Home

Tempo della natura …

Quanto tempo ci mette il suolo a formarsi?

Prima c’erano le rocce incandescenti e poi fredde, poi l’ossigeno, l’acqua, il sole, il gelo, la comparsa dei vegetali, il lento lavorio della natura … Tutto questo ha disgregato la pietra trasformandola in particelle minute rimescolate. Eppure c’è voluto ancora tempo per rendere il suolo adatto alle coltivazioni agricole. QUANTO TEMPO?

C’è chi ha fatto il conto per noi: il suolo si forma alla velocità di 5 millimetri al secolo (1).

geroglificiCi vogliono 500 anni perché la natura costruisca un suolo dello spessore di 2,5 cm, 1.000 anni per 5 cm.

I 30 cm di un suolo fertile ma non molto profondo che noi vediamo attorno si sono formati in 6.000 anni, un lavorio costante della natura iniziato prima che i faraoni costruissero le piramidi, molto prima che Omero scrivesse le sue storie.

Però il suolo, e soprattutto il suolo fertile, è anche opera dell’uomo. Facciamo un esempio.

Il Paesaggio Veneto.

leone San MarcoNon abbiamo cartoline, ma possiamo ricostruire il paesaggio veneto dai quadri e dalle trasformazioni territoriali che i documenti storici ci restituiscono.

Dei 500 e oltre comuni veneti, sono pochissimi quelli nominati in qualche documento prima dell’anno 1000. Dobbiamo pensare che, a parte qualche traccia di epoca Romana, nel tardo Medio Evo il Veneto fosse abitato solo in pochi piccoli borghi e luoghi fortificati.

L’anno mille

Rialto 1500Venezia era un pugno di case sulle isole attorno a Rivoalto (Rialto), Padova, Vicenza, Treviso, Verona, Rovigo, Belluno. Il resto del territorio doveva essere molto poco abitato (2). Un’immenso territorio incolto, selvaggio, spesso paludoso dove gli elementi naturali dominavano.

Non mancavano i villaggi perché le terre coltivate dovevano ben nutrire le città e i castelli, ma si trattava di entità molto meno estese e molto meno numerose di oggi.

Il territorio era luogo di contesa dei signori armati che vivevano delle imposizioni sui territori da loro dominati. Le campagne erano protette/saccheggiate sempre dalle stesse famiglie “dai Da Romano, dai Carraresi, dagli Scalgeri, dai Visconti,…” (Cevese)

Questa situazione scoraggiava la nascita di villaggi, borghi e ancor più di residenze isolate. Come dice lo storico dell’arte Renato Cevese (3)

Nel tardo medio evo non era possibile abitare fuori dalle città “una piccola dimora di campagna, priva di qualsiasi difesa, sarebbe stata travolta in un baleno: data alle fiamme e sicuramente distrutta“.

Non mancavano ovviamente i complessi conventuali recinti da mura e pur essi protetti da torri, che dovevano aver conservato una impostazione non dissimile dalle ville romane tardo antiche

Dovevano certamente sussistere case coloniche, raggruppate o isolate. Prevalentemente di strutture lignee, di cui si è perduta ogni traccia“.

Secoli XIII XIV

Eppure un po’ alla volta le cose cominciano a cambiare.

Conegliano-Castello-1300Vennero costruite le rogge, quelle di Schio Valdagno e Thiene per restare vicino a noi. All’inizio servivano a scopi agricoli, ma questi canali di acqua corrente piccoli ma mai in secca furono fondamentali per lo sviluppo della manifattura soprattutto tessile nei secoli seguenti.

Vennero costruiti nuovi castelli come quello di Marostica (1312), Montagnana (XIII-XIV sec), Soave (X sec), Montegalda (XII sec), …

Nelle zone montane vennero “importate” famiglie provenienti dalla bassa Baviera per disboscare i poco produttivi territori montani e trasformarli in terreni utili all’agricoltura. Dal X al XIII nasceva la comunità cimbra in Veneto. (vedi anche https://accogliamoleidee.wordpress.com/2015/09/06/cimbri-dellalto-vicentino/)

La repubblica di Venezia

… la possibilità di insediamenti di ville nella campagna vicentina” si è “presentata allorché la Serenissima estese il suo dominio nel retroterra veneto: l‘inizio della nuova era coincide con il 1404.

… a cominciare dai primi lustri del Quattrocento, le case coloniche dovettero farsi più frequenti e assumere consistenza muraria, realizzando una tipologia probabilmente fissa in quanto obbediente alle medesime esigenze di vita e di conduzione del fondo” (Cevese).

Fu la certezza del diritto e la protezione della Serenissima che segnò la vera e propria fioritura del territorio veneto. Le tappe dell’espansione del territorio della Repubblica sono serrate, aderiscono alla Repubblica della Serenissima

  • 1404 i territori di Vicenza Feltre e Belluno,
  • 1405 Padova e Verona
  • 1420 Ducato del Friuli
  • 1426 Brescia (4).

La civiltà di villa e paesaggio

La vera svolta venne nel ‘500 quando, dopo il 1492, i commerci europei non furono più diretti a oriente, ma a occidente. La scoperta di un intero nuovo continente (le Americhe) portò i traffici europei verso i paesi rivolti all’Atlantico, Spagna, Olanda e Inghilterra in primis, molto minori i traffici verso le indie dove Venezia primeggiava.

villa Maser

In questa stasi dei commerci i signori veneziani, abbienti e ben dotati finanziariamente tolsero gli occhi dal mare e guardarono verso l’interno, verso questo territorio grande, coltivato, ma ancora pieno di boschi dove il terreno era meno pianeggiante o dove le rive delle valli diventavano scoscese.

Intere aree pianeggianti poi non erano né coltivate né abitate per le febbri malariche. L’acqua ristagnava tra la vegetazione incolta, tra le piante morte e i cespugli, Le “male arie” emanavano miasmi che provocavano febbri che comparivano solo d’estate e che spesso erano mortali. Ancora non sapevano che la malaria era trasmessa dalla zanzara anofele ma si sapeva che si potevano eliminare le febbri rimuovendo le paludi.

Fu così che i veneziani investirono sulla terra, comprarono immense superfici di terreno o si appropriarono dei terreni “vegri” (incolti) o paludosi e iniziarono un’opera imponente di trasformazione agraria.

  • Vennero spianate le naturali irregolarità del terreno incolto
  • Eliminati i sassi accantonandoli sul bordo per costruire recinzioni, muri o terrazzamenti
  • Ogni terreno venne messo in pendenza e in fondo al campo veniva lasciato lo spazio per uno scolo, anche questo in pendenza
  • I vari scoli scaricavano uno sull’altro fino a diventare veri e propri canali
  • Lungo i canali vengono piantate alberature, salici o pioppi
  • I canali scaricavano nel torrente o fiume

Così aree malsane divennero fertili e coltivabili, la campagna veneta si riempì delle geometrie regolari dei campi. Gli alberi non erano più raggruppati in macchie o boschetti, divennero filari. Si formò il paesaggio veneto.

Riviera Brenta

Provveditori sopra li beni inculti

Barbaro provveditore venezianoL’impegno non fu solo privato, ma statale. Il 19 settembre 1545 vennero eletti tre nobili col titolo di Provveditori sopra i beni inculti

“Aciò si possa cultivar i luoghi aridi, et inculti a beneficio universale il Conduttor, over Consorti 〈membri del Consorzio〉, che vorrà trar acqua de fiumi, over condur seriolle 〈canali〉, over cavar di altre vene sotterranee, debbano piantar le mire per tutto dove vorranno passar con la ditta seriolla, et far un dissegno del loco che voranno adacquar, et della seriolla dal principio dove voranno tour erra acqua fin dove la vorranno far uscir, et apprestarlo all Provveditori nostri sopra i Beni Inculti, li quali debbano mandar sopra il loco a spese di essi Conduttori, due Periti, pratici, che ad essi provveditori parerà”. (Cit. in Ugo Mozzi, I magistrati veneti alle acque ed alle bonifiche, Zanichelli, Bologna 1926, pag. 25)

Così oltre a togliere l’acqua dai terreni ove ristagnava, venne fornita acqua ai terreni aridi con l’uso di derivazioni o rogge. E’ per merito della costituzione di questo ufficio che sono arrivati a noi i disegni colorati presentati ai Provveditori che ci descrivono il territorio in un’epoca in cui non vi erano mappe ufficiali (5).

Roggia di Thiene. Disegno conservato presso l'Archivio di Stato di Venezia

Roggia di Thiene. Disegno conservato presso l’Archivio di Stato di Venezia

XX secolo

Il Veneto divenne un’immensa campagna. Nel censimento del 1901 tra le attività economiche predominava l’agricoltura, l’unica provincia industriale era quella di Vicenza. L’industria era concentrata in pochi poli: Schio, Valdagno, Thiene, Lonigo, Breganze, Arzignano.

Per secoli il territorio era stato bonificato irrigato, modificato e fino alla metà del secolo questo immenso patrimonio di suolo appariva intonso. Le industrie erano concentrate entro le città o all’immediato contatto con questa (con l’esclusione di Porto Marghera la cui zona industriale venne costruita dal 1917).

Fuori dalla città era tutta campagna, poche strade e ferrovie. Le grandi foreste che ricoprivano il territorio veneto nel medio evo erano ormai confinante in montagna e anche lì il bosco era stato tagliato, il terreno rimodellato in terrazzamenti e messo a cultura. Si coltivava la parte bassa del Summano, ai Tretti, fin sui monti dell’alto vicentino purché il terreno fosse esposto al sole e non troppo pendente.

Dopo l’abbondanza, lo spreco

Nel secondo dopoguerra l’agricoltura è entrata in crisi, le campagne sono state abbandonate, il bosco è ripreso ad avanzare, ma la minaccia maggiore è stata un’altra: l’industrializzazione diffusa (a partire dagli anni ’60 del novecento).

Le campagne sono state trasformate in

  • case, lottizzazioni,
  • zone industriali anche minime
  • zone commerciali, outlet
  • rotonde
  • infine l’ultima minaccia al suolo è venuta dalla costruzione di strade sovradimensionate rispetto ai bisogni (6).

Tra i primi a denunciare allarmati lo spreco l’Ufficio Pianificazione della Regione Veneto che denuncia

“un netto incremento della superficie modificata dall’uso antropico, ed una corrispondente perdita di suolo agricolo, con un’espansione soprattutto delle superficie dedicate agli usi industriali, commerciali ed infrastrutturali e al tessuto urbano discontinuo”.

“L’allarme per il degrado delle risorse fisiche, indotto dai più recenti e repentini processi insediativi diffusivi e dispersivi, e per il rischio di una perdita irreversibile per il paesaggio e la biodiversità, rappresenta una spinta rilevante ad imprimere una inversione di rotta nel modo di concepire il rapporto con la risorsa territoriale, nella direzione di una forte e condivisa attenzione alla sostenibilità dello sviluppo”.

In sintesi, stiamo mangiandoci tutto il terreno fertile. Alla metà del decennio 1990-2000 il territorio agricolo era sceso sotto il 50% del territorio comunale (nel dopoguerra era la quasi totalità del territorio).

Un esempio di degrado del paesaggio veneto: Villa Liccer – Sec. XVIII – San Fior (TV). Il contesto naturale della villa, la campagna, è stata urbanizzato e la villa si trova inglobata in una zona industriale

Un esempio di degrado del paesaggio veneto: Villa Liccer – Sec. XVIII – San Fior (TV). Il contesto naturale della villa, la campagna, è stata urbanizzato e la villa si trova inglobata in una zona industriale (7)

Le ultime due generazioni di veneti stanno dissipando quello che avevano costruito le 30 generazioni precedenti

Quanto ci costerà questo spreco?

Ne parleremo nel prossimo articolo …

Il primo articolo si trova qui


NOTE

(1) Paolo Pileri, Che cosa c’è sotto, Altreconomia edizioni, Milano 2015

(2) “Tra Padova, Verona, Vicenza e Treviso si distende oggi una grande pianura segnata da un reticolo fittissimo di insediamenti. Nel Medioevo, però, accanto alle città e a molti nascenti villaggi, grandi spazi erano occupati da paludi, boschi, fiumi e fossi” (citato da viella.it/libro/9788883349591)

(3) Renato Cevese, Ville della provincia di Vicenza, Rusconi editore, Milano 1982. pagg. 14-20

(4) Vedi una sintesi qui http://venetostoria.com/2015/09/03/pezzo-dopo-pezzo-si-ricompose-langolo-dei-veneti/

(5) Vedi anche http://www.veneziamuseo.it/REPUBBLICA/mar_sen_ss_probin.htm

(6) A un Veneto in pieno sviluppo economico sono bastate le strade comunali a due corsie per sviluppare un PIL stratosferico, a un Veneto in crisi sembra non possano bastare 3-4 corsie, ne servono 6 come quelle previste per la Strada Pedemontana Veneta o per la Valdastico Nord. Questo sovradimensionamento delle infrastrutture ha un costo in termini di spreco di suolo e in termini economici.

(7) Un bello studio sul degrado del paesaggio veneto circostante le ville è stato effettuato dal Professor Tiziano Tempesta, del dipartimento territorio e sistemi agro-forestali Università di Padova. Lo studio è liberamente scaricabile qui: http://intra.tesaf.unipd.it/people/tempesta/Articoli%20per%20sito%20TT/Il%20paesaggio%20delle%20Ville%20Venete2.pdf

4 thoughts on “Suolo e paesaggio

  1. Pingback: La seicento | Accogliamo le Idee

  2. Pingback: Suolo consumato | Accogliamo le Idee

  3. Pingback: Suolo impermeabile | Accogliamo le Idee

  4. Pingback: Il suolo | Accogliamo le Idee

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...