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In un articolo precedente Romano Borriero ci aveva già parlato di Cherubini Pasquale, il piovenese che ha partecipato alla Spedizione dei Mille con Garibaldi.

Ora l’infaticabile Romano ha scovato altro materiale sul garibaldino, un articolo di Germano Bevilacqua su un datato numero de LA VOCE DEI BERICI del 1 marzo 1987.

Questo articolo e altro materiale ci hanno permesso di rendere più vivida la figura del Cherubini e di dare uno sguardo alla società veneta e italiana alla metà dell’Ottocento.

 Si chiamava Carubin

 

00- CHERUBINI Pasquale_1

Nacque l’11 aprile del 1827 con il nome di Carubin Parmenione. Questo è il nome risultante nel registro degli STATI D’ANIME / REGISTRI CIVILI tenuti nella parrocchia di S. Stefano a Piovene. Si ricorda che a quell’epoca erano i Parroci a gestire il Registro Anagrafico per conto dello Stato: per l’occasione il Regno Lombardo-Veneto dipendente dall’Impero Austro-Ungarico.

Il cognome non doveva piacergli, così pure il nome anche se enfaticamente storico, se poi lo cambiò con il più elegante ed orecchiabile Cherubini Pasquale; si faceva però comunemente chiamare Luigi, quale pseudonimo.

Il Veneto sotto Napoleone e l’Austria

Allora il Veneto era una provincia dell’Impero Austro-ungarico e non si trovava in una posizione socio-politica felice.

 Alcuni aspetti positivi portati inizialmente dalla dominazione napoleonica (unione con la Lombardia, realizzazione del porto franco a Venezia, inserimento nella vasta orbita del nuovo Impero) erano stati vanificati dal blocco commerciale e dalla pesante politica fiscale messa in atto per finanziare le imprese belliche, causa queste ultime di uno stato continuo di tensione e di guerra e di inevitabili danni all’agricoltura. (A. M. Alberton, “FINCHÉ VENEZIA SALVA NON SIA”. GARIBALDINI E GARIBALDINISMO IN VENETO (1848-1866), tesi di dottorato Università di Padova, Indirizzo Storia, Ciclo XX)

Il ritorno degli austriaci, però, non apporta sostanziali miglioramenti. L’agricoltura, principale attività economica, continua ad essere praticata con metodi arretrati, a causa del disinteressamento dei grandi proprietari terrieri, che utilizzano i capitali più per acquistare fondi che per migliorare gli stessi … D’altra parte l’amministrazione austriaca non è interessata ad intaccare la statica struttura agricola del Veneto.

La fascia pedemontana del vicentino (Schio, Valdagno, Thiene) è l’unica a presentare segnali di dinamismo e rinnovamento in un contesto generale in cui l’industria tende a mantenersi a livello artigianale. La linea ferroviaria Milano-Venezia, denominata “Ferdinandea” (dal nome dell’imperatore d’Austria Ferdinando I che la ideò) venne iniziata nel 1838, ma fu costruita con lentezza per l’effetto delle 3 Guerre di Indipendenza italiane scoppiate dal 1848 al 1866 e ci vollero quasi vent’anni per terminarla, tanto che alcune parti situate in territorio lombardo furono ultimate sotto il Regno d’Italia di Re Vittorio Emanuele II.

Allo scarso sviluppo dell’industria si accompagna l’arenamento del commercio, basato essenzialmente sull’esportazione di seta greggia, vino e cereali, e ostacolato da un sistema doganale vincolistico e restrittivo.

Se si parla di tasse l’Austria non era particolarmente benevola. La tassa principale era l’imposta fondiaria che ammontava al 30% con punte fino al 38%. A questa si aggiunge la tassa personale che colpisce tutti gli abitanti dei comuni non murati dai 14 ai 60 anni, ma i residenti nelle città murate dovevano pagare dazi più elevati.

La sintesi dello stato del Veneto sotto l’Austria la fa Ippolito Nievo:

“Non commercio, non ricchezza fondiaria, non arti, non scienze, non gloria, né attività di sorta alcuna; pareva morte, e certo era sospensione di vita(Ippolito Nievo, Le confessioni di un italiano).

Cherubini girovago

 Il nostro vicentino, aggregato per forza di cose alla sua famiglia, dovette ben presto abbandonare il paese in tenera età, almeno così si suppone. Il motivo non lo conosciamo, ma come detto sopra le condizioni economiche non erano floride e Piovene era prevalentemente agricola e ancora senza industrie (la prima filatura dei Rossi è del 1869: il N° 1 giù sul greto del Torrente Astico).

 Il 1848

Quando il Cherubini aveva 21 anni l’Europa e il Veneto vennero scossi da un terremoto sociale ed ideologico.

Il Quarantotto (1) è un anno diventato proverbiale perché tutta l’Europa fu attraversata da rivolte e mezze rivoluzioni, per avere un’idea della vastità del movimento rivoluzionario basta dare un’occhiata a questo elenco volutamente parziale:

  • novembre 1847: in Svizzera le forze radicali sconfiggono il partito dei cantoni cattolici trasformando la Confederazione in uno Stato federale e democratico (2)
  • 12 gennaio 1848: insorge Palermo
  • 22 febbraio: insorge Parigi
  • 13 marzo: insorge Vienna
  • 17 marzo: insorge Berlino
  • 19 marzo: insorgono anche Budapest e la Boemia
  • dal 18 marzo anche Milano è in rivolta
  • il 20 marzo si ribella Venezia: nasce la Repubblica di San Marco
  • dalla Polonia al Regno delle due Sicilie l’Europa è in fiamme
Manin proclama la repubblica di San Marco

Manin proclama la repubblica di San Marco

Vicenza 1848

Battaglia presso la Rotonda di Vicenza nel 1848

Venezia bombardata

Daniele Manin e Nicolò Tommaseo, fino a poco prima detenuti nelle prigioni austro-ungariche, diventano i capi della Repubblica di San Marco che si ribella alla dominazione austriaca. L’Austria deve soffocare la rivolta e il 4 maggio 1849 dà l’assalto a Forte Marghera difesa da un colonnello napoletano (Ulloa). Dopo 22 giorni il forte è evacuato e gli austriaci avanzano lungo il ponte ferroviario.

Venezia è assediata. Per spezzare la resistenza il generale Radetzki bombarda la città. Usa un’arma del tutto nuova: i palloni aerostatici, li carica di bombe incendiarie dotate di micce e li libra nell’aria, fortunatamente il vento contrario respinge gli aerostati. Ma Venezia non è lo stesso salva, ci sono i cannoni che sparano contro la città (3).

Fusinato ode a VeneziaLa situazione è drammatica, nella città assediata scoppia il colera, come scrisse il Fusinato

Venezia! l’ultima Ora è venuta;

Illustre martire, Tu sei perduta…

Il morbo infuria, Il pan ci manca…

Sul ponte sventola Bandiera bianca!

Il 27 agosto 1849 gli austriaci rientrano a Venezia, Manin e Tommaseo devono prendere la strada dell’esilio.

Esilio

Non doveva essere un tipo da tirarsi indietro, il Cherubini, poiché anch’egli partecipò, a soli 21 anni, alla rivolta del ’48 a Venezia (come anche certificherà in futuro nei suoi curricula). Non fu il solo perché a Venezia, ad appoggiare la Repubblica del Manin, c’erano stati gli scledensi Arnaldo Fusinato (autore dei versi sopra citati), Lodovico Pasini, ambedue più anziani (Lodovico più vecchio di un anno, Arnaldo di 10) e più colti di lui (4).

Dopo la caduta della città se ne perdono le tracce. E’ possibile che, per il suo eclatante precedente, divenisse per forza anche lui migrante che viveva del suo lavoro, ma poté forse contare sull’aiuto che il Piemonte dava agli esiliati per motivi patriottici.

A sostegno degli esuli esistevano dei sussidi rilasciati dal governo piemontese tramite un Comitato centrale per l’emigrazione (“tra il 1848 e il 1849 viene disposta in loro favore una somma di 300.000 lire”) (A.M. Alberton pag 134). Molti esuli (oggi si chiamerebbero: rifugiati chiedent asilo) furono accolti in Piemonte; ma ad un certo punto divennero troppi e il Piemonte cercò di dirottarne almeno una parte.

Con Garibaldi

GaribaldiCome il Cherubini sia venuto a sapere della missione di Garibaldi non si sa, ma certo una missione così folle doveva attrarre solo gente di fegato e di spirito avventuriero (o come direbbe Vasco Rossi gli piaceva “una vita spericolata”).

Partire arruolato con un esercito così piccolo da essere ospitato in sole due piroscafi e dichiarare guerra addirittura al Regno Borbonico era impresa ardita e solo uno spirito combattivo come Garibaldi poteva pensarla.

La fortuna, come sappiamo, aiutò gli audaci e lo “esercito” dei mille vinse non per la sua forza, ma perché fu il detonatore di una situazione esplosiva. L’esercito borbonico capitolò in 168 giorni e l’impresa di Garibaldi fu seguita anche dall’autore del “Conte di Montecristo”, il Dumas che si trasferì a Palermo al seguito di Garibaldi.

00- MEDAGLIA_DEI_MILLENon abbiamo notizie del Cherubini in questo periodo, ma dev’essere stato all’altezza dei suoi prodi compagni se riuscì a portare a compimento il proprio dovere, ottenendo perfino il grado di sottotenente. La disciplina però non doveva fare per lui se decise di congedarsi subito pur di avere la liquidazione: un bel mucchio di quattrini tutti assieme.

Ai soldi del congedo si sommò, nel 1862, una piccola pensione di 40 lire mensili, che divennero 1.000 lire annue nel 1865. Così l’Italia provvedeva a gratificare i patrioti.

MazziniLo troviamo, nel 1864, ad Asti, ma, probabilmente non riusciva a esercitare il suo mestiere di cuoco, come professava di essere- Comincia allora a scrivere petizioni per ottenere “passo libero” a trovare la città giusta per potersi trasferire e “poter così mantenere quel decoro che è necessario ad un buon cittadino”.

Arriva così a Genova, seguito dagli occhi attenti dei gendarmi sabaudi.

Secondo la Prefettura risultava che il Cherubini, di carattere alquanto irrequieto ed ardito, appartenesse al Partito d’Azione(5) di dichiarato spirito repubblicano, propenso a fare proseliti ed arruolamenti nella classe infima del popolo.

Controllato dalla prefettura

La Prefettura controlla tutti questi ex garibaldini, potenzialmente sobillatori e così il 10 aprile (1864) viene allontanato da Genova, con l’obbligo di scegliersi un’altra residenza tra i centri minori dove è ridotto il pericolo di esercitare propaganda sovversiva, specificando di escludere i posti di frontiera e le città di Genova, Torino, Milano e simili posti popolosi ove già esiste soverchio numero di Emigranti (per l’appunto, i rifugiati o i richiedenti asilo ante litteram odierni).

L’epistolario tra il Cherubini e la Prefettura è pressante; costui rivendica i suoi meriti per la Patria, cita la medaglia d’argento di garibaldino e la promozione ad ufficiale, lamentandosi che ad Asti gli si toglieva la possibilità di occuparsi utilmente e di non poter essere in grado di perfezionarsi nella sua professione. Ottiene anche l’appoggio del Comitato Veneto per l’emigrazione, ma ciò non serve a nulla.

L’Ente di Pubblica Sicurezza piemontese è sospettoso e prevenuto, tanto che lo rimanda ad Asti nonostante non ci siano prove discreditanti a suo carico, (“a lode del vero che il C. ha mai sempre tenuto buona condotta a segno tale che si dovrebbe diminuire la costante sorveglianza che su di lui viene ancora sempre espressamente esercitata” -lettera del 25 set. ’64).

Ma il peggio arriva poco dopo, quando a Torino arrivano due friulani per promuoversi all’elezione di rappresentanti dell’emigrazione; subito si teme per l’azione di un certo Cherubini Luigi da Udine (!) , che sarebbe, senza nessuna prova, un “agente speciale” di una fantomatica missione. I controlli si fanno stretti.

Che il controllo della Prefettura fosse probabilmente eccessivo sembrerebbe confermato dal fatto che nessuna accusa si sia mai trasformata in atti concreti.

La figlia dell’avvocato

Diversamente da oggi, quando uno finiva sotto il controllo delle autorità, riceveva quasi uno stigma sociale. Il fatto di essere controllato destava sospetti ovunque, indipendentemente dal suo comportamento.

Ed ecco che in Prefettura arriva una lettera di un personaggio importante, l’avv. Francesco Novara cavaliere dell’Ordine mauriziano e presidente del Tribunale di circondario del Levante, residente a Sarzana.

Di che cosa è accusato questa volta il povero piovenese?

Di… aver corteggiato la figlia dell’avvocato. Il Cavaliere vorrebbe un genero ben più benestante che un povero cuoco e poco importa la volontà di sua figlia, né tanto meno che sia riuscita a trovare finalmente qualcuno che la amasse, visto che una società così formale poco apprezzava il fatto che la povera Gabriella fosse “di corpo infelice, inabile a qualsiasi lavoro… non alta da poter arrivare a un tavolo”.

Così una lettera che dovrebbe essere immediatamente cestinata o appesa alla bacheca delle lettere buffe, viene presa sul serio e i controlli sul povero Cherubini aumentano: il solito Sotto-prefetto di Asti invia a Luigi Cherubini dei Mille una lettera con ammonizioni perché non molesti più oltre la famiglia Novara.

Di nuovo al confino

Anche se basati sul nulla i sospetti si accumulano. Il 24 dicembre 1864: il Cherubini è scomparso; si dà ordine di cercarlo in tutta Italia, chissà cosa potrebbe combinare. Lungi dal voler entrare in clandestinità, il Cherubini si era già presentato spontaneamente alle autorità di Torino. I funzionari sabaudi tirano un sospiro di sollievo, ma lo puniscono a causa della grave mancanza: si provveda che venga trasferito a Saluzzo o Mondovì.

Un tale “pericolo pubblico” va tenuto sotto controllo. Ogni giorno parte una lettera-informativa che riguarda paradossalmente il povero Parmenione Carubin, dato che non ci si era ancora accorti che al suo paese natale, su relazione del Sindaco di Piovene (addirittura del 1878), risultasse dai registri delle nascite con tale nome e cognome.

Scomparso … a Vicenza

All’improvviso del Cherubini non si sa più nulla; a Saluzzo non lo conoscono. Pasquale, detto Luigi, però non è andato a fare rivoluzioni, sarebbe semplicemente tornato verso casa, a Vicenza. Si è sposato con la donna che amava, la figlia dell’Avv. Cav. Francesco Novara e, all’insaputa delle sospettose autorità torinesi, ha sempre ritirato la sua pensione di garibaldino di lire 1.000 annue a Vicenza, fino alla sua morte, ivi avvenuta il 13 ottobre 1870.

Neanche di questo i sospettosi controllori erano al corrente! Se ne rendono conto nel momento in cui Gabriella Novara, la vedova dell’ex garibaldino, chiede nel 1878 un “sussidio di reversibilità” al ministero competente, che le concede la somma di Lire 100 (all’anno, s’intende).

Romano Borriero – Renzo Priante

 

Vedi anche: La storia in incognito


NOTE

(1) Giuseppe Mazzini, oltre che essere il fondatore nel 1831 a Marsiglia della Giovine Italia, diede impulso ed idea al crearsi di simili associazioni quali la Giovine Svizzera, la Giovine Germania, la Giovine Francia, la Giovine Polonia, che tutte assieme avrebbero potuto fondare la Giovine Europa. Le idee repubblicane trovavano ascolto tra i giovani d’Europa e nel 1848 trovarono occasione di imporsi, seppure solo per una breve, ma estesissima fiammata.

(2) (http://www.ilgiudiziocattolico.com/1/275/il-1848-anno-delle-rivoluzioni-e-della-rivoluzione.html#sthash.BPNjfmta.dpuf)

(3) https://it.wikipedia.org/wiki/Repubblica_di_San_Marco

(4) Quando Venezia si ribellò agli austriaci, insorse l’intero Veneto. A Vicenza si formò un governo provvisorio, tra i suoi membri Valentino Pasini di Schio. Si formarono milizie volontarie, come il Corpo Franco di Schio che difendeva l’insurrezione cantando il Canto dei Crociati composto dal Fusinato, l’altopiano dei Sette Comuni offrì alla repubblica di San Marco un corpo di oltre 1600 uomini, … Impossibile riassumere in poche righe gli infiniti avvenimenti, gli scontri, di quell’anno divenuto proverbiale. Per quanto riguarda personaggi ed eventi dell’alto vicentino si può consultare il numero 11 di Sentieri Culturali, Schio 2011, edito dalla Comunità Montana Leogra-Timonchio. Tra questi scritti anche la storia di due garibaldini scledensi: Giuseppe Baice e Domenico Cariolato. Per quanto riguarda il garibaldino piovenese, nessuna notizia fino a ieri, prima che Germano Bevilacqua e Romano Borriero lo tirassero fuori dall’ombra.

(5) Era questo un partito radicale e repubblicano quindi tendenzialmente contrario alla monarchia sabauda. Era stato fondato da Giuseppe Mazzini nel 1953 e sosteneva un’unità d’Italia dal basso con l’apporto dei ceti più popolari. Il Partito d’azione fu la base del successivo Partito Repubblicano. (https://it.wikipedia.org/wiki/Partito_d’Azione_%281853-1867%29).

Lapide a ricordo dei garibaldini ventino posta in piazza castello a Vicenza

Lapide a ricordo dei garibaldini vicentini posta in piazza Castello a Vicenza


Di seguito, il testo integrale dell’articolo di Germano Bevilacqua apparso su La Voce dei Berici del 1 marzo 1987.

Le strane avventure del Carubin un oscuro garibaldino di Piovene

 Mutato il cognome in Cherubini, al rientro dall’impresa del 1860 non riuscì a trovare una conveniente sistemazione e diede da fare alla polizia – Un matrimonio contrastato – Per misure di pubblica sicurezza fu allontanato da Genova e relegato ad Asti – Quasi una persecuzione del ministero dell’Interno – Una morte oscura nel 1870

Il nome (Parmenione) lo rende interessante per esser l’unico fra i Mille ad averlo, ma anche il cognome é interessante. II certificato di nascita parla di un Carubin. nato nella parrocchia di S. Stefano del Comune di Piovene-Rocchette ma questo cognome tipicamente servito fu subito mutato in Cherubini, più orecchiabile. E Cherubini rimase in tutta la campagna dei Mille e poi fino alla fine della sua vita ed oltre anche per gli storici che si sarebbero occupati di lui. Era nato 1’11 aprile del 1827, forse da famiglia contadina. anche se poi dichiarerà di essere di professione cuoco, o “cuciniere” come diranno le autorità militari e di polizia. Certo aveva un discreto quoziente di intelligenza perché alla fine della campagna dei Mille fu promosso (come tantissimi altri) sottotenente, dando però tosto le dimissioni e preferendo intascare subito sei mesi di stipendio, quattrini che in sita sua non aveva di certo mai visto in tale abbondanza. Poi fu assistito, come emigrato veneto, dal ’62 con L. 40 mensili, cifra modesta che nel ’65, all’atto dell’istituzione della pensione dei Mille, fu tramutata in mille lire annue vitalizie. Sul suo nome, all’Archivio centrale dello Stato a Roma, ho rinvenuto quasi un chilo di documenti e mi accontento di narrare qualche cosa su di lui anche per il fatto che tutta coloro che si sono interessati dei Mille, poco o quasi nulla ne hanno detto.

UNA SERIE DI GRIDE

Il 28 maggio 1864, da Asti, dove si trova. egli incomincia a scrivere petizioni per ottenere “passo libero”, come dice lui, e trovare la città giusta per esercitare la sua professione di cuoco e “poter mantenere quel decoro che é necessario ad un buon cittadino“. Due giorni dopo la Sotto-prefettura ufficiale di sicurezza pubblica avverte il ministro dell’Interno a Torino che “dal giorno 10 aprile u.s. per misure di pubblica sicurezza il Cherubini veniva allontanato da Genova perché riconosciuto di carattere irrequieto ed ardito di cui si avrebbe (!) potuto servire il partito d’azione, al quale il Cherubini apparteneva, per fare arruolamenti nella classe infima del popolo”.

Il ministro risponde che può scegliere il suo domicilio. sempre a proprie spese, dove vuole, esclusi a punti di frontiera e le città di Genova, Torino. Milano e simili altri centri popolosi “ove già esista soverchio numero di Emigrati“.

Questa volta il nostro tira in ballo il suo servizio per la Patria. Egli ha combattuto nel ’48-’49 anche per la liberazione di Venezia. Ottenne la medaglia d’argento al valor militare e la promozione ad ufficiale “Ultimamente senza aver dato alcun motivo di lagno, fu relegato ad Asti. Con questo sistema, gli si toglie la possibilità di occuparsi utilmente e di perfezionarsi nella sua professione

Il documento questa volta è avallato dal presidente del Comitato veneto di emigrazione, ing. Alberto Cavalletto, il patriota padovano che allora godeva fama ben meritata in tutta Italia. Ma il Ministro nella contro-replica riafferma il concetto della possibilità di un futuro pericolo, comunque anche lui conferma “a lode del vero che il C. ha mai sempre tenuto buona condotta a segno tale che si dovrebbe diminuire la costante sorveglianza che su di lui viene ancora sempre espressamente esercitata” (lettera del 25 set. ’64)

Il peggio arriva poco dopo, quando il 12 dicembre da Torino giunge alla 8° Divisione l’avviso dell’arrivo dei patrioti friulani Tolazzi e Andreuzzi, per promuovere l’elezione a rappresentanti dell’emigrazione. ”Viene assicurato, si precisa poi, che a questo fine certo Cherubini Luigi da Udine (!) sarebbe spedito in missione segreta come agente speciale“. Si raccomanda di non concedere alcun permesso da usare dal centro dove si trova e che “si provegga per una stretta sorveglianza“. Un’altra riservata viene spedita da1 ministero dell’Interno alla Sotto-prefettura di Asti con gli stessi avvertimenti e misure di sicurezza.

NESSUNO SE NE ACCORSE

Ma la croce del Vicentino non finisce qui. Nel peregrinare di qua e di là, ha conosciuta una ragazza. che é figlia dell’avv. Francesco Novara cav. dell’Ordine mauriziano e presidente del Tribunale di circondario del Levante, residente a Sarzana. La ragazza è decisamente nanerottola, anche zoppa. L’avvocato non suole saperne che sua figlia abbia relazione col garibaldino e manda addirittura una lettera a S.E. al ministro “pregando di prendere in seria considerazione il contenuto in essa e a dare quei provvedimenti che nella sua alta giustizia crederà del caso“. Sembra quasi di essere in un altro pianeta. Il ministro dell’interno scrive al solito sotto-prefetto di Asti una lettera con ammonizioni da farsi a Luigi Cherubini dei Mille perché non molesti più oltre la famiglia Novara. Il 24 dicembre una nuova lettera della Sotto-prefettura annuncia che il garibaldino é scomparso da Asti. L’Italia è in allarme… il ministero sembra impazzito e lancia ordine di cercarlo a tutti i costi. Però già dal 22 si era presentato spontaneamente provenendo da Torino e fu severamente ammonito. Ora il sotto-prefetto propone di confinarlo nel deposito di Saluzzo o Mondovì in modo che cessi il pericolo che un tale personaggio può procurare all’ordine pubblico. Le lettere si susseguono una al giorno tra il Ministero e la Sotto-prefettura. Poi c’è un grosso buco nei documenti, che tacciono per parecchi anni. Il “pericolo pubblico” non deve quindi essere stato tanto minaccioso. Il 22 aprile 1878 il ministro dell’Interno chiede al sindaco di Piovene la data precisa della nascita del Cherubini. Il sindaco, fatte le dovute indagini “sui registri delle nascite esistenti presso questo Ufficio parrocchiale“, scrive che il Cherubini nacque il giorno 11 aprile 1827. Non si accorge che il Cherubini è nei registri Carubin. Comunque nessuno lo conosce. Anche gli anziani del paese lo ignorano. La Pubblica sicurezza riconferma di non sapere nulla del garibaldino. A Saluzzo è totalmente sconosciuto. “In questo Circondario, continua la relazione, esiste un solo individuo dei M. di Marsala ed è un tal Berrino Michele, il quale interrogato in proposito, assicura di non aver mai conosciuto alcun garibaldino di nome Cherubini”. Anche l’Intendenza di finanza (che è quella che paga le pensioni ai Mille) non sa nulla. La risposta è del 17 giugno 1878; la lettera, come tutti i documenti dell’anno, è listata a lutto perché è morto il re Vittorio Emanuele.

Finalmente il 17 luglio 1878 una lettera del Segretario generale del ministero di Torino avverte che la pensione di L. 1000 (mille) concessa a lutti i Mille nel 1865 è stata pagata al Cherubini a Vicenza fino al “giorno della sua morte avvenuta il 13 ottobre 1870“. Nessuno si era accorto che da almeno 7 anni il povero Cherubini era sparito. Ed ora tocca alla ex moglie, la vedova, Gabriella Novara, figlia del famoso avvocato, che tanto aveva brigato per cacciare il garibaldino da casa sua, a chiedere un sussidio al ministero, il quale tenuto conto che la povera vedova “è di corpo infelice, inabile a qualsiasi lavoro… non alta da poter arrivare a un tavolo” concede un sussidio di L 100.

Germano Bevilacqua

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2 thoughts on “Le peripezie di un garibaldino

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