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Da Santorso a Rocchette

A_RossiProponiamo oggi un itinerario che si snoda da Santorso a Rocchette. Il punto di partenza è la Villa di Alessandro Rossi con il suo parco romantico ed il punto di arrivo è il restaurato quartiere di Rocchette costruito sempre dal Rossi per i suoi operai.
Si tratta di un itinerario che va da Alessandro Rossi ad Alessandro Rossi (Seguendo il filo, per l’appunto) e si svolge per la gran parte lungo il Cammino Fogazzaro Roi. In questo itinerario il cui inizio e fine si collocano negli anni ’60 e ’70 dell’ottocento incontreremo luoghi, manufatti e architetture che rimandano all’età del bronzo, all’età romana e all’arco dei secoli che va dal rinascimento al XIX secolo.

E’ un percorso facile e pianeggiante lungo circa 6 km, può essere percorso in circa 1,5-2 ore a piedi e in meno di un’ora in bicicletta. A questo vanno aggiunti i tempi per fermarsi nei luoghi di interesse. Prendendola come una rilassante passeggiata turistica calcoliamo 3 ore.

Partenza: la villa di Alessandro Rossi

Si parcheggi nella piazza del Municipio di Santorso oppure scendete per la strada sul fianco e troverete un parcheggio più grande. Guardando il Municipio prendete la strada a sinistra che costeggia il monte. Poche centinaia di metri e trovate la piccola chiesetta di S. Spirito e subito dopo un’ampia cancellata sulla sinistra. Siete davanti alla villa di Alessandro Rossi.

Natale 2011

Parco di villa Rossi

Questa località è luogo di antico insediamento, una mappa del 1642 mostra la presenza di due mulini e della Chiesetta di S. Maria giù dove ora c’è il laghetto.

Nel 1865 Alessandro Rossi, industriale laniero con fabbrica ben avviata a Schio, incarica l’architetto Caregaro Negrin di costruire la propria villa trasformando un’antica casa padronale. Il progetto è ambizioso e comprende una vasta proprietà dal monte alla pianura.

Attorno alla villa progetta un parco tagliato a metà dalla strada comunale. Sotto al parco il Rossi progetta un “podere modello”. Voleva dimostrare che anche l’agricoltura avrebbe trovato giovamento se i poveri e arretrati contadini avessero applicato al lavoro dei campi le stesse ricette che aveva sviluppato l’industria. La tecnica come fattore per il futuro benessere.

Ecco dunque il podere modello, più giù la scuola di Pomologia per preparare i futuri tecnici agricoli e una vasta tenuta recintata.

Tutto il paesaggio agricolo viene caratterizzato da 4 capisaldi.

  • la casa Gialla, a est del podere modello
  • la casa Rossa a sud della scuola di Pomologia
  • la casa Bianca a sud est
  • la casa Verde a sud ovest

Col tempo villa, parco e podere divennero baricentrici rispetto alle attività del Rossi che si estesero da Rocchette dove creò una vera e propria città nuova attorno alle sue fabbriche (4), a Torrebelvicino dove dirottò alcuni dei nuovi stabilimenti.

Ad unire tutte le sue fabbriche in un arco da ovest ad est venne la ferrovia. Nel 1884 venne inaugurato il tratto Torrebelvicino-Rocchette che passava per Schio e in mezzo al suo podere modello. Addirittura il Rossi fece costruire uno scambio ferroviario in modo che i vagoni potessero entrare nel podere per scaricare i cascami della lavorazione laniera utilizzati come concimi.

Ampia villa con barchessa e pianta a “elle” purtroppo in cattive condizioni di manutenzione. Merita una visita al porticato. E’ possibile visitare le stanze del piano terra in occasione delle frequenti eventi che si svolgono attorno alla villa.

 

Se attraversate la strada e vi affacciate alla balaustra avrete una bella visione del parco. Ai vostri piedi la vasca rotonda  piena di ninfee, alberi esotici piantati un secolo fa, prati ben curati.

E’ possibile accedere al parco dal cortile della villa tramite un sottopassaggio oppure utilizzando le scalette che si trovano lungo strada.

Parco di Villa Rossi

Il parco è tenuto in buone condizioni, Entrando dall’ingresso sud vi troverete davanti un laghetto dalla forma allungata e sempre ricco di acqua corrente, vi stazionano una coppia di germani reali e alcuni cigni dei quali uno nero. Nei prati corrono coppie di coniglietti. Non abbiamo qui il tempo di descriverlo tutto, ma merita una visita a parte. Vi troverete

  • un “tempietto neo pompeiano” con suggestive vetrate su un acquario
  • la “grotta dei camosci”
  • la trifora
  • i suggestivi “pneumatofori” del Tassodio ovvero radici che emergono fuori terra fino all’altezza di un uomo; ve le troverete davanti agli occhi davanti al laghetto.

Parco Rossi Santorso-2386.jpg

Troppe cose da dire, ci dovremo dedicare uno spazio a parte. Intanto potete dare un’occhiata al sito: http://www.parcorossi.it/

Ai piedi del monte

Uscite dalla porta davanti al laghetto e seguite le indicazioni CAMMINO FOGAZZARO ROI, vi porterà a nord est costeggiando le pendici del Summano fino ad uscire dall’abitato di Santorso.

ceramica protoveneta 2La campagna è molto bella, si cammina nel limite tra monte e piano dove muretti di sassi (masiére)  accompagnano i prati. La strada che state percorrendo è lungo il tracciato presunto della Pista dei Veneti. Si tratta di un’antico itinerario che si connetteva le località della pedemontana dal veronese al trevisano. Lungo questa direttrice sono stati trovati manufatti di fattura simile risalenti all’età del bronzo (XII-XIII secolo a.C.) il che ipotizza una consolidata rete di scambi commerciali. Vedi https://accogliamoleidee.wordpress.com/2015/12/12/la-pista-dei-veneti/

 

Piovene

Proseguendo lungo la strada si incontra l’abitato del Grumello di Piovene. Quando finisce la strada, alla vostra destra trovate un rotonda, siamo nella zona chiamata Bivio, dove le due strade statali che portano ad Asiago e a Trento si incrociano e affiancano. Girate a sinistra lungo via Libertà, strada molto larga che ha preso il posto della ferovia Schio-Rocchette, in esercizio dal 1885 al 1949.

fogazzaro_roi mappa

 

Seguiamo la piantina soprastante fino al punto 9 (chiesa di S. Vito) quando l’abbandoneremo per scendere sulla via principale.

Fontana della Guarda

Un blocco monolitico di pietra dalle dimensioni eccezionali e del peso di 6,5 tonnellate. E’ datata 1634, contiene una storia interessante di lotte per la cittadinanza nella Piovene seicentesca. E’ allo sbocco di una grotta naturale che contiene graffiti di epoca non ancora precisata. Ne abbiamo parlato qui: https://accogliamoleidee.wordpress.com/2015/02/13/fontana-della-guarda/

fontana della Guarda

fontana della Guarda

Capitelli e dipinti

Basta proseguire verso il centro, per incontrare subito tracce antiche: due dipinti murari, il capitello dei Meli eretto  per ringraziare la scomparsa della peste e l’ottocentesca villa Xilo, citata dal Cevese tra le ville della Provincia di Vicenza.

Affresco del 1513

Affresco del 1513 al civico 168 di via Libertà

Capitello dei Melli: Madonna con S. Sebastiano e S. Rocco

Capitello dei Melli: Madonna con S. Sebastiano e S. Rocco

Passato il Capitello dei Meli, si entra nell’antica cinta daziaria e subito, in uno scorcio del muro, compare in fondo a un prato il

Villino Fraccaroli

Pregevole opera dell’architetto Caregaro Negrin, purtroppo mai finita e per questo chiamata dai Piovenesi Castello degli spiriti

villino Fraccaroli

Villino Fraccaroli

Villino Fraccaroli: particolare

Villino Fraccaroli: particolare

A fianco del rudere la più bella architettura di Piovene Rocchette, la pregevole

Villa Verlato

La più bella architettura di Piovene Rocchette. Si tratta di una architettura cinquecentesca con porticato al piano terra e tre stanze sul retro. Loggia e porticato sono affrescate. Sul caminetto della stanza al piano primo compare la data 1567 che corrisponde all’epoca della costruzione del caminetto e probabilmente degli affreschi. La villa è di qualche anno più antica. Purtroppo si trova in cattivo stato di manutenzione.

Villa Verlato

Siamo ora in centro, in un’area di edifici un po’ obsoleti che però riservano sorprese a chi voglia osservare attentamente, come queste che riproduciamo sotto

rustica insegna di una locanda

rustica insegna di una locanda

via Libertà civico 199

la data del 1525 sopra l’architrave di una porta in via Libertà civico 199

Una pigna in pietra sulla recinzione del civico 112 di via Libertà

Una pigna in pietra sulla recinzione del civico 112 di via Libertà

Via delle Fonti

via delle Fonti

Occorre conoscere il pertugio stretto tra due case per trovare questo capitello posto sulla parete di un antico forno per pane. A sinistra della croce S. Stefano cui è dedicata la parrocchia di Piovene, a destra S. Girolamo del deserto patrono dei Girolimini; attorno alla croce tre figure femminili: la Madonna, Maria di Cleofa e Maddalena; sullo sfondo una città turrita, Gerusalemme.

La riva dei frati la chiesa di S. Maria in Aracoeli e l’Ospizio

Siamo ora nella parte più pittoresca della vecchia Piovene caratterizzata da un ampio spazio verde dove un tempo i frati Girolimini coltivavano orti e frutteti, dov’è una fresca e profonda grotta che è possibile visitare chiedendo ai gestori della Birreria Vecia.

Birreria Vecchia

Gallerie della Birreria vecchia

Tra queste scalette in ciottolato si condensa una storia così profonda da non poter essere descritta in poche righe, qui erano un ospizio per pellegrini una chiesa completamente affrescata, la prima fabbrica di birra di Piovene. La storia delle fabbriche di birra è stata già raccontata qui: https://accogliamoleidee.wordpress.com/2014/03/14/percorsi-culturali-le-fabbriche-di-birra/

La chiesa di S. Maria in Aracoeli, detta Chiesa dell’Ospizio è stata costruita nel 1592 ed è ricca di affreschi. All’altare la Madonna della cintura. protettrice delle donne in gravidanza, sulla volta del presbiterio i padri della chiesa. La chiesa è collegata ad un passaggio soprelevato sopra la scalinata. Gli edifici adiacenti facevano parte dell’Ospizio  dei frati Girolimini nel XVI secolo, era composto da nove stanze: cucina, cantina, granaio, refettorio, sala con dormitorio, cantina e due stalle che dovevano servire sia per l’allevamento dei padri sia per le bestie che accompagnavano i pellegrini. Si rifà al tempo in cui i padri Girolimini gestivano l’Ospizio per pellegrini sul monte Summano e Piovene era punto importante per l’ascesa al santuario.

Chiesa Ospizio

La fontana de sòra

Grande lavatoio che un tempo serviva la popolazione della parte alta del borgo. Fa parte dell’acquedotto secentesco allora formato dalla fontana de sòra, dalla fontana de sòto e dalla fontana de la guàrda.

Era un posto molto affollato, un tempo. Ancora a metà dell’ottocento la maggior parte della case aveva stalla e fienile, gli uomini portavano qui le bestie ad abbeverarsi, le donne venivano a lavare i panni dopo la lìssiale ragazze venivano a prendere l’acqua con due secchi portati in spalla col bigòlo.

Fontana di sopra

La strada dell’Angelo

Qui, al fontanòn, si incrocia l’antica via dei pellegrini che salivano al Summano, basta guardarsi attorno per scorgere pitture murarie, capitelli e, all’incrocio con via Maggiore (ora via Libertà), l’antica chiesa dei SS. Vito Modesto e Crescenza che i piovenesi hanno l’abitudine di chiamare di S. Rita.

via dell'Angelo

capitello di San Prosdocimo

Chiesa SS Vito Modesto Crescenza

Chiesa SS Vito Modesto Crescenza

Lapide PapiriaDalla chiesetta si scende fino alla strada principale, via Libertà abbandonando il tracciato del Cammino Fogazzaro Roi.

Ci si diriga verso il campanile. E’ qui che nel XIX secolo, durante lo scavo per le fondazioni del campanile è stata reperita un’iscrizione latina nella quale Papiria Massima dedica a Macrina madre carissima. (vedi lo studio di Romano Borriero https://accogliamoleidee.wordpress.com/2015/06/13/forziano-de-argentina-parte-seconda/)

La lapide è murata sulla parete di fondo della piazza.

A fianco del campanile la parrocchiale, dedicata a S. Stefano, ricca di tele e statue. Qui, in una nicchia, i resti del Beato Forziano monaco del 4° secolo d. C. Notevole anche la cinquecentesca Madonna con Bambino, opera attribuita a Tommaso da Lugano.

Si proceda lungo i giardini di P.le Vittoria fino in fondo. Attraversate il semaforo e vi trovate nel minuscolo vicolo Vignola. Le case che vede sulla sinistra erano l’antica fabbrica di birra di Leopoldo Farinon del 1888. Le scalette che incontrate al termine del vicolo passano sopra quelli che un tempo erano i binari della ferrovia, ora diventati scivoli per le auto.

Tra eleganti case per capi operai e semplici magioni si arriva al …

Quartiere Operaio di Rocchette

Si tratta di un bell’esempio di restauro dell’intero quartiere edificato dal Rossi nel 1883 con la costituzione della Società Cooperativa Anonima.

L’iniziativa avviene al seguito di un programma sistematico di costruzione di una nuova città sorta attorno all’attività laniera.

1869     Stabilimento Rocchette 1
1868-69    Primo progetto residenza per impiegati
1871     Stabilimento Rocchette 2
1871     Primo progetto di 8 abitazioni per capi operai
1881     Progetto villa e parco del direttore
1883-86    Costruzione del quartiere operaio di Rocchette
1886     Stabilimento Rocchette 3

In uno scritto il Rossi spiega i motivi dell’iniziativa: il notevole sviluppo industriale raggiunto in soli quattro anni causa un aumento considerevole delle maestranze con enormi difficoltà per le famiglie di trovare una adeguata sistemazione abitativa e per lo più costrette a cercare domicilio nei paesi confinanti, come Cogollo, Caltrano e Chiuppano, anche per gli affitti eccessivi richiesti dai locatori di Piovene.

Dappertutto la popolazione viveva stipata in vecchie case male riparate, anti-igieniche ed incomodissime, giacchè all’aumento della popolazione non seguì come avrebbe dovuto, lo slancio dei proprietari nello ampliare, migliorare ed aumentare il numero delle loro case, come migliorarono a loro profitto il tasso d’affitto”, si dice in uno scritto dell’epoca.
Il Rossi rifiuta i “casermali” che ha visto in altre città italiane: “Case economiche dunque e non case operaie dovete dirle” “E non le dovete fare di fila, ma interrotte e regolare gli orti secondo il sole, e rincurarle dalla strada”.
Vengono costruite prima 44 abitazioni e poi altre 108, attorno orti per le famiglie operaie.
Nei primi anni del secolo XX arriva la corrente elettrica nel quartiere a sostituire l’illuminazione a gas.

Restaurate, le abitazioni mostrano la cura con cui sono state costruite, seppur destinate agli ultimi della gerarchia di fabbrica sono fatte di robusta pietra di Piovene, di sassi e ciotoli dell’Astico, di mattoni di Malo. Un tempo solai e travi erano fatti di legname proveniente dal trentino, da Folgaria da dove provenivano i migliori maestri di grosseria.

Erano case curate e ognuna con ingresso indipendente. Attorno alle residenze gli orti, dove l’operaio poteva coltivava gli ortaggi e risparmiare un po’ sul salario, e i lavatoi, gran comodità per le donne di casa.

Natale 2011

Quartiere operaio

Natale 2011

Quartiere operaio

Su tutto il quartiere incombe, minaccioso, il grande muro in cemento armato più alto del colmo delle case più alte. Sono il simbolo vivente della frattura tra la città e la fabbrica, tra gli operai e la nuova industria anonima.

Ai confini del quartiere operaio il Rossi aveva messo la Villa del direttore (villa Scotti) e le case degli impiegati. Per mediare il dislivello naturale del terreno aveva fatto progettare dal migliore architetto in circolazione un giardino e la scarpata era diventata parco.

Nel 1973 la città costruita dal Rossi è stata spianata per far posto alla “filatura più grande d’Europa“, l’attuale stabilimento visibile lungo la provinciale. Ma non divenne la più grande d’Europa perché arrivò quasi subito la crisi della lana. Gli ultimi 128 licenziamenti sono del 2012.

Chiusura Lanerossi 2012-7985.jpg

Seguendo il filo

Domenica 9 ottobre con partenza ore 9,00 dalla piazza di Santorso METAITALIA organizza una

PASSEGGIATA GUIDATA

lungo l’itinerario sopra descritto. Fungeranno da guida

  • prof.ssa Diana Sperotto,
  • arch. Renzo Priante
  • arch. Pino Toniolo
  • Antonia Munarini

 

Per i dettagli vedi: http://www.metaitalia360.it/tour/seguendo-filo-2/

Seguendo il filo.jpg

Per chi volesse ripetere l’esperienza per proprio conto, questo articolo potrà servire da guida.

 

 

 

One thought on “Seguendo il filo

  1. Pingback: Sulle strade della storia | Accogliamo le Idee

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