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Si vota la lista o il candidato?

E’ preferibile scegliere la persona che ci rappresenti o dobbiamo delegare tutto alla lista o partito che sia? Il voto di preferenza stabilisce un legame diretto tra elettore e candidato, personalizza un rapporto che altrimenti apparirebbe astratto. Votare un partito è come votare un’entità immateriale e, per evitare questo rischio, negli ultimi anni si è personalizzata molto la leadership in modo che un elettore senta non di votare un partito ma il suo capo che incarna (e si fonde con) il partito. Anche questa tendenza pone dei problemi seri: i leader incarnano un’azione tendenzialmente “autoritaria” (nel senso che “decide uno solo”).

Per moderare questo rischio di personalizzazione il Partito Democratico, più sensibile a questi temi, ha introdotto le primarie: il leader incarna sì il partito, ma è scelto con metodo democratico, sottoponendolo a preferenza preventiva. Il successo delle primarie dimostra che questo metodo è altamente gradito agli elettori in genere e non solo agli elettori del PD.

Il referendum di Segni

copForse i più giovani non lo sanno, ma la svolta della prima repubblica è avvenuta con un referendum abrogativo delle preferenze. Si tratta del referendum promosso da Mario Segni nel 1991.

Perché ridurre le preferenze?

Alcuni partiti usavano male le preferenze. A ogni votazione (e allora si votava ogni due o tre anni) i giornali si riempivano di scandali. I capi partito, soprattutto nel sud Italia, usavano le preferenze per “tracciare i voti”. Si dividevano le sezioni elettorali in rioni e famiglie. A ogni famiglia portavano un elenco di preferenze: l’elettore doveva segnare i nomi indicati (ad es. il 2 il 9 il 13). Terminate le elezioni il capo corrente controllava quante volte era comparsa la sequenza giusta e sapeva quanti avevano obbedito o meno all’ordine. Era un tipico voto di scambio. Mitico era l’esempio di Gava che nel dopoguerra regalava la scarpa sinistra prima delle elezioni e solo dopo le elezioni regalava quella destra a chi aveva votato come previsto.

Un sistema del genere dava poca libertà all’elettore e permetteva ricatti infiniti. Mario Segni nel 1991 lo fece saltare nel modo più semplice: nella scheda si poteva indicare una sola preferenza.

L’abolizione delle preferenze alla Camera

imagesNel 2005 gli italiani trovarono un regalo sotto l’albero: una nuova legge elettorale che eliminava le preferenze. Mai una legge fu tanto odiata (fu chiamata “porcellum”) perché imposta in malo modo qualche mese prima delle elezioni da un governo sicuro di perdere.

Attorno al tema delle preferenze ruota una parte importante della futura legge elettorale.

Per fortuna le preferenze sono rimaste per le elezioni europee e per le elezioni amministrative.

Da un po’ di tempo le preferenze sembrano in declino, dal 2009 secondo La Stampa. Nel caso di liste di partito un elettore può fare a meno della preferenza, si riconosce nel partito e dà fiducia alle scelte di quest’ultimo.

Nel caso di liste civiche, si tende a votare la persona dato che la lista civica è di per sé eterogenea e l’elettore stabilisce una specie di rapporto preferenziale rispetto al candidato consigliere dal quale intende farsi rappresentare.

Le preferenze alle elezioni amministrative di Piovene Rocchette

Com’è andata nelle recenti elezioni amministrative? Facile scoprirlo, dato che i conteggi sono forniti direttamente dal software del Comune.

Ecco di seguito i dati da noi ricopiati.

Preferenze

I primi due sono di Ali. Il “vecchio” Sindaco Giordani batte il “meno vecchio” Colman. Notevole la performance dell’esordiente Silvia Pianalto che stacca anche il sindaco uscente. Tra i primi dieci ben sei appartengono alla nostra lista.

Se dobbiamo fare una classifica per liste troviamo la tabella seguente

candidati per lista

Se invece vogliamo vedere l’attitudine a scegliere tra i candidati o a limitarsi alla “croce sul simbolo” dobbiamo andare a vedere la tabella seguente che esamina tutte le preferenze e non solo quelle dei 30 candidati più votati.

preferenze totali La colonna della percentuale ci dice qualcosa sul radicamento nel territorio dei candidati: una percentuale vicina allo zero significa poco interesse per le persone in lista; una percentuale vicina al 200% (2 preferenze per ogni voto) indica che l’elettore si sente fortemente rappresentato dai candidati

Dalla tabella si deducono alcuni dati:

  • sono state espresse 2.797 preferenze su 4.352 voti validi
  • se tutti hanno espresso 2 preferenze, si tratterebbe di circa 1/3 dei votanti, se invece  tutti hanno espresso una sola preferenza si tratterebbe di 2/3 dei votanti. La realtà si situa tra questi due estremi
  • il massimo delle preferenze è andato alla lista ALI (907 su 1089) che si stacca nettamente dalle altre
  • la lista di Nardello ha pagato il fatto di non aver fatto campagna elettorale
  • la lista di partito M5S-Di Luccio effettivamente è comportata come lista di partito, chi l’ha votata l’ha fatto perché si riconosce nel partito e non nei candidati
  • le altre liste si situano in una situazione intermedia
  • la lista Radere ha beneficiato del cospicuo numero di preferenze assegnate a Colman

Limiti di questo studio

Volevamo indagare il comportamento elettorale dei votanti. Per approfondire il discorso occorrerebbe prendere in esame gli astenuti e le schede bianche. Si tratta di persone che, per loro scelta, hanno deciso di non partecipare alla  scelta degli amministratori. Questo loro mutismo ci permetterebbe solo illazioni e quindi non ne parliamo, in fondo anche così rispettiamo la loro scelta.

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