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A che punto è la crisi?

Questa è la domanda che ci siamo posti nello scorso articolo. Impossibile dare un risposta unitaria troppe le differenze territoriali e i sistemi territoriali da prendere in considerazione.

Per fortuna …

Italia… l’Istat ha cambiato modo di operare e non dà più i dati solo per settore (il tessile da Marsala a Biella) e neppure per circoscrizione amministrativa (il comune, la provincia, ecc.). Con un certo sforzo concettuale ha individuato i distretti produttivi e i sistemi locali, delimitati su base statistica. In estrema sintesi, si tratta di ambiti territoriali che scambiano relazioni prevalentemente al loro interno. E’ come se, per via squisitamente statistica e matematica, si fosse riusciti a individuare un insieme di relazioni (merci, pendolarismo, manodopera, ecc) che tiene “legati” i comuni tra loro.

Aggregati per distretti i dati prendono significato, riescono meglio a descrivere la complessità. Abbiamo estrapolato i dati del “Rapporto annuale 2015” relativi ai distretti del Vicentino e li abbiamo esaminati.

Una crisi di modello?

La crisi del 2008 ha segnato profondamente la società italiana.

  • Crollata la produzione,
  • i consumi,
  • il reddito della popolazione.

Un ciclo che era apparso in crescita per decenni e sembrava non doversi fermare si è bloccato.

casaUn’intero settore è semi scomparso, quello dell’industria delle costruzioni.

Se anche vi sarà la tanto promessa ripresa le cose non torneranno come prima.

  • Cosa cambierà?
  • Quali settori daranno lavoro?
  • Qual settori sono destinati a languire?

Non risponderemo qua, ma ricordiamo che abbiamo già conosciuto un’importante mutamento del modello di sviluppo.

Era il 1971 …

… e il settore tessile è entrato in crisi e con esso le grandi fabbriche (1).

Negli anni ’70 del novecento c’è stata la riconversione

  • dallo sviluppo basato sulle grandi fabbriche allo sviluppo basato sulle piccole fabbriche,
  • dal modello dell’industria concentrata in pochi poli alla produzione decentrata e spalmata in tutto il territorio
  • dall’industria tessile all’industria meccanica

Il modello di sviluppo nato negli anni settanta ha portato sviluppo, benessere, ma anche guasti territoriali.

Andiamo a leggere il rapporto

00 distretti.jpg

Il territorio e le sue forme

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La città diffusa è caratterizzata da un modello di sviluppo insediativo dove non ci sono grandi città ma piccole città e paesi dispersi. Rappresenta un quinto della popolazione italiana (12 milioni) e si compone di 1.552 comuni (circa il 13 per cento del territorio).

Tutto il territorio vicentino fa parte di questa categoria con l’eccezione del distretto di Asiago. Il cuore verde presenta esplicite connotazioni rurali.

I settori prevalenti

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I distretti di Schio e Thiene sono il cuore della produzione di macchine

Il consumo di suolo

03 consumo suolo.jpg

Viene valutato con i dati dei censimenti, il metodo può essere reso più preciso con indagini aerofotogrammetriche, ma questo calcolo ha il vantaggio di essere omogeneo per tutti il territorio nazionale.

Tutto il vicentino risulta avere una percentuale di suolo urbanizzato superiore alla media nazionale. Unica eccezione il distretto di Asiago dove il suolo urbanizzato è inferiore alla media.

Specializzazione produttiva

I distretti produttivi caratterizzano la produzione industriale soprattutto nel nord est. Un distretto produttivo è definito tale quando vi è una specializzazione produttiva sparsa in più imprese più o meno integrate all’interno dello stesso territorio.

Un distretto industriale è un’agglomerazione di imprese, in generale di piccola e media dimensione, ubicate in un ambito territoriale circoscritto e storicamente determinato, specializzate in una o più fasi di un processo produttivo e integrate mediante una rete complessa di interrelazioni di carattere economico e sociale. https://it.wikipedia.org/wiki/Distretto_industriale 

A scopo di esempio si parlava di distretto dell’automobile quello che un tempo riguardava Torino e il suo territorio, di distretto del tessile quello di Schio e Valdagno (fino agli anni 70-80 del XX secolo), ecc. Se un territorio non viene classificato come “distretto” non significa che non vi siano industrie, ma che le industrie non sono integrate tra loro in una specializzazione produttiva. Ciononostante anche nei distretti non specializzati si riconoscono flussi intensi di scambio di merci e manodopera.

 

05 tip distrettuali.jpg

Nel vicentino abbiamo 3 territori non specializzati (Asiago, Thiene, Valdagno), un territorio (Bassano del Grappa) dove le produzioni tipiche (Beni per la casa) si stanno espandendo, negli altri territori le produzioni di tipo distrettuale persistono senza ampliarsi. Vediamole:

  • Schio: industria meccanica
  • Vicenza: oreficeria, strumenti musicali, ecc.
  • Arzignano: pelli cuoio e calzature
  • Noventa Vicentina: tessile e abbigliamento

Persistenza

Il rapporto analizza il periodo 1981-2011. A scala nazionale l’insieme dei distretti produttivi si sono ridotti del 40% (oggi sono circa 600).

Si definiscono robusti i  nuclei composti dai medesimi comuni nel 2001. Si definiscono persistenti quelli composti dai medesimi comuni sia nel 2001, sia nel 2011. L’uso di ambedue i termini dà luogo a una classificazione con 5 possibili varianti.

06 persistenze.jpg

 

Segue …

Il rapporto 2015 dell’ISTAT è stato illustrato qui: https://accogliamoleidee.wordpress.com/2016/02/13/cifre-e-sviluppo/


NOTE

(1) Vedi anche qui: https://accogliamoleidee.wordpress.com/2014/03/21/lavoro-e-sviluppo/ Dell’impatto della ristrutturazione della Lacerassi negli anni ’70 sul quartiere di Rocchette abbiamo parlato qui: https://accogliamoleidee.wordpress.com/2014/10/25/rocchette-citta-e-fabbrica/

One thought on “Cifre e sviluppo nel vicentino

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