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LE FABBRICHE DI BIRRA DI PIOVENE ROCCHETTE

estratto dalla pubblicazione della prof. Diana Sperotto  pubblicata sul n. 5 di Sentieri Culturali, pubblicazione a cura della Comunità Montana Leogra Timonchio 2005

Piovene e la birra.

Ancora oggi la tradizione vuole il nome della città legato alle birrerie che un tempo non erano solo locali commerciali, ma vere e proprie fabbriche con macchinari e dipendenti, imprenditori e società di capitali. Ricordare le tradizioni significa anche scrivere una pagina della storia imprenditoriale di Piovene Rocchette.
La significativa concentrazione di birrifici nasceva da una serie di fattori concomitanti: la presenza di un’ottima acqua adatta alla produzione, l’intraprendenza di alcuni industriali, la vivacità di un comune che, dopo l’unità d’Italia cresceva ed era passaggio quasi obbligato per tutta la valle dell’Astico.

Acqua: le fontane.

FONTANE E BIRRERIENe fa un elenco lo storico piovenese don Egidio Mozzi (1880). L’acquedotto comunale alimentava le due fontane de sóra e de sóto costruite a spese del Comune nel 1530 e ubicate circa a metà della valle dell’Angelo. Nel 1634 viene realizzata la vasca della fontana della Guarda in via del Monte e nel 1837 si edificano altre due fontane: una in piazza Papiria, che riceve l’acqua dalla fontana de sòra e un’altra in piazza Vecchia, l’odierna Piazzetta. Nel 1875, per risolvere il problema di periodiche siccità estive, le acque che animavano le vasche di quest’ultima vengono messe in comunicazione con quelle del vecchio pozzo in contrada dei Levrena, con lo scavo di una galleria alta 1,80 e lunga 45 metri. Infine si aggiungono nel 1856 la fontana delle Rocchette in via Alessandro Rossi (presso il parcheggio località “la grotta”), alle vasche, e nel 1873 quella alla Tettoia sulla via d’Arsiero (presso la Birreria nuova).

fontana della Guarda

fontana della Guarda

Il processo di produzione della birra

Storia della birraLa birra, bevanda a bassa gradazione alcolica, si ottiene da malto d’orzo, luppolo, lieviti (Saccharomyces cerevisiae e S. uvarum) e acqua che influisce in modo determinante sia sul gusto che sul processo di fabbricazione. La produzione inizia in primavera dopo la Pasqua, continua fino ai primi giorni di giugno, quando la temperatura diventa troppo alta per consentire un ottimale processo di fermentazione, e riprende nei mesi autunnali. La germinazione e la torrefazione dell’orzo, il cereale più comunemente usato, avvengono nel reparto di malteria, un tempo sempre annesso alla birreria. Il maltatore controlla questo processo che dura una quindicina di giorni e lo ferma quando ne è stata prodotta una quantità sufficiente, sottoponendo l’orzo germinato alla torrefazione. Questa avviene con modalità tali da non alterare gli enzimi sviluppatisi e condiziona la qualità e la colorazione del malto. Il malto d’orzo viene macinato e mescolato in una grande vasca di rame a dell’acqua calda per l’ammostamento: si ottiene il mosto di malto, un liquido denso, dolce e colorato dal giallo chiaro al ramato fino al nero. Il mosto viene poi filtrato, trasferito nella caldaia di rame, addizionato ad erbe amare, generalmente fiori di luppolo, e bollito per qualche ora in modo da aromatizzarlo, sterilizzarlo e concentrarlo. Viene filtrato, raffreddato nei rinfrescatoi e travasato nelle vasche di fermentazione dove gli zuccheri, ad opera dei lieviti aggiunti, vengono trasformati in alcol. La fermentazione dura da cinque a dodici giorni dopo di che la birra giovane, detta anche verde, viene trasferita in recipienti chiusi dove riposa da uno a tre mesi terminando di fermentare e diventando limpida, matura e frizzante. I diversi e numerosi tipi di birra si ottengono variando, sotto la guida competente ed esperta del mastro birraio, i tempi o le temperature di lavorazione oppure la qualità o la quantità dei suoi quattro semplici ingredienti.

La fabbrica di birra in via dell’Ospizio (Birreria vecia).

1_ La prima fabbrica di birra nasce nel 1868 ad opera di Pietro Rossi che proveniva da Asiago ed era imparentato col più famoso Alessandro. Assieme alla moglie Anna Segafreddo acquista la proprietà chiamata Ospizio dei Gerolimini. Il sito è scosceso e suggestivo; dal sògio si gode una bellissima vista sulla pianura e, percorso un sentierino, si può visitare la grotta, detta canevón, che termina in una sala larga e alta, ornata da stalattiti e stalagmiti naturali. L’acqua «ora crescente ed ora mancante e sempre limpida, freschissima e leggera» viene incanalata e fatta arrivare alle vasche della nuova fabbrica di birra.
Birreria veciaUbicata in via Ospizio al n. 175 (n. civico di quel tempo) la fabbrica (si tratta dell’edificio che costeggia la scalinata dell’Ospizio, in corrispondenza del sottoportico che conduce all’attuale parcheggio a sud di via Ceriotti) è costituita da un vasto ambiente diviso da un vòlto in pietra, ad un lato del quale si trovano la caldaia ed i forni per la torrefazione dell’orzo, dall’altro la vasca per macerarlo, in mezzo il rinfrescatoio e, in un angolo, il deposito della legna. Nelle sottostanti cantine trovano posto i tini per la fermentazione e la maturazione della birra, e l’orzo nella fase di germinazione controllata. Nei sovrastanti granai, che servono come deposito dell’orzo, sono state ricavate due stanze ad uso dormitorio per l’addetto ai forni e per il mastro birraio.

Individuazione della Fabbrica di Birra di Rossi nel Catasto Austriaco (1845 circa)

Individuazione dell’edificio che ospiterà la Fabbrica di Birra di Pietro Rossi sul Catasto Austriaco (1845 circa)

Il 14 gennaio 1869 ha luogo la prima produzione di birra e Pietro Rossi ne manda comunicazione, come da regolamento, al Municipio: «per detta produzione saranno impiegati 6 quintali di orzo e 23 libbre di luppolo quali sono relativi alla capacità della caldaia da bollitura che è per il prodotto di 18 ettolitri e 37 litri di liquido. Il fuoco si accenderà alle ore 4 di mattina sotto la caldaia e la cotta avrà termine alle ore 3 e mezza della sera del dì stesso, dopo di che il liquido verrà versato nel rinfrescatoio; verificata qui la misurazione passerà a fermentare in due tini della medesima capacità per ettolitri 18,37»
La fabbrica ebbe cattiva fortuna, fallisce e presso il Tribunale Civile e Penale di Vicenza vengono messe all’asta giudiziale e vendute tutte le sue proprietà.
2_ La fabbrica fallita viene acquistata il 14 aprile 1879 dal commerciante bavarese Isidoro Götz per conto della Società Francesco Zanella e Compagni (vedi oltre) e messa in produzione ai primi di febbraio 1880. Nel luglio 1880 un interessante annuncio pubblicitario sulle pagine del periodico scledense «Il Leogra» riporta che Francesco Zanella e Compagni di Schio sono «conduttori della Birraria — Ristoratore agli Stati Uniti in Padova» e specifica che «la nuova Birra Summano (da non confondersi con la birra dell’altra fabbrica in Piovene) è preparata da un Direttore tecnico scelto fra i più valenti birrai della Baviera e venne a quest’ora cresimata per la migliore fra tutte le birre nostrali … è fabbricata con acque delle più limpide e pure: onde vanno rinomate le falde del Summano. L’orzo e il luppolo delle qualità più ricercate che possono offrire la Moravia e il circondario di Spalt in Baviera sono la sola parte sostanziale di questa birra».

Fabbrica di birra di Pietro Rossi

Fabbrica di birra di Pietro Rossi

Nel 1881 il re Umberto I concede la facoltà di innalzare lo stemma reale sull’insegna della fabbrica che all’Esposizione Nazionale di Milano dello stesso anno ottiene una Medaglia d’argento.
Gli affari prosperano e la Società finanzia, nell’ottobre 1892, la costruzione di una cantoria lignea e il restauro della chiesetta dell’Ospizio per celebrarne solennemente il trecentesimo anniversario di fondazione.
La stessa società, già dal 1883, ha comprato anche la Birreria nuova, più visibile ai passanti e con migliore accessibilità. La fabbrica in Piovene, più piccola, di difficile accesso ai carri e un po’ fuori mano per gli avventori, risulta poco produttiva.
3_ La fabbrica, in disuso almeno dal 1894, viene messa in vendita. Il 4 luglio 1902 vengono venduti al commendator Gaetano Rossi, «terreno ed orto e prato con viti e frutti cinto di muri con fabbricati per uso abitazione ed anche (…) ad uso di fabbrica di birra, Oratorio privato aperto al culto pubblico, cortili, ghiacciaie, adiacenze, intersecati dalla strada dell’Ospizio». Pochi mesi dopo Gaetano Rossi, per festeggiare il venticinquennale della propria gestione della Lanerossi, dona al Comune tutta la proprietà.

… continua …

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6 thoughts on “Percorsi culturali: le fabbriche di birra

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