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Prima arrivò Alessandro Rossi

In riva al torrente Astico, in una zona chiamata “Rocchette” allora deserta, Alessandro Rossi creò dal nulla tre stabilimenti e, con questi, una città nuova, vitale, pulsante e anche benestante.

Rocchette 1850

Peugeot 3Nei primi 30 anni (1871-1901) Piovene raddoppiò gli abitanti, unico comune del vicentino e forse del Veneto. Divenne più ricca: a Piovene circolò la prima auto in Italia. Era il 1893 e la Peugeot 3 fu acquistata da Gaetano Rossi.

Nel 1916 la Strafexpedition arrivò paurosamente vicina a Piovene, gli stabilimenti vennero bombardati, distrutti, la popolazione evacuata.

Gli stabilimenti vennero ricostruiti e Rocchette rinacque. Il quartiere si sviluppò offrendo negozi e servizi.

Nel 1933 Piovene divenne PIOVENE ROCCHETTE a testimonianza dell’importanza assunta da quel quartiere nato dal nulla sessant’anni prima.

Poi venne l’ENI

Nei primi anni sessanta  del novecento a Schio venne trasferita la direzione del reparto tessile dell’ENI. I vecchi opifici in città erano troppo stretti. In aperta campagna vennero costruiti due immensi stabilimenti: Schio 1 e Schio 2 coprirono oltre 100.000 mq di campagna.

Anche a Rocchette serviva uno stabilimento altrettanto grande, ma si decise che il nuovo stabilimento sarebbe stato costruito là dove c’era il vecchio. Lo spazio non bastava, occorreva sacrificare un po’ di quella città che era stata costruita: giù le case, il parco, le ville, i negozi, gli uffici.

Piovene Rocchette fece un patto con la Lanerossi: accettò di amputare una parte del proprio tessuto urbano in cambio di lavoro

1972 demolizione villa Allais

Rocchette perdette quasi metà delle case e degli abitanti. Il lavoro ci fu, ma non fu così stabile e duraturo come si sperava.

Quarant’anni dopo, la Lanerossi, ormai entrata nell’orbita di Marzotto, faceva l’ultimo licenziamento di massa.

Licenziamenti 2012

Era il 2012 e dopo di allora quell’immensa fabbrica di 58.000 metri quadrati ospitò un paio di decine di operai (oltre 2.000 mq per operaio).

Rocchette è un caso esemplare

Spiega meglio di altri l’industrializzazione dell’Alto Vicentino.

Nel vicentino l’industrializzazione arriva subito dopo la formazione dello stato unitario (1866). Vicenza era “l’unica provincia industrializzata in un Veneto che permaneva (con poche eccezioni) prevalentemente agricolo” (Giorgio Roverato, L’industria vicentina nel novecento, in Storia dell’industria vicentina dal medioevo a oggi a cura di G.L. Fontana, Padova, Cleup 2004).

Per un secolo (1869-1971) Rocchette incarna in modo esemplare lo sviluppo industriale promosso da Alessandro Rossi. Dimostra che è possibile creare una città industriale senza dissidi sociali irrisolvibili, che è possibile costruire una città e non basta costruire una fabbrica per portare l’industrializzazione. E’ l’incarnazione del primo modello di sviluppo fondato su poche fabbriche che occupano migliaia di persone.

Questo modello di sviluppo entra in crisi nei primi anni settanta del novecento. Nel nuovo modello di sviluppo il primato passa dal settore tessile al settore metalmeccanico, da poche grandi fabbriche a tante fabbriche piccole, da un’industria concentrata a un’industria diffusa.

Rocchette perde la sfida del nuovo modello di sviluppo, ma la grande industria con un’ultima zampata, distrugge quel quartiere che era stato costruito in un secolo.

Rocchette è un caso esemplare ma misconosciuto

I pochi resti dello sviluppo industriale rossiano sono la viva testimonianza di un caso esemplare di un modello di città e di industria di interesse europeo, una lezione che non ha ancora finito di stupirci.

Rocchette quartiere operaio

Possiamo ancora trarre beneficio dagli interventi di Rossi solo se sappiamo riconoscere le lezioni della storia.

Mercoledì 3 dicembre alle ore 20,30 riunione pubblica presso la sala della Biblioteca in p.le Alpini a Piovene Rocchette

Mostreremo decine di foto d’epoca, alcune inedite.manifesto 2014-11

3 thoughts on “Un secolo e mezzo di storia industriale e operaia

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