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Continua dalla seconda parte

5. Gli uomini e le famiglie.

Da un documento del 1754, citato dallo studioso piovenese Renato Zironda, veniamo a conoscenza di un contratto stipulato tra i padri Girolimini e Rinaldo Barbieri “altarista” di Piovene che, insieme al figlio, si impegna ad effettuare il rifacimento del pavimento della cappella della Beata Vergine del Summano e la posa in opera dei gradini di accesso.

Un altro documento, conservato nell’Archivio Comunale di San Vito di Leguzzano ci informa che nel 1799 Arcangelo Barbieri “altarista” di Piovene lavora alla realizzazione di due altari nella chiesa parrocchiale. Nel 1837 nasce Giovanni Parisotto che fu l’autore della lapide commemorativa ed esplicativa di quella di Papiria Massima, che possiamo vedere murata proprio sotto quest’ultima. Secondo don Egidio Mozzi, egli fu un valente incisore su pietra, come testimoniato anche da una lapide dedicatagli dal nipote Daniele e che si può vedere murata su una parete esterna della sua casa natale in via dell’Ospizio.

Famiglia di Antonio Barbieri in una foto degli anni '20

Famiglia di Antonio Barbieri in una foto degli anni ’20

Nelle famiglie Barbieri, Chioccarello, Parisotto, Zironda era una tradizione il mestiere di priaro; i documenti riportano anche i soprannomi più antichi: Manganaro e Mondo per i Barbieri e Moro e Frate per gli Zironda. Queste ultime due famiglie sono quelle che hanno continuato l’attività nelle cave fino all’ultimo. Nelle seguenti ricostruzioni familiari sono stati nominati solo i maschi che di mestiere facevano lo scalpellino e che si tramandavano di padre in figlio la sapienza della loro arte.

5.1. Barbieri. Arcangeli.

Genealogia ArcangeliI componenti di questa famiglia parteciparono a importanti lavori anche all’estero: costruzione della galleria ferroviaria del San Gottardo, dei portali della Casa Rosada di Buenos Aires, lavorarono nei restauri dei castelli della Valdaosta, alla gradinata del Casinò di Montecarlo, alla ricostruzione della Montanina, alla costruzione dell’ossario di Asiago (1932-33) e dei piloni del Sidney Harbour Bridge.Sidney bridge

Antonio Barbieri e i figli participano ai lavori di costruzione delle arcate in muratura del ponte sull’Astico per la ferrovia Rocchette Asiago. Negli anni tra il ’20 e il ’25 arrivarono le commissioni per la realizzazione dei Monumenti ai caduti di Valstagna, San Nazario, Riese Pio X, Bessica, Loria, San Pietro in Casale (Bologna).

Pietro Barbieri (1853), fratello di Antonio (1857), preferí affittare la cava, in cui non lavorò mai, e dedicarsi invece alla progettazione, al disegno e alla scultura. Partecipò alla costruzione dei monumenti ai caduti di Piovene e Carrè, progettò e realizzò il campanile della chiesa dell’Angelo il cui basamento è costituito da bolognini, perfettamente squadrati cosí come quelli che sono posti agli angoli della canna; la costruzione in muratura è opera della ditta Francesco Girardin di Piovene.

5. 2. Barbieri. Mondo e Poldi.

101243640Pietro (1894) prese parte alla costruzione del cimitero di Tresché Conca negli anni 1938-40; anche lui negli anni ’19 20 partecipò ai restauri dei castelli della Val d’Aosta e, col fratello Rinaldo (1988) lavorò a Sidney. Rinaldo (1832) e il figlio Angelo Leopoldo (1858), con i cugini, hanno fornito «tutte le pietre delle migliori cave di Piovene occorrenti per l’erezione del campanile» della chiesa parrocchiale di San Vito di Leguzzano.

5. 3. Zironda. Moréti.

Ricordiamo Giovanni (1906) che si stabilì in Australia dopo i disordini degli anni ’20 dove lavorò come scultore.Genealogia Moreti

 5.4. Zironda. Frate.

Girolamo Momi continuò fino agli anni ’70 l’attività estrattiva di pietre per l’edilizia.Genealogia Frate

5.5. Barattoni

La famiglia ha per decenni praticato l’attività estrattiva di pietre da calce lungo via Preare, tra le cave Barbieri e Zironda, e la commercializzazione delle calci omonime.

Cavatori o scultori?

Ambedue le cose, senza dubbio. La pietra di Piovene, diversamente da molti altri calcari (es. quelli di Asiago), ha una compattezza, una uniformità di colore e una durezza che la rendono idonea a ricavarne pezzi di grandi dimensioni. Le sottili venature, che in altri calcari diventano difetti e punti di possibile frattura, nella nostra pietra sono segni che non intaccano la compattezza.

La Pietra di Piovene è pietra dura, difficile da lavorare, adatta anche a opere statuarie e molto duratura. Gli scalpellini avevano imparato a conoscere la “loro” pietra e, nei grandi cantieri a contatto con architetti e artisti, avevano imparato l’arte della scultura.

Sarebbe necessaria una indagine sistematica sulle opere, gli attrezzi degli scalpellini Piovenesi. Nella nostra piccola inchiesta però sono emersi reperti che danno per certa la perizia raggiunta dagli scalpellini.

Speriamo che, prima o poi, la città di Piovene Rocchette riesca a valorizzare l’opera e l’arte dei maestri di pietra.

Testina scolpita 1880

Testina scolpita 1880

Bassorilievo in lavorazione

Bassorilievo in lavorazione (Giuseppe Barbieri)

Grazie alla prof. Diana Sperotto che per prima ha iniziato questa ricerca e sui cui studi si basano questi articoli. Grazie agli estensori del libro LA SAPIENZA DEI NOSTRI PADRI che hanno saputo raccogliere sistematicamente (e così conservare) la cultura materiale dell’artigianato del passato.

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One thought on “Percorsi culturali: la pietra di Piovene 3

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