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La carta dei sentieri

Mattina limpida, promette bene. Un po’ di vento spazza la cima degli alberi, il cielo è terso soprattutto lì dietro il monte Summano. Tiriamo fuori la carta dei sentieri delle località e dei toponimi, Il Summano è solcato da un reticolo di piste che permettono numerose alternative al classico Sentiero dei Girolimini (1) che, dalla Piovene Vecchia, conduceva all’Angelo e poi su in vetta.

Sentiero dei Barchi

Lasciamo la macchina all’Angelo e decidiamo di salire esplorando il sentiero dei Barchi (n. 460 nella Mappa del GAM). E’ rivolto a est e in più punti è sulla costa che si affaccia a nord verso la valle dell’Astico. Si sale lungo una strada facile e carrabile. Conviene fare una piccola deviazione fino ai Barchi, un piccolo belvedere sopra la Birreria Nuova. Qui c’è uno squarcio tra gli alberi e un bel prato da cui si intravvede la valle, il sasso di Meda e tutta la costa del Monte di Cogollo dalla parte opposta della valle. CapraUn tintinnio di campanacci ci rivela un gruppo di capre sparse a brucare. Hanno corna maestose di stambecco. Il loro accompagnatore siede sotto un albero come sempre sono stati ritratti i pastori, l’unica differenza è che ogni tanto sfoglia distrattamente il telefonino.

A parole chiama i cani, con un fischio raccoglie le capre. Un tramestio di zoccoli un  battere di campanacci e d’improvviso il gruppo ci corre incontro spinto dai cani, le corna ci sfiorano, l’ultima capra superba punta il cane. Come ti permetti tu, che non hai corna belle come le mie, di dirmi dove andare? Il cane scarta, la capra si avvia indolente al gruppo.

Boscaioli

Torniamo sulla strada, un motore in lontananza ci annuncia un trattore. Sul fianco della strada un cavo d’acciaio è  teso attraversa la strada e aggancia un tronco fatto scivolare lungo un pendio ripidissimo. Ora bisogna agganciare un altro albero, tronchi di faggio vengono tirati a fianco della strada e accatastati in attesa di essere caricati. Natale 2011Per noi è festa, ma il bosco richiede cure per non inselvatichirsi, se il Summano è praticabile è anche perché un’infinità di persone ci lavora, lo mantiene e lo modifica. Non ultimi i volontari del GAM che tengono puliti i sentieri, attaccano frecce e segnali. Quando incontriamo un altro trattore ci rendiamo conto che stiamo salendo al Summano per la porta di servizio, lungo una delle poche strade praticabili lungo la quale passano tutti quelli che sul Summano ci lavorano.

Un signore ci sorpassa correndo, è allenatissimo, ha il passo elastico, il cane al guinzaglio arranca a fianco di un padrone così sportivo.

Sulla destra i segnali ci indicano Costa La Rancina, il Sentiero del Lovo, zone di fortificazioni ora riunite da una sentiero che sale dritto da Meda. Sarà una delle prossime mete.

Campìgolo

Quando la strada finisce di salire lasciamo il sentiero 460 e andiamo verso Campìgolo. Qui il paesaggio è cambiato, al bosco si è sostituito il pascolo. Al di là del recinto la costa del monte è pulita, ordinata, i sassi sparsi sono stati raccolti in mucchietti, non c’è sottobosco e i faggi, isolati, crescono maestosi e si stagliano contro il cielo.

Una conca naturale è stata trasformata in pozza d’acqua, quest’estate qui sarà pieno di mucche, vitelli e campanacci. Campigolo Faggio sul Campigolo

Mardifaia

Due passi e siamo arrivati a Mardifaia, secondo noi il più bel belvedere del Monte Summano: un prato che improvvisamente sprofonda a sud forma un belvedere spettacolare. Andarsi a sedere sulla panchina è un classico. Da qui si vede tutta la piana dell’Alto Vicentino dal Santorso fino a Vicenza e tutti i colli che, digradando, separano la valle del Leogra da quella dell’Agno.

Solo un po’ di foschia impedisce di vedere l’infinita pianura veneta. Alto Vicentino visto da mardifaia La zona è affollata, da questo belvedere passano tutti, basta sedersi un attimo a bere un tè e vedi decine di persone, bambini, cani, ciclisti all’orizzonte. E’ tutto un parlottio, un chiacchierare, scambiarsi opinioni e comunicare mete, chiedere informazioni.

La piazza, a quest’ora, è meno affollata.

I ciclisti che passano sul ciglio sembrano stagliarsi in uno spazio infinitoCiclisti a Mardefaia Ora la gente è più educata di un tempo, sul prato non trovi più i tetrapak dei succhi di frutta o la plastica delle bottigliette, però la gente ancora non sa quanto a lungo durano le bucce d’arancia, dopo un anno sono ancora lì e il loro arancione spicca nell’erba.

Il prato di Mardifaia sembra un giardino inglese e non sarebbe così bello se anche qui non si lavorasse e molto. I proprietari del Cason dei Giunòri tagliano l’erba e impediscono l’avanzare del bosco, raccolgono cartacce e rifiuti.

I capitelli del Summano

Un mappa del 1850 mostra che qui c’era un laghetto (“Pozza di Mardifaglia“). A quel tempo questi terreni erano prati e boschi comunali e solo successivamente sono stati venduti. Mardifaia 1850 Quello che ora è il Cason dei Giunòri era allora un capitello. Leggiamo sul retro della preziosa mappa del GAM.

Secondo il Maccà (1813) nell’anno 1667 una confraternita di San Pietro Mussolino (valle del Chiampo ndr) si era avviata in processione verso la cima del Monte Summano come erano solite fare all’epoca molte altre comunità. Arrivati a Schio, i fedeli avevano trovato ad accoglierli un tempo piovoso e freddo. Viste le avverse condizioni climatiche, alcuni avevano pensato di fermarsi a Santorso; altri invece – <più animosi> – avevano voluto comunque proseguire l’ascesa al monte. Sorpresi dalla notte, dal freddo, dal vento e dalla neve, non erano stati capaci di proseguire molto oltre e diciotto di loro, tra uomini e donne, grandi e piccoli, vi avevano trovato la morte.

In seguito a questo grave episodio, i frati del convento di Monte Summano avevano chiesto alla città di Vicenza il permesso di poter costruire, lungo le vie di accesso al santuario, alcuni capitelli capaci di ospitare in caso di bisogno circa 50 persone.

Fu così che, negli anni seguenti vennero erette  5 o 6 cappellette. Secondo il piovesse Egidio Mozzi (1889) i capitelli erano i seguenti:

3° il Capitello del Costo, o Mar de Faggia

Sentiero del Sass de la Poja

Giusto sotto Mardifaia si prende un sentiero che scende a tornanti lungo una costa brulla. E’ segnato col n. 456 nella mappa del GAM. Poco più giù un masso rotolato secoli fa ha messo radici, il sentiero gli passa accanto.Sass de la Poja Un corda permette di arrampicarvisi e ammirare il panorama. Se non siete esperti non fatelo, non vedrete nulla di più di quanto non abbiate già visto da Mardifaia.

Sotto, dentro al sasso, un suggestivo posto d’osservazione della prima guerra mondiale. Si scende ancora un poco e si trova un altro posto di osservazione Sass de la Poja Sass de la Poja cani sul SummanoIl sentiero prosegue scendendo.

Altri salgono affrontando il sentiero dal lato più difficile. C’è anche chi porta a spasso i cani.  Il sentiero è fortemente interconnesso con altri e ti offre la possibilità di infinite varianti Natale 2011 Scegliamo di percorrere il sentiero 456 finché arriviamo alla strada tagliafuoco che congiunge Piovene con Santorso a quota 520.

Qui leggiamo l’antico nome del sentiero “Mulattiera Rovrea Mardifaia“. Ora la strada è pianeggiante e aggira il monte mantenendosi pressoché in piano. Dopo tre ore, prendendosela comoda, siamo tornati all’auto. mulattiera Rovrea Mardifaia     Sentieri GAM 456 460


NOTE

(1) Era il classico sentiero dei pellegrinaggi  e numerose comunità erano devote alla Madonna del Monte Summano e dimostravano la loro dedizione recandosi ogni anno sul Monte dove l’ordine dei frati Girolimini (fondati dal beato Pietro Gambacorta da Pisa) a partire dal 1452 costruì una forte comunità religiosa attorno al convento e alla Chiesa di S. Maria del Monte Summano. La storia del sentiero e della devozione che da secoli lega la comunità di Piovene con il monte è così lunga che merita una trattazione a parte. Esaustivo, in proposito è il libro di Renato Zironda “Santa Maria del Monte Summano” edito dalla Parrocchia di S. Stefano, Piovene Rocchette 2000.

One thought on “Sentieri del Summano

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