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Ho svolto l’anno di servizio civile nazionale all’estero con Focsiv – federazione di ONG con sede a Roma, in Ecuador. Sono partita a marzo 2014 e tornata a fine febbraio 2015, un anno di esperienza. 

Così si presenta Chiara.

Ha voglia comunicare la sua esperienza, la sua esperienza di volontaria.

img_0543Con me, e una ventina di altri volontari Focsiv destinati a varie città dell’Ecuador. Il mio ragazzo è andato ad Ambato, cittadina delle Ande a 2.800 metri di altezza, con ragazzi lavoratori e di strada.

La sede del mio progetto era a tre ore da Ambato, Salinas de Guaranda, 3.550 metri di altitudine, una comunità rurale accanto a uno dei vulcani più alti al mondo, la cui cima è il punto più distante dal centro della Terra esistente al mondo. 

Ho lavorato con donne indigene e del campo in un progetto (appena nato) di empowerment/rafforzamento delle donne, della dimensione comunitaria, sociale e personale dei gruppi femminili.

All’estero per un anno? Con il servizio civile.

Servizio civile

Nasce come alternativo al servizio militare obbligatorio. E’ un modo alternativo di difendere la patria, il cui “dovere” è sancito dall’articolo 52 della Costituzione; una difesa che non deve essere riferita al territorio dello Stato e alla tutela dei suoi confini esterni, quanto alla condivisione di valori comuni e fondanti l’ordinamento democratico.

I giovani tra i 18 e 28 anni possono svolgere un’esperienza lavorativa e di vita della durata di 12 mesi.

Molti enti propongono il servizio civile alcuni sono di ispirazione laica, altri di ispirazione religiosa.

Il servizio può essere effettuato anche all’estero.

Ecuador

“Partire è, innanzitutto, uscire da sé stessi. Spezzare quella crosta di egoismo che tenta di rinchiuderci nel nostro “io”.

Partire è smettere di girare attorno a noi stessi, come se fossimo al centro del mondo e della vita stessa”.

Con queste parole Chiara e si suoi compagni di avventura descrivono la loro scelta.

p1070160E’ partita per l’Ecuador e la sua meta era Salinas, una città posta sull’equatore, ma in mezzo alle Ande a oltre 3.000 metri di altezza. È un paesino di mille abitanti, attorniato da una trentina di comunità rurali, alcune composte da 30 o 50 persone, altre fino a un centinaio. E’ molto conosciuto in Ecuador per essere il primo esempio dell’Economía Popular y Solidaria, una forma di economia che mette al centro la persona, la comunità e il lavoro del campo per il bene comune, sviluppatasi e diffusasi grazie all’apporto di un padre Salesiano di Venezia arrivato a Salinas negli anni ’70, Padre Antonio Polo. Salinas vive sulla produzione di formaggi, cioccolato, insaccati tra più genuini dell’Ecuador, lana d’alpaca, di pecora e abbigliamento artigianale tessuto a mano con queste materie prime.

Il compito di Chiara è quello di parlare con le donne del posto, valorizzare il loro ruolo e far crescere la coscienza di sé.

p1070082“Qui tutto procede bene col lavoro di empowerment femminile nelle comunità indigene di Salinas.. ovviamente tra alti e bassi; sono 30 comunità… Mai come in questi ultimi mesi mi accorgo di vari aspetti che mi pesano, come ad esempio il machismo intrinseco nell’educazione delle persone, degli uomini, dei bambini, e alla fine anche molte donne non riescono a svincolarsi dai suoi “cliché” e dagli schemi per cui loro stesse accudiscono l’uomo amorevolmente quando ritorna a casa ubriaco o trattano le figlie femmine in modo diverso (peggiore) dai figli maschi: le prime devono sempre servire in casa, mentre ai fratelli non viene richiesto lo stesso impegno”.

Parlare con la gente, stabilire contatti aiutare il dialogo, questo è il compito di Chiara.

Ogni tanto si incontra con gli altri volontari che lì vicino sono impegnati in progetti simili, ma diversi.

C’è chi si occupa di bambini, ma non sempre è facile, occorre andare a scovarli in comunità rurali non sempre facili da raggiungere.

Un’esperienza di servizio lunga un anno.

Cosa può lasciare?

img_1472“Un aspetto che colpisce conoscendo ed entrando a contatto con le donne indigene di Salinas è il silenzio. Le donne, spesso e volentieri, non parlano, difficilmente si esprimono; cercano di farsi sentire il meno possibile, di non dare nell’occhio, hanno lo sguardo sempre basso. All’inizio credevo sarebbe stata dura entrare in empatia con loro. Un po’ il loro ruolo è questo per via del retaggio storico−culturale, ben espresso in una canzone della cantautrice messicana Amparo Ochoa 

“donna, ti hanno cresciuto con l’idea che quando stai zitta ti si vede molto più bella”. 

La realtà è anche che la maggior parte delle donne hanno una bassa istruzione, talvolta sono analfabete, alcune non sanno firmare (negli uffici richiedono ancora di utilizzare il metodo “impronta digitale”). Questo silenzio ha implicato per me un ascolto profondo per poter entrare in empatia con loro. Comprendere in silenzio e ascoltare non solo le poche parole, ma soprattutto percepire e osservare i volti, le storie, le relazioni familiari, consuetudini e abitudini, nel bene e nel male. Ho sperimentato una grande ricchezza nella relazione con persone così semplici, essenziali, talvolta affaticate dal peso di una quotidianità dura e senza molte gratificazioni. 

Spero di tenere con me l’attenzione a questa dimensione dell’ascolto, anche nel silenzio”.

Un diario

Entusiasmo. Come altro si può descrivere l’atteggiamento di Chiara e dei suoi compagni di avventura?

E’ possibile toccarlo con mano perché Chiara e gli altri hanno tenuto un diario, nascosto nelle infinite pagine del web.

Lo trovate qui

ecuadorensos

https://ecuadorendos.wordpress.com

Vi troverete resoconti di viaggi, incontri con persone diverse (come la compañera Valeria Anaguarki), esperienze culinarie particolari (il primo porcellino d’india mangiato da Chiara è raccontato qui https://ecuadorendos.wordpress.com/2014/04/30/accoglienza-con-cuy/).

Il FOCSIV

logo-focsivChiara ha scelto di effettuare il servizio civile con il FOCSIV

E’la Federazione degli Organismi Cristiani Servizio Internazionale Volontario, oggi ne fanno parte 71 Organizzazioni che operano in oltre 80 paesi del mondo. Nasce nel 1972.

L’esperienza di Chiara è durata dal marzo 2014 al febbraio di quest’anno.

Un invito

Per chi fosse interessato a ripetere l’esperienza di Chiara ed essere protagonisti del servizio civile nazionale all’estero, sono aperti i bandi per candidarsi e partire per un anno di servizio! C’è tempo fino al 23 aprile 2015 per fare domanda, sempre per un solo progetto.

Per avere informazioni sui progetti di servizio civile all’estero con Focsiv per i quali ci si può candidare, leggete sulla pagina: http://www.focsiv.it/servizio-civile-volontario/progetti-servizio-civile/
Cliccando sui diversi continenti nel mappamondo escono i progetti e i bandi attivi, dall’America Latina, all’Africa, all’Asia.
Altre notizie alla pagina Facebook di Focsiv dedicata al sevizio civile: “Servizio civile con Focsiv”
Se volete saperne di più non perdetevi nemmeno il webinar informativo (seminario via web) sul bando Servizio Civile Nazionale, che Focsiv organizza lunedì 13 aprile alle 15:00 di pomeriggio. Il webinar è gratuito. Per informazioni e per iscriverti ed accedere al seminario on−line, clicca qui

Se non puoi partire per l’estero, dai un occhiata ai progetti si servizio civile con Focsiv in Italia a questo link


APPENDICE

Il servizio di leva militare

Quando il servizio militare era obbligatorio, i giovani, nell’età in cui sono più forti, 20 anni, dovevano apprendere i metodi militari per essere addestrati a difendere la patria in caso di bisogno.

I giovani erano arruolati obbligatoriamente per un periodo che, dopo il 1945, andava dai 36 ai 12 mesi a seconda delle armi (esercito-marina-aeronautica-carabinieri) e delle epoche.

All’inizio si chiamava “obiezione di coscienza”

La leva militare era un obbligo di tutti i cittadini, la legge non contemplava il caso di chi ritenesse immorale l’uso delle armi per un proprio credo etico o religioso.

Il primo “obiettore” di cui si ha conoscenza è un Testimone di Geova, Remigio Cuminetti, che nel 1916, in piena guerra, rifiutò di indossare la divisa. Fu processato e condannato come disertore.

Per decenni i casi di obiezione di coscienza restarono sporadici (1). Si poteva pensare fossero eccezioni, ma queste eccezioni mostravano un modo diverso di concepire la propria partecipazione ai “doveri di patria”.

Gli anni settanta

Negli anni settanta cambia la sensibilità, i movimenti giovanili ribaltano il modo di pensare precedente, manifestano esigenze diverse. Un po’ alla volta anche tra la classe politica si fece strada l’esigenza di garantire un percorso alternativo a chi rifiutava di prendere in mano le armi. Nel 1972 la legge Marcora istituzionalizzò la possibilità di svolgere un servizio che non comprendesse l’addestramento militare e l’uso delle armi. Venne chiamato servizio civile.

I giovani, passando sotto le grinfie dell’apparato militare che vedeva con sospetto chiunque rifiutasse la disciplina militare, avevano la possibilità di svolgere un servizio che però durava di più rispetto al servizio militare.

Eppure l’idea del servizio civile ebbe successo, sempre più giovani sceglievano questa forma di lavoro alternativa alla vita militare. Anche se l’impegno era più lungo, i giovani preferivano lavorare presso un comune, un’associazione impegnata nelle tematiche ambientali o di solidarietà.

Quando il tempo del servizio civile venne reso uguale al tempo del militare si ebbe un vero e proprio boom dovuto anche al fatto che il tempo speso in questo “lavoro” appariva più appagante rispetto al fatto di essere costretti a marciare con un fucile scarico in mano. Centinaia di migliaia di giovani (110.000 domande solo nel 1999) scelsero il servizio civile finché il servizio militare cessò di essere obbligatorio.

Da allora, se il servizio militare era volontario, diventò volontario anche il servizio civile.


(1) Nel 1940, ancora vigente il regime fascista, 26 Testimoni di Geova furono processati e condannati perché rifiutarono l’obbligo militare. Nel secondo dopoguerra, spiccano anche i casi di Rodrigo Castello, di Pietrelcina (BN), cristiano pentecostale condannato dal Tribunale militare e successivamente tornato in libertà a seguito di amnistia, e di Enrico Ceroni, altro Testimone di Geova che, dopo perizia psichiatrica, fu condannato a 5 mesi e 20 giorni di reclusione con il beneficio della condizionale. http://it.wikipedia.org/wiki/Obiezione_di_coscienza_in_Italia 

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