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Le eresie

Nei primi anni del cristianesimo il termine eretico indicava “colui che sceglieva” “colui che era in grado di scegliere”. Successivamente diventa termine spregiativo.

In ambito cristiano (1)

« Sotto il profilo giuridico-ecclesiastico, eretico è definito colui che, dopo il battesimo, e conservando il nome di Cristiano, ostinatamente si rifiuta o pone in dubbio una delle verità che nella fede divina e cattolica si devono credere » (Karl Rahner, Che cos’è l’eresia? in https://it.wikipedia.org/wiki/Eresia)

Il termine si estese anche al di fuori dell’ambito religioso fino ad assumere un significato più generale: viene comunemente definito eretico chi devia dalla retta dottrina o dalla dottrina considerata corretta dalla maggioranza. Così oggi possono essere definiti tali anche scienziati, economisti o persone del tutto estranee all’ambito della religione (2).

Eresie e cristianesimo

Eresie

croce ortodossaLe eresie accompagnano la storia del cristianesimo fin dai primi secoli, quando, con il concilio di Efeso prima e con quello di Calcedonia poi ,dal cristianesimo si separò la Chiesa Assira d’Oriente e i Monofisiti.
Uno scisma importante si ebbe nell’undicesimo secolo con la separazione dalla chiesa di Roma della Chiesa Ortodossa, che oggigiorno opera soprattutto in Grecia e nell’Europa dell’Est.

Tuttavia è il secolo XVI quello durante il quale si consumano gli strappi tra l’autorità papale e le “chiese riformate”, tanto che il secolo è caratterizzato dalle …

Guerre di Religione.

Martin LuteroCon l’affissione delle “95 tesi” alla porta della cattedrale di Wuttemberg ad opera di Martin Lutero nel 1517 ha inizio la “riforma protestante”, una vasta azione di rinnovamento ecclesiastico che provoca la scissione di masse di cristiani dall’autorità papale, accusata di una condotta poco consona al messaggio evangelico.

Dietro le dispute religiose si nascondevano anche problemi economici e politici: rifiutare l’autorità papale significava conseguentemente esimersi dal pagare le “decime” e le altre gabelle dovute agli emissari del Papa e svincolarsi dalla struttura gerarchica d’impronta feudale che governava la chiesa romana.

La critica feroce al papato e alla congiunta autorità statale e l’affermarsi della libera ed autonoma lettura delle sacre scritture, provocarono lo sbocciare di un generale desiderio di autodeterminazione del proprio destino che liberò in tutta Europa delle energie sociali molto forti.

La guerra dei contadini

Nota è la guerra dei contadini (1524-26) una rivolta con caratteri radicali che, partendo da una interpretazione riformata delle sacre scritture, rivendicava la fine della servitù della gleba e dello sfruttamento feroce della gente dei campi.

guerra-dei-contadini

La controriforma

La Reazione della chiesa è nota, alla Riforma Protestante venne contrapposta la Controriforma. Il Concilio di Trento ((1545-63)) stabilì l’azione della chiesa.

  • Furono formati nuovi ordini religiosi (“la Compagnia di Gesù, e poi teatini, somaschi, barnabiti, ospedalieri di s. Giovanni di Dio, ministri degli infermi, chierici regolari della Madre di Dio, chierici regolari minori, scolopi …”).
  • “I diritti della gerarchia diedero luogo a un’organizzazione sempre più forte e disciplinata;”
  • “Il primato papale affermò con sempre maggiore fermezza i suoi attributi”
  • “Aumentò anche grandemente la cura per il miglioramento del costume degli ecclesiastici, l’attività sociale e benefica del clero”

“La Chiesa lottò contro l’eresia, non soltanto attraverso un’opera polemica in difesa dei principi cattolici, ma soffocando con mezzi repressivi ogni focolaio di eresia nei paesi cattolici. Quest’opera fu in particolare modo affidata all’Inquisizione. Connessa all’operato di questa, fu l’attività di prevenzione, che si esplicò soprattutto nel campo librario con la censura preventiva (sottoposizione all’imprimatur) e repressiva (istituzione dell’Indice dei libri proibiti)”  – http://www.treccani.it/enciclopedia/controriforma/

La repressione delle interpretazioni devianti si estese al controllo non solo delle eresie, ma anche delle credenze popolari che vennero avversate, i racconti di streghe anguane orchi non vennero più tollerati e quelle che prima erano considerate ingenue credenze popolari, poi divennero combattute come superstizioni (3).

Eresie nel vicentino

Eresie e lotte sociali contagiarono anche il vicentino.

Leggiamo quanto scrive Umberto Matino

Anabattisti

L’anabattismo incarnò sicuramente l’aspetto più dirompente e per certi versi eversivo del protestantesimo. Gli anabattisti portarono infatti fino alle estreme conseguenze il contenuto riformatore del messaggio di Lutero. La critica alla chiesa romana ed alla figura del pontefice divenne in loro la critica ad ogni sorta di chiesa e ad ogni autorità religiosa. La demolizione dei retaggi medievali, delle superstizioni d’impronta pagana, del legame fra Chiesa e Stato, portò gli anabattisti alla critica della regalità per volontà divina e dello stesso concetto del cuius regio eius religio, principio secondo il quale un popolo doveva necessariamente aderire alla religione professata dal proprio re. Secondo gli anabattisti né il Papa di Roma, né il Re e nemmeno Lutero o Calvino, ricevevano la propria autorità da Dio, per investitura divina. Secondo loro la vera chiesa cristiana era formata dai soli credenti che ad essa aderivano in maniera consapevole, facendosi battezzare da adulti, ed ogni fedele poteva leggere il vangelo e predicare la parola di Cristo.

Eresie medievali 

un gran rogo nell’Arena di Verona

rogo_ereticiFin dal medioevo la provincia di Vicenza si era mostrata terreno fertile all’attecchimento delle eresie. Qui infatti, soprattutto fra i tessitori vicentini, mise radici con particolare vigore l’eresia catara (la cosiddetta chiesa degli Uomini Puri), fondata da Nicola da Vicenza e debellata definitivamente nel 1276 da Mastino I della Scala, con un gran rogo all’interno dell’arena di Verona durante il quale, in un sol giorno, vennero arsi vivi 174 eretici. Sulle montagne fra Vicenza e Trento e nella Valdastico operarono inoltre l’eretico fra Dolcino e la sua compagna Margherita, prima di fuggire in Piemonte e di finire anch’essi sul rogo nel 1307. Per nulla intimoriti da tali tragici e scottanti precedenti, i ceti popolari vicentini si mostrarono sensibili alla predicazione anabattista, sia perché la corruzione della Chiesa romana e dei suoi sacerdoti era divenuta scandalosa, sia perché l’anabattismo pareva adeguarsi allo spirito dei tempi, all’affermarsi di nuovi ceti produttivi, al desiderio di giustizia sociale e di progresso contro l’oscurantismo medievale e lo sfruttamento selvaggio della manodopera.

La diffusione nel vicentino

Lo storico Aldo Stella osserva infatti che:

Le diverse correnti dell’anabattismo si diffondevano facilmente nelle vicine terre venete soprattutto tramite gli artigiani e gli operai ingaggiati nelle filande“. (vedi in Aldo Stella “Dall’anabattismo al socinianesimo nel cinquecento veneto“, Padova, 1967 pag. 23)

E lo storico Giovanni Mantese fa notare che:

i nomi stessi degli anabattisti vicentini indicano la loro provenienza dal ceto popolare. Infatti era proprio questo uno dei segni che li distingueva dai luterani, i quali di solito erano personaggi illustri“. (vedi in Giovanni Mantese, “Memorie storiche della Chiesa Vicentina” Vol. 3.2, Vicenza, 1964, pag. 103)

Sacerdoti di origine tedesca

In tale contesto furono i sacerdoti di origine tedesca, chiamati tradizionalmente a reggere le parrocchie montane dell’alto vicentino, a dare un primo contributo alla diffusione del protestantesimo:

in quei luoghi che mantengono più famigliari corrispondenze colla Germania, pareva che non in segreto, m’apertamente cominciarono a prender piede gli errori“. (vedi in Soderini Genesio, “Vita del venerabile servo di Dio p. Antonio Pagani cittadino veneto minor’osservante di S. Francesco, fondatore della Compagnia della santissima croce de’ penitenti, e di quella delle dimesse della Beatissima Vergine. Descritta dall’abate Soderini nobile veneto“, Venezia, 1713, pag. 28)

e infatti:

Le tracce più antiche della eresia nella diocesi Vicenza non sembrano risalire più in su del 1535. Il primo a spargervene il seme funesto fu un prete, un certo Sigismondo di Alemagna. Da un breve di Paolo III al Doge di Venezia è dato anzi presumere, che il colpevole vi avesse la punizione meritata“. (vedi in Bernardo Morsolin “L’accademia dei sociniani in Vicenza” Venezia, 1879)

Lo storico Giorgio Trivelli illustra più diffusamente tale emblematico episodio e le sue conseguenze:

(…)”Per quanto riguarda la chiesa di Sant’Antonio Abate di Recoaro, si possiedono per il Cinquecento i nomi di alcuni rettori. Forse l‘ultimo sacerdote “tedesco” fu un certo Sigismondo di Alemagna che operò a Recoaro intorno al 1530, citato pure in una lettera papale del 1535 come pericoloso diffusore, nella città di Vicenza, delle dottrine luterane. Non è comunque escluso che, accanto al progressivo affermarsi della parlata veneta tra la popolazione di origine cimbra, un’altra ragione della preferenza accordata dalle autorità ecclesiastiche a religiosi italiani venisse appunto dal timore che le idee riformiste potessero essere “importate” nelle località di destinazione da sacerdoti tedeschi che con esse avevano avuto più diretto contatto“. (vedi in Giorgio Trivelli “Storia del territorio e delle genti di Recoaro“, Milano 1991, pag. 84)

La critica radicale all’organizzazione ecclesiastica e la concezione di una chiesa formata solo da “eletti” furono però anche fra le cause dell’incapacità da parte degli anabattisti di dar vita ad un movimento minimamente coeso, rispetto, ad esempio, ai luterani o ai calvinisti. La frammentazione della chiesa anabattista favorì il sorgere di mille sette contrapposte ed inadeguate ad opporre una valida resistenza alla repressione che ben presto le autorità civili e religiose, anche di confessione protestante, scatenarono contro di loro nell’intera Europa.

La frammentazione del movimento anabattista

Per avere un’idea della frammentazione del movimento anabattista basti scorrere la nomenclatura delle sette presenti in Moravia e nel territorio Trentino-Tirolese:

  • Picardi,
  • Austerlici,
  • Cornelii,
  • Cappellani, Giosefitti, Sabbaterii, Arriani, Samozateni, Sguizari, Munzeriani, Adamitae, Stableri, Sabbatharii, Clancularii, Manifestarii, Daemoniaci, Liberi, Concubitores, Grubenhemeri, Eiulantes, David Georgiani, Menonitae, Cathari, Sanctuli Puri, Tacentes, Apostolici, Nudipedes, Spirituales, Separati, Euchitae, Orantes, Entusiastae Ecstatici, Adamaei, Adiaphoristae, Hutitae, Ambrosiani sive Pneumatici, Augustiani, Melchioritae Monasterienses, Scripturarii Paulini, Ollarii, Pastoricidae, Libertini, Gabrielitae, Austerlizii, Helvethiani, Antichristiani, Negantes Christum esse Messiam, Epicurei, Huterisci“. (vedi in Aldo Stella, “op.cit.”, Padova, 1967, pag. 22-118)

Anabattisti ad Asolo, Schio e perfino Breganze

Breganze campanileIl movimento anabattista s’era comunque diffuso nel Veneto con una notevole capillarità e non solo le città principali, quali Venezia, Padova, Treviso e Vicenza, ospitarono comunità anabattiste, ma anche i centri minori come Asolo, Cittadella, Conegliano, Piove di Sacco, Cinto di Caomaggiore, Arzignano, Schio ecc. Perfino in un piccolo centro urbano, quale era allora Breganze, il vice arciprete, tale don Pietro Palladini, si sentì in dovere nel 1552 di scrivere al Consiglio dei Dieci, a Venezia, per denunciare la situazione del proprio paese in balia di “luttherani marcissimi“:

Ho visto e vedo con gli propri ochi che per tutta la Trevisana, Paduana, Visentina, non si observano più altramente le feste comandate (…) et maximamente in questa villa di Breganze dopo che è venutta la malledetta secta lutherana (…) Sono alchuni cittadini di Vicenza, forse cinquanta case, che stanno in questo loco et quasi tuti luttherani marcissimi c’hanno amorbato et quotidianamente amorbano più el povero popullo“. (vedi in Aldo Stella, “Anabattismo e antitrinitarismo in Italia”. Padova, 1969, pag. 46)

Caccia all’eretico

Fu il tradimento di un membro importante del movimento anabattista veneto, l’ex sacerdote don Pietro Manelfi, che consentì al Tribunale dell’Inquisizione, guidato dal cardinale Carafa, di scatenare in tutta la regione una vera e propria caccia all’eretico. Il Carafa detestava particolarmente Venezia e i suoi eretici, e disprezzava anche il Doge e tutta la genìa dei commercianti veneziani i quali, per non danneggiare i propri affari, si opponevano alle sue richieste di maggiore intransigenza. Fu solo grazie alle informazioni del Manelfi che nel 1551 il capo dell’Inquisizione riuscì a dimostrare, con argomentazioni inoppugnabili, che quegli eretici anarcoidi fossero pericolosi non solo per la Chiesa ma anche per lo Stato veneziano.

La Repubblica Serenissima diede quindi il proprio assenso alla repressione e l’azione dei tribunali non risparmiò nessuno, ricchi o poveri, uomini o donne. Nel giro di qualche anno l’Inquisizione disarticolò completamente il movimento anabattista veneto.

La fuga

I pochi che riuscirono a sfuggire, scapparono per lo più in Svizzera, Germania o Francia e un forte nucleo si diresse in Moravia dove esistevano delle comunità anabattiste raccolte in villaggi rurali dediti all’agricoltura ed alla comunione dei beni. A guidare in numerosi viaggi gli anabattisti veneti in fuga verso la Moravia si distinsero Francesco della Sega, di Rovigo, Giulio Gherlandi, di Treviso, e Antonio Rizzetto, di Vicenza, che però vennero catturati nel mentre conducevano fuori dai confini un gruppo di anabattisti di Cittadella. Rifiutandosi di abiurare, furono condannati tutti e tre a morte e annegati, di notte, nelle acque della laguna di Venezia.

Negli anni seguenti le comunità rurali collettivistiche della Moravia, incalzate dalla repressione delle autorità civili e religiose, si trasferirono in Slovacchia, in Transilvania, in Ucraina finché gli anabattisti superstiti, e fra loro anche quelli di origine veneta, decisero di partire dal porto di Odessa e di trasferirsi negli Stati Uniti e in Canada, dove operano tuttora i loro discendenti. Non tutti gli anabattisti fuggirono e secondo lo storico Daniele Santarelli numerosi gruppi clandestini rimasero nel Veneto:

Questi gruppi non agivano in totale clandestinità, bensì svolgevano una certa attività di propaganda, atteggiamento che rivela come essi nutrissero fiducia nella propria forza numerica e nella propria capacità di espansione” (vedi in Daniele Santarelli, “Eresia, Riforma e Inquisizione nella Repubblica di Venezia nel cinquecento“, in Studi Storici Luigi Simeoni, LVII, 2007, pag. 3)

Secondo Aldo Stella gli anabattisti veneti continuarono ad esistere, evitando però di esporsi pubblicamente:

Sarebbe certo una esagerazione dire che le comunità anabattistiche venete scomparvero di fronte all’azione repressiva del Sant’Uffizio” però le “poche e svigorite congregazioni radicali sopravvissero solo ricantucciandosi e rinunciando ad ogni ulteriore proselitismo“. (vedi in Aldo Stella, “Dall’anabattismo al socinianesimo nel ‘500 veneto“, pag. 10)

Gli anabattisti capirono soprattutto come la loro sopravvivenza fosse legata alla capacità di dissimulazione della propria fede:

venne elaborata una giustificazione della simulazione e della dissimulazione, come pratica necessaria per chi non aveva diritto di esistere: il comportamento di Nicodemo, il fariseo che andava a trovare Gesù di notte, apparve così come un modello positivo (…) non pochi uomini e donne, disseminati in parecchi luoghi (…) restavano nascostamente fedeli al Vangelo, come pii Nicodemi. (…) che non fossero pochi è molto probabile (…) L’Italia intera, cuore della “dottrina romana” celava nei suoi paesi e nelle sue regioni un numero imponente di seguaci delle dottrine della Riforma“. (vedi in Adriano Prosperi, “L’eresia del Libro Grande“, Milano, 2011, pag. 149)

Il misterioso Tiziano

LutherBlisset QL’eretico che riuscì a far perdere completamente le proprie tracce fu il capo riconosciuto di tutti gli anabattisti veneti, il misteriosissimo Tiziano, il quale non venne mai smascherato né dagli Inquisitori, né dagli storici. Tiziano è un personaggio enigmatico, considerato il vero fondatore dell’anabattismo italiano: egli è anche il protagonista del romanzo “Q” di Luther Blisset (4) che lo ha reso noto al grande pubblico in Italia. Ancor oggi non si conosce il suo cognome e la sua origine, e nemmeno quale fu la sua fine.

Dopo il tradimento di Manelfi e la repressione del 1551, Tiziano fuggì in Svizzera ma di lui si perdono completamente le tracce dopo il 1554. Una ipotesi per la sua identificazione la si può trovare in Vincenzo Ruzza, ‘Eretici e scismatici, tra Piave e Livenza, in età medievale e moderna” – Circolo Vittoriese di Ricerche Storiche – Quaderno n. 1 (settembre 1995), alle pagg. 74-75:

Dalla confessione fatta davanti all’Inquisizione di Venezia da parte del prete marchigiano Pietro Manelfi risulta che ad introdurre l’eresia anabattista ed antitrinitarista nel Veneto, e in particolare in Serravalle, sarebbe stato un certo Tiziano che vien detto di Conegliano. Però in alcuni verbali questo Tiziano è detto di Ceneda [patrono della chiesa di Ceneda è San Tiziano, N.d.A.] In altri, di Serravalle (…)

Personalmente ritengo invece che questo Tiziano altri non sia che Tiziano Sarcinelli, figlio di Antonio. Infatti in quel torno di tempo i Sarcinelli possedevano ed abitavano in palazzi di loro proprietà sia a Ceneda, sia a Serravalle, sia a Conegliano. Ciò giustifica la diversa indicazione di origine sopra riportata. È inoltre da notare (…) che i giovani serravallesi, che avevano dato vita ad un cenacolo eterodosso, appartenevano quasi tutti alle migliori famiglie della zona (…)

Perché poi il cenacolo sia sorto proprio a Serravalle lo si spiega facilmente. La città era fiorente, sita su una grande direttrice di traffico, sulla via che da Venezia portava direttamente in Alemagna. A Serravalle alcuni mercanti tedeschi abitavano forse stabilmente ed avevano fondachi e depositi per le loro mercanzie (…)

Se la mia individuazione verrà confermata da ulteriori indagini, questo Tizian o Tiziano Sarcinelli, in gioventù, seguendo i fratelli maggiori Gian Maria e Martino, si arruolò e combatté nell’esercito veneziano contro le armate imperiali (…)

Le storie locali riferiscono notizie sull’ulteriore attività di Gian Maria e Martino mentre tacciono sulle vicissitudini occorse a Tiziano e al fratello minore Giacomino“.


Tutto è notte neraLo scritto di Umberto Matino, sopra riportato, è estratto dal libro Tutto è notte nera, Edizioni dell’Immagine, Pordenone 2015, pagg. 333 334. Ne abbiamo parlato qui: https://accogliamoleidee.wordpress.com/2015/06/20/tutto-e-notte-nera/

Nella preparazione del libro Matino si è documentato su un’infinità di materiale storico. Gli studi e i riferimenti sono stati talmente vasti che ne è nato quasi un saggio ed è stato riportato in appendice.

Abbiamo trovato interessanti le notizie storiche riportate anche perché relative a fatti poco noti se non agli studiosi.

Da questa appendice è ricavato il testo di questo articolo.


NOTE

(1) Sulle eresie in rete si trova molto materiale, dai siti amatoriali a quelli ufficiali. Di seguito un piccolo estratto.

(2) In proposito esiste anche una Biennale dell’eresia che promuove l’allontanamento dai dogmi in tutti i campi: http://biennaledelleresia.it/ereticofuturo/

(3) Vedi in G. Rubini L. Cocco, Strie Anguane Salbanei Orchi, Thiene 1990, pag 45.

(4) Il libro Q di Luther Blisset è messo a disposizione con licenza copyleft che, diversamente dal copyright permette la libera circolazione dei libri. Il libro e tutti gli altri scritti dalla WuMing Foundation sono liberamente scaricabili in vari formati qui: http://www.wumingfoundation.com/italiano/downloads_ita.htm

4 thoughts on “Eresie nel vicentino: gli anabattisti

  1. Pingback: Eresie nel vicentino: gli angelicati | Accogliamo le Idee

  2. Riceviamo e pubblichiamo il seguente commento:

    Grazie dell’informazione! Mi sono sempre interessata a coloro che hanno espresso il libero pensiero e sono stati perseguitati. Spero di ricevere altre utili informazioni
    Cordiali saluti

    Marta

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  3. Che dire? Grazie per questo interessantissimo articolo che apre altri interrogativi e stimola ulteriori curiosità in merito. E’ questo, secondo me, lo spirito corretto per ricordare la nostra storia e le nostre radici senza nostalgie o insensate rivendicazioni basate sul niente.
    E grazie per tutti gli altri, mai banali o scontati. Grazie per il vostro lavoro gratuito e prezioso.

    Mario Simoncini

    Liked by 1 persona

    • Grazie anche a lei. Sapere che quanto scriviamo viene apprezzato da soddisfazione. Cerchiamo di costruire una discussione aperta a partire dai problemi della nostra comunità altovicentina. Vorremmo usare la cultura, la storia, l’arte per affrontare le sfide politiche del futuro

      Mi piace

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