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LE FABBRICHE DI BIRRA DI PIOVENE ROCCHETTE 2^ parte

estratto dalla pubblicazione della prof. Diana Sperotto  pubblicata sul n. 5 di Sentieri Culturali, pubblicazione a cura della Comunità Montana Leogra Timonchio 2005

La Birreria nuova

1_ Poco dopo la realizzazione della Birreria vecia l’idea di una fabbrica per birra contagia il farmacista di Piovene: Leopoldo Farinon, nato ad Arzignano nel 1825 e farmacista a Piovene dal 9 dicembre 1865.
Natale 2011

Acquistato nel settembre 1873 un ampio appezzamento di terreno prospiciente la strada che da Piovene dopo le Rocchette conduce verso Velo ed Arsiero, studia una piccola sorgente, chiamata “fontana della carestia“, alla quale si dissetano uomini e animali di passaggio. Scavando nella viva roccia trova una vena d’acqua abbondante tanto da poter essere adoperata non solo per la produzione della birra, ma anche per azionare la ruota del mulino per macinare l’orzo. L’acqua è freschissima e di ottima qualità e verrà classificata come la quinta migliore d’Italia.
Nel 1874 egli si accinge a edificare una fabbrica per la produzione di birra, con cantine e ghiacciaie e le necessarie adiacenze per il deposito e la conservazione delle materie prime e del prodotto, stalla e fienile per ospitare carri e cavalli per il trasporto dei fusti di birra ai paesi limitrofi e lo chalet con all’interno il grande salone di mescita al pianterreno e le stanze del personale al primo piano. Nel retro una semplice tettoia protegge la sorgente; lateralmente una larga e bassa vasca di proprietà comunale raccoglie l’acqua destinata alla formazione invernale del ghiaccio. Tutto il complesso verrà completato nel 1876 e prenderà il nome di Birreria Farinon alle Rocchette e ai Grumi.
L’aspetto architettonico dell’edificio riservato all’abitazione e alla mescita si presenta curato: esso è costituito da due campate binate con tetto a capanna le cui facciate presentano ciascuna tre arcate al pianterreno e finestre lombardesche al piano superiore; l’antistante giardino a forma semiellittica, attraversato da una gradinata centrale, dà un tocco di garbo all’intero complesso; successivamente nel parco cresceranno gli alberi che ancora oggi possiamo ammirare. Nella guida Schio alpina del 1878 la fabbrica si fa conoscere con una pagina pubblicitaria.

2_ Nel 1881 Leopoldo Farinon cede la fabbrica al conte Domenico di Velo. Lo chalet, che dista un solo chilometro dagli opifici tessili di Alessandro Rossi, ha tutte le caratteristiche per diventare il punto di ritrovo e di svago per le maestranze, tra le quali sono numerosi i tecnici stranieri. Inoltre il quartiere di Rocchette si sta urbanizzando: sono già state realizzate le abitazioni per i dirigenti, è in costruzione la villa di Gaetano Rossi ed è prevista anche l’edificazione di un vero e proprio villaggio per gli operai. Il contratto di vendita viene firmato il 25 marzo del 1881.

3_ Nel 1883 il conte Velo vende la fabbrica alla società Francesco Zanella e Compagni. Il capitale sociale è di 60.000 lire diviso in carature di diverso valore. Il gerente è Francesco Zanella che, nato nel 1840 a Schio al Corobbo, è «esercente e liquorista» ed «unico ed esclusivo depositario con vendita all’ingrosso e al minuto dell’acqua minerale della fonte brevettata di Staro». E’ la stessa società che gestisce la Birreria vecia. Negli anni ’80 la Società è in continua crescita, le due fabbriche lavorano contemporaneamente e la produzione è di qualità: 1884 Medaglia d’oro a Torino, 1885 Medaglia d’argento ad Anversa, 1887 Grande diploma d’onore a Vicenza, 1889 Diploma al merito a Verona, 1891 e 1892 Medaglia d’oro a Palermo, 1892 la più alta Onorificenza conferita alla Esposizione Medico – Igienica a Milano, 1893 Medaglia d’argento a Roma.
Terminata nel 1886 la costruzione del Quartiere Operaio nel pianoro sottostante le villette d’abitazione dei dirigenti e dei tecnici, il nuovo insediamento urbanistico di Rocchette, che ospita anche la stazione ferroviaria della linea Schio – Arsiero inaugurata nel 1884, si presenta moderno ed elegante: la gente lavora, si sposta, si diverte. Soprattutto nei giorni festivi e nella bella stagione (quando davanti all’ingresso della birreria il treno aggiunge una apposita fermata) vi arrivano numerose persone attratte dalla bellezza del parco, dalla freschezza del clima e dai frequenti concerti. Ci si può fermare per un pic-nic e per degustare le varietà di birra prodotte: oltre alla pluridecorata Birra Real Summano, una birra chiara e leggera che è il fiore all’occhiello, si possono scegliere la Pilsner e la Monaco, due varietà più aromatiche, chiara e più luppolata la prima, ambrata, più maltata e meno luppolata la seconda. E continuano ad arrivare attestazioni di merito: nel 1902 a Bassano il Grande diploma d’onore e a Schio il Diploma di primo grado, nel 1903 a Bassano la Medaglia d’argento di primo grado e a Castelfranco il Brevetto di merito. La birra viene venduta anche in cassette da dodici bottiglie grandi oppure da ventiquattro piccole che hanno turacciolo meccanico.

La vecchia caldaia

La vecchia caldaia

4_ La guerra è alle porte, alla musica delle orchestre si sostituisce il fragore dei cannoni. Nel dicembre 1915 vi lavorano ancora dieci persone: Gio Batta Gregori fu Stefano d’anni 56, Giacinto Paganelli d’anni 60, Giuseppe Borriero fu Pietro d’anni 73, Bortolo Dettin fu Angelo d’anni 48, Domenico Nardello fu Francesco d’anni 50, Bernardo Panozzo di Antonio d’anni 34, Giuseppe Pattanaro di Pietro d’anni 16, Angelo Rodella fu Francesco d’anni 53, Candida Panozzo di Benedetto: tutti di Piovene e Valentino Toniolo fu Giacomo d’anni 56 di Meda di Velo d’Astico.

le vecchie spine della birra

5_ La fabbrica viene abbandonata nel maggio 1916 quando viene ordinato lo sgombero della popolazione. I bombardamenti nemici e il passaggio delle truppe danneggeranno gravemente i suoi edifici e anche quelli dei vicini stabilimenti lanieri. Nel 1925 la fabbrica è dotata di sette motori elettrici per una potenza complessiva di 40 HP e vi lavora una ventina di operai. In seguito alla morte del socio Giuseppe D’Adam, l’intera società passa nel 1926 ai fratelli Zanon. Nel 1935 si aggiunge un nuovo reparto per la produzione di acqua gassata.

Visita birreria nuova6_ Nel 1944, portata a Piovene Rocchette la sede legale e aumentato il capitale sociale a 210.000 lire, si assume la nuova ragione di “Birra Summano Zanella“.

7_ I tempi cambiano, nell’assemblea societaria del gennaio 1953 viene presa la decisione di cessare la produzione della birra e di dare in locazione gli stabili.

La Società Francesco Zanella e Compagni.

Il 26 giugno 1902 (anno in cui viene venduta la Birreria vecia) si firmano come soci della “Società Successori Francesco Zanella e Compagni“, che è la nuova denominazione sociale almeno dal 1898, il gerente Giacomo Gaule, da poco eletto sindaco di Piovene; il cavaliere maggiore Pietro Melchiori; Giovanni e Francesco Rossi, figli del senatore Alessandro; Enrico Melen; Giuseppe Fochesato: tutti soci anche della “Banca Scledense Giuseppe Saccardo e C.” nata a Schio dieci anni prima dai capitali di imprenditori e professionisti legati all’ambiente industriale rossiano. Si firmano inoltre: Giuseppe Dal Pozzolo; Amadio Ongaro, Antonio Augusto Gasparin, Giovanni Chiozza, Francesco Zanella, tutti di Schio, nonché il cavalier Vittorio Tazzoli di Marmirolo di Mantova, fin dal 1892 consigliere comunale a Piovene; il conte Domenico di Velo; Henriette Götz; Giuseppe D’Adam di Piovene, che gestiva in quegli anni una rivendita di vino e birra in via dell’Ospizio.

La fabbrica di birra di via Vignola.

Birreria via Vignola1_ L’infaticabile Leopoldo Farinon, dopo aver acquistato da Vittoria Piovene il terreno che, prospiciente via Alessandro Rossi, si estende dalla strada della Vignola e dei Calapi fino al piazzale Guglielmo Marconi sul quale si affaccia la stazione ferroviaria, edifica nel 1888 una elegante palazzina che mostra il prospetto verso la strada principale e una fabbrica di birra, probabilmente ristrutturando un antico edificio, lungo la strada laterale della Vignola, interrotta poi nel 1907 dalla nuova linea ferroviaria Rocchette-Thiene, non senza proteste dei residenti. La fabbrica sorta lontano da sorgenti viene rifornita d’acqua a mezzo di una condotta che attinge alla fontana de sóra; l’edificio è provvisto di grandi cantine disposte su tre piani per il deposito di fusti e bottiglie e di ampi locali per le lavorazioni, l’imbottigliamento e il deposito delle materie prime. Di fianco con veduta verso la valle dell’Astico e i monti dell’altopiano di Asiago, un arioso portico, aperto su tre lati e comunicante con la sala ristorante, ospita i tavoli attorno ai quali gli avventori si possono accomodare e «passare un’ora al fresco, la sera, quando fa caldo a bere birra tipo Pilsen e Vienna, a sentire un po’ di musica» come scrive nel novembre 1908 il giornale «L’Astico»; la Pilsner è la birra più famosa e diffusa, quella tipo Vienna ha gusto aromatico e colore ambrato.

Purtroppo l’approvvigionamento dell’acqua pubblica viene concesso sempre con più difficoltà e solo per le ore notturne limitatamente dalla mezzanotte alle tre, in quanto ci sono continui reclami da parte della popolazione che lamenta scarsità d’acqua. Nel 1907 il Comune si impegna nella ricerca di nuove sorgenti in località Chemo, a monte dell’Ospizio e in val delle Fontanelle facendo ricorso alla rabdomanzia. Luigi Chiabrera di Acqui Terme (AL) individua delle vene che non offrono però un’adeguata portata d’acqua; viene concessa comunque una presa in località Chemo.

2_ Nel 1910 la fabbrica passa alla ditta “Fratelli Tommasi” Carlo, Romano e Gilberto, che aprono un punto vendita dalla grande insegna proprio su via Alessandro Rossi; nel settembre 1912 la fabbrica fallisce per «spese non adeguate ai guadagni».

3_ Dopo l’espropriazione, registrata nel 1916, la proprietà passa alla “Società Anonima Fonderie Ambrogio Necchi” di Pavia.

4_ Il 4 aprile 1921 viene venduta alla Società in accomandita semplice “Birra Rocchette – Successori Farinon” che ristruttura e modernizza locali e impianti che producono, oltre la birra, anche ghiaccio e acqua gassata.

5_ Nel marzo 1922 viene stipulato un contratto per cui, in cambio di una presa d’acqua da 25 mm derivata dall’acquedotto, la Società si impegna a fornire gratuitamente il ghiaccio agli ammalati. La siccità che si verifica nel giugno 1922 serve da pretesto ai locali partiti e soprattutto a quello fascista per organizzare proteste e dimostrazioni di piazza in seguito alle quali il sindaco Emilio Meneghetti revoca la concessione dell’acqua.

6_ Nel gennaio 1923 la Società chiede nuovamente la concessione in via provvisoria. Nel maggio dello stesso anno vi lavorano 11 operai che si avvalgono di motori elettrici per una potenza complessiva di 50-55 mila chilowatt (1). Nell’aprile 1924 si rinnova la richiesta d’acqua che rimane il principale problema della fabbrica: il paese infatti in pochi decenni aveva visto aumentare significativamente i propri abitanti.

7_ Il 6 marzo 1925 i soci decidono di vendere alla ditta “Pietro Wührer” di Brescia gli immobili, i macchinari e le materie prime, compresi i diritti d’acqua, ma non l’impianto per la fabbricazione delle acque gazzose, per procurare i fondi necessari a pagare i creditori, evitando cosi un rovinoso fallimento. Nel 1925 vi lavorano solamente tre operai: Giovanni Venzi di Agordo, Antonio Bragiola di Piovene e Costante Dal Maso di Posina. La vendita al Commendatore Pietro Wührer fu Pietro sarà perfezionata il 10 marzo 1925 per 300.000 lire di cui 50.000 vengono pagate in contanti e il rimanente mediante la fornitura di birra che sarà acquistata a prezzo di mercato e di cui la Società diventerà concessionaria.

8_ Nell’ottobre 1939 l’immobile liberato dai macchinari verrà venduto come abitazione privata.

_________________________

NOTE

(1) Probabilmente si tratta di 50-55 Chilowatt ovvero di 50.000 watt.

… la prima parte si trova qui …

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4 thoughts on “Percorsi culturali: le fabbriche di birra 2° parte

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