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Prima parte

Francesco Masetto

Natale 2011

Nella prima parte il racconto terminava con la descrizione del grandioso intervento di costruzione del nuovo stabilimento di filatura a Rocchette e delle conseguenze che questo investimento ha comportato.

Nei primi anni settanta si sentono i primi sintomi della grossa crisi che va a colpire il settore tessile dei paesi avanzati. Lo stabilimento nasce vecchio e sovradimensionato; appena finito il trasloco dei macchinari, già si parla di ristrutturazione e di surplus di lavoratori. Alla carenza di lavoratori subentra l’eccesso di operai. Cominciano subito gli scioperi soprattutto quello del 1973 il cui slogan rimase impresso nella memoria “Settemila siamo e settemila restiamo”.

Perfino il parroco di Rocchette si lamenta

Il nuovo stabilimento non riesce a decollare

Il grande sciopero del 1973

pirellone_regione_lombardiaOra i ricordi si spostano più indietro nel tempo. Nel 1962 la Lanerossi, fabbrica privata dal passato glorioso ma ormai in profonda crisi, viene assorbita dall’ENI, industria pubblica che estende il proprio interesse dal ramo petrolifero (AGIP) al settore tessile (Lanerossi) e meccano-tessile (SMIT-Nuovo Pignone). Per un paio d’anni gli uffici si trovano in Lombardia, anzi in pieno centro di Milano, al Pirellone (come si chiama il bel grattacielo di Ponti e Nervi). Poi gli uffici vengono portati a Metanopoli (così viene chiamato il comune di San Donato Milanese). Infine, nel 1964, si decide di portare la direzione del settore tessile a Schio. Eni-Metanopoli-San-Donato-Milanese-anni-50-2L’idea di dover andare via dalla Lombardia non piace alle migliaia di impiegati che restano a guardare, poi mandano il preavviso di licenziamento (in Lombardia un lavoro si trovava sempre allora e piuttosto che trasferirsi nel Veneto …). Questo crea un ingorgo, la contabilità non viene più seguita, gli uffici si paralizzano. Per ovviare a questa gigantesca confusione da Schio si organizza una task force di contabili. Ogni lunedì Franco e altri suoi compagni vanno a Metanopoli per raccogliere le fatture, contabilizzarle, mandarle in pagamento. Finita la settimana, al venerdì tornavano a casa con valigie piene di fatture, arretrati che venivano sbrigati al sabato e la domenica, poi lunedì si ripartiva per Metanopoli e ricominciare la settimana in una confusione che durò mesi e si concluse solo con la chiusura degli uffici a San Donato e il trasferimento della direzione a Schio.

Metanopoli.

Le scuole elementari

Le scuole elementari avevano un piano solo, ma nella grande nevicata del 1954 il tetto crollò e, nel ricostruirlo, decisero di soprelevarlo. Già il nonno di Franco l’aveva detto: quelle capriate lì hanno una catena troppo esile, non può tenere, basta un po’ di neve e viene giù tutto. Evidentemente il nonno di Franco aveva ragione perché successe proprio questo. Così Franco fece solo fino alla terza elementare in quell’edificio, poi la classe si trasferì nell’edificio del Municipio, lì dove oggi ci sono gli uffici dell’anagrafe e la sala consiliare.

Arrivato in quinta, Franco pensava già di andare a lavorare (o forse di farsi bocciare per stare a scuola finché non avesse avuto i 12 anni per poter essere assunto; così molti facevano allora). Non pensava di potersi permettere altri studi, il solo libro di testo per gli esami di ammissione costava 1.800 lire, una cifra spropositata per una famiglia povera, in più bisognava mettere in conto il costo delle lezioni private per gli esami di ammissione. Per fortuna il maestro Cerisara aveva individuato gli scolari migliori e si offrì di fare lezioni gratis e di prestare il costosissimo libro.

I ricordi di Franco si spostano ancora più indietro e ci danno un ritratto di cosa significasse studiare e rimanere orfani nel dopoguerra.

Nella nevicata del 1954 è crollato il tetto sella scuola

Il maestro Cerisara ha convocato mia madre

Mio padre era messo comunale

Rimasta vedova mia madre è tornata a lavorare alla Lanerossi

Ascolta le VOCI DELLA LANEROSSI

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2 thoughts on “Voci della Lanerossi: Franco Masetto 2

  1. Pingback: Rocchette: città e fabbrica | Accogliamo le Idee

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