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Come va l’economia?

Istat Rapporto 2015Questa la domanda cui tutti vorremmo dare risposta, ma non è facile farlo. Si può provare ad approfondire il tema e noi vogliamo farlo a partire da uno studio dell’ISTAT (l’istituto nazionale di statistica) che contiene i dati aggiornati fino al 2014. Si chiama “Rapporto annuale 2015” e si può scaricare liberamente qui: http://www.istat.it/it/archivio/159350

Partiamo dalla sintesi e leggiamola assieme (1).

Tendenze generali 

PIL_nominal.jpg

Nel 2014, il Pil mondiale (2) è cresciuto del 3,4 per cento.

Nell’Unione Europea si è avuto un modesto recupero (+0,9 per cento) dopo un biennio di contrazione (-0,8 e -0,4 rispettivamente nel 2012 e 2013).

La ripresa non si è estesa all’Italia.

Nel primo trimestre 2015 il Pil nazionale ha finalmente segnato una variazione congiunturale positiva, pari allo 0,3 per cento. Venendo dopo una profonda crisi il Pil è sceso al di sotto di quello registrato nel 2000 e il valore pro capite al di sotto del livello del 1997.  Nel 2014 la domanda estera netta ha apportato un contributo positivo alla crescita del prodotto interno lordo.

Ripresa dei Consumi

carrello spesa.pngLa spesa per consumi finali delle famiglie è cresciuta dello 0,3 per cento. Il reddito disponibile in termini reali (il potere di acquisto delle famiglie), per la prima volta dal 2008, ha registrato in media d’anno una variazione nulla.

Occupazione

lavoroMolti sistemi localizzati nel Nord-est e specializzati nei settori dei gioielli, degli occhiali, degli strumenti musicali, del legno e dei mobili e soprattutto della meccanica sono tra quelli (235 in tutto) che sono stati duramente colpiti nei primi anni della crisi, ma mostrano segnali di ripresa occupazionale nel 2014. (3)

Investimenti

investimentiGli investimenti, intesi in senso lato, sono la vera chiave della ripresa. 

In Italia, in particolare, tra il 2008 e il 2014, la quota degli investimenti sul Pil è diminuita di 4,5 punti percentuali (coinvolgendo sia la componente delle costruzioni, sia quella delle macchine e attrezzature). Nel 2014 gli investimenti lordi hanno continuato a diminuire, segnando in media d’anno una flessione del 3,3 per cento. Nel quarto trimestre dell’anno sono però emersi segnali di un’inversione di tendenza.

Innovazione: la chiave dello sviluppo

La crescita economica contribuisce di per sé a creare un clima favorevole all’attività imprenditoriale e allo sviluppo delle imprese. Tuttavia non è sufficiente puntare sui guadagni di efficienza, ma è spesso necessario superare i limiti della specializzazione, innovando. E innovando, più che nei soli processi, nei prodotti: introducendo nuovi beni e servizi, per soddisfare nuovi bisogni.

libroInvestire in cultura

Gli investimenti in cultura sono il futuro, dice l’Istat.

è naturale che l’investimento nel patrimonio nazionale incentrato su un concetto comprensivo di cultura sia anch’esso parte essenziale delle leve per il cambiamento” (pag 11).

Investire in competenze

Oltre un terzo delle imprese manifatturiere e quasi il 40 per cento di quelle dei servizi ha ritenuto opportuno assumere una quota rilevante (più del 30 per cento) di personale con elevata qualifica professionale, basata su un alto livello di conoscenza teorica acquisito attraverso il completamento di percorsi d’istruzione universitaria. Il fenomeno riguarda maggiormente grandi e medie imprese.

Studiare conviene

Il rapporto a pag 13 sostiene che il titolo di studio continua a costituire sul mercato del lavoro un vantaggio notevolea pag 14 si ribadisce “Se ne può concludere che l’investimento in alta formazione assicura retribuzioni più elevate e maggiore soddisfazione professionale”. 

Cappello_laureato.jpg

La quota di dottori di ricerca che vive e lavora all’estero è in crescita. L’incremento del numero di dottori di ricerca, che iniziano la loro carriera lavorativa all’estero, mostra il successo di una buona formazione ottenuta presso le nostre università. Mostrano anche il fallimento di una società e di un sistema produttivo che non danno sbocco lavorativo alle competenze di livello elevato.

Le professioni vincenti

vincente.jpgConcentrando l’attenzione sulle sole professioni vincenti, i gruppi professionali che sperimentano nel triennio una crescita più sostenuta della media sono tutti quelli a maggiore qualificazione, che occupano la parte alta della classificazione (legislatori, imprenditori e alta dirigenza; professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione; professioni tecniche e professioni esecutive nel lavoro d’ufficio) cui va aggiunto, tra i colletti blu (4), il gruppo che comprende artigiani, operai specializzati e agricoltori.

Quanto alle competenze più richieste, si evince che il mercato del lavoro ha premiato – più di altre competenze possedute dalle diverse figure professionali – la flessibilità, la capacità di problem solving e di comunicazione.

La geografia dei sistemi locali

Italia.jpg

In trent’anni il numero di sistemi locali è diminuito da quasi mille a poco più di 600.

Sono cambiati i luoghi del lavoro e i luoghi dell’abitare. Eppure, i sistemi locali sono oggetti reali.

A conferma di questa tesi, sono 503 i sistemi locali robusti e persistenti tra il 2001 e il 2011. In Italia nel 2013 il reddito imponibile per contribuente nei 503 sistemi locali robusti e persistenti è sistematicamente maggiore di quello degli altri sistemi locali. Ne vedremo le conseguenze in area locale nel prossimo articolo.

L’integrazione degli stranieri una questione rilevante 

Da oltre due decenni l’Italia è meta d’ingenti flussi migratori: attualmente sono residenti nel nostro territorio oltre 4,8 milioni di stranieri. Gli stranieri trovano un loro ruolo nelle occupazioni più elementari. Si tratta di professioni con un livello di abilità complessivamente basso, molto legate al settore dei servizi alle famiglie, tra le quali si possono individuare badanti, operatori socio-sanitari, addetti alla pulizia in uffici e abitazioni.

Il 40 per cento degli stranieri risiede nel gruppo delle città del Centro-nord e manifesta chiari segnali di integrazione.

Siamo usciti dalla crisi?

Il rapporto indica una serie di questioni rilevanti.

Torniamo alla domanda iniziale

  1. Se si può provare a sintetizzare il pensiero dell’ISTAT: abbiamo  finito di cadere. Alcuni la chiamano “ripresa lenta”, ma non sembra una ripresa economica come quelle cui eravamo abituati nel passato.
  2. Si tratta di un nuovo ciclo economico basato sulla stasi? Si tratta dell’inizio di una ripresa che deve ancora manifestarsi? Non sembra possibile dare una risposta certa. E allora rimaniamo sulle ipotesi. Il momento peggiore “sembra” passato, l’Istat indica “segnali” di ripresa. Se questi segnali verranno confermati forse il peggio sarà passato. Per quanto riguarda il PIL si veda il grafico sottostante
  3. Dai dati emerge un dato poco rassicurate: si investe poco, si investe meno. Anche qui l’inversione di tendenza potrebbe essere iniziata ma non ha ancora prodotto risultati.
  4. Inizierà una ripresa e gli indicatori economici ricominceranno a salire? Molti dicono che la situazione economica difficilmente tornerà come prima. L’impressione è che siamo in un’epoca di passaggio da un modello di sviluppo che ha fatto il suo tempo e un modello di sviluppo nuovo del quale facciamo fatica a contraddistinguere i confini.

pil 2008-2015.png

Però se guardiamo non all’insieme, ma più in dettaglio, il quadro è più articolato. Il rapporto ISTAT suggerisce di esaminare le singole realtà territoriali dove le dinamiche possono essere diverse.

Per questo nel prossimo articolo andremo a vedere i dati estrapolati per il vicentino.


NOTE

(1) http://www.istat.it/it/files/2015/05/Sintesi2015.pdf

(2) PIL è l’acronimo di Prodotto Interno Lordo ed è in parole molto semplici la ricchezza che un certo Paese è in grado di produrre nell’arco di un anno. L’uso di questo indicatore è contestato (“misurare il progresso della nostra società guardando principalmente all’aumento del prodotto interno lordo (PIL) è insoddisfacente o addirittura sbagliato o pericoloso“). Per questo l’Istat esamina, oltre al PIL una serie di altri indicatori.

(3) Un aggiornamento relativo all’occupazione può essere letto qui: http://www.lavoce.info/archives/39157/il-2015-delloccupazione/. “Un punto sembra ormai certo e assodato: gli occupati complessivi sono aumentati.” L’occupazione ha interessato i servizi, l’industria delle costruzioni è ferma, l’industria manifatturiera ha smesso di perdere posti. “Un terzo elemento si può dare per assodato: la crescita si è prodotta nell’area del lavoro dipendente mentre l’insieme (eterogeneo) del lavoro indipendente è rimasto al palo.

(4) Il termine colletti blu è contrapposto al termine colletti bianchi. Nato negli anni ’60, il primo temine identifica chi svolge attività prevalentemente manuale, il secondo chi svolge lavoro intellettuale.

4 thoughts on “Cifre e sviluppo

  1. Pingback: Cifre e sviluppo nel vicentino 2 | Accogliamo le Idee

  2. Pingback: Cifre e sviluppo nel vicentino | Accogliamo le Idee

  3. “…Gli investimenti, intesi in senso lato, sono la vera chiave della ripresa…”

    Specialmente quelli sbagliati. Ci pensavo qualche sera fa, mentre ascoltavo al telegiornale la litania dei sacerdoti del cemento che cantavano la messa in onore della cispadana. Così sì che si affonda alla svelta.

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    • Hai ragione a porre l’accento sugli investimenti sbagliati.
      Investire significa rischiare dei soldi perché rendano in termini di profitto, ma anche di lavoro. Se però l’investimento è speculativo e/o non produce risultati utili, si tratta di un investimento dannoso. E’ il caso di certe arterie autostradali progettate più per permettere a qualcuno di incassare pedaggi, che per essere utili allo sviluppo dei territori.
      Investire è una necessità e un impegno e bisogna saperlo fare nella direzione giusta.

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