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La pesata

Il vecchio OM si fermò sobbalzando sulla parte sinistra della strada sollevando una nube di polvere. Dopo un singhiozzo il motore si spense, il conducente pregò che non fosse per sempre. Saltò giù dalla cabina e corse su per gli scalini, il corridoio e poi l’Ufficio:

  • “Sono qui per il dazio”
  • “Non si chiama più dazio, si chiama Imposta Comunale di Consumo, non l’hai ancora imparato?”
  • “Cosa cambia? Sempre tasse”
  • Inutile spiegare a quello lì che le tasse si pagano allo Stato e l’Imposta al Comune, meglio sbrigarsi se possibile “Cos’ha da dichiarare?”
  • “Otto damigiane per l’osteria di Giosefìn e un po’ di carne di porco”
  • (Otto damigiane? Non era neanche un mese da quando avevano portato l’ultimo carico, va ben che a lavorare la pietra vien sete, …) Il daziere squadrò il conducente, aveva le braghe di fustagno e di fustagno anche le tiràche (bretelle) anzi una sola, l’altra pendeva dietro all’altezza del ginocchio; sul viso aveva baffetti sottili e un sorriso appena accennato. (Quello lì è il tipo che pizzica le cameriere e se ne va senza pagare il conto). “Ha la pesata?”
  • “Le damigiane sono 50 litri e il porco è 3 … 2 quintali”
  • “Intanto le damigiane fanno 54 litri e non 50 e poi il peso dev’essere esatto”
  • “Il porco l’ho pesato a casa con la stadera e mi ricordo benissimo che erano 185 chili”
  • (Ed ecco che da 3 quintali siamo passati a quasi la metà) “Ci vuole la pesata ufficiale con il timbro, come fai a pesare 185 chili con una stadèra che arriva a 10. Non fiatare. Gira il camion e vai alla pesa di Capitanio poco più indietro, io ti raggiungo e metto il sigillo”

Il conducente risalì di controvoglia sul camion, riaccese il camion a suon di bestemmie, inserì la marcia con uno stridìo che richiamò tutte le anime del purgatorio e partì traballando alla volta della pesa, porco bue avrebbe dovuto pagare su tutti i cinque quintali di carne.

Camion OM

Il dazio

La parola deriva dal latino e l’istituzione è altrettanto antica. Risale al medioevo e ai tempi in cui le città erano murate e le porte della città venivano chiuse di notte. Lungo le vie di accesso si trovava il casello del dazio e chiunque “dal sorgere del sole al calare del sole” dovesse introdurre merci in città pagava il dazio.

Legge 1864 sul dazioL’usanza continuò e, dopo la formazione dello stato italiano, fu ufficializzata con la legge 1830 del 14 luglio 1864.

Era un’imposta per finanziare i comuni. Si pagava dazio sul vino, sui liquori e sulle carni. Poi, dopo la guerra, venne estesa a una vasta gamma di generi di consumo: olio, profumo, scarpe, tessuti, materiali da costruzione. Ma la vera fortuna, per il Comune di Piovene Rocchette, fu l’estensione dell’imposta (dal 1931 la parola dazio fu abolita, ma il pagamento rimase con il nome di Imposta di Consumo) all’energia elettrica. L’enorme consumo di elettricità delle fabbriche Rossi arricchì il comune di Piovene Rocchette.

Le imposte venivano incassate direttamente dai comuni, ma il fascismo favorì le imprese private (l’eterna idea che il privato sia più efficiente o la volontà di creare monopoli sulle concessioni?) e così nacquero varie società, la Buzzoni Gianchetti, l’I.N.G.I.C., ecc.

A Piovene Rocchette e Schio l’appalto fu affidato alla Società Trezza, a Cogollo del Cengio alla società Papi. Di fatto le concessioni divennero monopoli e, ad ogni rinnovo, le ditte concessionarie evitavano la concorrenza e preferivano spartirsi le concessioni.

La pesa pubblica

Era un meccanismo di grande precisione.  Al vederla sembrava un pezzo di strada formato da una lastra di acciaio rigato perfettamente in piano. Ci salivi sopra con un camion di qualche tonnellata e lo pesavi. Poi passavi a consegnare anche solo un barattolo da 10 kg e, quando ci salivi sopra di nuovo, ti dava il nuovo peso preciso al chilo.

Pesa pubblica Schio

La pesa pubblica di Schio, costruita un paio di decenni fa

Indispensabile quando il dazio si pagava a peso perché stabiliva in modo ufficiale il netto dedotto della tara. Era utilizzata anche dai privati quando dovevano vendere un carro di fieno o di legna o un carico di pietre, ecc.

Schema pesa a ponteLa pesa era in tutti i principali paesi, talvolta era associata a un albergo e da lì nasce la dicitura talvolta rimasta di Albergo/Bar/Ristorante alla pesa.

Sotto la piattaforma in acciaio c’era una fossa profonda circa 1 metro tutta foderata di cemento armato dove venivano posate una serie di leve e contrappesi lavorati con precisione da orologiai. Il tutto era collegato, fuori terra, con una stadèra ovvero una bilancia a leve come quella dell’immagine sottostante.

Villac_pesa pubblica

Immagine presa da wikipedia. Fare clic sull’immagine per accedere alla pagina

La perfezione del meccanismo era tale da restituire il peso con alta precisione. Le pese pubbliche, in più, avevano la possibilità di stampare il peso inserendo un cartoncino dove veniva impressa a rilievo la data e il peso che acquisivano un carattere ufficiale e non contestabile.

A Piovene Rocchette

A Piovene Rocchette negli anni ’60 l’ufficio del dazio era presso la casa del popolo (attuale sede del distretto ULSS) con ingresso dal lato che guarda Rocchette. Il personale era composto da un contabile e un agente. Gli ultimi contabili furono Pegoraro, Remo Losi, Ciro Tosi, Renzo Franzini; gli agenti Francesco De Marchi, Donato Caramelli.

La pesa era all’estremità dei giardini lungo la strada secondaria ed era gestita da Ida Capitanio. Accanto alla pesa un piccolo baracchino in muratura ospitava la stadera fuori terra e i documenti. Dietro il baracchino i vespasiani pubblici in cemento.

PIOVENE pesa e dazio

Una seconda pesa comunale era situata in via Tondelle dove allora vi era il Macello Comunale dopo essere stato trasferito da via dell’Ospizio dov’era prima.

In precedenza la pesa era situata dall’altra parte del centro, davanti all’Osteria dei Meli, poco più in giù dell’omonimo capitello che contrassegnava la posizione della porta daziaria.

Nel 1972

Nel 1972 il dazio fu eliminato, al suo posto venne istituita l’IVA, che dura ancora oggi. I daziari andarono in pensione o trovarono altri impieghi.

La pesa pubblica durò ancora poco, ormai il commercio di materiale sfuso diventava meno diffuso, alcune fabbriche avevano la loro pesa aziendale (come la Lanerossi).

Le pese pubbliche rimangono ancora, anche se sono meno frequenti. Ve ne sono ad Arzignano, a Schio, a Vicenza dove è self service.


APPENDICE

Una breve storia dei dazi si trova su Sapere alla pagina http://www.sapere.it/enciclopedia/d%C3%A0zio.html

Furono usati assai largamente in passato e subirono storicamente una lunga evoluzione. Si possono ritrovare esempi di dazi fin dai tempi più antichi: in epoca romana servirono soprattutto a fornire i fondi alle casse delle città, prima fra tutte la capitale. In epoca carolingia e ancor più in quella comunale fiorirono le imposte sul commercio, gravanti sia sugli scambi che avvenivano nei mercati, sia sui transiti delle merci, con riscossione agli approdi marini, fluviali, lacustri, sui ponti, alle porte delle città. In seguito, il passaggio da un’economia di tipo chiuso a un’epoca di fiorenti commerci interni e internazionali favorì il sorgere di un vero e proprio sistema doganale. Accanto a tutti i vecchi “diritti di mercato” che assunsero l’aspetto di tasse, cioè di controprestazioni obbligatorie per la richiesta di un servizio pubblico (uso di magazzini, pesi e misure, ecc.), si svilupparono i dazi percepiti per l’entrata e l’uscita delle merci dai confini di un territorio. Durante il periodo comunale i dazi ebbero uno scopo puramente fiscale, ma, nella successiva epoca delle signorie, dei principati e delle monarchie nazionali, si manifestò una progressiva evoluzione. Apparve evidente che, allo scopo di aiutare e difendere le attività esistenti in un territorio, occorreva eliminare il più possibile gli ostacoli che si frapponevano al commercio interno e, di contro, proteggere, con opportuni dazi doganali, le attività nazionali dalla concorrenza estera. Ed è così che alla fine del sec. XVIII vennero quasi ovunque soppresse le dogane interne, pur continuando a essere percepiti dazi comunali, con scopi puramente fiscali. Le finanze locali si fondavano da tempo su queste imposizioni che colpivano taluni principali beni di consumo al momento della loro introduzione nei comuni dotati di una cinta daziaria (comuni chiusi) o al momento in cui erano immessi nei negozi di vendita al minuto (comuni aperti). Benché i dazi interni alimentassero anche le finanze centrali, quasi tutte le autorità statali rinunciarono, nei sec. XIX e XX, ai pur alti gettiti, in favore delle finanze locali. In Italia tale riforma fu attuata nel 1923. Ma questo fu solo il primo passo sulla via dell’abolizione completa dei dazi interni a opera della maggior parte degli Stati moderni, che doveva avvenire di lì a poco. In Italia i dazi interni furono sostituiti nel 1930 dalle imposte comunali di consumo il cui regime di applicazione è stato modificato con l’introduzione (1973) dell’Imposta sul Valore Aggiunto

Una memoria degli antichi dazieri si trova qui: http://www.braccagni.info/2010/12/22/cosera-il-dazio-e-chi-era-il-daziere/

Sulla pesa pubblica vedi, ad esempio, https://it.wikipedia.org/wiki/Pesa_pubblica

 

 

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