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Un’antica porta a vetri del 1888,

un bancone pieno di cartoline inviate dai clienti che ricoprono tutto lo spazio libero e tappezzano anche il muro lì vicino, un santino, il pavimento con piastrelle a rombi che sembrano tanti cubi, un soffitto in legno e mobilia che risale al XIX secolo, la bandiera del Lanerossi Vicenza, vecchie bottiglie di grappa, … quasi nessuno.

Così si presentava il Caffè “da Nicola”un paio d’anni fa prima che chiudesse.

E pensare che era stato

“Albergo AL SUMMANO

con bar e birraria – servizio vetture

propr. Lievore Nicola – Rocchette”

Servizio vetture

Era sorto nel 1888 in un quartiere in piena espansione dove passavano migliaia di persone ogni giorno, tre ippocastani assicuravano l’ombra e si poteva mangiare anche all’aperto. Vi arrivavano carrozze e poi le prime auto. Gli uomini d’affari che ne avevano bisogno prenotavano qui la “vettura”, quella che oggi chiameremmo il taxi. Chissà se servivano l’oca al forno, ma certamente servivano cibi all’altezza di una clientela internazionale che veniva qui a Rocchette (non c’era bisogno di aggiungere Piovene) per affari.

Birra e vini francesi

Per le bevande, la birra era sicuramente fresca dato che veniva prodotta lì a pochi passi, in vicolo Vignola dalla fabbrica di birra Farinon (1). Servivano birra Pilsen e Vienna, specialità della casa. Ma per gli amanti del vino non mancavano i pregiati vini francesi, della valle della Loira o della Borgogna.

Sala da ballo

Fu anche sala da ballo, rivendita di sale e tabacchi e perfino sala cinematografica. Una vita intensa si svolgeva qui. Nel secondo dopoguerra le famiglie andavano al bar per vedere la televisione che era ancora un genere raro. La famiglia Lievore ha mantenuto la gestione per oltre un secolo dal 1910 (prima della guerra, dei bombardamenti, delle evacuazioni) al 2015.

I giovani

I giovani avevano abbandonato il bar (nessuno lo chiamava più con il nome desueto di “caffè”) e questo aveva provocato un lento declino. Niente happy hour, niente schermo perennemente sintonizzato su MTV, niente caraffa di spritz, cosa ci sarebbe andato a fare un giovane in quel locale?

Un fotografo

Qui arriva Pietro Martini fotografo per diletto (ma leggetevi la sua biografia alla fine), s’innamora del bar, parla con il proprietario, ne raccoglie le confidenze e riesce a strappare dall’oblio un pezzetto di memoria. Era il 2014 e il locale ara ancora aperto.

Realizza un Portfolio, un piccolo racconto per immagini, e oggi che il caffè è chiuso possiamo rivivere un po’ di quel condensato di storia che quel locale racchiudeva.

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(1) “L’infaticabile Leopoldo Farinon, dopo aver acquistato da Vittoria Piovene il terreno che, prospiciente via Alessandro Rossi, si estende dalla strada della Vignola e dei Calapi fino al piazzale Guglielmo Marconi sul quale si affaccia la stazione ferroviaria, edifica nel 1888 una elegante palazzina che mostra il prospetto verso la strada principale e una fabbrica di birra, probabilmente ristrutturando un antico edificio, lungo la strada laterale della Vignola, interrotta poi nel 1907 dalla nuova linea ferroviaria Rocchette-Thiene, non senza proteste dei residenti. La fabbrica sorta lontano da sorgenti viene rifornita d’acqua a mezzo di una condotta che attinge alla fontana de sóra; l’edificio è provvisto di grandi cantine disposte su tre piani per il deposito di fusti e bottiglie e di ampi locali per le lavorazioni, l’imbottigliamento e il deposito delle materie prime“. Vedi https://accogliamoleidee.wordpress.com/2014/03/19/percorsi-culturali-le-fabbriche-di-birra-2-parte/ C’è una piccola incongruenza tra le date indicate dal proprietario del bar (fu costruita nel 1880) e quelle che risultano dagli studi della prof.ssa Sperotto (edificata nel 1888). Probabilmente il proprietario del bar intendeva indicare il periodo di costruzione più che l’anno esatto.


Le foto di questo articolo sono di Pietro Martini, argentino di nascita, abitante a Piovene Rocchette, socio del Circolo fotografico Città di Thiene. Ha partecipato a numerosi concorsi nazionali e internazionali ottenendo più di 50 riconoscimenti. E’ stato presidente del Circolo thienese. La FIAF lo ha nominato “AFI” (Artista Della Fotografia Italiana) in riconoscimento dei meriti artistici ed espressivi, ottenuti nell’ ambito della Fotografia Amatoriale Italiana.

Un altro suo portfolio è pubblicato qui: https://circolofotografico.wordpress.com/2016/06/09/circo-in-famiglia/

4 thoughts on “Caffè Da Nicola

  1. Pingback: Virsìlio | Accogliamo le Idee

  2. …(continua).
    Visto così dal servizio fotografico di Pietro Martini, sarebbe auspicabile, anche se ritengo cosa impossibile da realizzare viste le scarse attenzioni in materia da parte dell’Amministrazione Comunale, che si pensasse a trasformarlo in un piccolo Museo locale – quindi visitabile – o almeno analizzarne la possibilità di realizzazione.
    Ai politici, quindi, l’onere della concreta valutazione… Mi sembra che questo luogo abbia tutte le carte in regola per diventare Sito di interesse storico-culturale.

    Romano Borriero

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    • Credo che, se fosse un museo, non avrebbe visitatori.
      Sarebbe bello se qualcuno pensasse di prenderlo in gestione e mantenesse parte dell’arredamento. Potrebbe diventare un negozio di antichità, di artigianato o una locanda o chissà che altro.

      Mi piace

  3. Il commento non può che essere di sconforto e di disarmante constatazione che i “detti proverbiali” come MORS TUA VITA MEA, ACQUA PASSATA NON MACINA PIU’ e cose del genere hanno la loro dose di cinica verità: nessun rimpianto, quindi, se sono gli altri a soccombere al posto nostro… E’ la logica e naturale (ma amara) nostra evoluzione. I Sociologi l’avevano già programmata già dal principio del Secondo Dopoguerra: progresso, boom economico, corsa al benessere, consumismo; tutte cose che porteranno a “sacrificare” noi stessi per diventare “migliori”.
    Essere Cittadini del Mondo vale poco se non ci si rammarica che un altro pezzo della nostra realtà paesana si è perso. Farei volentieri un bel passo indietro per poter rivivere ancora le atmosfere dei fine settimana degli anni ’60 quando, ancora studente, si andava lì a giocare a Bigliardo o a Flipper, oppure a competere con gli amici a Ramino, a Scala Quaranta, a Tresette “chi fa manco” e a Briscola per guadagnarsi la bevuta gratis.
    Questa era la nostra identità quando ancora non c’erano Computer, Internet, Socialnetwork per scambiarci opinioni e pareri: nessun contatto virtuale, ma tanto calore umano dei rapporti fra persone di belle speranze per i quali il MATERIALISMO (la concezione filosofica, per la quale l’unica realtà che può aver ragione di esistere, è la materia e tutto ciò che deriva dalla sua continua trasformazione) sembrava ancora un’immaginaria utopia. Allora sì che ancora si poteva veramente sognare!!!, ed eravamo noi a farlo veramente e non gli altri per noi. Poi tutto ha cominciato inesorabilmente a cambiare, pilotato dai Sociologi del Progresso, come ho detto…
    A noi manca il concetto di appartenenza ad una cittadinanza che fatica assai a divulgare le proprie origini e tradizioni, e a salvaguardarle, ovviamente; che non combatte più senza vergogna nel presentare le nostre identità come campanilismo identitario.

    Romano Borriero

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