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Casa Picta

Retis_casa picta

Di trova in via Libertà quasi di fronte al Municipio. Splendido esempio di palazzina urbana decorata. Il nome deriva proprio dal suo aspetto dipinto. Ricadeva tra le tante proprietà della famiglia Pizzati.

Canonica

Retis_canonica

Non abbiamo trovato notizie storiche su questo edificio. Pur domandando a esperti di storia locali non abbiamo potuto appurare chi la costruì né quando. L’edificio ha forme sei-settecentesche con facciata simmetrica, forme proporzionate e finestre trilobate nel sottotetto. E’ presente con sagoma analoga a quella attuale nel catasto austriaco del 1850 dove era definita  Casa parrocchiale intestata alla Prebenda parrocchiale di Piovene, vacante, in amministrazione del Subeconomo Sacerdote Bozzo Giuseppe.

Ha subito numerosi interventi che non sembrano averne alterato l’aspetto. Da una corrispondenza tra l’arch. Pino Toniolo e il dott. Massimo Negri apprendiamo di un intervento del 1935 che ha comportato la costruzione della Casa della Dottrina cristiana, dell’apertura di un collegamento tra gli edifici e della presenza di “una nicchia con conchiglia a pettine, candelabre e fregi apparentemente rinascimentali” dove era posta la statua della Madonna in trono con bambino oggi posta nella chiesa di S. Stefano sul lato sinistro. Altri interventi si sono succeduti negli anni ’80 ’90 e l’arch. Toniolo ricorda la presenza di una ex stalla alla sinistra dell’edificio.

Villa Piovene Benetti

Retis_villa Benetti

 

L’edificio non c’è più, è stato abbattuto alla fine degli anni 50 per costruire l’attuale centro parrocchiale (fu una vera e propria “follia distruggitrice … ennesimo segno di scarsa sensibilità artistica e culturale” Renato Cevese). Nel catasto del 1850 era di proprietà di Piovene Nobili Parmenione e Marco Antonio, fratelli quondam Giacomo”. La villa venne “riformata” ovvero ristrutturata dall’arch. Caregaro Negrin. Leggiamo dal libro di Bernardetta Ricatti Tavone, Antonio Caregaro Negrin un architetto vicentino tra eclettismo e liberty, Centro Grafico editoriale, pag. 98

A 65. 1870 – Piovene – Rocchette (VI). Riforma di villa Piovene-Carmignon, poi Benetti, ora non più esistente. 

Si ha notizia della rifabbrica della villa dai manoscritti del Caregaro Negrin e del nipote Umberto, mancano invece i disegni dell’architetto. 

L’edificio, che occupava probabilmente l’area dell’antico castello, sorgeva presso la chiesa parrocchiale di Piovene ed era dotato di barchesse, chiesetta e parco settecentesco con teatro all’aperto. L’intero complesso fu distrutto circa venticinque anni fa per far posto ad una «squallida architettura moderna destinata alle opere parrocchiali; squallida e stonata, ennesimo segno del pessimo gusto di tanta gente. . . ». Giustamente il Cevese rileva la grave perdita di un’opera cospicua, di cui rimane il ricordo in una vecchia fotografia che evidenzia l’aspetto ottocentesco della facciata. L’immagine mostra chiaramente la volontà del Caregaro Negrin di dare alla villa l’aspetto di castello, ricorrendo al repertorio eclettico del tempo. Notiamo la simmetrica distribuzione delle finestre centinate e di quelle circolari, la decorazione pittorica a losanghe, la sequenza dei medaglioni in terra cotta, la cornice terminale a merletto interrotta dallo stemma di famiglia e, infine, la presenza di una torre laterale. Anche in questa architettura l’artista preferisce una decorazione che evidenzia gli effetti pittorici.

Villa Jole

Retis_villa Jole

Si tratta di un bel palazzetto in stile in P.le Vittoria lato monte dietro il monumento ai caduti. L’iniziale proprietario sarebbe la famiglia Raines, oggi è di proprietà dell’Istituto per il sostentamento del clero. Purtroppo è abbandonato e versa in cattivo stato di manutenzione. (1)

Continua …

La prima parte dell’articolo si trova qui: I palazzi dipinti di Piovene Rocchette


(1) Romano Borriero ha reperito una serie di documenti cartografici. Nel foglio 36 carta d’Italia IGM 1/25.000 Arsiero del 1886 aggiornato al 1912, l’edificio veniva nominato V.la Jolie (alla francese). La stessa dicitura compare in alcune carte topografiche dell’esercito Austro-ungarico del settembre 1918. La caduta della “I” e la conseguente italianizzazione del nome potrebbe derivare dall’intervento linguistico del fascismo che promuoveva l’autarchia anche in campo linguistico. 

« Basta con gli usi e costumi dell’Italia umbertina, con le ridicole scimmiottature delle usanze straniere. Dobbiamo ritornare alla nostra tradizione, dobbiamo rinnegare, respingere le varie mode di Parigi, o di Londra, o d’America. Se mai, dovranno essere gli altri popoli a guardare a noi, come guardarono a Roma o all’Italia del Rinascimento… Basta con gli abiti da società, coi tubi di stufa, le code, i pantaloni cascanti, i colletti duri, le parole ostrogote. »
(Il costume da Il Popolo d’Italia del 10 luglio 1938) in https://it.wikipedia.org/wiki/Italianizzazione_(fascismo)

Detto fatto vennero italianizzati

  • i cognomi (Odopivec divenne Bevilacqua, Krizman fu tradotto in Crismani),
  • i toponimi (Sterzing divenne Vipiteno e Courmayeur divenne Cormaiore)
  • la lingua quotidiana: invece di bar obbligatorio parlare di mescita, guai a pronunciare il nome cognac o whisky, occorreva dire acquavite

Fu allora che anche la lingua cimbra venne quasi cancellata, vedi Cimbri dell’alto vicentino

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3 thoughts on “I palazzi dipinti di Piovene Rocchette 2

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