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Punti di vista

Guardate questa foto. Lo riconoscete?

Grazie Alessandro-Omo alto.jpg

Forse no.

Guardate ora quest’altra foto.

Grazie Alessandro-Omo viso.jpg

Se qualcuno abita a Schio sarà sicuro di aver già visto quel volto, ma dove?

E ora guardate questa foto, sempre dello stesso soggetto, e saprete subito di che si tratta.

Grazie Alessandro-Omo.jpg

Come vedete, basta cambiare punto di vista e le cose sembrano nuove, anche quelle che vediamo da sempre. Per fare le prime due foto c’è stato bisogno di una piattaforma elevatrice e il fotografo (Piero Martinello) ha potuto riprendere il Monumento al tessitore da punti di vista originali.

Il primo fu Alessandro Rossi …

… ad avere un punto di vista originale. Ne è testimonianza proprio quel monumento che segna un capovolgimento del punto di vista, non un monumento al capitano d’industria, ma un monumento all’ “operaio ignoto“, tanto che è stato ben presto ribattezzato l’òmo, nome comune per un monumento dedicato a una comunità, la numerosissima comunità operaia (1).

Per fare un confronto, basta andare a Valdagno dove il monumento rappresenta Gaetano Marzotto e gli fu dedicata “dai suoi operai”. Ma quanto contraddittorio fu il rapporto tra industria e fabbrica lo si capì nel 1968 quando furono i figli dei suoi operai a rovesciare la statua (2).

Provate a rovesciare la statua dell’òmo a Schio!

Successe qualche anno fa quando un’impresa che pavimentava la piazza per un errore di manovra la scheggiò, si levò un putiferio che si placò solo quando la statua fu “curata e guarita“.

Alessandro era figlio di Francesco Rossi, industriale tessile di un certo peso in una cittadina vocata all’industria tessile.

 

Schio manifatturiera

Dopo due secoli di lotte con le corporazioni vicentine solo agli inizi del ‘700 Schio ottenne dalla Repubblica Veneta il permesso di “fabbricar panni alti“. Tempo un paio di decenni e l’industria locale divenne la prima: a Schio si producevano più panni alti che non nelle provincie di Venezia e Padova assieme. E Schio non era sola, la affiancavano Valdagno e Thiene, così l’Alto Vicentino divenne il principale polo produttivo della Repubblica già 3 secoli fa.

Medaglione_di_Nicolò_Tron

Nicolò Tron

Nel XVIII secolo Nicolò Tron, ex ambasciatore della Repubblica Veneta a Londra, decise di impegnarsi nell’industria; fece quella che oggi chiameremmo una “ricerca di mercato” e scelse proprio Schio dove vi erano le condizioni e le competenze per sviluppare al meglio l’industria.

Caduta la Repubblica, l’Impero Austro-Ungarico non aveva gran interesse a sviluppare le potenzialità industriali del Veneto, nei suoi disegni esso appariva come una grande campagna.

Fu l’Unità d’Italia a dare grande impulso all’industria. Il Veneto aderì al Regno d’Italia nel 1866 e subito gli industriali colsero l’occasione per sviluppare i loro investimenti.

Alessandro Rossi che già aveva preso in mano l’industria del padre a Schio, con il nuovo Stato trovò la spinta per le proprie iniziative industriali. Da allora le industrie del Rossi si svilupparono fino a diventare tra le principali industrie tessili europee. Ecco le tappe incalzanti delle iniziative del Rossi

  • 1869 stabilimento Rocchette 1 a Piovene
  • 1870 costruzione stabilimento di Pievebelvicino
  • 1871 stabilimento Rocchette 2
  • 1873 stabilimento di Torrebelvicino
  • 1886 stabilimento Rocchette 3
  • 1904 stabilimento Dueville
  • 1910 stabilimento Marano Vicentino
  • e si potrebbe continuare con altre attività collaterali come la cartiera Rossi di Arsiero, il cotonificio Rossi di Vicenza e di Chiuppano, oltre a tutte le attività connesse con la produzione come la costruzione di centraline idroelettriche, ecc…

Popolazione 1871-1901In poco più di una generazione l’Alto Vicentino e Schio sono diventati il principale polo tessile italiano, il faro quasi unico dell’industria veneta (Porto Marghera fu costruita dopo il 1917).

Per effetto di questa politica di sviluppo la popolazione di Schio aumenta del 46%, quella di  Torrebelvicino aumenta del 75%, quella di Piovene addirittura raddoppia.

Il punto di vista originale

Per un industriale aprire nuovi stabilimenti non è una gran novità, fa parte del mestiere. Il fatto è che Alessandro Rossi non si limitò a questo.

In gioventù aveva girato l’Europa industriale, conosciuto Parigi, Londra, il Belgio e visto con i propri occhi le potenzialità e le contraddizioni di uno sviluppo industriale: da un lato industria e ricchezza, dall’altro povertà e povertà nella città 1800sfruttamento. La sintesi di tutto questo si manifestava nella crescita di città gigantesche e ingestibili, malattie, delinquenza, prostituzione, agricoltura rovinata, degrado sociale e lotte operaie.

La sua riflessione su quello che oggi chiameremo il “modello di sviluppo” parte da qui.

Scelse di non seguire la strada già fatta da altri paesi europei, sarebbe stato semplice: l’industriale si occupa solo di costruire fabbriche e far funzionare i suoi stabilimenti, al resto si occupi qualcun altro.

Ebbe una visione integrata dello sviluppo industriale ed elaborò un modello che, alla fine, funzionò. In sintesi le principali scelte furono:

  • distribuire le fabbriche nel territorio evitando concentrazioni eccessive di masse umane
  • attirare tecnici specializzati dall’estero
  • agevolare la manodopera nelle proprie esigenze quotidiane (3)

Si può tentare di sintetizzare il suo atteggiamento con questa sua frase

I nostri operai sono troppo abbandonati a sé stessi, alle loro povertà alla loro ignoranza… Siamo noi padroni responsabili della loro morale; noi dobbiamo educare e mutare la loro vita, farne vita civile di uomini e lavoratori. (4)

Qui emergono le sue preoccupazioni, quel suo voler aiutare e allo stesso tempo condizionare la vita dei suoi dipendenti fa emergere una forma di paternalismo, un tentativo di riassumere le contraddizioni della società in una sorta di afflato quasi familiare.

volti operai Lanerossi.jpg

Le iniziative

Fatto sta che alla straordinaria energia impiegata nell’aprire nuovi stabilimenti affianca la capacità di costruire altri “pezzi di città”. Vediamo alcune date.

A Rocchette:

  • 1868 costruzione residenza per impiegati
  • 1871 costruzione abitazioni per capi operai
  • 1881 costruzione villa e parco per il direttore
  • 1883-86 costruzione quartiere operaio

A Schio e dintorni

pianta quartiere operaio Schio.jpg

Il primo progetto di quartiere operaio nel disegno dell’arch. Caregaro Negrin

 

  • 1869 costruzione del teatro Jacquard con 800 posti
  • dal 1872 costruzione quartiere operaio
  • 1858-78 realizzazione giardino Jacquard
  • 1865-84 costruzione villa Rossi e podere modello a Santorso
  • 1872 realizzazione nuovo asilo Rossi
  • 1878 fondazione Scuola Tecnica (poi Istituto Tecnico Industriale) a Vicenza
  • 1879 costruzione chiesa S. Antonio
  • 1882 fondazione podere modello e annessa Scuola di Pomologia a Santorso
  • 1886 costruzione della ferrovia Vicenza Schio poi estesa a Torrebelvicino, Rocchette Arsiero
  • e si potrebbe continuare con bagni pubblici, forni economici, mense, campi sportivi, società cooperative, colonie alpine e montane, circoli ricreativi ….

Asilo Rossi Schio.jpg

Quello che è evidente è il dinamismo delle iniziative riconducibili al Rossi, ma anche l’estensione degli interventi, di fatto non si tratta solo di fabbriche e di abitazioni per operai, ma anche di asili, scuole per preparare tecnici, chiese, ville, parchi, …

L’estensione dell’intervento rossiano, paradossalmente, si può valutare più compiutamente oggi quando le fabbriche sono sparite. Quello che è rimasto non sono solo luoghi abbandonati e ruderi di archeologia industriale, ma parti importanti della città di Schio, Torrebelvicino, Pievebelvicino, Piovene Rocchette (5), Dueville.

Un nuovo libro …

… racconta oggi l’avventura di Alessandro Rossi. E’ un libro curato da Antonia Munarini e uscito da qualche mese. Ne ha parlato anche il Giornale di Vicenza.

Come Alessandro Rossi, Antonia Munarini utilizza un punto di vista originale, rifotografa luoghi e monumenti già noti, li impagina in modo creativo. Aprendolo, il libro si presenta colorato con foto variopinte, tagli nelle pagine, inserti di carta opaca, pagine trasparenti su lucido come antichi disegni. (6)

Il libro ti invita a sfogliarlo, scorrerlo. Basta guardare l’indice.

Grazie Alessandro-indice.jpg

Nelle pagine le foto d’archivio sono elaborate in modo scherzoso e un po’ pop, ad esempio una coperta sostituisce il pavimento del cortile.

Grazie Alessandro.jpg

Non mancano foto originali e sempre affascinanti, come i bambini vestiti in maschera.Alunni 1800.jpg

Si differenzia da tutti i libri pubblicati fino ad oggi, non ha il taglio dello storico o dello studioso, ha l’approccio divertente di chi si incuriosisce per l’avventura umana e pubblica di Alessandro Rossi.

Questo volume è il risultato del lavoro di un gruppo di Scledensi che si sono trovati a condividere idee e riflessioni su Schio, città dove siamo cresciuti: vivendola, abitandola, percorrendone le strade, frequentandone le scuole, incontrandosi e relazionandosi con le persone, ammirandone le bellezze e tutta la sua semplicità.

Assieme ci siamo accorti che Schio “parla” descrivendo un momento storico importante, durante il quale l’imprenditorialità e il genio di alcuni hanno reso possibile la crescita e lo sviluppo, non meramente economici, della città.

Gli autori

Grazie Alessandro-copertinaIl libro è stato ideato da Antonia Munarini, i testi sono di Silvia Pilati, la parte grafica è opera di Alberto Sola e Oliver Design Lab, le fotografie e la ricerca iconografica sono di Piero Martinello, originale professionista del quale abbiamo parlato qui: Ritratti in bianco e nero.

A cura di Antonia Munarini, Grazie Alessandro, Schio 2015 pagg. 175.

L’indice comprende

  • biografia
  • l’uomo
  • l’imprenditore
  • lavorazione della lana
  • il formatore
  • l’urbanista
  • il politico
  • still life

Si trova nelle librerie.

 

 


(1) Il monumento è stato scolpito da Giulio Monteverde e si chiama “IL TESSITORE”. Non nascondiamo che le scritte al basamento sono state lungamente citate in modo ironico. Frasi come “Pronti alla navetta per la famiglia e alla carabina per la patria e il re” sono frutto di un pensiero nettamente ottocentesco e oggi suonano vagamente surreali.

(2) Tra le tante fonti che hanno narrato l’episodio vedi http://tinyurl.com/zxcbvxl

(3) Ad esempio. L’occupazione era in buona parte femminile (fatto eccezionale per l’epoca). La manodopera femminile, osservò acutamente Alessandro Rossi, aveva delle esigenze particolari. Per potersi sposare una ragazza doveva avere la dote e, andando a lavorare, una giovane donna non avrebbe potuto cucirsi lenzuola, ricamare asciugamani da mostrare al futuro sposo, ecc . Andando a lavorare per la Lanerossi le giovani operaie ricevevano in dono la dote e quindi l’essere operaie non le precludeva al matrimonio. Una volta sposata, l’operaia, fatto il primo figlio, sarebbe rimasta a casa ad accudirlo, per questo motivo il Rossi costruì l’Asilo che permetteva alle donne di continuare a lavorare. La dote, l’alloggio, l’asilo facevano parte della visione integrata che il Rossi aveva.

(4) Discorso di Alessandro Rossi al Senato del Regno, riportato a pag 164 del libro.

(5) A Rocchette, se la distruzione del 1972 non avesse fatto piazza pulita (sic), esisterebbe un bel quartiere che era sorto dal nulla a partire dal 1868. Abbiamo già raccontato questa storia: https://accogliamoleidee.wordpress.com/2014/10/25/rocchette-citta-e-fabbrica/

(6) Antonia Munarini ha cultura grafica e, pur facendo un altro mestiere, ha voluto innovare la forma del libro, da qui nasce questo libro diverso, ricco di informazioni e curiosità, eccentrico e stravagante.

3 thoughts on “Grazie Alessandro

  1. Pingback: La passeggiata del trenino e Alessandro Rossi – PanAnna – blog di viaggi e avventure familiari

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