Home

Lavoro

Installation shot at Fabbrica SaccardoCosa ci fanno quei grandi ritratti in bianco e nero accanto all’esposizione di prodotti di design, arredamenti raffinati e invenzioni geniali? Sono ritratti cupi, con volti scavati, pieni di rughe e occhiaie, spettinati o coi capelli tirati col pettine bagnato.

Il fatto è che anche questi ritratti parlano di lavoro, non mostrano il prodotto finito,  ma chi quel lavoro l’ha fatto, chi nel lavoro ha passato anni guadagnando rughe e perdendo capelli. Sono ritratti di lavoratori del nord est: pescatori, operai e anche di chi dal lavoro è fuggito impaurito.

Diego della Valle for Forbes Spain | October 2014Siamo nella ex fabbrica Saccardo di Schio, ma foto dello stesso autore potresti averle viste

  • al Moscow Museum of Modern Art,
  • alla Basilica Palladiana di Vicenza,
  • al Carrè Rotondes Gallery of Luxembourg,
  • oppure su riviste come The Financial Times,
  • sulla copertina di Forbes Magazine,
  • Harper’s Bazaar,
  • Le Monde,
  • GQ,
  • L’Officiel Hommes,
  • D di Repubblica,
  • Internazionale,

Sono fotografie di Pietro Martinello che, nella fotografia, ha scelto di fare solo ritratti.

Praga 2003

Gita scolastica tradizionale per gli alunni del liceo Tron di Schio, gli alunni si spargono per le strade, si accalcano sulle bancarelle, si voltano quando passano le turiste. Un professore chiama la collega, indica un alunno che si avvicina pericolosamente a due barboni sdraiati a terra, schegge di povertà in mezzo ai turisti. Invece di gettare una moneta e andarsene, gesticola parla sorride poi scatta una foto. I professori hanno un attimo di sollievo.

Quel ragazzo preoccupa un po’, non si accontenta di scattare e via, di nascosto, come fanno tutti, lui vuole andare lì e parlare, se non scambia quattro chiacchiere neanche tira fuori la macchina fotografica.

Quel rullino viene portato religiosamente in Italia, sviluppato in casa e stampato con l’ingranditore e le bacinelle che gli presta il padre del suo compagno Stefano. Lunghe ore serali a contare i secondi, poi spegnere la luce immergere la carta nello sviluppo e vedere magicamente un’immagine che emerge dal nulla, una breve risciacquata, giù nella bacinella del fissaggio poi ancora un lavaggio, lungo questa volta, e infine la foto viene appesa gocciolante al filo. Solo quando è asciutta si può controllare il risultato e magari decidere di rifarla togliendo un secondo alla stampa e aggiungendone due allo sviluppo (con quello che costa la carta fotografica).

Quando vengono mostrate a scuola le foto sono giudicate unanimemente bellissime. Tanto che i professori lo incoraggiano a continuare e convincono anche i genitori a non sprecare il talento.

Una foto. Soltanto?

E’ raro che un giovane rinunci a fotografare paesaggi, gli amici, la torta di compleanno. Fin dall’inizio Pietro evita i luoghi comuni: il campanile, il tramonto, il gatto. La foto non deve essere un fatto estemporaneo tanto per esercitare l’indice, sono ricerca, sono temi da sviluppare: la marginalità, il lavoro, la fatica.

La fotografia parla e ha molto da dire anche dove le parole non arrivano. Prima della fotografia c’è il pensiero e questo richiede molto tempo prima che diventi immagine, racconto.

Scuola

Però ci vuole la tecnica e questa la acquisisce all’ ISFAV (Istituto di Fotografia e arti Visive). Un scuola dura, impegnata sulla fotografia, non un’appendice di altre scuole.

HCBIl primo anno abbiamo studiato solo due autori: Henry Cartier Bresson e Ansel Adams. Abbiamo passato ore e ore sulle loro foto. Qualche mattina in 4 ore vedevamo non più di 4-5 foto e ne studiavamo ogni minimo dettaglio.

Il secondo anno ci siamo dedicati al ritratto e abbiamo studiato le opere di tre fotografi: Richard Avedon, Robert Mappelthorpe, Irving Penn.

E’ allora che è cambiato il mio modo di fotografare, rimaneva l’interesse per l’aspetto sociale della fotografia e il mio interesse per l’uomo, l’interazione con chi si trova dall’altra parte della pellicola. Ho capito che la possibilità di regolare la luce a mio piacimento mi dava possibilità espressive infinitamente superiori, sono passato alla fotografia in studio. 

Quando togli il fondo, quindi il contesto, e ti concentri sul ritratto eliminando l’azione cosa resta? Resta il viso, gli occhi ma ora hai il controllo totale della luce. La fotografia di studio è lenta, la preparazione richiede tempo.

Anche la macchina che avevo finalmente comprato (una Hasselblad con ottiche Zeiss) è lenta, devi regolarla a mano, ti impone di riflettere su ogni scelta. E intanto in questo studio siamo io e lui e interagiamo in modi strani, talvolta viene tutto più semplice talvolta si crea imbarazzo e prima che passi bisogna parlare a lungo e condividere questo ambiente con grandi ombre e luci troppo forti”.

Fabrica

Non è facile entrare in questo laboratorio della creatività e della comunicazione. Nel dipartimento di fotografia sono solo 8-9 persone; Pietro è l’unico italiano in un piccolo universo fatto di messicani, australiani, una ragazza ugandese, un fotografo del Bangladesh, …

fabricaFabrica ha portato alcuni pezzetti di mondo qui a due passi: a Villorba di Treviso. Nella originale architettura di Tadao Ando (che ha ampliato una villa secentesca) un piccolo team che non studia e non lavora, ma impara a capire linguaggio e metodi della comunicazione, collaborando in gruppo. Per entrare in Fabrica bisogna passare una severa selezione e vincere una borsa di studio che ti permette di mantenerti.

E’ possibile partecipare ad esperienze significative come la commessa da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, si chiamava STOP TBC: Fabrica fu incaricata a elaborare una campagna per la riduzione dell’incidenza della tubercolosi (1).

L’esperienza in Fabrica dura due anni e poi Pietro resta come consulente per altri sei mesi.

Victims

Chi si ricorda delle olimpiadi di Pechino?

Era il 2008 e si aprirono fra molte polemiche. Sui giornali il tema scabrosissimo dell’occupazione cinese del Tibet e le proteste dei monaci buddisti. Poco prima delle olimpiadi, il 12 maggio, un terribile terremoto ha scosso la Cina. La magnitudo è stata fortissima: 8° grado della scala Richter. E’ così forte da scuotere i palazzi di Pechino a 1500 km di distanza e i suoi effetti si sono sentiti in Pakistan e Tailandia. I morti furono quasi 70.000.

Victims

La rivista COLORS , prodotta da Fabrica, dedica il numero 74 alle vittime del terremoto del Sichuan. La rivista esce il giorno di apertura delle olimpiadi:

8/8/2008.

Ad annunciarlo un manifesto dal titolo VICTIMS (vittime) la foto mostra un monaco e un soldato cinese che si inchinano e si porgono vicendevolmente omaggio. Chi è la vittima? Il corto circuito funziona, l’immagine fa il giro del mondo.

Il messaggio è stato messo a punto collettivamente, la foto è di Pietro Martinello.

Londra 2010

Chopped liver (fegato tritato) non è un nome da gruppo beat, bensì lo studio di due fotografi londinesi.

Il fatto è che la fotografia può essere vista anche come una forma d’arte e l’arte non è solo paesaggio o poesia, l’arte è anche rivelazione, contrasto, denuncia, scoperta.

Brecht 1Lo studio ha pubblicato War Primer 2. Si tratta della riedizione di un quaderno dove Bertol Brecht aveva incollato ritagli di giornali relativi alla seconda guerra mondiale aggiungendo piccole frasi di commento (se volete lo potete scaricare gratuitamente qui: http://mappeditions.com/publications/war-primer-2).

Nella nuova edizione Broomberg e Chanarin “aggiornano” il testo e le immagini: all’immagine di una donna che tuffandosi nell’acqua ne esce con le mani sporche di un olio denso e nero scoprendo così l’orrore di navi affondate in guerra, si sovrappone l’immagine di una donna che scopre l’orrore di un’umanità nera appena scaricata sulla spiaggia.

Al fumo sollevato da un bombardamento si sovrappone il fumo che sta per divorare una delle torri gemelle, unica la didascalia Una nuvola di fumo ci disse che erano arrivati. Erano figli del fuoco non della luce. Da dove son venuti? Sono usciti dal buio. Dove andavano? Nella notte perenne“.

All’orrore della seconda guerra mondiale viene sovrapposto l’orrore di quella che qualcuno ha chiamato la terza guerra mondiale: la guerra al terrorismo.

Arte o denuncia civile? Tutte e due.

L’esperienza di Pietro Martinello a Londra è una scoppiettante immersione in un ambiente vivace dove la fotografia è una parola/concetto di una “rivelazione” più ampia. Un’esperienza intensa, ma a termine.

Calendari

Quale fotografo non ha fatto calendari? Basta scegliere foto carine e appiccicarci sotto i numeri dei giorni. Oppure si fa un calendario per raccontare una storia.

Samarcanda_onlusL’origine di questa storia è Casa Bakhita, un servizio di pronta accoglienza per chiunque ne abbia bisogno, mette a disposizione anche alcune camere per permanenze prolungate, una mensa, un servizio di doccia o di lavatrice aperto ai più bisognosi (2). Una piccola oasi nel deserto nelle nuove povertà.

Un’esperienza che ha bisogno di farsi conoscere per allargare il campo d’azione e coinvolgere persone che vogliano contribuire. Ma l’idea è anche quella di comunicare un semplice messaggio: la vita ti può togliere beni, casa, salute, famiglia, ti può togliere perfino la mente, però non ti toglie la dignità, solo gli altri te la possono negare.

La dignità della persona è al centro del messaggio di Casa Bakhita.

Già nel 2011 aveva fatto un bel calendario che parlava delle persone ospitate nelle sue strutture (3).

A partire dal 2012 e per un triennio di quel calendario si è occupato Pietro Martinello assieme al grafico Lorenzo Fanton e a Marina Pigato educatrice di Casa Bakhita.

Si chiama “12 preludi per una fuga”. Il corto circuito stavolta è vestire gli sfortunati ospiti di Casa Bakhita con abiti firmati. Elena Casentini si occupa di associare l’abito ad ogni volto, ad ogni vicenda umana. Vengono coinvolti negozi, case di moda, sponsor vari.

12 preludi per una fugaIl risultato è spiazzante: l’eleganza degli abiti confligge con le vite di chi quegli abiti non se li è mai potuti permettere.

Per un momento possiamo toccare con mano come l’ “immagine” di ciascuno di noi possa essere “vestita” a piacere.

L’esperienza continua nel 2013 con Wabi Sabi (ospitato al Festival biblico di Vicenza) e nel 2014 con Elegie Ramenghe.

Un libro di ritratti

I soggetti non sono “preparati” con sessioni dal parrucchiere o l’uso di fondotinta per nascondere i difetti che ogni viso si porta con sé, le luci non sono morbide e nessun programma di ritocco rende più “piacevole” la foto. Le rughe restano rughe la pelle è una mappa di solchi e ognuno di questi avrebbe una storia da raccontare. Sono foto “in presa diretta”.

Sono ritratti che parlano di scelte radicali, di decisioni che si incidono sulla carne viva della propria vita. Come può un fotografo riuscire a far trapelare in un viso il peso di scelte passate?

E’ questa la sfida di Pietro Martinello, per vedere come l’ha risolta occorre attendere il libro: “Radicalia”, appunto.

Un libro di ritratti, la specialità di Pietro Martinello.

La sua presentazione ufficiale? A Milano in maggio.

Ma un piccolo assaggio ve lo diamo qui.

Pino l'anarchico. An extract from the book "Radicalis", coming May 2015. Luciano Lunazzi. An extract from the book "Radicalis", coming May 2015.

Signora Wally. An extract from the book "Radicalis", coming May 2015.Marco Pannella. An extract from the book "Radicalis", coming May 2015.


NOTE

(1) La tubercolosi è ancora oggi oggi una delle malattie più diffuse nei paesi poveri. Si ritiene che un terzo della popolazione mondiale sia stata infettata da TBC e che ogni anno muoia poco meno di un milione e mezzo di persone.

(2)  E’ significativo il richiamo al convento delle canossiane che ha ospitato madre Bakhita, una suora nera rapita fatta schiava comprata dal console italiano di Khartoum e liberata. Arrivò a Venezia poi a Schio dove era chiamata madre moréta, si esprimeva solo in dialetto veneto.

(3) Ne abbiamo parlato QUI: https://accogliamoleidee.wordpress.com/2014/08/29/con-i-loro-occhi/

3 thoughts on “Ritratti in bianco e nero

  1. Pingback: Trentasei013 | Accogliamo le Idee

  2. Pingback: Radicalia | Circolo Fotografico Scledense BFI

  3. Pingback: Grazie Alessandro | Accogliamo le Idee

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...