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“Il tempo non esiste”

Lo ha detto Carlo Rovelli al festival delle scienze di Genova (http://espresso.repubblica.it/visioni/scienze/2014/10/22/news/il-tempo-ora-sappiamo-che-non-esiste-1.185095).

Nelle più recenti teorie fisiche l’incognita tempo è scomparsa e, se queste teorie si dimostreranno corrette, dovremo concludere che il tempo non è una delle proprietà dell’universo, ma una nostra arretrata abitudine. Qualunque sia la risposta degli scienziati, toglierci il tempo è una carognata per noi che ci spostiamo quotidianamente sulla superficie della terra.

orologio liquidoIl tempo, per noi, è lì appeso alla parete della cucina e ci dice quando pagare il gas, quando andare a colloquio con i professori, quando compie gli anni un amico. C’è differenza tra il tempo del calendario e il tempo della nostra esperienza: per noi non c’è il 1945, il 1995, il 2006; ci sono invece la “fine della guerra”, il “lutto per un parente o un amico caro”, la “nascita di un figlio”.

Il nostro tempo scorre in modo diverso dalla fredda scansione ufficiale.

“Il tempo, col tempo, passa sempre più presto” diceva Achille Campanile

Però il calendario ci fa comodo, mette in relazione la nostra esperienza emotiva con quella degli altri, fissa un tempo che possa essere condiviso da tutti. Parliamo dunque della nostra misura del tempo, di calendari.

Ritmi biologici

Pur nella grande varietà delle situazioni, alcuni tempi ci accomunano:

  • il battito cardiaco è di circa 1 secondo,
  • il ciclo respiratorio di circa 6 secondi,
  • l’alternarsi di veglia-sonno avviene ogni 24 ore,
  • il ciclo mestruale è di 28 giorni,
  • per gli animali che vanno in letargo il ciclo si ripete dopo circa 365 giorni, ecc.

Sembra esserci una corrispondenza tra i cicli fisiologici e i cicli della natura. D’altronde l’animale uomo si è evoluto in un pianeta che presentava questi cicli e l’individuo che ha saputo trarre più vantaggi dall’ambiente si è replicato con più facilità fino ai giorni nostri.

C’è qualche differenza tra i ritmi imposti dalla natura e i ritmi interni?

Le ostriche di New Haven

oceanoSi sa che le ostriche modificano il loro comportamento a seconda delle maree: durante l’alta marea aprono il guscio per un tempo più lungo, appena alcuni minuti, ma sufficienti per trarre maggiore beneficio e nutrimento.

Negli anni ’50 alcuni biologi fecero un esperimento: presero un gruppo di ostriche dal mare, le misero in un contenitore chiuso di acqua salata. Ora le ostriche non potevano più “sentire” la marea, avrebbero continuato ad aprirsi per un tempo più lungo in sincronia con la marea? (1)

La risposta fu positiva, le ostriche continuarono ad aprirsi e chiudersi con lo stesso ritmo delle loro sorelle sul bordo dell’oceano. Come se l’orologio biologico interno prevalesse sui determinanti ambientali.

Poi le ostriche furono spostate in un’università dell’Illinois, 1400 km più a ovest. Per un po’ di tempo le ostriche mantennero lo stesso ritmo di New Haven, poi, lentamente, spostarono il loro ciclo in modo che fosse sincronizzato con le maree dell’Illinois, solo che in Illinois non ci sono maree, dato che non c’è l’oceano e neppure il mare. Si può concludere che le ostriche “sentivano” il ciclo lunare e che questo prevalesse sui cicli interni?

L’esperimento di Frasassi

grotteNel 1992 lo speleologo Maurizio Montalbini scende per la seconda volta nelle grotte di Frasassi dove resta in perfetto isolamento per oltre un anno. Isolato dai cicli di superficie, Montalbini non sapeva quando era notte e quando era giorno e poteva regolare il proprio programma giornaliero a piacere, decidere quando dormire o lavorare ad esperimenti programmati.

Il ritmo delle sue giornate si rivelò diverso dal ritmo solare e la sua percezione del tempo si dilatò, le sue giornate duravano 36 ore contro le nostre 24. Il suo ritmo interno non coincideva con la rotazione terrestre.

Luna o Sole?

Su un periodo più lungo il ciclo più facile da riconoscere è quello lunare e, per la precisione, il mese sinodico (2), che rappresenta l’intervallo di tempo intercorso tra una luna nuova e la successiva: 29 giorni, 12 ore, 44 minuti primi.

Il ciclo lunare si avvicina straordinariamente ad alcuni cicli animali: il ciclo femminile (in Francia il ciclo femminile viene chiamato anche moment de la lune), la durata della gestazione nella donna e anche in molte specie animali.

Il mese lunare è utilizzato nel calendario arabo e islamico, va bene per popoli non dediti all’agricoltura come quello arabo delle origini. Non è collegato alle stagioni ogni anno il mese si sposta di qualche giorno fino a cadere su una stagione diversa.

I popoli dediti all’agricoltura hanno bisogno di un calendario solare che sia collegato alle stagioni in modo da sapere quando seminare, potare, raccogliere, ma la messa a punto di un calendario solare preciso è affare tutt’altro che semplice (3).

Calendari preistorici

bustrofedicoFrammenti d’osso provenienti dall’Asia centrale o da caverne paleolitiche in Francia mostrano una sequenza di tagli che si susseguono lungo una linea che si curva più volte la forma di una serie di segni che vanno da sinistra a destra poi si piegano e vanno da destra a sinistra ricordano il modo di arare un campo, questa viene detta sequenza bustrofedica. Alcuni studiosi hanno riconosciuto in questi segni una serie di 14  segni a destra e poi 15 verso sinistra. In questo vi è una somiglianza col ciclo lunare, come se si fosse voluto fare una tacca per ogni notte di luna crescente e poi un’altra in direzione opposta per ogni notte di luna calante. Alcuni studiosi sono certi: si tratta di un antico computo del tempo, un antico calendario.

Esiodo e il computo del tempo in Grecia

Sette secoli prima di Cristo il poeta Esiodo scrisse un poema Le opere e i giorni. Sembra che all’inizio fosse divulgata come una ballata accompagnata dalla corde della lira e solo successivamente venisse tradotta in scrittura.

aratura

Rappresentazione di aratura in un vaso attico

Questo poema è un calendario, indica il tempo per ogni operazione nei campi.

“Quando sorgono la Pleiadi, figlie di Atlante, incomincia la mietitura; l’aratura, invece, al loro tramonto. 

Queste sono nascoste per quaranta giorni e per altrettante notti; poi, inoltrandosi l’anno, esse appaiono appena si affila la falce.

Quando la portacasa (chiocciola) sbuca e va verso le piante, fuggendo le Pleiadi, non è più tempo di zappare le viti, bensì quello di affilare le falci e incitare i servi”.

pleiadiÈ evidente l’utilità di individuare correttamente il periodo annuale e collegarlo con le opere dei campi. L’autore individua un ciclo solare e indica i segni per riconoscere il periodo.

Nella parte dedicata ai giorni, cambia la prospettiva. I versi descrivono un calendario ritualistico legato al ciclo lunare. Questa parte sembra derivare da un sistema arcaico di calendario.

Il mese viene diviso in tre decadi e ognuna viene definita crescente, di mezzo o calante. Spesso i giorni vengono definiti fausti o infausti per alcuni eventi.

Il primo giorno del mese è sacro, ma infausto per la nascita di una femmina, non adatto al matrimonio.

Il quarto giorno del mese è sacro, ottimo per condurre in casa una sposa, varare una nave, sturare un orcio di vino.

L’ottavo giorno non è sacro, ma fausto per castrare verri e vitelli.

Il 15° giorno è sommamente infausto.

Il 17° giorno è sacro, ottimo per la nascita di maschi, tagliare la legna, gettare la spiga nell’aia.

Il calendario romano

Il vecchio calendario romano fu scritto nel 300 a.C. Ma probabilmente risale a epoca pre repubblicana (fondazione della repubblica 509 a.C.).

calendario_cippoEra basato sul giorno, un mese lunare, una settimana lavorativa di otto giorni, un ciclo di 120 giorni chiamato annus. Questo ciclo comprendeva 4 mesi chiamati col nome di una divinità: martius, aprilis, maius, junius. Solo in seguito vennero aggiunti sei mesi che richiamano i numeri a partire al primo mese: quintilius, sextilis, september, october, november, december.

In tal modo l’anno arrivava a 300 giorni. Furono poi aggiunti (secondo la tradizione da Romolo) 4 giorni ai giorni di marzo, maggio, luglio, ottobre così si arrivò a 304 giorni contenente esattamente 38 settimane di otto giorni. Appare evidente che i mesi in cui i campi non richiedevano lavorazioni non erano conteggiati.

Numa Pompilio, secondo re di Roma, aggiunse altri due mesi per un totale di 50 giorni. Per uniformare la lunghezza altri otto giorni vennero sottratti ai mesi esistenti e così i nuovi mesi di gennaio e febbraio avevano in dotazione 58 giorni, 29 ciascuno.

Ora i mesi erano dodici e i giorni dell’anno 354. Nel 150 a.C. a gennaio venne aggiunto un giorno ed eravamo a 355, ma purtroppo l’anno non conteneva un numero esatto di settimane né di mesi lunari. Il problema però non era risolvibile (e non lo è neppure oggi che le settimane hanno 7 giorni).

Sempre  nel 150 a.C. per compensare i giorni mancanti venne aggiunto un mese chiamato mercedonius che veniva aggiunto a febbraio un anno si e un anno no. Si arrivava così a un anno medio di 366 giorni.

Giulio Cesare

cesareUn sistema così complicato richiedeva un’interpretazione e continui adattamenti. A questo erano deputati i pontefices maximi che dovevano indicare l’inizio dell’anno nuovo (il 23 febbraio veniva festeggiata la fine dell’anno con una festa chiamata terminalia). Purtroppo l’esercizio di questo potere (stabilire il tempo è un potere) veniva sottomesso ad esigenze politiche e così i pontefices tendevano a far durare di più gli anni in cui erano in carica personaggi di loro gradimento.

La situazione precipitò nel caos, nel 45 a.C. il tempo civile era spostato di 3 mesi rispetto al ciclo del sole. Fu allora che Sosigene, consigliere di Giulio Cesare, mise a punto la riforma giuliana del calendario. L’ultimo anno del vecchio calendario venne chiamato anno della confusione perché durò 445 giorni.

  • Il nuovo anno abbandonava completamente il mese lunare, i mesi avevano 30 o 31 giorni fino a raggiungere 365 giorni
  • Ogni quattro anni si aggiungeva un giorno al mese di febbraio.

In questo modo l’anno medio durava esattamente 365 giorni e 6 ore, la miglior approssimazione, fino allora, dell’anno solare che dura 365 giorni 5 ore 48 minuti e 46 secondi.

La riforma del calendario era basata così solidamente sui calcoli astronomici che si diffuse e durò secoli.

Tuttavia quello scarto di 11 minuti e 14 secondi ogni anno alla lunga provocò un errore insopportabile che costrinse il papa Gregorio XIII a intervenire. Era il 1582.

Ma di questo parleremo un’altra volta.

CAMPANE E SIRENE


NOTE

(1) L’esperimento è citato nel libro di A. Aveni, Gli Imperi del tempo, Dedalo edizioni, 1993 a pag. 24. Molte delle notizie di questo articolo sono tratte da questo libro.

(2) I cicli lunari si differenziano in base alla posizione nella quale si chiude il ciclo. La luna impiega 27 giorni 7 ore 43  minuti e 12 secondi a fare una rivoluzione completa di 360° attorno alla terra. Questo si chiama  mese siderale. Nel frattempo però la terra si è spostata attorno a sole e prima di trovarsi allineata tra terra e sole deve compiere altri 29° circa. Quando la luna è di nuovo allineata tra sole e terra (luna nuova) sono passati 29 giorni 12 ore 44 minuti e 2,9 secondi; questa durata è chiamata mese sinodico o, più semplicemente, mese lunare. Vedi http://it.wikipedia.org/wiki/Mese_sinodico

(3) Vedi il saggio di Jacques Le Goff “Calendario” voce dell’Enciclopedia Einaudi vol 2°, Torino 1977

2 thoughts on “Il calendario

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