Home

Ci si mette in cammino per tornare a casa come Ulisse, per visitare luoghi che che si ritengono sacri come i pellegrini medievali, per espiare una colpa come Orso che finì la sua vita alla pendici del Summano, come durissima prova per conoscere sé stessi e rinascere oppure solo per inquietudine, per lasciare la vita quotidiana talvolta rinunciando a tutto quello che si ha in cerca dell’ignoto.

Il viaggio nel mondo antico

Ha un’origine antica il viaggio. Il viaggio di scoperta potremmo farlo partire da Ulisse col suo decennale peregrinare attraverso le terre sconosciute.

Il viaggio devozionale esisteva anche prima del Cristianesimo, s’incontrava frequentemente nella letteratura greca. Scaturiva dalla convinzione che la preghiera fosse più efficace in determinati posti, in cui erano avvenuti eventi straordinari legati alla presenza di qualche divinità.

L’oracolo di Delfi era sicuramente una delle località più famose e l’abitudine di visitare luoghi ritenuti sacri doveva essere diffusa se già allora venne redatta quella che potremmo considerare una delle prime “guide”, la Guida della Grecia di Pausania. Questi non si limitò a compilare un semplice catalogo di luoghi sacri o legati a eventi mitologici; volle elaborare un’opera letteraria -una guida- per perpetuarne la tradizione, ben sapendo, come in seguito i pellegrini-scrittori medievali, che ove il significato sacrale di un luogo «venisse dimenticato, la località sarebbe stata spogliata delle associazioni utilizzabili e sarebbe divenuta un posto come gli altri» (1).

palestina anticaDopo Pausania fu Eusebio di Cesarea che si impegnò, nel 290 d.C. a redigere un vero e proprio inventario dei Luoghi Santi, l’Onomasticon. Sanciva la nascita e il futuro progredire di una nuova geografia legata agli eventi narrati nella Bibbia. Si andava sulle tracce dei luoghi descritti dalla Bibbia, sancendo una indissolubile unione tra “luoghi sacri” e “letteratura del sacro”: il luogo sacro dimostra la verità del testo, mentre il testo fornisce il “significato” del luogo sacro.

Pellegrini per inquietudine

Viaggiare, per un pellegrino assume anche la forma di ire per agros, muoversi con inquietudine e senza tregua lontano dalla città, simbolo della società terrena, spostandosi dal tempo e dallo spazio profano verso una dimensione sacralmente qualificata, un ritorno alla vera patria, quella di Cristo.

Frontespizio della Guida del Pellegrino, edizione di Lipsia del 1521

Frontespizio della Guida del Pellegrino, edizione di Lipsia del 1521

A partire dall’episodio biblico della cacciata dal paradiso terrestre di Adamo ed Eva, il viaggio si traduce nel bisogno di evasione, di ricerca e di sapere. Uno sconosciuto frate, padre guardiano del convento dei francescani a Gerusalemme spiega allo svizzero Jost von Meggen che

«i pellegrini sogliono recarsi a Gerusalemme per due ragioni:

  • alcuni spinti soltanto da sommo zelo, per visitare la Terra Santa su cui Cristo passò coi propri piedi e in cui tanto operò a salvezza dei fedeli;
  • altri soprattutto per il gusto di fare lunghi viaggi e conoscere il mondo (Aristotele del resto dice che per natura tutti gli uomini amano sapere)» (2)

Viaggio, durissima prova

Prima di diventare scelta di libertà, il viaggio sarà considerato durissima prova, profonda sofferenza e recupero di un’identità perduta, eredità anche questa della tradizione classica, in cui il viaggio è quasi sempre ricerca esistenziale.
Le due concezioni medievali del viaggio sono poeticamente stigmatizzate nelle pagine della Divina Commedia, dove l’autore stesso, Dante Alighieri, è il viandante/pellegrino che parte per raggiungere l’empireo e la salvezza, dopo aver attraversato la Terra, arrivando al suo centro, Gerusalemme.

Pellegrini medievali

Parigi, Bibliothèque Nationale (Ms. 2810, fol 65r.), Pellegrini diretti in Terrasanta

Parigi, Bibliothèque Nationale (Ms. 2810, fol 65r.), Pellegrini diretti in Terrasanta

Il medioevo è un mondo chiuso, è un’epoca nella quale i contadini appartenevano alla terra, questa al feudo e questo al feudatario. Un’epoca in cui il figlio del contadino era frutto di quella terra, come un porcellino nato da una scrofa o un vitello da una vacca; anche il figlio del contadino-servo della gleba apparteneva al padrone ed era inchiodato alla stessa terra della sua famiglia: doveva produrre decime e cibo per il signore.

In questo mondo i pellegrinaggi erano di per sé elementi di rottura. Erano tollerati perché appartenevano alla genesi stessa del Cristianesimo. La stessa Elena, madre di Costantino, secondo la tradizione partì per Gerusalemme per cementare la propria fede di convertita.

Si andava in pellegrinaggio anche per penitenza, per scontare peccati gravi. L’ecclesiastico, non soggetto a legge civile, quando avesse commesso colpe gravi come l’omicidio e l’incesto era condannato a vagabondare in continuazione, per terre sconosciute e pericolose, vivendo nella povertà grazie solo alle elemosine. Essi dovevano portare ben visibili i segni del loro peccato: giravano infatti nudi, scalzi e con ferri che ne cingevano i polsi e le gambe. (https://it.wikipedia.org/wiki/Pellegrinaggio_cristiano)

Pellegrino per colpa sarebbe anche Orso che terminò i suoi giorni alle pendici del monte Summano e che ha dato origine al nome del comune che ospita i suoi resti: Santorso (5)

Le mete del viaggio dei pellegrini medievali erano legate principalmente a 3 luoghi:

  • Gerusalemme,  dov’era la tomba di Gesù
  • Roma, che conteneva le spoglie degli apostoli Pietro e Paolo
  • Santiago di Compostela, dove fu trovato il corpo dell’apostolo Giacomo

Le vie di pellegrinaggio sono anche percorse da artisti, magari chiamati alla destinazione finale a onorare il santuario con affreschi o sculture. Lì facevano bottega con altri artisti provenienti da altre parti del mondo e si scambiavano tecniche, tratti stilistici, creando nuovi stili e nuovi modi di vedere il mondo.

pieve_San_Martino

Pieve di San Martino a Brogliano

Poi, nel lungo viaggio di ritorno, qualcuno di questi allievi/aiutanti si fermava in qualche pieve di montagna o di valle e, in cambio di un’ospitalità che durava tutta la stagione avversa, produceva un affresco, dipingeva una statua lignea, ecc.

E’ così che, ad esempio, si trova un cristo di gusto giottesco nella pieve di San Martino nella valle dell’Agno.

I pellegrinaggi non solo mettevano in moto le persone in un mondo fisso, ma anche scambiavano cultura relazioni e, così facendo, producevano una cultura nuova.

Le vie dei pellegrini

Attraversavano l’Italia da nord a sud le vie che, dalla Francia e dalla Germania, conducevano a Gerusalemme.

gerusalemme

Attraversavano l’Europa da est a ovest le vie che portavano a quello sperduto paese della punta occidentale della Spagna chiamato Santiago del Compostela.

Santiago

La via Francigena originariamente collegava il mondo franco a Roma passando per il Moncenisio e il Monginevro. Successivamente allargò il suo bacino e prese altre strade in direzione di Roma, una di queste passava per Bassano e Treviso

francigena

Le vie indicate sopra, con tutte le infinite varianti (il primo pellegrinaggio noto è del 333 quando un pellegrino partito da Bordeaux, passate le Alpi, attraversa la pianura padana fino ad Aquileia poi si dirige a Gerusalemme lungo la costa dalmata senza mai attraversare il mare) sono dette peregrinationes maiores.

Per Dante Alighieri il pellegrinaggio in senso stretto è solo quello che si dirige a Santiago di Compostela e dà ai viandanti il nome di palmieri, peregrini o romei  a seconda della meta del viaggio (3).

Esistevano poi altri itinerari, tra i più importanti quelli legati all’arcangelo Michele:

  • Monte Sant’Angelo in Puglia
  • Mont Saint Michel (Francia)

Ambedue sarebbero luoghi di miracolose apparizioni dell’arcangelo.

Pellegrini in val d’Astico e sul monte Summano

Con l’era moderna gli itinerari si differenziarono, nuovi luoghi di culto proliferarono, alcuni sorgevano lungo itinerari consolidati.

I pellegrini avevano bisogno di posti ove fermarsi a mangiare, dormire, pregare, chiedere informazioni. Nel sud Italia i monasteri benedettini assistevano i viandanti, a Gerusalemme vi erano i Francescani a fornire supporto.

Anche la valle dell’Astico era via di pellegrinaggio, testimoniata dalla presenza di luoghi di accoglienza per pellegrini.

  • A Brancafora (Pedemonte) c’è un ospizio per pellegrini testimoniato fin dal 1300, ma forse risale al X secolo (4).
  • Al 1305 risale la prima fonte scritta che testimonia la presenza di un convento sulla cima del Summano.

L’esaustiva ricerca di Renato Zironda, Santa Maria di Monte Summano, Piovene 2000, testimonia l’esistenza di una congregazione religiosa sul monte fin dai primordi del XIV secolo.

Summano

Le quattro vie di accesso al Monte Summano, la più frequentata era la via di Piovene

Il monte Summano è facilmente riconoscibile da lontano per la sua forma vagamente conica. E’ proteso nella pianura ed è il primo che si riconosce da sud e l’ultimo monte prima della pianura per chi proviene da nord. Al monte Summano si poteva accedere da Velo D’Astico, Schio, Santorso, ma la strada più frequentata è sempre stata quella che passava per Piovene. Sulla sommità del Monte fin dal medioevo è testimoniata la presenza di un convento (il primo documento che lo cita risale al 1305). Nei due secoli successivi lo stato del convento e dei religiosi conosce fortune alterne tra rischio di chiusura e rilancio.

I Girolimini e l’Ospizio

La vera svolta si ebbe nel 1452 con l’arrivo in zona della congregazione degli eremiti del beato Pietro Gambacorta da Pisa: i Girolimini (anche detti Girolamini). Costoro ressero e rilanciarono il convento. All’inizio officiavano nella minuscola chiesa dei SS. Vito Modesto e Crescenzia (a fianco dell’attuale Municipio).

Molti erano i pellegrini che frequentavano i luoghi di devozione provenienti da svariate comunità. Avevano bisogno di cibo e di un riparo per sé e per gli animali che spesso li accompagnavano. La strada per il Summano che passava per Piovene era la più agevole e frequentata. Qui, nel 1592 per i pellegrini, venne costruita la Chiesetta di Santa Maria in Aracoeli detta Chiesetta dell’Ospizio e l’Ospizio cinti da mura.

chiesa ospizio

Al posto dell’attuale parco della Birreria vècia vi era la riva dei Frati: orti, frutteto e quanto serviva al sostentamento dei religiosi, compreso qualche prato che doveva servire per gli animali che accompagnavano i pellegrini. I frati producevano olio ed erbe medicinali e aromatiche. Era ricovero per il riposo e le emergenze sanitarie della comunità di frati. Qui convivevano un paesaggio ortivo ben curato e la natura selvaggia: una rupe scoscesa e una grotta dalla quale sgorgava l’acqua.

I Girolimini erano molto amati dalla popolazione tanto che in una lettera del 1656 il parroco di Piovene, lamentandosi della scarsa affluenza della messa a Santo Stefano, pretese dal superiore dei frati che non venisse celebrata la messa dai Gerolimini finché non fosse terminata quella nella chiesa parrocchiale.

Il monte era meta di pellegrinaggi, ben 44 comunità avevano fatto voto di pellegrinaggio alla Madonna del Summano. Secondo il Maccà (1813) nell’anno 1667 una confraternita di San Pietro Mussolino (valle del Chiampo ndr) si era avviata in processione verso la cima del Monte Summano come erano solite fare all’epoca molte altre comunità. Arrivati a Schio, i fedeli avevano trovato ad accoglierli un tempo piovoso e freddo. Viste le avverse condizioni climatiche, alcuni avevano pensato di fermarsi a Santorso; altri invece – <più animosi> – avevano voluto comunque proseguire l’ascesa al monte. Sorpresi dalla notte, dal freddo, dal vento e dalla neve, non erano stati capaci di proseguire molto oltre e diciotto di loro, tra uomini e donne, grandi e piccoli, vi avevano trovato la morte. In seguito a questo grave episodio, i frati del convento di Monte Summano avevano chiesto alla città di Vicenza il permesso di poter costruire, lungo le vie di accesso al santuario, alcuni capitelli capaci di ospitare in caso di bisogno circa 50 persone.

Dopo secoli di servizio, nel 1772, il Senato Veneto soppresse l’ordine monastico. Nel 1777 i frati abbandonarono Piovene e la cospicua proprietà venne acquistata dall’abate Giuseppe Pizzati, ex gesuita. La proprietà passò in seguito a Pietro Rossi che costruì la prima fabbrica di birra inaugurata nel 1868. (2)

Intanto, la presenza di pellegrini e pellegrinaggi aveva arricchito Piovene di opere d’arte. Tra queste:

  • la splendida chiesetta di Santa Maria in Araceli, una delle più belle opere d’arte di Piovene,
  • l’Ospizio dei Girolimini
  • i capitelli lungo la via dell’Angelo

chiesa Ospizio

Continua …


NOTE

(1) E.J LEED, La mente del viaggiatore. Dall’Odissea al turismo globale, Bologna 1992, p. 172. Il brano è citato in L’odeporica del pellegrinaggio dall’antichità alle soglie dell’età Moderna, di Amalia Federico, il saggio si può liberamente scaricare qui http://tinyurl.com/npyofs5. Vale la pena di dare un’occhiata al sito dove è contenuto si tratta di http://www.viaggioadriatico.it/ViaggiADR e contiene materiale molto interessante per le relazioni tra viaggi e letteratura. Riporta anche numerose cronache di viaggio degli ultimi 6 secoli.

(2) Amalia Federico, L’odeporica del pellegrinaggio dall’antichità alle soglie dell’età Moderna, vedi nota precedente.

(3) «Peregrini si possono intendere in due modi, in uno largo e in uno stretto: in largo, in quanto è peregrino chiunque è fuori della sua patria; in modo stretto non s’intende peregrino se non chi va verso la casa di Sa’ Iacopo o piede. E’ però da sapere che in tre modi si chiamano propriamente le genti che vanno al servigio dell’Altissimo: chiamansi palmieri in quanto vanno oltremare, la onde molte volte recano la palma; chiamansi peregrini in quanto vanno a la casa di Galizia, però che la sepoltura di Sa’ Iacopo fue la più lontana della sua patria che d’alcuno altro apostolo, chiamansi romei quanti vanno a Roma». D. ALIGHIERI, Vita Nova, XL

(4) Vedi in http://www.parrocchie.it/pedemonte/brancafora/pedemonte.htm

(5) Leggenda di Sant’Orso. Il re di Dalmazia Orso, vissuto al tempo di Carlo Magno, dopo aver ucciso in un eccesso d’ira il padre, la moglie e il figlio si pentì e chiese il perdono al Papa.
Orso ottenne l’assoluzione, ma gli fu imposto come penitenza di vagare pellegrinando di regione in regione finché non fosse giunto al Santuario Mariano del monte Summano senza chiedere ad alcuno dove si trovasse il luogo. Dopo lungo pellegrinare giunse a Salzena alle pendici del Summano. Il penitente comprese di essere arrivato alla sua meta ma appena iniziata la salita del monte il 3 maggio 800 morì e fu trovato dalla gente del luogo con il bastone da pellegrino fiorito. Le sue reliquie vennero deposte nella chiesetta di San Dionigi e poi trasportate nel Santuario a lui dedicato. (http://tinyurl.com/puqt82y)

(2) Del ruolo della Madonna dell’Angelo come protettrice dalla peste abbiamo parlato anche qui https://accogliamoleidee.wordpress.com/2015/07/01/la-peste-a-piovene/

One thought on “Cammini e viandanti

  1. Pingback: Cammini veneti | Accogliamo le Idee

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...