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Mamma li Turchi

Nel 1453 Costantinopoli cadde in mano del sultano Mehmet II. La città che era presidio cristiano in Medio Oriente diventa mussulmana, cambia nome in Istanbul e da lì inizia l’espansione degli Ottomani verso occidente.

  • Nel 1521, essi occuparono Belgrado
  • Nel 1526, a Mohàcs, sconfissero il re d’Ungheria e Boemia Luigi II Jagellone, che morì in combattimento
  • Nel 1529, gli ottomani assediarono anche Vienna, che però resistette.
  • Nel 1570 i turchi conquistarono il possedimento veneziano di Cipro, mettendo in allarme l’intera Europa cristiana.

Profughi

Alle popolazioni conquistate non restò che accettare i nuovi dominatori, sottomettersi e molti accettarono la nuova religione.

Vi furono profughi, fuggiti dall’avanzata dei turchi, genti che non volevano capitolare e sottomettersi e cercarono un posto dove vivere e resistere.

Si rifugiarono sul colle e sulla fortezza di Clissa presso Spalato, nell’entroterra balcanico.  Erano croati, serbi, rumeni.

balcani

Si difesero, ma persero la fortezza e ricominciò la fuga. Era il 1537. Si fermarono sul mare a Senj (Segna), dove l’arcipelago dalmata dava possibilità di nascondersi. Divennero marinai piuttosto abili e continuarono la loro guerriglia, appoggiati prima dall’Impero austro-ungarico poi anche dalla Repubblica di Venezia.

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Uscocchi

Questo il loro nome, che in croato significa fuggiaschi.  Non si tratta di una popolazione precisa, piuttosto un misto di popolazioni diverse: croati, serbi, rumeni.

Furono appoggiati dall’Impero Austriaco in funzione anti turca, ma pagavano poco e male e così gli Uscocchi dovevano arrangiarsi assaltando le navi turche che giravano per il mediterraneo. Erano veloci ed efficaci e quel che depredavano bastava e avanzava. Fu così che gli Uscocchi aumentarono di numero, alle popolazioni balcaniche si aggiunsero  veneziani e genti, magari fuggite dalla galera, che provenivano dalle Romagne o dalla Puglia.

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Capo Uscocco

Anche Venezia cominciò a finanziarli, si serviva di loro per combattere i Turchi, ma quando, dopo Lepanto, la Repubblica di Venezia fece pace con gli Ottomani, gli Uscocchi continuarono le loro scorrerie cominciarono ad assaltare tutte le navi, anche quelle veneziane.

Banditi

 

Fu così che gli Uscocchi, da difensori di Vienna Venezia e della cristianità, divennero banditi sempre più pericolosi. L’impero Austriaco cercò di riportarli sotto il proprio controllo, ma inutilmente.

la notte del 31 dicembre 1601 gli Uscocchi, rientrati in città da ogni dove, aiutati da tutto il popolo, assediarono il castello; abbattuti tre ordini di porte, vinta ogni resistenza, raggiunsero Rabatta (mandato da Vienna): “lo gettarono subito a terra con due Archibugiate doppo che lui, sparata già la pistola, aveva impugnata la spada per fare quella difesa che il tempo e la necessità li concedeva”; gli tagliarono la testa che “posero in loco pubblico a manifesto spettacolo del popolo” (http://www.farfilm.it/uskok/menu-storia-uscocchi)

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L’uccisione di Baratta (Rabatta)

Anche Venezia cominciò a far loro la guerra.

La lotta tra Venezia e gli Uscocchi è come la lotta tra il leone e la zanzara” scrisse il vescovo di Zara, Minucio Minuci nella Historia degli Uscocchi.

Gli Uscocchi, scheggia di guerriglia nell’Adriatico, sono difficili da domare. Anche con i veneziani non furono teneri.

Di certo il più raccapricciante fu l’assalto alla galea veneziana di Cristoforo Venier nel porto di Mandre, nell’isola di Pago il 12 maggio 1613. Conservato vivo il solo Venier; giunti presso Segna, “fecero smontare lui e gli troncarono il capo con la manara e spogliato il corpo lo gettarono in mare e apparecchiato il desinare posero il capo dell’infelice sopra la mensa dove stette mentre durò il servizio“. (http://www.farfilm.it/uskok/menu-storia-uscocchi)

La guerra venne infine vinta dai Veneziani, ma dovettero attendere il 1617 (pace di Madrid) quando gli Uscocchi furono sconfitti, dispersi e inviati all’interno.

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Sarpi, Minucci e Matino

Paolo Sarpi (1552-1623) fu ecclesiastico, storico e scienziato. A scuola si studia per la sua opera più importante Istoria del Concilio tridentino  subito messa all’indice dal papato. Fu strenuo difensore della Repubblica di Venezia contro il papato.

Minuccio Minucci (1551-1604) fu vescovo di Zara, iniziò a scrivere la Historia degli Uscocchi, ma il libro venne completato da Paolo Sarpi.

Umberto Matino, scledense di nascita, architetto, è autore di una trilogia che ha segnato un grande successo editoriale (La Valle dell’Orco, L’ultima Anguàna, Tutto è notte nera) dove il racconto noir si interseca con uno studio della storia delle alte valli vicentine. La sua riscoperta dell’apporto culturale dei Cimbri nell’alto vicentino ha destato molto interesse.

Cosa c’entrano due veneziani del ‘600 con lo scrittore della “Valle dell’Orco”?

Il fatto è che i primi due hanno scritto un importante libro: “Historia degli Uscocchi“, pubblicato a Venezia nel 1683 e di nuovo nel 1831. Si trova anche in una edizione del 2012.

La “Historia degli Uscocchi” è scritta nella lingua del ‘600, circonvoluta e difficile da leggere. Così un editore ha pensato di dare a Umberto Matino l’incarico di rinfrescare la lingua ovvero di riscriverlo nell’italiano moderno.

Per saperne di più abbiamo intervistato l’autore/traduttore.

 

Matino, Storia degli Uscocchi

  1. Dopo tre romanzi fortemente calati nella storia, te ne esci con un libro che non sembra un romanzo. Hai scritto un libro di storia?

Non sembra un romanzo perché non è un romanzo: è una cronaca seicentesca che narra la lotta di Venezia contro i pirati che allora s’annidavano in Dalmazia e che ostacolavano i traffici commerciali nell’Adriatico. Non ho quindi né scritto un romanzo, né scritto un mio libro di storia: ho preso un testo antico, iniziato da Minuccio Minucci e completato da Paolo Sarpi, e l’ho trascritto in italiano contemporaneo. Nel far ciò non ho voluto realizzare una trasposizione filologica – e quindi non mi sono attardato a parafrasare riga per riga la narrazione originaria – ma non ho nemmeno voluto cancellare l’aura di quella prosa antica, la particolare atmosfera, suggestiva ed evocativa che da essa promana, bensì rendere più facilmente leggibile quella dotta e gustosissima cronaca, per un vasto pubblico di “non addetti ai lavori”, tra i quali m’includo anch’io.

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  1. E’ solo una riedizione oppure vi sono parti scritte da te?

Non è una “riedizione” perchè nessuno, che non sia uno studioso o un appassionato di storia, si prenderebbe la briga di leggere un libro del ‘600 e di misurarsi con la sua prosa circonvoluta e pomposa. La mia è, ripeto, una trascrizione ex-novo del libro originario, una libera “traduzione” che ha finalità meramente letterarie, come qualunque traduzione di un libro straniero, da Simenon a Dan Brown, da Hugo a Steinbeck. E però Minucci e Sarpi, oltre ad essere figli del loro tempo – e quindi mediamente pallosi – sono anche due grandi intellettuali, due cronisti d’eccezione: arguti, disincantati, feroci e spregiudicati. Sarpi, che è noto per essere uno dei grandi storici di quell’epoca, non disdegna d’affermare nello scrivere la “Historia degli Uscocchi”, che ” gli storici devono essere utilizzati con grande discrezione perché alcuni son mossi da amore e altri da odio, o comunque da sentimenti di parte che li inducono all’adulazione o alle iperboli, impedendo quindi che su di loro si possa porre un qualche fondamento.” Il Minucci, che fu arcivescovo di Zara e, prima ancora, Segretario di Stato presso la Santa Sede, mostra invece un’assoluta spregiudicatezza di linguaggio nel raccontare le imprese piratesche. Le sequele di insulti rivolte a quei bucanieri dell’Adriatico – ladroni, assassini, empi e malandrini, ecc. ecc. – non le ho dovute inventare io ma sono tutte presenti nel testo originario. Minucci è particolarmente immaginifico nel descrivere quei fastidiosi nemici della Serenissima: Per quanti se ne ammazzassero, altrettanti ne spuntavano fuori. Come la mitica idra che, seppur decapitata, rinasce continuamente dal proprio sangue, così a Segna accorrevano da ogni dove i delinquenti della peggior risma, rimpinguando le schiere degli Uscocchi.” Preso dal fervore e dal livore contro quell’accozzaglia di pendagli da forca se ne esce con un’esclamazione che, in una sola frase racchiude l’epicità di quello scontro nelle acque dell’Adriatico: Sembrava che avessero sempre favorevoli sia il mare, che i venti, che il demonio stesso, in persona! In un altro punto racconta invece, con l’ironia del cartone animato, l’abilità degli Uscocchi nel darsi alla macchia: “ “…con le loro veloci barchette s’infilavano in ogni anfratto e anche quando si riusciva a incalzarli, stringendoli in un angolo, saltavano veloci sulla costa arrampicandosi sulle pendici dirupate dei monti, come fossero tante capre.”

  1. Secondo te, dopo aver compulsato un bel po’ di libri di storia come fai sempre, ti sei fatto un’idea di cosa sono gli Uscocchi? Ai tuoi occhi sono guerriglieri o banditi?

Non sempre il discrimine fra i guerriglieri e i banditi è molto netto. Non lo è oggi, figuriamoci quattro secoli fa! A quel tempo tutti gli Stati utilizzavano anche i pirati per condurre la propria politica internazionale e quindi diventa difficile disquisire sui quarti di nobiltà degli Uscocchi. La storiografia veneziana fu netta: gli Uscocchi erano dei delinquenti. La storiografia d’area balcanica ha oscillato fra l’esaltazione patriottica (precursori della lotta per l’indipendenza nazionale) alla rivalutazione “eroica” (combattenti valorosi contro i mussulmani e difensori dell’occidente). Ci fu gente come D’Annunzio che durante l’impresa di Fiume prese in prestito il loro nome per ammantare d’esotico eroismo le proprie imprese d’incauto precursore del fascismo, ma così facendo gettò solo confusione e ridicolo sulla storia di quegli antichi combattenti dalmati. Io non mi pongo il problema di definirli e mi piace invece cogliere come i loro più strenui denigratori, Minucci e Sarpi, nel mezzo delle sequele d’insulti e di contumelie, dipingano via via con sempre maggiore vivacità e fascino, il ritratto di una gente audace e feroce. Nel leggere questa storia sorge infatti spontaneo un sentimento di simpatia nei confronti degli Uscocchi, sentimento che i due autori non s’erano, di sicuro, proposti di provocare.

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  1. Gli Uscocchi all’inizio sono profughi in fuga, da cui deriva il loro nome (uskoc in croato significa fuggiasco). Poi però cambiano passo e iniziano non solo a difendersi, ma ad attaccare. Come riescono a fare questo salto?

Non sempre chi fugge è colui che ha paura o che è più debole: talvolta chi fugge è colui che non vuole sottomettersi, che non vuole diventare suddito e schiavo di un popolo straniero e nemico. Anche i partigiani fuggirono dalle città alla montagna: fuggirono non per viltà e diventarono ribelli. É stata l’audacia a far compiere agli Uscocchi la scelta di lasciare le proprie terre e di organizzarsi, armati, per colpire il proprio nemico. La stessa audacia, la stessa intolleranza a vincoli e servitù, li ha poi spinti a cercare una propria “indipendenza” procurandosi da soli di che vivere. Prima e durante la loro avventura piratesca gli Uscocchi sono stati di volta in volta al servizio dei Veneziani, degli Austriaci e, talvolta, persino al fianco degli Ottomani. Sempre però a modo loro, indisciplinati e bellicosi: autonomi costruttori del proprio tragico destino. Anche in questo caso, come in tanti altri, è stata la storia scritta dai vincitori, i Veneziani, a tramandare la loro immagine di feroci bucanieri che bevevano il sangue dei propri nemici. Da quei tempi lontani è giunta però fino a noi anche la leggenda di indomiti guerriglieri del mare, creata dal sentimento popolare della gente di quei luoghi. Storia e leggenda così si mischiano e s’intrecciano e forse non vale nemmeno la pena di dipanare i fili della verità e della fantasia, ma leggere il libro di Minucci e di Sarpi come un libro d’avventura, o come una cronaca scritta da due giornalisti che “tifano” spudoratamente per la propria squadra del cuore, per Venezia.

  1. Cos’è che ti ha spinto a interessarti di questa singolare pagina di storia tutta ambientata nell’Adriatico?

Innanzi tutto mi ha spinto il mio editore, perchè l’idea di pubblicare il libro è stata sua… Gli Uscocchi però li avevo già incontrati, casualmente, in mezzo ai monti dell’altovicentino. Chi ha letto il romanzo “Tutto è notte nera” sa che ad un certo punto ci si imbatte in una contrada dei Valli del Pasubio, contrada Scocchi. Quello strano toponimo contiene nella sua etimologia la parola “uscocchi”. Ma che ci facevano dei pirati dell’Adriatico in mezzo ai monti? Per saperlo bisogna leggere quel romanzo, ma è stato proprio da quell’improvvisa ed imprevista apparizione di bucanieri dalmati in mezzo ai monti che ha preso origine la mia curiosità verso gli Uscocchi. Ma anche da un’altra considerazione: sui nostri monti di casa hanno sempre albergato genti centroeuropee, boscaioli allemanni, minatori todeschi… Cimbri insomma, che un po’ alla volta si sono mischiati col resto della popolazione e sono divenuti anche loro sudditi fedelissimi della Serenissima Sposa dell’Adriatico, di Venezia. Ecco, per una volta mi son tolto il gusto di lasciare le nostre valli e dirigermi verso quel mare, verso il luogo dove la grande civiltà veneziana ha costruito la sua ricchezza, la sua potenza, la sua cultura, la quale (…la cultura, intendo, perchè ricchezza e potenza i veneziani se le sono sempre tenute ben strette) la quale, dicevo, è da secoli anche la comune di cultura di tutti noi veneti.

Il libro di cui abbiamo parlato è

copertina

Umberto Matino, Storia degli Uscocchi, Biblioteca dell’immagine 2016, pagg. 363, € 14.00

Per chi vuole incontrare Umberto Matino lo può trovare:

  • 20 settembre ore 17,30 Libreria IL GUFO Thiene
  • 23 settembre ore 18 libreria UBIK Trieste
  • 30 settembre ore 18 libreria FELTRINELLI Padova
  • 1 ottobre ore 16 villa Repeta Campiglia dei Berici in occasione della manifestazione Venezia da terra

PER CHI VUOLE APPROFONDIRE

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