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Acqua e fango

Via LagunaLa mattina di martedì 29 luglio gli abitanti di Piovene Rocchette si svegliarono sotto il rumore forte della pioggia che batteva alle finestre. Aveva piovuto tutta la notte con scrosci rumorosi.
Dopo una breve pausa il rumore dell’acqua cominciò ad aumentare, la pioggia si fece insistente finché sulle strade pesantemente bagnate l’acqua divenne scura: una melma che correva veloce trascinando sassi, rami, foglie. L’acqua passava con la velocità di un torrente.
Alluvione 2014-07-29Via Laguna, ripida com’è, sembrava quasi una cascata, in piazzale Vittoria l’acqua scorreva depositando melma davanti alla vetrine e sulle porte di casa poi, trovato lo sbocco di viale Matteotti, correva più forte. La zona della laguna si allagava, com’è consueto (vedi filmato). Via Levrena era un torrente vero e proprio difficile da guadare, un torrente che trovava scorciatoie prendendo per le corti, salvo ricongiungersi alla corrente principale in via Libertà. (vedi filmato)

Ovunque l’acqua scorreva per le strade imboccando scivoli e allagando scantinati, la fognatura non riusciva a smaltire l’acqua raccolta. Tutte le strade di Piovene erano attraversate da un fiume d’acqua dove le auto passavano sollevando onde. Anche via Val Volpara, laterale di via Grumello, sembrava un torrente.
foto alluvioneA valle di via Tondelle uno scolmatore della fognatura rigurgitava l’acqua in eccesso che si spargeva per i campi, scendeva verso valle dove incontrava la barriera dell’autostrada, la costeggiava finché non trovava il sottopasso del Maronaro che fu presto allagato.
Non erano ancora le sette del mattino e si era già in piena emergenza. Le famiglie cercavano di arginare l’acqua con paratie improvvisate, altri indossavano stivali per sottrarre all’acqua le cose depositate negli scantinati.
Sindaco e operai comunali erano in strada fin dall’alba a cercare di fronteggiare l’emergenza accorrendo dove c’era maggior bisogno.
L’organizzazione, pur nel caos della situazione, ha funzionato bene e la macchina comunale ha limitato i danni e contribuito a ripristinare la normalità, aiutata (una volta tanto) dal ridursi e poi dal cessare delle precipitazioni nel corso della mattinata.
Prima di sera le strade erano pulite, amministrazione e tecnici comunali avevano fatto i primi sopralluoghi per valutare le cause di quanto era successo. La macchina comunale aveva tenuto un comportamento impeccabile.

Quanta acqua è caduta?

Ce lo dice la stazione meteorologica del Summano (1): quel giorno sono caduti 57,8 mm di pioggia.

Tanti o pochi?
Molti, ma non tali da giustificare il nubifragio. Il 21 luglio aveva piovuto di più (69 mm) e nel terribile novembre 2010 quando la città di Vicenza si è allagata, la stazione M. Summano ha segnato il record di 110,4 mm di pioggia in un giorno.
Però sommando la pioggia caduta il lunedì (57,2 mm) con quella di martedì arriviamo a 115 mm. Non abbiamo i dati orari, ma é probabile che se contiamo la pioggia non da una mezzanotte all’altra, ma prendiamo le 24 ore da mezzogiorno del 28 a mezzogiorno del 29 probabilmente ci avviciniamo ai 100 mm di pioggia, dei quali una parte significativa è caduta tutta insieme in pochissimo tempo tra le 6 e le 9 del mattino.

Dati pluviometriciSi è trattato di quello che i giornali chiamano “bomba d’acqua” e i tecnici “Flash flood”.

Bomba d’acqua” è un termine giornalistico coniato dai mass media italiani come libera traduzione dell’inglese cloudburst (letteralmente “esplosione di nuvola”). Non è altro che un violento nubifragio in cui la quantità di pioggia caduta supera i 30 millimetri all’ora, o – secondo altri climatologi – quando le precipitazioni superano i 50 millimetri nell’arco di due ore. (http://www.focus.it/scienza/scienze/che-cos-e-una-bomba-d-acqua)

Ma gli allagamenti dipendono solo in parte dalla rapidità delle precipitazioni. In parte dipendono anche da altri fattori.

Lo stato idro geografico del territorio di Piovene Rocchette.

Circa metà del territorio di Piovene Rocchette è occupato dal Monte Summano. Da questo scolano verso il piano 6 piccole valli (2). Passiamole in rassegna da nord a sud.
Valli di PioveneLa Valle del Brentegnan passa a fianco della Birreria Nuova e poi scende fino all’Astico sottopassando la ciclabile che porta ad Arsiero.
La Val dell’Oca scende in p.za Forziana.
La Valle del Torrenton (chiamata normalmente Torontonton, termine che ricorda il ruzzolare dei sassi) sfocia in via Levrena.
Val del Maretòn arriva a via del Monte dove si immette nella fognatura.
Valle della Costa da valle diventa sentiero, attraversa via Grumello e continua in via Val Volpara
Val Rudenella (sul confine con Santorso) sbocca naturalmente in via Val Rudenella

La singolarità della situazione è che solo la valle del Brentegnan sfocia nel torrente Astico, le altre valli non hanno sfogo naturale.
Avete capito bene, in montagna l’acqua si incanala lungo alcune piccole valli che raccolgono l’acqua, ma quando queste valli arrivano al piano non c’è un canale, un fosso, un alveo a raccogliere l’acqua che ruscella.
Possibile che vecchie rogge, canali, fossi ci fossero un tempo e poi siano stati chiusi?

Cerchiamo sulle mappe storiche.

Non vi è traccia di fossi allo sbocco delle valli. Per quanto riguarda le tre valli che interessano il Grumello, nel passato l’acqua dal Summano scendeva nei campi e li allagava. Nessun canale è mai stato costruito probabilmente perché il terreno riusciva in fretta a smaltire l’acqua nel sottosuolo. L’acqua, poca o tanta, non ristagnava e contribuiva alla fertilità dei campi (3).

Lascia perplessa la mancanza di fossi che raccogliessero l’acqua che arrivava a ridosso delle case del centro storico dalle valli dell’Oca e del Torrenton.
Ove le mappe non spiegano occorre ricorrere alla memoria degli anziani e così abbiamo fatto.Mappa 1845 Val dell'Oca

Nel passato, la Val dell’Oca, arrivata a ridosso delle case, entrava in un tombino. Una conduttura interrata passava tra villa Benetti e le barchesse, attraversava i giardini, il cortile e poi andava a sfociare nei “campi della Sega” che oggi viene chiamata zona della Laguna. Il nome evoca la funzione di quell’area che evidentemente si allagava periodicamente e poi smaltiva lentamente l’acqua. La presenza di fossi e canali nel ricordo di chi vi passava (ancora negli anni ’50) conferma la presenza di opere di irregimentazione delle acque a valle dell’abitato.
Anche allora ogni tanto pioveva troppo e allora la tubazione non bastava, l’acqua tracimava in p.za Forziana, passava davanti a Villa Sega e scendeva nella pozza, che corrisponde all’area degli attuali giardini di p.le Vittoria (vedi foto).

ple Vittoria 1924
E l’acqua che scende dalla Valle del Torrenton? Possibile che passasse lungo via Levrena?

Effettivamente è così. Abbiamo chiesto agli amici storici, nella loro memoria non c’è traccia di condotti di nessun genere. A quanto pare, il Summano ha sempre scaricato l’acqua in pianura dove si disperdeva. La Val dell’Oca, finendo a ridosso dell’abitato, aveva un condotto che sottopassava il paese fino a raggiungere i prati in località Laguna. La Valle del Torrenton non ha mai avuto un condotto. L’acqua in eccesso ha sempre trovato sfogo lungo le strade. Ma questo, sembra, succedeva più raramente.

Val del Torrenton

E oggi?

Piovene 1950

Piovene Rocchette negli anni ’50, poco sotto la chiesa, solo campi e qualche rada abitazione

Oggi l’abitato è cresciuto, le case strette e vicine della vecchia Piovene si sono allargate e i prati a ridosso del centro sono diventati case, marciapiedi e strade; quella che era superficie permeabile, in grado di assorbire e far scolare l’acqua ora è diventata superficie impermeabile che aggiunge altra acqua a quella che scende dal Summano.

Però abbiamo anche costruito una rete fognaria. Normalmente raccoglie l’acqua delle strade, a nulla vieta che anche l’acqua che scende dalle valli venga convogliata in fognatura. Tuttavia la rete è dimensionata per raccogliere le acque stradali e non gli ettari di bosco che scaricano in valle e così, quando la pioggia è particolarmente intensa, la fognatura  non ce la fa e l’acqua torna a scorrere per le stesse strade di un tempo, solo che oggi deve fare un percorso più lungo prima di raggiungere i prati. Lungo il suo percorso un po’ di quell’acqua imbocca scivoli e bocche di lupo allagando scantinati.

schema fognario

Quante probabilità ci sono che accada ancora? 

via Levrena

La valle dell’Oca, guardando solo negli ultimi anni ha esondato nel novembre 2012 nella primavera 2013 il 29 luglio 2014.  Più recentemente la notte del 20 agosto 2014 si è ripetuto pari pari quanto capitato il 29 luglio, con via Laguna allagata, tronchi che galleggiavano lungo le strade, via Levrena piena di sassi.

Allarghiamo lo sguardo. Nel novembre 2010 ci fu l’ondata eccezionale di maltempo che allagò Vicenza e colpì pesantemente anche il nostro comune. Nel febbraio di quest’anno le piogge intense hanno provocato frane a Salcedo. Il 10 maggio 2014 a Zanè e Thiene sono caduti chicchi di grandine grossi come noci. Il 30 maggio 2014 Vicenza ha rischiato di finire di nuovo sotto acqua per una “valanga d’acqua”. Il 18 luglio 2014 a Breganze una precipitazione improvvisa, sotto forma di grandine, spoglia letteralmente le piante di ogni foglia o frutto. Il 21 luglio 2014 un nubifragio ancora più dannoso fa franare strade tra il comune di Arsiero e quello di Velo, lo stesso 29 luglio di quest’anno a Mosson è sceso un vero e proprio torrente di fango e sassi dal monte.

Nessuno può fare previsioni, ma è meglio aspettarsi qualcosa di analogo a distanza di mesi (se non di settimane).

Occorre prendere atto che i cambiamenti climatici hanno modificato le precipitazioni, fenomeni estremi sembrano molto più frequenti che in passato e quello che un tempo sembrava l’eccezione da ricordare ora accade sempre più frequentemente.

Cosa si può fare?

Tralasciamo le soluzioni globali che prevedono un maggior rispetto dei ritmi tradizionali della natura, un minore inquinamento, un minor consumo di risorse non rinnovabili. Richiedono una decisione politica globale oltre che comportamenti individuali virtuosi. Ma è un tema da approfondire a parte.

Parliamo invece di quello che si può fare concretamente nel nostro limitato territorio. Una soluzione potrebbe essere quella di costruire una tubazione interrata che intercetti l’acqua che scende dalle valli maggiori (Val dell’Oca e Valle del Torrenton) e le porti a valle del centro abitato. Peccato che questa soluzione sia difficilmente praticabile per vari motivi:

  • probabilmente occorrerebbe una tubazione di grande diametro, difficile da posare nelle strade già intasate di tubazioni come le nostre
  • l’intervento avrebbe un costo presumibilmente alto
  • dove portare tutta l’acqua raccolta? Un tempo c’era tutta l’area della Laguna dove smaltirla, ma oggi uno spazio del genere non c’è. La costruzione di un canale che si colleghi ai fossi di pianura è piuttosto difficile dato che c’è di mezzo la barriera dell’autostrada.

Un altro approccio potrebbe essere quello di ridurre il bacino scolante della Val dell’Oca deviando una parte dell’acqua verso la valle del Brentegnan. Difficile dire se si tratta di una soluzione praticabile, occorrono indagini, rilievi e calcoli.

In assenza di una soluzione radicale sono possibili soluzioni parziali:

  • migliorare l’efficienza della fognatura adeguando e tenendo puliti i pozzetti di raccolta e le opere di presa allo sbocco delle valli
  • frazionare l’acqua che arriva all’improvviso mediante costruzione di briglie a monte dell’abitato
  • tenere pulito l’alveo delle valli dato che sterpaglie e tronchi intralciano il deflusso dell’acqua, fanno barriera e cedono all’improvviso generando un flusso improvviso e di grande portata.

Val dell'Oca Val dell'Oca Val dell'OcaAbbiamo fatto un sopralluogo lungo la Val dell’Oca e vi mostriamo cosa abbiamo trovato. Si tratta di una valle profondamente incisa nel terreno con sponde di pietra e terra alte qualche metro. Il tratto più a valle ha il fondo di roccia levigata. Già a qualche decina di metri a monte l’alveo è cosparso di tronchi, rami divelti, fronde. Salire è difficile. Alla prossima pioggia intensa queste ramaglie verranno spostate dall’acqua, si impiglieranno e faranno barriera per cedere poi all’improvviso amplificando l’onda di piena.

strada dell'AngeloGuardate la foto del 1904. Il pendio del Summano era brullo, la legna era una risorsa e gli alberi venivano costantemente tagliati, nelle parti pianeggianti si seminava, si falciava e si raccoglieva.
I piovenesi avevano l’abitudine di andare all’Angelo con la loro isola (il carrettino basso con due piccole ruote) per portare avanti e indietro legna, letame, fieno, …

Il bosco, se tenuto in ordine, aiuta la stabilità dei pendii, ma, se abbandonato, provoca il dissesto.

La pulizia dei terreni ai fianchi della valle darebbe sicuri benefici.
A chi spetta?

  • Ai proprietari del terreno.
  • Sicuramente possono dare un aiuto le associazioni di volontari che già oggi si occupano di manutenzioni (Gruppo Alpini, GAM, …).

Però dell’alveo delle valli è responsabile il Consorzio di Bonifica Medio Astico Bacchiglione che, per questi servizi, chiede un contributo.
Ma il rapporto tra Piovene Rocchette e il Consorzio di Bonifica ha una lunga storia e richiede un approfondimento a parte.

Ne parleremo in un altro articolo.


NOTE

(1) Dati ARPAV misurati nella stazione meteorologica del M. Summano http://www.arpa.veneto.it/bollettini/meteo60gg/Staz_81.htm

(2) Per la verità il Consorzio di Bonifica Medio Astico indica altre due valli: valle dei Spiadi Lunghi che coincide con la strada dell’Angelo e valle Perga che sfocia in via Libertà circa in corrispondenza con l’incrocio di via Fabio Filzi. Tuttavia non teniamo conto di queste dato che si tratta di elementi geografici secondari.

(3) A parte una stretta fascia ai piedi del monte, il sottosuolo di Piovene Rocchette è alluvionale, molto drenante e disperde l’acqua con facilità

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14 thoughts on “Acqua e fango

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  6. Articolo molto interessante, ricco di notizie per me sconosciute e, cosa più importante, dallo spirito positivo e costruttivo.
    Un lavoro che mi auguro possa contribuire a trovare una soluzione a questa che sta diventando una emergenza sempre più pressante.

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  7. complimenti per l’articolo, penso che questo sia ii modo più corretto di porsi, difronte ad un problema.
    Ricercarne la causa, raccogliere informazioni, valutare le soluzioni.
    Mi auguro che questo metodo venga condiviso da chi di dovere.
    Ciao Patrizia

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  8. Ottimo lavoro di indagine. Volevo solo aggiungere che Valle dell’Oca (diminutivo di Rocca) storicamente scendeva a fianco della chiesa e proseguiva per via S. Eurosia che porta questo nome perchè era essa stessa una valle: S. Eurosia infatti era vista dai nostri avi come protettrice dalle alluvioni (come s. Giovanni Nepomuceno nei paesi di lingua tedesca).
    L’acqua della Valle dell’Oca veniva raccolta da un canale che non scaricava in via Laguna (che è più alta), ma passava (e passa tuttora) sotto il campetto da calcio del patronato e all’altezza dell’incrocio tra vicolo Chiesa e Via Libertà si immetteva (e si immette tuttora) nella fognatura di Via S. Eurosia.
    Quel canale, con l’urbanizzazione della zona, non può più raccogliere tutta l’acqua che, proprio per questo, tracima e scende per piazzale e Via Forziana e prosegue poi per via e vicolo Laguna.
    E’ peraltro evidente che le valli e in particolare valle dell’Oca e Valle del Torontonton devono essere oggetto di manutenzione ordinaria e periodica. Altrimenti questi eventi si ripeteranno.
    Ricordo infine, ma questa è storia vecchia, che la località Giare è detta così perchè una grande alluvione nel 1244 provocò inondazioni e demolizioni (ben più gravi, dunque, di quelle attuali) come racconta il Mozzi…”acqua strabocchevoli…scese…dalla valle dell’Angelo a rovesciar e inondar case e a riempire di ghjaie e di sabbie la villa (cioè il paese), gli orti, le contrade e le campagne…”

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  9. Riceviamo e pubblichiamo.

    Grazie per l’ottimo lavoro-ricerca sul territorio di Piovene, colpito dai fatti meteorologico-climatici di questi giorni .
    Mi auguro che la gente capisca che il territorio va difeso da tutti,anche con piccoli gesti quotidiani che possono sembrare banali
    Buona domenica
    Adriano

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  10. Volevo solo segnalare che in entrambi gli eventi anche Via Torcello ha subito danni, alcune famiglie in testa alla via ha avuto acqua e fango negli scantinati e garage e l’acqua e detriti sono arrivati fino alla fine di via torcello.
    Volevo anche segnalare un ricordo: negli anni passati, parliamo di circa 10/15 anni fa, in via laguna vicino alla via Ferrari, esisteva una griglia sulla strada che convogliava l’acqua nelle fognature, poi è stata addirittura asfaltata, come anche le due vasche presenti di fronte a casa mia e vicino all’asilo nido di via forziana. Sarebbe stato utile che fossero aperte cosi da accogliere maggior afflusso d’acqua.

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    • Spero che anche gli amministratori leggano l’articolo e i commenti delle persone, potrebbero prendere degli spunti importanti per le loro scelte.
      Ad ogni modo segnaleremo la cosa suggerendo la riapertura della griglia.

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  11. Ricordo quando ero piccolo e abitavo a Magrè, ogni anno con gli acquazzoni primaverili e autunnali le zone del villaggio Lanerossi, via e contrà Barona e la Pozza venivano allagate con torrenti d’acqua provenienti da piccole valli e da risorgive del mante Raga. Il problema è stato risolto deviando i flussi e incanalandoli verso il Leogra e verso Fontana Vecchia, dove potevano defluire senza causare danni. Queste deviazioni si sono potute fare perchè le zone non sono mai state edificabili e tuttora sono in aperta campagna. Per Piovene la situazione è molto più complicata, perché come dicevi tu, nella bellissima ricerca che hai riportato in questo articolo, i serbatoi naturali di raccolta dell’acqua non esistono più. Probabilmente l’acqua dovrebbe essere intercettata a monte e poi incanalata fino a farla sfociare in campagna, un po’ come nella valle del castello di Santorso.
    Complimenti per l’articolo che hai scritto.

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