì non campa a lungo. Le donne non allevano neanche i figli, ma li portano all’asilo; come cresceranno quei figli con le mamme che li vedono solo di sera perché devono andare a lavorare? E le case? Le case migliori sono tutte loro, con il lavatoio dietro e l’orto e lo spazio per i conigli, mentre noi di Piovene abitiamo nelle case vecchie. A Piovene siamo abituati a veder passare gente, ma questi sono troppi, ormai sono più loro che noi.

Questa era la Piovene investita dall’onda della più grande invasione di “foresti” della sua storia, ai primi del 1900.

operaie-fabbricaIn trent’anni (1871-1901) la popolazione raddoppia ed è tutta gente venuta da fuori. Dalle campagne, dalle valli, qualche famiglia veniva dall’estero, dalla Francia o dal Belgio, come la famiglia Boniver. Da quando la Lanerossi ha costruito le fabbriche (1869, 1871) è stato un arrivo continuo di persone, a gruppi, a frotte. Per fortuna andavano nei loro dormitori la sera e tutto il giorno stavano in fabbrica (12 ore). Poi si sono sposati, un po’ tra loro un po’ con la gente del posto, e hanno cominciato a fare figli. E a messa, non ci si stava più a messa; per fortuna la Lanerossi ha provveduto a mettere a disposizione un locale per la “messa degli operai”. Rocchette è nata così, quasi dal nulla: prima le fabbriche i dormitori, poi le case l’asilo. Le case nuove sono tutte per i foresti, mentre i piovenesi stanno in quelle vecchie.

Lo shock demografico di fine ottocento dev’essere stato impressionante. In trent’anni la popolazione è più che raddoppiata, (mentre nel Veneto cresceva un po’ più del 10%). Un fenomeno eclatante di portata molto maggiore di quello odierno (al ritmo di allora la popolazione di Piovene raggiungerebbe i 15.000 abitanti).

Una crescita eccezionale che non eguali neppure a Schio che ha un incremento forte e costante, ma nello stesso periodo cresce “solo” del 40%; la crescita di Piovene non è stata mai raggiunta da Dueville, Marano V., Torrebelvicino, insomma da nessun altro paese dove la Lanerossi si sia insediata. Una crescita rapidissima e improvvisa che poi si è fermata, ma intanto Piovene era raddoppiata.

Oggi.

Anche oggi improvvisamente sono arrivati moltissimi “foresti“. E’ cominciato così quasi per caso dopo il 1991, tanto che all’inizio gli stranieri non venivano neanche contati (è dal 2004 che l’ufficio statistica della Regione Veneto ha cominciato a metterli nelle proprie statistiche), ma nel 2004 erano già il 10% della popolazione. Dopo di allora hanno continuato a crescere. Come abbiamo già visto, dal 2001 al 2011 nel Veneto gli stranieri sono triplicati.

Il problema degli stranieri è scoppiato come una bomba in mezzo al dibattito politico e condiziona da quasi un ventennio la linea politica di interi partiti (come la Lega Nord). Eppure la politica non è in grado influenzare l’arrivo di stranieri in Italia e in Europa, qualunque politica si sia intrapresa, il risultato non è cambiato.

Anche le statistiche che abbiamo citato (Thiene dopo 10 anni di amministrazione di centro destra e leghista ha più stranieri di Schio, da sempre amministrata dal centro sinistra) sembrano suggerire che una politica di destra abbia favorito l’immigrazione. Ma si tratta solo di uno dei piccoli paradossi che ci regala la statistica. In realtà non sembra esistere una politica amministrativa in grado di fermare/influenzare un fenomeno così profondo.

Allora non vale la pena di far alcunché? Così sembra pensare qualche amministratore per il quale pensare ai “foresti” sembra far venire il mal di testa.

Eppure non pensarci è peggio. Ne parleremo ancora

Vedi anche

https://accogliamoleidee.wordpress.com/2013/12/20/abitare-a-piovene-quanti-siamo/

https://accogliamoleidee.wordpress.com/2013/12/02/discutiamo-di-piovene-la-citta-2/

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