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Lungo il Cammino Fogazzaro Roi tra Santorso e Piovene Rocchette

La strada da Santorso a Piovene costeggia le ultime propaggini del monte Summano, è molto piacevole e corre tra prati ondulati e muretti a secco. Lì dove compaiono le prime case si entra nel territorio di Piovene Rocchette. A separare i due territori la Val Rudenella una delle valli che scende dal Summano, sempre asciutta tranne che nei piovaschi più forti quando i sassi rotolano giù nei prati. E proprio questo manto di ghiaia deve aver generato la strada nei secoli scorsi. Perché oggi val Rudenella è una strada ed è stata pure asfaltata.

pista dei veneti santorso.jpg

Forse non lo sapete, ma state percorrendo una strada parallela all’antica Pista dei Veneti o almeno così è stata identificata sulla base di ritrovamenti archeologici. Ci guida in questa ricerca il prof. Bruno Costa.

La Pista dei Veneti

L’esistenza di una pista protostorica, che attraversava tutto il Veneto dall’Adige al Piave ed oltre, lungo le pendici dell’arco di colline che racchiudono a Nord la Pianura Veneta, fu ipotizzata da Alessio De Bon (Romanità del Territorio Vicentino, 1937). L’ipotesi  fu poi divulgata  da  Giovanni Mantese (Storia di Schio, 1955), il quale, forse con l’assenso verbale del De Bon, la denominò Pista dei Veneti.

Pista dei Veneti.jpg

Quali prove vi sono per l’ipotesi di una Pista dei Veneti?

Vi sono documenti e manufatti che mostrano come oggetti con lavorazione simile e simile aspetto sono presenti nello stesso periodo lungo tutto l’arco pedemontano dal veronese fino al Friuli. Questo porta a pensare l’esistenza di scambi consolidati tra le popolazioni.

L’esistenza di una vera e propria pista non è accertata. Una delle difficoltà risiede nel fatto che, prima dei romani, le strade non avevano la consistenza e la solida struttura delle strade consolari (es. la via Postumia). Poteva trattarsi di piste in terra battuta e quindi l’originario tracciato sarebbe scomparso o ricoperto dal bosco o potrebbe anche trovarsi sotto uno dei sentieri attuali. E’ anche possibile che anticamente vi fossero tracciati diversi a seconda delle stagioni.

In definitiva la Pista dei Veneti potrebbe essere un itinerario di scambio che si serviva di uno o più tracciati più che una strada vera e propria.

Gli scambi sembrano essere testimoniati fin dall’età del bronzo (XIII-XII secolo a.C. e sono continuati nell’età del ferro fino al 200 a.C.) Vedi anche (http://tinyurl.com/qaska34)

Le valli, al cui sbocco correva la supposta Pista dei Veneti, erano attive vie di transito verso il Nord: così la valle dell’Adige, quella dell’Astico, quella del Brenta e, la più importante, quella del Piave che portava al Danubio.

Interessati ai commerci lungo le direttive indicate, tramite i Veneti, erano anzitutto gli Etruschi che, nel momento di massima espansione (VI-V sec. a.C.), costituivano la  potenza  commerciale  più  importante  del Mediterraneo  occidentale e confinavano con i Veneti avendo fondato Spina.

I ritrovamenti

Siamo dunque lungo il tracciato del cammino Fogazzaro Roi tra Santorso e Piovene (vedi mappa). La strada, ora secondaria, è stata a lungo utilizzata in epoca recente per collegare i due abitati, allora divisi da una lunga serie di campi coltivati. La testimonianza orale delle persone più anziane ricorda come quella strada fosse percorsa alla fine del secolo scorso, dai lavoratori che si recavano da Santorso a lavorare nella fabbrica della Lanerossi di Piovene-Rocchette prima che fosse costruita l’attuale strada provinciale.

Pista dei Veneti 3 ridotto.jpg

Nel territorio del comune di Santorso e più precisamente tra Prà della Pezza e f.te Crosarola, un luogo particolarmente ameno per la presenza delle fontanelle della Val Rudenella, nel 1995 furono trovati dei frammenti di ceramica in grande quantità. Confrontando il materiale recuperato, con altri reperti provenienti da altre località venete, ha fatto sì che si potesse stabilire che tali frammenti ceramici erano riferibili al XII-XIII secolo avanti Cristo.

Uno sguardo all’era preistorica

Seguiamo il prof. Bruno Costa.

punta di freccia.jpg

L’uomo del XII-XIII secolo avanti Cristo era spinto da una logica diversa dalla nostra nella scelta dell’abitato, che si trovava per lo più sulle pendici dei monti o sulle colline, perché vi concorrevano vari motivi favorevoli: la difesa dalle piene dei fiumi o dagli impaludamenti della pianura dell’Alto Vicentino, ma contemporaneamente la vicinanza all’acqua delle sorgenti (presenti nella zona); l’esposizione a sud-est, in modo da sfruttare la luce ed il calore del sole e il riparo dai venti freddi del nord; la presenza di un elemento di viabilità (“La Pista dei Veneti“) e la possibilità di rifugiarsi negli anfratti o nelle caverne del luogo (Bocca Lorenza); siccome l’uomo era allora cacciatore, pescatore e raccoglitore, importante elemento per la sopravvivenza era la selvaggina presente nel luogo e quando l’uomo divenne pastore fu determinante la presenza di pascoli o dell’alpeggio sui monti (il Summano e i monti delle Prealpi Venete). 

Il pendio interessato all’insediamento è un tipico terrazzamento “rissiano”.

Durante la glaciazione di Riss si verificò un grande apporto di materiali formati dalla degradazione delle rocce; tali accumuli vennero poi erosi e rielaborati durante il periodo glaciale “wurmiano”(*1). Alla profondità di c.a 20-30 cm. si trova uno strato quasi nero che è una caratteristica comune ai siti fortemente antropizzati.

I cocci

Siccome il terreno è stato più volte lavorato con l’aratro, sono presenti solo frammenti ceramici e grumi di argilla cotta. Si era allora all’età del bronzo, ma non è stato ritrovato nel sito alcuna traccia di materiale bronzeo, forse perché si trattava di un centro abitativo in cui c’era una certa povertà di strumenti metallici. D’altro canto la grande quantità di frammenti ceramici (foto 8-13) sta a dimostrare una varietà piuttosto rilevante di forme vascolari costituite da argilla rosso-arancione o grigia, in quanto sul posto esisteva la materia prima, già mista a sabbia fine e a tritumi calcarei. 

 

Forma di ansa (v. foto 12-13) 

Ceramica protoveneta 3.jpg

Fig. 5-6: Espansioni verticali sopra la bocca superiore. 

ceramica protoveneta.jpg

Le ceramiche

ceramica protoveneta 2.jpgNell’antichità, i solidi e i liquidi venivano conservati in contenitori di ceramica che potevano assumere diverse forme: i doli erano vasi di grandi dimensioni (fig. 3); gli scodelloni si presentavano in diverse fogge, ma per lo più erano a forma troncoconica; le olle erano vasi di diverse forme e dimensioni atte soprattutto a contenere liquidi; le tazze e i boccali più o meno carenati servivano per lo più per bere. Le ceramiche rinvenute nel sito non si presentavano come manufatti lussuosi, ma alcuni erano particolarmente curati (foto 4) nelle appendici e nelle espansioni verticali (dette “cilindro-rette”) che si trovavano sopra la bocca superiore (fig. 5-6). 

Foto 4: Appendice verticale di un’ansa

Ceramica protoveneta 4.jpg

I Veneti

Ma chi era la popolazione che ha prodotto questi manufatti? Come vivevano, da dove venivano? Non a tutte le domande è possibile dare una risposta certa.

Sentiamo ancora il prof. Bruno Costa

Per Veneti (*2) si intende la popolazione che abitò l’omonima Regione, prima dell’arrivo dei Romani. Fino a poco tempo fa erano chiamati Paleo-veneti, ma per amor di semplificazione, saranno chiamati Veneti.

Da dove giunsero? Quando?

Quali erano le caratteristiche che li distinguevano dagli altri popoli?

Dove passarono o si insediarono si caratterizzarono perchè cremavano i loro morti le cui ceneri venivano deposte sottoterra e perchè usavano delle ceramiche particolari color rosso-arancio o grigio e talvolta dei vasi dalla imboccatura a forma quadrangolare. Con ogni probabilità partirono dalla regione (*3) a nord del Caucaso (cultura dei Kurgàn) verso il 2300-2400 avanti Cristo ed arrivarono nel Veneto attraverso l’Illiria alcuni secoli prima di Cristo. (*4) I Veneti si insediarono nel territorio al posto degli Euganei: mentre i primi praticavano l’incenerimento dei morti, i secondi usavano l’inumazione. 

Tra i vari centri non esistevano strade, ma i collegamenti avvenivano a mezzo di piste e di tratturi

Non rimangono resti delle loro abitazioni perché non usavano pietra per la loro costruzione, che, per lo più, erano capanne a forma rettangolari o circolari, di modeste dimensioni, capaci di accogliere tutt’al più quattro o cinque persone. L’ossatura era in legno ed il tetto e le pareti erano ricoperti di argilla.

I Veneti possono essere distinti in due gruppi:

  • quelli appartenenti all’area euganea pianeggiante
  • e quelli dell’area pedemontana settentrionale.

Quasi urbanizzati i primi che praticavano l’agricoltura, l’artigianato ed il commercio, meno organizzati i secondi maggiormente dediti alle attività agricole silvo-pastorali. La scoperta dei Veneti è recente. Quelle delle civiltà venete di Este e di Padova risale alla fine dell’800; mentre bisogna salire al 1959 per arrivare ai primi ritrovamenti archeologici veneti della città di Vicenza. Di recente scoperta anche i ritrovamenti in quel di Santorso (vi si sono ritrovati elementi di un telaio) ai piedi del Summano (*5) dove, lungo i margini del conoide detritico si sviluppò una vasta area insediata, soprattutto dopo il V sec. a. C. Santorso era luogo di collegamento tra Magrè e gli altri insediamenti collinari sud-occidentali con Piovene e il nord da dove giungevano le materie prime di metallo e di lana. 

Tra i Veneti la religiosità era molto forte e diffusa, da qui la numerosità dei santuari e dei luoghi di culto (*6). 

Conclusioni

Materiali simili a quelli ritrovati sono stati portati alla luce in tutta l’area veneta. I confronti inducono a datare questo sito abitato all’età del Bronzo (*7) recente, corrispondente circa al XIII-XII secolo a.C. (*8). In tale periodo si assiste ad un incremento demografico che si può dedurre dal moltiplicarsi degli insediamenti di pianura, sulle pendici dei monti o a quote montane più elevate. I ritrovamenti dell’Alto Vicentino appartengono, secondo le ultime valutazioni degli esperti, al gruppo Berico-Euganeo (*9) che si affermò nel Veneto settentrionale.


NOTE

(*1) G. Leonardi, Materiali preistorici e protostorici del museo di Chiampo (Vicenza), Venezia, 1973.

(*2) Si riportano le conoscenze più essenziali. Per un maggior approfondimento si rinvia agli studi citati nelle note.

(*3) L’origine è dai più considerata orientale, e più precisamente dall’Asia Minore o dal Caucaso.

(*4) L. Brunello, Il Veneto e i Veneti, Ed. Laurapanizzuti, Venezia, 1986.

(*5) A. R. Serafini, Gli abitanti di altura tra l’Adige e il Brenta, Grafiche Fiorini, Verona, 1984, vol. Il.

(*6) G. Fogolari – A. L. Prosdocimi, I Veneti Antichi, Ed. Programma, Padova, 1988, pp. 15-60.

(*7) Per “età del Bronzo” si intende quel periodo storico caratterizzato dalla scoperta della lega metallica del bronzo; in quell’epoca non era ancora conosciuto il ferro, metallo che caratterizzerà l’epoca successiva, che iniziò, nelle nostre zone, verso il IX secolo a.C.

(*8) G.Leonardi, Testimonianze preistoriche di Conegliano, Ed. Antoniana, Padova. 12

(*9) G. Leonardi, op. cit., p. 51.

______________

Il prof. Bruno Costa è nato a Piovene Rocchette. È stato insegnante elementare e di scuola media. Ha svolto incarichi amministrativi come assessore e sindaco di Zané negli anni ’70 e ha continuato il suo impegno amministrativo fino agli anni recenti. È stato anche consigliere provinciale.

Interessato di storia ha svolto numerose ricerche sul territorio tra  le quali

  • Il volto cambiato – Zané oggi e ieri,
  • Val di Tovo (Castana Arsiero), 
  • Mason Vicentino, la sua storia e le sue genti
  • Zané tra la prima e la seconda guerra mondiale
  • Tappe miliari della storia di Zané
  • La pista dei Veneti – La corte – Il castello del Tovo

Bruno Costa è deceduto nel 2011

Il presente articolo si basa sulla pubblicazione citata per ultima del 1996. Si ringrazia la figlia Fabia per il permesso di utilizzare e pubblicare l’articolo.

_______

A quanto ci risulta gli studi archeologici hanno apportato alcune novità sulla storia delle antiche popolazioni venete. Si tratta di studi successivi alla pubblicazione del prof Costa che risale al 1996. Sarà l’occasione per parlarne di nuovo.

3 thoughts on “La pista dei Veneti

  1. Carissimo il prof. Costa che stimo e che fu mio amico….. Bravissimo storico e ricercatore di archivi ma purtroppo non era un esperto di archeologia, molti sono gli errori e le incongruenze dei sui scritti su tale materia. Forse a volte bisogna appoggiarsi a chi ne sa di più…..

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