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Affreschi

Villa Verlato non è immobile di pregio solo per la bellezza e vetustà architettonica, ma per il ciclo di affreschi che andremo a illustrare.

Come già detto gli affreschi risalgono agli ultimi anni del 1500 e sono stati probabilmente dipinti negli anni immediatamente successivi alla costruzione della villa padronale, nel 1563; lo testimonierebbe la data (1567) scritta sul caminetto del salone del primo piano emersa in una recente pulitura.

Il porticato e due sale al piano terreno sono attribuiti alla bottega di Giambattista Zelotti (Verona 1526 – Mantova 1578) pittore che partecipò alla decorazioni delle più importanti ville venete tra le quali la villa di Lonedo del Palladio, villa Emo, la Malcontenta, … (3)

Gli affreschi ornano il portico d’ingresso e le stanze interne. Vediamone la mappa traendola dalla tesi di laurea citata (4).

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“La loggia porticata di Villa Velato è arricchita da una decorazione ad affresco che si dipana lungo la sommità della muratura. Partendo dall’angolo sud della parete orientale un fregio, sormontato da una semplice cornice a mensole in prospettiva, corre lungo la parete meridionale, quella occidentale e quella settentrionale, fino a raggiungere il margine nord di quella orientale. La decorazione prosegue poi al di sopra delle archeggiature simulando una loro realizzazione in pietra. Il fregio è scandito da regolari aggetti in prospettiva, seguiti anche dalla cornice, su cui sono dipinti dei cartigli con stemmi nobiliari. Questi aggetti si alternano a decorazioni vegetali e floreali poste ai lati di altri cartigli contenenti raffigurazioni di scene bibliche. Il fregio è interrotto tre volte : al centro della parete meridionale dalla cornice di una finestra che lo ricopre parzialmente, nei pressi della metà della parete occidentale da una vasta lacuna e al centro della parete settentrionale dall’ampio arco che in essa si apre.”

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Il porticato – foto del 1996

 

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Nell’angolo nord-orientale il pessimo stato di conservazione non ne rende leggibili che alcune tracce; analogamente, la decorazione al di sopra delle archeggiature risulta più che altro intuibile.

Le scene che si possono osservare nei cartigli sono undici, inscritte in ottagoni allungati e tratte dal libro della Genesi.

  • All’angolo sud della parete orientale si trova Il peccato originale
  • Passando alla parete meridionale, sulla sinistra abbiamo raffigurata La cacciata dal paradiso terrestre .
  • La terza scena ci presenta un paesaggio con in primo piano due figure sedute, di tre quarti rispetto a chi osserva, il cattivo stato di conservazione, però, rende difficile la lettura della testa della figura di destra, rendendo ambigua l’interpretazione dell’affresco, che comunque dovrebbe rappresentare Adamo ed Eva dopo la cacciata dall’Eden.
  • La prima scena della parete occidentale ritrae l’uccisione di Abele da parte di Caino.
  • La seconda raffigurazione, quinta del ciclo, presenta l’Arca di Noè, mentre la scena successiva rappresenta l’ebbrezza di Noè.
  • La sesta immagine rappresenta la costruzione della Torre di Babele.
  • La settima scena è di identificazione più dubbia. In primo piano abbiamo tre figure: sulla sinistra un uomo in piedi e, di profilo sulla destra, altri due personaggi seduti sostano su di una pavimentazione a scacchiera in prospettiva centrale, mentre dietro alle figure sedute di scorcio è dipinta una casa. Sullo sfondo un paesaggio con all’orizzonte il sole. La scena potrebbe essere l’annuncio della nascita di Isacco o l’annuncio a Lot e alla moglie della distruzione di Sodoma e Gomorra. Forse la seconda interpretazione risulta più adeguata in quanto la pavimentazione e la casa denotano uno spazio costruito e quindi una città, piuttosto del paesaggio agreste che dovrebbe circondare Sara ed Abramo all’annuncio della nascita del figlio.
  • All’estremità nord della parete occidentale troviamo quindi rappresentati Lot e le figlie che fuggono da Sodoma e Gomorra in fiamme.
  • Sulla parete nord, a destra dell’arco, è dipinta la decima scena: si tratta del sacrificio di Isacco e si trova in cattivo stato di conservazione. Questa è l’ultima scena leggibile del fregio: la raffigurazione a destra dell’arco della parete nord è infatti in pessimo stato di conservazione.

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La prima sala a sinistra del piano terreno presenta sulle pareti tracce cospicue di un ciclo di affreschi databile all’ottavo decennio del 1500.

La decorazione è incorniciata in una orditura architettonica e ogni parete è a trompe l’oeil ovvero si raffigura uno spazio esterno come se quella cornice fosse una finestra. La sua decorazione segue una moda ampiamente diffusasi nelle provincie venete a partire dalla metà del ‘500 e inaugurata nella villa Priuli a Treville da Giuseppe Porta detto il Salviati e continuata negli affreschi di Zelotti e Fasolo al Castello Colleoni di Thiene, nelle decorazioni zelottesche di Villa Godi a Lugo Vicentino.

Decorazioni del portico e delle stanze posteriori sono attribuite a mani diverse.

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Venere e Adone

L’insufficienza di documentazione ci impedisce di descrivere le altre stanze.

La famiglia Verlato

Il nome VERLATO è legato alla cittadina di Villaverla, in provincia di Vicenza. Nell’aprile del 1004, dicono gli storici vicentini, l’imperatore Enrico II (ultimo esponente della dinastia Sassone) dalla Germania scese in Italia per far valere la sua autorità  e preparare il terreno per la sua incoronazione imperiale. Al seguito dell’imperatore c’era il Capitano Giovanni Verla, originario della città di Verla in Sassonia (Verlaburgdorf). Egli fissò la sua dimora in in provincia di Vicenza, nei decenni successivi la località venne chiamata Villa Verlaria, e più tardi Villaverla.

nel 1004 gli Verlati vennero di Baviera con Giovanni Verla sotto Henrico di questo nome primo, & quarto imperatore de’ Germani, & doppo da Corrado secondo Imperatore, & Duca di Baviera furono investiti di molti beni nella villa di Thiene, di Zanè , & di villa Verla, li quali beni poi trà sè divisero, come si contiene nell’istromento delle loro divisioni, il quale è appresso il nobile Bernardino Verlato, & l’hò veduto, & letto “ (B. Pagliarino, “Croniche di Vicenza”, Vicenza 1663 riportato in http://www.verlato.org/?page_id=9)

La famiglia dei Verlato acquistò case e terreni in vari comuni della provincia.

Il Mozzi, storico piovenese dell’ottocento, nel suo Il parerga ossia memorie sacro-profane del piovenese 1882 pagg 43 e 57, parla dello stemma dei Verlato.

I Verlati o nobilissimi Verla, che improntarono il loro nome in quella fertil pianura, tra Vicenza e Thiene, e sovraposero lo stemma dei cinque marasconi (Dio sa perchè!) nei palazzi che fecero erigere per comodità e grandezza a Villa-Verla, a Piovene e altrove

Come si vede nella foto sottostante il Mozzi ricordava male lo stemma, le marasche sono 6.

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Ecco la Genealogia della famiglia Verlato presa da uno studio della dott.ssa Margaret Binotto (fattami avere dall’arch. Pino Toniolo)

Genealogia Verlato.jpg

La famiglia Loschi

Nel porticato è rappresentato un altro stemma che è attribuibile alla famiglia Loschi. Consultiamo il libro: S. Rumor, Il blasone vicentino descritto e storicamente illustrato, Venezia, Visentini 1899 pag 103, Biblioteca di Schio.

Descrive lo stemma della famiglia Loschi come segue “D’oro, alla fascia di rosso caricata di tre gigli d’argento all’aquila di nero…“. Come quello che appare nel porticato di villa Verlato.

Verlato stemma famiglia Loschi.jpg

Non sappiamo perché lo stemma Loschi appaia all’ingresso della villa dei Verlato.

I Loschi sono “famiglia antica ed illustre. Ascritta al Consiglio Nobile di Vicenza” dice il Rumor e prosegue.

«Nel 1510 aveva 16 posti. Era aggregata pure al nobile Collegio dei Giudici. L’Imperator Sigismondo, Re de’ Romani e d’Ungheria, concedeva ad Antonio Loschi e a tutti i suoi discendenti maschi, con diploma segnato a Buda in data 22 agosto 1426, il titolo di Conte del Sacro Palazzo Lateranense. Nel 1557 poi Lodovico Pico Signore della Mirandola e della Concordia ammetteva la famiglia Loschi alla nobiltà. della sua illustre Casa, e dai Re di Francia avea il privilegio d’inquartare lo stemma con i Gigli. Fu confermata con Sovrane Risoluzioni 11 marzo 1820, 29 settembre 1824 e 2 giugno 1829. Sí estinse nel 1848 con Luigi Loschi, che lasciò eredi della sua cospicua sostanza la moglie Drusilla dal Verme e il nipote conte Camillo Zileri dal Verme degli Obizzi, cui alla morte di Drusilla pervenne l’intera sostanza.»

Continua

La storia di Villa Verlato è descritta nel : primo articolo


NOTE

(3) G. Pavanello e Vincenzo Mancini, Gli affreschi nelle ville Venete – Il Cinquecento, pag. 111 vedi blibliografia.

(4) La documentazione su villa Verlato è presa dalla tesi di laurea degli architetti Marcella Sala e Luca Cavedon vedi bibliografia.

Bibliografia

  • Marcella Sala e Luca Cavedon, PROGETTO PER IL RECUPERO DEL RUDERE DI PALAZZO FRACCAROLI E DI VILLA VERLATO A PIOVENE ROCCHETTE. Anno Accademico 1996-97 relatore arch. Patrizia Paganuzzi.
  • Margaret Binotto, Relazione storico architettonica artistica, 15 marzo 1990
  • G. Pavanello e Vincenzo Mancini, Gli affreschi nelle ville Venete – Il Cinquecento, Marsilio editori 2008. Di Villa Verlato si parla a pag. 111. Il libro è consultabile anche all’indirizzo https://apeiron.iulm.it/retrieve/handle/10808/1570/5876/000183829.pdf
  • Dentro le ville venete, un nuovo sguardo, reperibile all’indirizzo http://tinyurl.com/zgnx76l pag 104
  • B. Bressan, I Monumenti d’architettura vicentini disposti per epoche con brevi notizie storiche sullo stile e sull’architetto, Biblioteca Bertoliana Vicenza, Gonz. 24.10.23
  • G. Maccà, Storia del territorio Vicentino, Caldogno 1814, Tomo XI p. II, p. 228
  • F. Passuello N. Panozzo, Piovene Rocchette, Cenni storici, Piovene 1977, pag. 65-66

Appendice

Ecco la descrizione completa degli affreschi tratta dalla tesi di laurea citata e riportata integralmente nel libro di Pavanello a Mancini Gli affreschi nelle ville Venete Il Cinquecento.

Loggia porticata

La loggia porticata di Villa Verlato è arricchita da una decorazione ad affresco che si dipana lungo la sommità della muratura. Partendo dall’angolo sud della parete orientale un fregio, sormontato da una semplice cornice a mensole in prospettiva, corre lungo la parete meridionale, quella occidentale e quella settentrionale, fino a raggiungere il margine nord di quella orientale. La decorazione prosegue poi al di sopra delle archeggiature simulando una loro realizzazione in pietra. Il fregio è scandito da regolari aggetti in prospettiva, seguiti anche dalla cornice, su cui sono dipinti dei cartigli con stemmi nobiliari. Questi aggetti si alternano a decorazioni vegetali e floreali poste ai lati di altri cartigli contenenti raffigurazioni di scene bibliche. Il fregio è interrotto tre volte: al centro della parete meridionale dalla cornice di una finestra che lo ricopre parzialmente, nei pressi della metà della parete occidentale da una vasta lacuna e al centro della parete settentrionale dall’ampio arco che in essa si apre

Nell’angolo nord-orientale il pessimo stato di conservazione non ne rende leggibili che alcune tracce analogamente, la decorazione al di sopra delle archeggiature risulta più che altro intuibile. Le scene che si possono osservare nei cartigli sono undici, inscritte in ottagoni allungati e tratte dal libro della Genesi. All’angolo sud della parete orientale si trova Il peccato originale. Passando alla parete meridionale, sulla sinistra abbiamo raffigurata La cacciata dal paradiso terrestre. La terza scena ci presenta un paesaggio con in primo piano due figure sedute, di tre quarti rispetto a chi osserva, il cattivo stato di conservazione, però, rende difficile la lettura della testa della figura di destra, rendendo ambigua l’interpretazione dell’affresco, che comunque dovrebbe rappresentare Adamo ed Eva dopo la cacciata dall’Eden. La prima scena della parete occidentale ritrae l’uccisione di Abele da parte di Caino. La seconda raffigurazione, quinta del ciclo, presenta l’Arca di Noè, mentre la scena successiva rappresenta l’ebbrezza di Noè. La sesta immagine rappresenta la costruzione della Torre di Babele. La settima scena è di identificazione più dubbia. In primo piano abbiamo tre figure: sulla sinistra un uomo in piedi e, di profilo sulla destra, altri due personaggi seduti esse sostano su di una pavimentazione a scacchiera in prospettiva centrale, mentre dietro alle figure sedute di scorcio è dipinta una casa. Sullo sfondo un paesaggio con all’orizzonte il sole. La scena potrebbe essere l’annuncio della nascita di Isacco o l’annuncio a Lot e alla moglie della distruzione di Sodoma e Gomorra. Forse la seconda interpretazione risulta più adeguata in quanto la pavimentazione e la casa denotano uno spazio costruito e quindi una città, piuttosto del paesaggio agreste che dovrebbe circondare Sara ed Abramo all’annuncio della nascita del figlio. All’estremità nord della parete occidentale troviamo quindi rappresentati Lot e le figlie che fuggono da Sodoma e Gomorra in fiamme. Sulla parete nord, a destra dell’arco, è dipinta la decima scena: si tratta del sacrificio di Isacco e si trova in cattivo stato di conservazione. Questa è l’ultima scena leggibile del fregio: la raffigurazione a destra dell’arco della parete nord è infatti in pessimo stato di conservazione.

Gli stemmi: 6 marasche per la famiglia Verlato, gigli bianchi per la famiglia Loschi.

L’angolo nord della parete orientale non presenta alcuna scena ma solamente raffigurazioni vegetali, di cui rimangono oramai solo alcuni lacerti. Come già ricordato, alle scene fin qui descritte si alternano altre immagini, alcune delle quali contengono degli stemmi nobiliari. Essi dovrebbero essere cinque, ma una vasta lacuna deturpa il fregio in questa parete, proprio in corrispondenza della posizione in cui si dovrebbe trovare uno di essi. In questi cartigli troviamo, alternati due tipi diversi di emblemi. Ai margini ed al centro della parete è rappresentato un campo bianco con sei ciliegie. Lo stemma a sinistra rispetto a quello centrale, invece, presenta un campo giallo solcato a metà da una banda orizzontale rossa sulla quale si trovano dei gigli grigio-bianchi e che è sormontata da un’aquila nera. Per ragioni di simmetria si può supporre che l’emblema andato perduto fosse uguale a quest’ultimo. Gli stemmi con le ciliegie sono quelli che avevano più importanza per gli abitanti della Villa, non solo perché il loro numero è maggiore, ma anche perché uno di loro è posto in posizione centrale, in asse con la porta che da accesso al salone centrale dell’edificio e con quella che collega il portico al giardino. L’emblema è quasi sicuramente quello della famiglia Verlato, come spiega anche il Mozzi nella sua raccolta di scritti su Piovene [1]. L’altro stemma, invece, dovrebbe appartenere alla famiglia Loschi, nobile e molto importante, a cui forse i Verlato si trovavano in qualche modo legati. Per quanto riguarda la conformazione dei cartigli, essi presentano tutti delle cornici arricciate. In quelli che contengono le scene bibliche, fra gli arricci, ai quattro punti cardinali, si trovano raffigurate delle piccole teste: a nord e a sud sono umane mentre ad est e ad ovest sono di satiro. Gli stemmi presentano solamente le teste umane a nord e a sud. Ai cartigli sono allacciati dei nastri azzurri che sostengono dei festoni con foglie frutti e fiori, collocati sulle parti non aggettanti del fregio, ai lati delle scene bibliche.

Le sale al piano terra

All’interno delle tre sale al piano terra compaiono cospicue tracce di un secondo ciclo di affreschi. Nella prima stanza a sinistra, sulla parete settentrionale, ai lati della porta che in centro ad essa si apre, due grandi cariatidi dipinte a monocromo sostengono un’accuratissima trabeazione corinzia, perfettamente leggibile lungo tutta la parete est e in tratti di quelle nord e sud, mentre al di sopra di essa, fra le travi, vi è una serie di teste di leoni. A fianco delle cariatidi si aprono due ampie prospettive: a sinistra sono attualmente leggibili solo i rami di un albero ed un cielo azzurro mentre, a destra, vi è una grande scena ad argomento mitologico. Sopra della porta c’è la raffigurazione di una Sacra famiglia. Agli angoli della stanza si possono osservare i lacerti di fasce verticali sulle quali si intrecciano alcuni strumenti musicali, mentre ulteriori frammenti di cariatidi e di altre scene con personaggi abbigliati all’antica traspaiono su tutte le pareti della sala. Anche nella stanza centrale vi è la presenza di un fregio architettonico classico, ornato da pannelli contenenti scene di vita agreste, stemmi ed altre decorazioni, tra le quali un busto in monocromo.

Tracce di ulteriori motivi architettonici sono infine riscontrabili nella stanza di destra e nella lunga sala al piano superiore. Da quanto è stato fin qui esaminato si evince che siamo in presenza di un ciclo pittorico simile a quelli riscontrabili in molte ville delle provincie venete della seconda metà del cinquecento. Un analogo gusto di ornare le stanze con orditure architettoniche inquadranti paesaggi con episodi mitologici e scene di vita agreste si manifesta infatti nelle vicine Villa Colleoni- Da Porto a Thiene e Villa Godi a Lonedo, così come in Villa Emo a Fanzolo e Villa Barbaro a Maser, si può quindi collocare la datazione di questo ciclo fra il settimo e l’ottavo decennio del XVI secolo. Il tema, tranne le scene rappresentate all’interno dei cartigli e delle formelle, è molto simile a quello della loggia ma appare qui più sicuro nelle forme e nei chiaroscuri, più classico e nello stesso tempo più festoso. Si tratta evidentemente di mani diverse legate, probabilmente, anche a momenti diversi. E’ molto probabilmente un autore locale minore quello che viene incaricato dai Verlato per completare i dipinti di quella che ormai, grazie agli affreschi che già contiene si può chiamare “Villa”. Egli dipinge il portico attingendo liberamente ai motivi che può osservare nelle sale, inserendoli in una intelaiatura architettonica meno erudita ma che comunque ben si adatta all’ambiente che si intende ornare.

 

[1] Mozzi, E., Il Parerga, ossia memorie sacro-profane del piovenese, Padova, Giammartini, 1882

4 thoughts on “Villa Verlato 2

  1. Pingback: Villa Verlato (fonte accogliamoleidee.wordpress.com) | La grande Famiglia VERLATO

  2. Ringraziando per l’eccellentissimo lavoro di ricerca svolto, ho riportato il testo completo nel sito verlato.org. Vorrei poter ringraziare personalmente l’autore. Luca Verlato Vicenza

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  3. Pingback: Villa Verlato oggi | Accogliamo le Idee

  4. Pingback: Villa Verlato 1 | Accogliamo le Idee

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