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 Convivenze

cacciata-adamo evaIl matrimonio è in crisi da tempo. Sempre meno persone scelgono di sposarsi. E’ una novità degli ultimi decenni la scelta pragmatica di vivere assieme anche prima o in sostituzione del matrimonio. Indipendentemente dai precetti religiosi, persone normalmente osservanti preferiscono vivere assieme senza vincoli matrimoniali. Se poi questa scelta sia temporanea o perenne lo decideranno loro. E’ una novità che solo un paio di decenni fa appariva stravagante e minoritaria.


Solo 50 fa
la donna che conviveva al di fuori del matrimonio era considerata concubina e peccatrice, meritevole di disapprovazione. (1)

Unioni civili

Il 2016 sarà ricordato come l’anno in cui sono entrate in vigore le “Unioni civili” ovvero l’atto formale che disciplina la convivenza tra persone anche dello stesso sesso. Vedi http://passodopopasso.italia.it/temi/diritti/unioni-civili-e-convivenze-2.

Tuttavia questo è solo un sintomo della crisi del matrimonio e non la sua causa.

I tempi sono cambiati e con essi la morale.

Se n’è accorto il Censis l’istituto di statistica e indagini sociologiche più famoso d’Italia che, proprio nell’estate del 1916, ha pubblicato un libro dal titolo:

Non mi sposo più

CensisIl prestigioso istituto di ricerca ha analizzato le tendenze degli ultimi anni ed è arrivato alla conclusione che, tendenzialmente, le nozze religiose scomparirebbero entro 2031 cioè fra 15 anni.

Un cambiamento importante dal punto di vista sociale e giustamente molto commentato (2).

Che i cambiamenti sociali avessero prodotto grandi mutamenti nelle famiglie lo si era capito da tempo, la diffusione planetaria del divorzio ne è un sintomo. Secondo Wikipedia due soli paesi al mondo non hanno una procedura civile per il divorzio: le Filippine e la Città del Vaticano. Anche i paesi di fede mussulmana prevedono il divorzio e taluni pure una pratica iniqua, quale il ripudio (3).

Ma non siamo così esperti di diritto e sociologia della famiglia per esaminare i vari aspetti della questione.

Abbiamo così scelto di basarci solo sui numeri, quelli forniti dall’Istat in una serie che parte da molto lontano.

Matrimoni dal 1862

 

Matrimoni 1862-2009

 

Il grafico indica il tasso di nuzialità (matrimoni ogni 1.000 abitanti) nell’arco di un secolo e mezzo. Nei due riquadri azzurri sono contenuti i periodi della prima e seconda guerra mondiale (crollo dei matrimoni durante la guerra seguito dal boom postbellico). L’impatto della prima guerra mondiale è stato fortissimo, il più pesante in 150 anni di storia.

Con la freccia viene indicato l’anno in cui il Divorzio (legge 898 del 1/12/1970) entra effettivamente in vigore (4). Da allora il tasso di nuzialità decresce e, nell’ultimo dato riportato (2009), il tasso di nuzialità ha raggiunto il punto più basso il 3,8‰ contro l’8,2‰ del 1862.

Matrimoni nel nord est

L’Istat ci mette a disposizione i dati per area geografica. Eccoli

Matrimoni 1951-2009 per aree geografiche

Come si vede la massima percentuale di matrimoni si verifica nei primi anni ’60, Benessere, stabilità economica e finanziaria, è l’Italia del boom e della moneta più stabile d’Europa. Poi cominciano le oscillazioni e con gli anni ’70 inizia il declino del matrimonio. Dal un massimo di 8 matrimoni per mille abitanti si passa a 3,8 del 2009.

Il Nord-Est si sposta all’interno del grafico. La freccia indica un punto di svolta. Infatti nel dopoguerra il Nord-Est (linea rossa) ha un tasso di nuzialità superiore alla media italiana (linea tratteggiata). Sul finire degli anni ’70 si avvicina alla posizione del Nord-Ovest e da allora i grafici sono pressoché identici. Il nord ha un tasso di nuzialità di 3,3 matrimoni per 1.000 abitanti contro una media italiana di 3,8.

Abito bianco?

Ci si sposa in chiesa? Qui l’Istat ci fornisce i dati a partire dal 1930.

matrimoni religiosi 1930-2009

Il matrimonio religioso ha una specie di monopolio che dura fino alla legge sul divorzio. L’affermazione di laicità emersa dopo il referendum del 1974 segna un cambiamento profondo, dagli anni ’70 il matrimonio religioso è solo un’opzione scelta da una parte di chi intende formare una famiglia. Nel 2005 ancora due famiglie su 3 si formano davanti al prete, gli anni successivi diminuisce. Ancora oggi è predominante il matrimonio religioso, ma la sua crisi è evidente.

Un aggiornamento dell’Istituto di Statistica ci dà altre informazioni che riassumiamo di seguito:

  • La diminuzione dei matrimoni riguarda soprattutto le prime nozze tra sposi di cittadinanza italiana
  • Al primo matrimonio si arriva sempre più “maturi”anelli matrimonio
  • Aumentano le seconde nozze
  • Il 43% dei matrimoni è celebrato con rito civile
  • Nel 2014 aumentano le separazioni, ma diminuiscono i divorzi
  • In media ci si separa dopo 16 anni di matrimonio, ma i matrimoni più recenti durano sempre meno
  • L’età media alla separazione è di 47 anni per i mariti e 44 anni per le mogli
  • Il 76,2% delle separazioni e il 65,4% dei divorzi hanno riguardato coppie con figli

I dettagli qui: http://www.istat.it/it/files/2015/11/Matrimoni-separazioni-e-divorzi-2014.pdf?title=Matrimoni%2C+separazioni+e+divorzi+-+12%2Fnov%2F2015+-+Testo+integrale.pdf

La famiglia resiste, in crisi è il matrimonio

Quello che le statistiche fanno fatica a contare sono le nuove famiglie aggregate in forme nuove.

Secondo dati Istat,

  • le unioni libere sono aumentate del 159 per cento,
  • le famiglie ricostituite del 66%,
  • le madri sole del 78%,
  • i padri soli del 63%,
  • i single non vedovi dell’88%,
  • le famiglie monogenitoriali del 18%
  • le coppie senza figli del 20″.

La base economica delle famiglie è cambiata e così le convenienze e le abitudini. Le nuove leggi, come quella sulle unioni civili, sembrano certificare che il costume è già cambiato.

Alcuni articoli di giornale (http://tinyurl.com/zlkkjjm) provano a descrivere le nuove famiglie, ad esempio L’Espresso:

  • Antonio, bancario, 58 anni, dopo un matrimonio e una convivenza, e dopo tre figli, è tornato a vivere dalla madre”
  • “Ale e Silvia, 27 anni, hanno finito l’università, facoltà di economia. Cercano un lavoro “vero” e in attesa di prendere una casa tutta loro dormono sempre insieme a casa dei genitori, un po’ dagli uni e un po’ dagli altri”
  • “Giovanni, avvocato di Bologna, ha deciso di portare a vivere in casa sua la suocera, un’ex professoressa. Era in una casa di riposo, ma costava troppo“.

È vero, come dice un mio amico prete, che le cose sono cambiate, perché vogliono fare i preti solo le donne, vogliono sposarsi solo i gay e vogliono figli solo le coppie sterili” dice scherzosamente Aberto Melloni sul Corriere della Sera.(http://tinyurl.com/hqnh7ls)

Che succede a casa nostra?

Fin qui abbiamo preso i dati fornitici dall’Istat relative all’intero territorio nazionale, ma l’aggregato di decine di milioni di persone semplifica e comprime i fenomeni. Cosa succede dunque nel nostro piccolo? Abbiamo dovuto prendere i dati dal sito statistico regionale comune per comune per poi riaggregare il tutto.

Matrimoni nell’Alto Vicentino

A Vicentino nuzialità 1982-2014

Sorpresa: nell’alto vicentino ci si sposa meno.

  • Media italiana nel 2009: 3,8 nozze per 1.000 abitanti
  • Media Nord Est 2009: 3,3 matrimoni per 1.000 abitanti
  • Alto Vicentino 2009: varia da 2,65 a 3,12 a seconda della taglia demografica del comune

La situazione è molto compatta e non vi sono grandi differenze in base alle dimensioni demografiche del comune. Fanno eccezione i comuni sotto i 1.000 abitanti, i dati sono troppo scarsi per essere significativi. In alcuni comuni ci sono anni in cui nessuno si sposa e questo fa oscillare le statistiche.

Matrimoni religiosi nell’Alto Vicentino

A Vicentino matrimoni religiosi 1982-2014

Matrimoni religiosi 2009E qui un’altra sorpresa. Facendo fede all’ultimo dato in comune, il 2009 i dati sono quelli dell’istogramma a fianco.

Nei comuni più popolosi dell’alto vicentino vi sono meno matrimoni religiosi della media nazionale.

Attenzione, negli ultimi 5 anni il calo dei matrimoni religiosi è generalizzato. Nel 2014 nei comuni con più di 15.000 abitanti (Malo Schio Thiene Valdagno) i matrimoni religiosi sono scesi sotto il 50%.

 

 

Il costume e i comportamenti delle coppie stanno cambiando. Vedremo come si evolverà nei prossimi anni.


Appendice

Come è definito l’Alto Vicentino?

Si tratta di un’IPA ovvero di un ambito soggetto a Intesa Programmatica d’Area (https://www.regione.veneto.it/web/fsc/ipa-veneto). Si tratta di un ambito che corrisponde circa con l’ambito dell’ULSS n. 4 con l’aggiunta dei comuni di Valdagno e Recoaro, comprende la vallata del Leogra e dell’Astico, si spinge fino a Breganze a est, Isola Vicentina a sud a ovest c’è la significativa presenza di Valdagno e Recoaro. Per come è costituita, l’IPA Alto Vicentino raccoglie i l’area di più antica industrializzazione del Veneto e costituisce un forte nucleo manifatturiero del vicentino.

 

Comuni IPA Alto Vicentino

I dati sono stati aggregati in base alla taglia demografica dei comuni pensando che questo fosse più indicativo rispetto ad una divisione in aree geografiche che ha poco senso in un ambito così piccolo.

Dovendo elaborare i dati per singolo comune per poi riaggregarli abbiamo dovuto tabulare la popolazione nell’arco di 32 anni. E’ interessante esaminare la dinamica demografica.

Alto vicentino pop 1982-2014

Nei 32 anni considerati la crescita maggiore va ai comuni con ampiezza demografica da 5.000 a 15.000 abitanti. Crescono poi i comuni tra i 15.000 e i 40.000 abitanti. Risicata la crescita di quelli più piccoli. I comuni al di sotto dei 1.000 abitanti perdono 1/5 della popolazione.

La crescita inizia negli anni 90 ed è differenziata in base alla classe demografica. I comuni 1.000-5.000 abitanti crescono dal 1991 al 2004. La crescita dei comuni 5.000-15.000 è più duratura, parte dal 1992 e arriva al 2009. I comuni di taglia maggiore arrestano la loro crescita nel 2008. Negli ultimi anni la popolazione cresce, ma in modo incerto e contraddittorio, solo nei comuni della terza fascia (5.000-15.000).

Per confronto negli stessi anni (1982-2014)

  • la popolazione del Veneto cresce del 13%
  • la popolazione della provincia di Vicenza cresce del 19%

L’alto Vicentino ha una crescita demografica inferiore alla media provinciale, solo i comuni di taglia medio piccola (5.000-15.000 ab) tengono il passo con la media provinciale.

 

 


(1) Se risaliamo ancora prima, la riprovazione sociale per le donne (più che per gli uomini) che non accedessero al matrimonio era fortissima. Se poi fosse nato un figlio fuori dal matrimonio la condanna era sicura, come racconta Hawthorne ne La lettera scarlatta ambientata nel 1642.

(2) Si vedano alcuni articoli che hanno commentato lo studio del CENSIS

(3) Giancarla Perotti Barra, Sposare un mussulmano. Aspetti sociali e pastorali, Effatà 2001

(4) La legge sul divorzio venne fortemente contrastata dalla chiesa e dall’allora Democrazia Cristiana, che indisse un referendum abrogativo della legge. Il referendum si tenne nel giugno 1974 ed ebbe un risultato nettissimo, il 60% dei votanti e ben 6 milioni di votanti in più sancirono la volontà popolare: il divorzio andava mantenuto. A ben osservare il grafico i tempi erano probabilmente maturi perché dalla fine della seconda guerra mondiale le separazioni legali si erano quadruplicate rispetto agli anni ’30.

2 thoughts on “Crisi del matrimonio

    • Il mondo cambia: talvolta in modo brusco talvolta in modo molecolare.
      Va indagato cercando tra i dati oggettivi e non tra le idee, dato che le nostre idee rispecchiano sempre quello che già conosciamo, cioè il passato.
      Quando ho iniziato questa ricerca l’ultima cosa che mi aspettavo è che la disaffezione al matrimonio religioso fosse più marcata nell’alto vicentino (città più popolose) che non nella media italiana.
      Le statistiche non esauriscono un’indagine, ma ne sono un buon punto di partenza.

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