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Un solo attore?

13Non ci sono scenografie rappresentanti finti salotti con finti quadri alle pareti e finti mazzi di fiori sulla finta angoliera. Non ci sono neppure prati dipinti e, sullo sfondo, montagne innevate disegnate con cura. Non ci sono neppure personaggi vestiti in modo consono alla scenografia che recitano con parole che talvolta hanno il suono antico dei libri di scuola. C’è un attore solo sul palco che si rivolge direttamente allo spettatore, gli da del tu e comincia a raccontare una storia. Tra i tanti modi di fare teatro, questo è un teatro essenziale che non ha bisogno di simulare altri luoghi e altri tempi, bastano le parole dell’attore e un pizzico di musica per “portarci” in altri luoghi ed altri tempi.

12 Ricorda un menestrello o un cantastorie.

Non si pensi che il termine sia spregiativo perché sembra che le più antiche storie del mondo, quelle che più amiamo, siano nate così, raccontate di cortile in cortile, di piazza in piazza da un narratore errante che, nella tradizione, talvolta era cieco e dalla memoria prodigiosa. Si racconta (ci risiamo) che le storie di Omero siano state cantate e raccontate per generazioni fino a divenire patrimonio collettivo dei greci e, dopo che Omero (secondo la tradizione) le ha messe su carta, di tutti noi.

Walter Bonatti

Bonatti è “un eroe del nostro tempo. Che cos’è un eroe? Chi conduce una vita esemplare e quale vita è più esemplare di quella di Bonatti? Ma dietro ogni vita ci sono mille contraddizioni, così ho voluto scavare per capire. Per trovare l’uomo, come avrebbe detto lui.”

“Racconterò l’epoca degli alpinisti pionieri, priva di grandi sponsor e di grandi mezzi tecnologici. Racconterò le grandi scalate del Dru, del Cervino, del Gasherbrum IV, i successi internazionali così come le sconfitte: la tragedia del Monte Bianco, e quella sfiorata del K2. Il passaggio dall’esplorazione in verticale a quella in orizzontale, nel vasto mondo.” (Luca Radaelli nella presentazione del suo spettacolo)

BonattiHa cominciato a scalare giovanissimo e, prima ancora di partire per il militare, dà il suo nome ad una via (sul Grand Capucin). Nell’inverno del 1953 apre una nuova via sul Cervino. E’ il più giovane del gruppo che accompagna Compagnoni e Lacedelli a sfidare il K2, ma rimane deluso dalla mancanza di spirito di gruppo, dalle invidie, dalle polemiche, dall’insensibilità verso le sofferenze di una guida, Mahdi. A seguito di quelle polemiche Bonatti diventerà uno scalatore solitario. Affronterà il Monte Bianco, poi si sposterà nelle Ande, in Patagonia, sul Karakorum, … A soli 35 anni ha già compiuto 36 arrampicate memorabili. Diventa è il momento per cambiare: decide di fare lo scalatore orizzontale, ovvero abbandona le salite verticali per spingersi agli estremi limiti del mondo: Alaska, Kilimangiaro, Sumatra, Uganda, Capo Horn, l’Antartide, … Sembra tornata l’era delle grandi esplorazioni dell’ottocento e Walter le racconta con reportage fotografici su Epoca. E’ il 1986 quando esplora la Patagonia, ma si tratta dell’ultima avventura ormai ha 56 anni, tanti per chi impegna sfide così estreme.

In capo al mondo

Radaelli 11Luca Radaelli ha scelto di raccontare Walter Bonatti perché “dietro Walter Bonatti non ci sono solo le leggendarie imprese alpinistiche o le celebri esplorazioni condotte per Epoca, dietro Bonatti c’è una filosofia di vita. C’è la volontà di arrivare alla meta senza compromessi, in un confronto leale con la Natura. C’è la curiosità, la voglia di conoscere, quella che condusse Ulisse oltre le colonne d’Ercole. C’è l’umiltà di confrontarsi con culture diverse dalla nostra, magari da noi considerate arretrate e invece più sagge perché in armonia con gli elementi naturali. C’è un grande senso della giustizia, quello che portò Bonatti a lottare per cinquant’anni, ostinatamente, per ristabilire la verità sulla spedizione del K2“. La scenografia è essenziale. Sul palco solo scatoloni che fanno da fondale, altri che nascondono i proiettori, tre, che mostrano immagini sempre diverse. 17La regia è accurata le proiezioni sono sincronizzate, all’immagine dell’attore si sovrappone quella di Bonatti in filmati d’epoca con fotogrammi che avanzano a singhiozzo con gli scatti tipici delle riprese dei dilettanti. Bella la scena in cui la carta geografica si proietta su Radaelli che diventa lui stesso scenografia narrante. In un angolo illuminato da una fioca luce blu, l’altro protagonista, Maurizio Aliffi che con la chitarra accompagna l’azione con musiche proprie. Radaelli 10

Il GAM

03Lo spettacolo, andato in scena il 14 marzo, è stato offerto dal GAM che quest’anno compie 50 anni. logogam Ve lo siete perso? Nessun problema, se avete pazienza potete rivedervelo qui sotto


In capo al Mondo in viaggio con Walter Bonatti

BONATTI webdi Federico Bario e Luca Radaelli con Luca Radaelli e Maurizio Aliffi alla chitarra Immagini a cura di Paola Nessi Progetto luci e tecnica Michele Napione e Marco Mantella Videoinstallazione Daniele Lorenzo Fumagalli Organizzazione Elena Scolari

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