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Itinerario : da Piovene Rocchette all’Angelo (per il Sogno), ritorno a Piovene Rocchette per il castel Pelucca (sentiero rosso)

sentiero rosso

sentiero rosso

Dis. m 304 – ore 2,00 – 5,41 km

scalinata dell'ospizio

scalinata dell’ospizio

Ind. Part.: Strada asfaltata fino a q. 400, poi sentiero e strada bianca.
Sentiero facile da fare con calma gustandosi il paesaggio.
Periodo consigliato: tutto l’anno.
Sentiero non segnalato.

Si parte dal parcheggio della Birreria Vecchia (punto 1), e si sale a destra la scalinata che porta al vecchio Ospizio dei Gerolimini con l’omonima chiesetta del 1600. Avendo un po’ di fortuna si può andare in birreria e chiedere al gestore di visitare le antiche gallerie che si aprono nel retro della birreria.

3 2All’interno scorre una limpida acqua che attraverso un percorso scavato nel piano della galleria e poi in tubature in terracotta zampilla nella fontana sottostante. Alcuni dicono che quest’acqua pura servisse ai frati Gerolimini per fare dell’ottima birra artigianale. La ricetta segreta è scomparsa con la soppressione dell’ordine avvenuto nel 1933 per ordine del Papa Pio XI. Leggende?

4In cima alla stradina dell’Ospizio si può ammirare la bella fontana de Sora o del Mascherone. L’antico Mascherone si trovava nella fontana della Piazzetta ora demolita. Il Mascherone potrebbe essere molto antico. Alcuni storici locali lo fanno risalire ai Longobardi.

Si prosegue in salita lungo la strada asfaltata fino al primo tornante. Sulla dx si possono notare ancora antiche gallerie ormai ostruite da massi e ghiaia, usate probabilmente per drenare e raccogliere l’acqua di sorgenti particolarmente ricche in questa zona. Alcuni anni fa il soffitto di una galleria crollò aprendo sul lato della strada una voragine profonda un paio di metri. Lo stupore fu grande quando alcuni speleologi trovarono un cunicolo a volta in coccio, a monte crollato ma a valle proseguiva per molti metri, probabilmente si univa al complesso di gallerie sottostanti. Visto il precario stato di conservazione della cavità l’amministrazione decise giustamente di chiudere l’entrata.

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punto 2

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punto 3

Si lasciano le ultime case del borgo, si sale ripidamente fino al quarto tornante. Li sulla dx (punto 2) c’è il mastio del castello ora in fase di ristrutturazione. Si prosegue per 5 minuti fino a q. 400 e sul tornante si prende il sentiero sulla dx. Con una piccola deviazione si sale sul dosso del Castel Manduca (punto 3) dove poderose opere belliche della Grande Guerra hanno messo in luce un castelliere dell’età del bronzo medio-recente. Scendendo per una cinquantina di metri lungo il crinale dx si possono vedere le fondamenta di una delle torri medievali ancora ben conservate. Tutto il pianoro che declina dolcemente verso il mastio è interessato da notevoli ritrovamenti archeologici ora custoditi nel museo di Santorso. Purtroppo molti appassionati hanno scavato il sito abusivamente arricchendo le vetrinette delle proprie abitazioni causando notevoli danni alla stratigrafia. Non sono mai stati eseguiti scavi sistematici ma solo saggi fatti agli inizi del secolo scorso, perciò il Castel Manduca nonostante tutto è un mondo ancora da scoprire.

Tornando sul sentiero a q. 400 si può tenere la sinistra e per traccia di sentiero un po’ esposto si entra nella valle dell’Oca nel versante sx del colle. Si percorre per 200 metri la traccia fino ai piedi dei roccioni che si innalzano verso la sommità del colle, superati questi su leggero declivio è stato ritrovato uno scheletro inumato di 400 anni fa. Ho già raccontato la storia di questo ritrovamento nel percorso archeologico.
Tornati a q. 400 si prosegue lungo il sentiero per 150 metri circa fino al bivio che risale la valle dell’Oca. Si prende a salire la valle per sentiero incerto, i versanti sono ripidi, il bosco è prevalentemente di carpine nero, in marzo i versanti si ricoprono di Anemoni e Primule, qua e là macchie di violette.

punto 4

punto 4

Dopo 1,400 km dalla partenza, 25 minuti circa, sul versante dx (punto 4) si possono vedere importanti opere belliche delle retrovie ancora in buono stato di conservazione. Si prosegue ancora per alcune decine di metri fino alla strada forestale che porta alla località Sogno.

Si prosegue sulla carrareccia tenendo la sx per 400 metri tralasciando le altre carrarecce sulla dx fino a q. 480, 1,850 km dalla partenza, 30 minuti circa. Si prende il sentiero sulla dx che parte subito ripido tra radure erbose e boschi di betulle. 8Le betulle sono una rarità nelle nostre Prealpi ma nel versante nord del Summano hanno trovato un habitat favorevole per il loro naturale insediamento. Qui lungo il sentiero osservando il terreno e avendo un po’ di fortuna si possono trovare manufatti in selce e scarti della lavorazione della pietra. 9Evidentemente da qualche parte nelle vicinanze ci deve essere l’insediamento preistorico. Proseguendo ancora in salita tra bosco di carpine e nocciolo si arriva a costeggiare una masiera.

chiesa dell’Angelo

10Il sentiero si fa più piano, salendo leggermente e tenendo la dx si arriva all’unica sorgente attiva dell’Angelo ristrutturata da poco. Qui inizia la valle dell’Oca. Siamo a 2,530 Km, 50 minuti dalla partenza, q. 556. Lasciandosi alle spalle la limpida acqua si prosegue per 200 metri fino alla strada che in pochi minuti porta alla Chiesa dell’Angelo, q. 543 (punto 5). La chiesa con il nome di Sancte Marie si trova in località Belvedere di Campo Grosso e già nel XV secolo si conosceva la sua ubicazione. Nel ‘500 fu affidata ai frati Girolimini.

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Nel XVIII secolo venne trasportata qui la Madonna (Regina Montis Summani) dalla chiesa del Summano e in quell’occasione la chiesetta venne ampliata. Nel Belvedere di Campo Grosso sono state trovate anche molte monete romane tuttora custodite nella collezione Cibin e presso privati.

Girando attorno alla chiesa si prende la strada forestale. Il panorama della pianura è a perdita d’occhio e guardando verso le Bregonze si vedono le frazioni di Carrè, Chiuppano e più dietro Caltrano che riposa sotto i contrafforti dell’Altopiano di Asiago e le ripide rocce del Paù. 12La faggeta ombreggia la carrareccia e ciuffi di primule colorano il sottobosco. La strada prosegue in leggera discesa per alcune centinaia di metri fino a un casone, li si riprende a salire leggermente fino a raggiungere il sentiero che brusco vira a sx in forte discesa (punto 6). Siamo a 3,380 Km, 1,17 ore dalla partenza a q. 513 metri.

13Il sentiero a tratti selciato ci fa capire che in passato era un sentiero frequentato e importante. Ora il sentiero purtroppo ha perso gran parte del “saliso” originale diventando sconnesso e rovinato dall’acqua piovana. Dopo un minuto si incontra un sentiero che svolta a sx. Il sentiero porta attraverso valli e scorci incontaminati in via Rovrea e poi sulla strada dell’Angelo. 14Noi invece di girare a sx teniamo la dx nel sentiero più grande. Dopo circa 20 minuti tra bosco di nocciolo si incontra il sentiero che scende da Mardifaia. Qui si osservano strane strutture circolari in pietra di indecifrabile significato. Non sono bonifiche per il pascolo perchè il versante è molto scosceso e nelle vicinanze non ci sono malghe o resti di malghe abbandonate, perciò l’immaginazione potrebbe fare brutti scherzi e farci immaginare sepolture dell’età del rame. Più probabilmente sono resti della lavorazione della 15 16pietra da opera accatastati per poi essere usati o depositi di pietra per selciare il sentiero.

Si segue il sentiero in discesa tenendo la sx fino a q. 380, 4,590 Km, 1,30 ore dalla partenza. Qui inoltrandosi alcuni metri sul bosco a sx si nota l’apertura semichiusa di un pozzo profondo alcune decine di metri, esplorato in parte dal Gruppo Grotte Schio. Si può supporre che il pozzo possa congiungersi alla grotta della Guarda. (La grotta della Guarda è visitabile per alcuni metri e osservando con attenzione le pareti umide e lucide si vedono graffiti medievali. La grotta finisce con una risalita verticale impraticabile per chi non è esperto. L’acqua che scorre all’interno alimenta la bellissima fontana della Guarda). 17

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antica cava

Inoltrandosi ancora di più nel bosco troviamo i resti di un’antica cava di pietra abbandonata. Qui estraevano e lavoravano le soglie (soje) e gli architravi delle porte, sono ancora in sito, abbandonate chissà per quale motivo. L’estrazione della pietra di Piovene o marmo di Piovene ha origini molto antiche. Il marmo è stato usato per costruire il teatro romano del Berga a Vicenza e Palladio l’ha utilizzato per abbellire le sue ville. Ritornando nel sentiero e continuando a scendere per il bellissimo e ben conservato selciato si notano tutt’intorno “masiere” di contenimento del terreno e ormai in vista del Castel Pelucca si nota sulla dx una piccola apertura discendente nella roccia. Li fino a qualche decennio fa veniva cavato il “sabbion” che, macinato finemente, veniva usato per pulire le pentole. In pochi minuti siamo arrivati al Castel Pelucca, sito protostorico di notevole importanza, 310 metri, 5 Km, 1,50 ore. Si prende a sx fino ad arrivare alle prime case del Borgo di Piovene. Si prosegue per via Levrena ammirando le vecchie case del borgo medievale fino al parcheggio della Birreria Vecchia, 2 ore 5,300 Km.

Renzo Pietribiasi

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