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via Maggiore 1921Questa foto proviene dallarchivio del Circolo Fotografico il Mascherone. Vi è rappresentata lattuale via Libertà, un tempo via Maggiore, in corrispondenza del Municipio. La foto è stata scattata nei primi anni del novecento, una copia è agli archivi con una data a mano 1-6-1921.via Maggiore 2014

Qui sopra, una foto con la stessa inquadratura, oggi.

Se si fosse scattata la stessa foto a metà dell’ottocento, la scena sarebbe apparsa molto diversa. La strada era molto più alta tanto da arrivare quasi alla porta del Municipio, la chiesetta di San Vito (Santa Rita) si affacciava sulla strada principale. Via San Vito incrociava via Maggiore e proseguiva per la Strada Comunale delle Giare (oggi via Nazario Sauro).

Insomma la strada principale presentava una gobba o, come si diceva allora, una pontàra (1), unerta salita.

Via Maggiore era la principale strada per la Valle dellAstico, vi passavano persone e merci trasportate da carretti tirati da muli, asini, cavalli.

La salita era così ripida che non era raro vedere gli animali scoraggiati arrestarsioppure non essere in grado di frenare il convoglio in discesa tra le imprecazioni dei conducenti contro il carico, il peso, le bestie, gli abitanti e il paese (2).

Cat austriaco fg XIVedi la mappa del catasto austriaco risalente al 1845-50.

Dopo lunità dItalia via Maggiore venne abbassata per togliere la pontàra, i lavori resero se non piano, almen più facile e men ripido quel sentiero (3).

Per effetto di questo scavo:

  • si dovette costruire lattuale scalinata che porta al Municipio,
  • via San Vito si interruppe bruscamente
  • la chiesetta si trovò improvvisamente in alto fuori dal passaggio
  • venne costruita la rampa per accedere a via Ceriotti (quella che si vede in primo piano nella foto)

Risalgono a una data compresa tra il 1866 e i primi anni del secolo: i vespasiani (orinatoi) e anche ledificio di gusto gotico che si nota a destra della foto.

Il nome via Maggiore rimase fino agli anni 1935-’36, successivamente cambiò in via Vittorio Emanuele III; solo dopo la seconda guerra mondiale, la via assunse la denominazione attuale di via Libertà.

In primo piano sulla sinistra vediamo casa Pizzati-Rossi, le cui cantine si aprono sulla strada. Oggi è occupata da uffici comunali.

via Maggiore legendaSegue il palazzo municipale che ha una lunga storia.

Nel 1700 era casa di villeggiatura della famiglia Capra, tra il 18° e il 19° secolo passò alla famiglia Pizzati e, negli anni 30 dellottocento, alla famiglia Canella. Un altro passaggio lo portò nelle mani della famiglia Monico e poi Raines finché non fu ceduto al Comune per diventare sede municipale, probabilmente nel 1856. Negli anni 1870-1880 furono eseguiti i lavori di ristrutturazione dell’edificio e di abbellimento della facciata che fu decorata secondo il gusto dell’epoca, dipingendo elementi architettonici come archi e lunette sopra le finestre, lesene e modanature.

Sulla sinistra più avanti c’è uno scorcio di Villa Segafredo (ex proprietà Pizzati).

Sullo sfondo si staglia il campanile costruito tra il 1824 e 1829, alla sua sinistra si vede il vecchio tiburio della chiesa parrocchiale.

Dall’edificio in primo piano sulla destra, sicuramente posteriore ai lavori eseguiti sulla strada, emerge la torretta merlata di stile neogotico. Più avanti, lungo la via, la settecentesca casa Pizzati era circondata dal bròlo (4) che si estendeva fino alla via delle Mura, l’attuale via Ulisse Dellai e mostrava, come oggi, la facciata affrescata, non a caso è sempre stata denominata casa picta. Sono scomparse invece le sculture acroteriali che qui s’intravvedono sopra la cornice del tetto.

In primo piano nella foto, la discesa dei feriti resa così ripida dai lavori di spianamento su via Maggiore già citati. Il nome curioso le deriva dai tondini di ferro che, insieme ai pilastrini, fanno da parapetto sulla strada sottostante.

Un carrettino per il trasporto di fascine e legna attende qualcuno che lo sposti dalla strada.

Una donna torna a casa con la sua provvista di acqua due secchi appesi al bigòlo(5), un’altra donna va di fretta; bambini in travarsòto(6), ragazzi e un uomo ci guardano.

Due foto: un confronto

via Maggiore 1921Via Maggiore è oggi sempre piena di auto, difficile scattare una foto cercando di non inquadrarle. Decido che la notte è il momento migliore, poco passaggio e tempi lunghi di ripresa che consentono di eliminaregli oggetti in movimento. Tuttavia una foto notturna è troppo diversa dalloriginale, meglio scegliere le ore del mattino subito prima che il traffico alteri la composizione. Il giorno dellequinozio dautunno mi reco in via Ceriotti poco dopo le 6 del mattino, il cielo è già azzurro tenue e la strada è illuminata dai lampioni. Unauto è parcheggiata davanti alle vecchie carceri (casa Pizzati-Rossi) unaltra davanti alla rosticceria, sono state lì tutta la notte e quando se ne andranno ne arriveranno altre, inutile sperare di escluderle, proviamo a tagliarle dallinquadratura. Scattiamo con diaframma chiuso e tempo lungo: 30 secondi. Passa unauto e lascia una lunga scia luminosa, la prima foto è da buttare. Riproviamo. via Maggiore 2014La seconda va meglio, ora basta ritagliarla in modo che le riprese coincidano, poi basta schiarirla in modo che sia confrontabile con la foto di un secolo prima. Ora i grigi si somigliano anche se i lampioni tradiscono lora. Erimasto un pezzo di auto la lascio come si trattasse della data.

Il paesaggio urbano è incredibilmente simile. La parte sinistra della foto ci restituisce gli stessi edifici. Il municipio si è semplificato, si sono perse tutte le decorazioni attorno alle finestre e le finte finestre del sottotetto. I parapetti sono gli stessi di oggi: in fusione di ghisa.

Campanile e lanterna del duomo appaiono uguali, anche casa Pizzati resta la stessa, ora però è comparsa una finestra sulla facciata che ci guarda.

Escomparso il bròlo tra casa Pizzati e via Nazario Sauro, sostituito dallex panificio Gasparini e dall’edificio al suo fianco.

Infine è cambiato larredo urbano: sono comparsi i lampioni, i segnali stradali, il bel parapetto in pietra e ferro di via Ceriotti è stato sostituito da un brutto parapetto in ferro.

Unultima osservazione: lo spazio che sembrava comodo e largo quando per strada passavano solo persone e animali diventa improvvisamente stretto e claustrofobico appena compaiono le auto che hanno bisogno di spazi ampi, poco compatibili con le vie del Centro Storico.

L’origine della pontàra

Il culmine della pontàra di via Maggiore coincide la chiesetta di San Vito e con l’incrocio con via San Vito e l’antica Strada Comunale delle Giare (oggi via Nazario Sauro).

Il perché in quel punto la strada fosse così alta ce lo spiega l’arch. Agostino Toniolo.

La località Giare è detta così perchè una grande alluvione nel 1244 provocò inondazioni e demolizioni come racconta il Mozzi…”acque strabocchevoli … scese… dalla valle dell’Angelo a rovesciar e inondar case e a riempire di ghiaje e di sabbie la villa (cioè il paese), gli orti, le contrade e le campagne…”

via LevrenaUna frana venuta dal’Angelo ha dunque portato detriti a profusione in quello che doveva essere un piccolo borgo, in misura simile ma molto maggiore a quanto successo nell’agosto 2014 in via Levrena. Le dimensioni del fenomeno hanno modificato permanentemente il terreno fino, appunto, a metà dell’ottocento.

………….

Il testo e le foto d’epoca del presente articolo sono tratti dallo scritto della prof.ssa Diana Sperotto Le immagini della memoria – scorci di vita piovenese tra Ottocento e Novecento pubblicato nella rivista Sentieri culturali n. 1 anno 2001 a cura della Comunità Montana Leogra Timonchio.

Altre notizie su via Maggiore sono ricavate dal libro Storia fotografica di Piovene Rocchette – Le immagini di un secolo testo di Bruno Maculan, ricerca fotografica e consulenza di Sergio Zorzi edito dalla Biblioteca Comunale di Piovene Rocchette 2004, la foto di via Maggiore è pubblicata a pag 18.


Note

(1) Pontàra: salita, china ripida. La presenza di pontàre era frequente nellaccidentata strada che portava alla valle dellAstico e dava occasione di lavoro. Un vecchio mi raccontò che, sulla salita di Meda, gli animali, magari stanchi per un viaggio lungo, si impuntavano, arrancavano, infine si fermavano insensibili ai colpi di frusta. Un paesano si inventò così una piccola attività economica che metteva a disposizione un altro cavallo per il tratto della pontàra (una specie di motore supplementare). Arrivato in cima alla salita, incassato il compenso, il cavallo supplementareveniva staccato e riportato in fondo alla discesa in attesa del prossimo ronzino.

(2) E. Mozzi, Continuazione e fine della Memoria VIII. Nuove fabbriche e abbellimenti. Memoria IX. Piovenesi benemeriti della chiesa della patria e dello stato, Padova 1881 pp. 329-339

(3) E. Mozzi, ibidem

(4) Bròlo: orto, frutteto per lo più cinto da muro o siepe. Latino medievale broilus (o broilum) e brolium, lat. tardo brogĭlus, di origine celtica.bigolo

(5) Bigòlo: arconcello in legno con due uncini metallici alle estremità. Veniva utilizzato per il trasporto di due secchi di acqua o di latte. Il termine deriva da: “bi” (= due) + “collo” (= antica unità di misura)

(6) Traversòto: grembiule

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4 thoughts on “Via Maggiore

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  4. Bellissima ricostruzione, anche fotografica, di quello che era il centro amministrativo del Comune di Piovene, ma anche il centro delle attività commerciali.
    L’eliminazione dei “ferretti” e della scaletta che collegava direttamente via Maggiore con via Ceriotti è coincisa con la chiusura (tamponatura) di una fontanella che esisteva dopo gli orinatoi, davanti al panificio Gasparini e che era simile a quella che c’è ancora -per fortuna- in piazza Papiria.
    Pino Toniolo
    PS. Non mi risulta una via San Domenico Savio a Piovene!

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