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E’ cambiato profondamente il paesaggio veneto nelle ultime due generazioni. Se il nostro bisnonno tornasse improvvisamente a visitarci non riconoscerebbe più il Veneto come la terra che conosceva. All’immensa campagna si è sostituita una distesa di capannoni e strade.

Quando è iniziato tutto questo?

Nell’Alto Vicentino tra gli anni ’60 e ’70 del novecento. I decenni successivi hanno solo continuato nella stessa strada.

All’inizio fu la Lanerossi

Schio1-2

… con la costruzione, nei primi anni ’60,  dei due immensi stabilimenti Schio 1 e Schio 2; avevano una superficie allora formidabile (55.000 e 50.000 mq). Con la loro costruzione si inaugurava la Nuova Fabbrica. Non più fabbriche alte e strette in pieno centro a contatto con le abitazioni, le nuove fabbriche sarebbero sorte fuori città in aperta campagna, in posti salubri, ne avrebbe giovato anche la salute dei lavoratori.

E sarebbe stato così se l’esempio non fosse stato presto imitato, cominciarono a sorgere fabbriche dappertutto, sparse lungo strade comunali o addirittura cappezzagne e la campagna non fu più la stessa.

Tutti dovettero comprarsi l’auto

auto-seicentoCon l’epoca delle 1.000 fabbriche sparse non poteva esistere un sistema efficiente di trasporti collettivi. Ognuno aveva il suo mezzo di locomozione personale: gli operai il motorino 50 cc con il parabrezza, gli impiegati la Seicento, i dirigenti la Lancia.

Così la trasformazione dal Veneto agricolo al Veneto dell’industria ha comportato un enorme consumo di suolo. Ma non ce ne siamo accorti finché il problema non è diventato molto vistoso

Ricominciarono le alluvioni che un tempo sembravano confinate alle zone agricole del Polesine e ora arrivavano in centro alla città di Vicenza.

alluvione_vicenza_2010.jpg

Vicenza sott’acqua nel 2010

 

Perché?

Non era necessario spingersi molto lontano, bastava guardare un poco a monte per accorgersi che il territorio dal Pasubio alla città era tutto una distesa di capannoni.

E’ stato allora che abbiamo cominciato a  misurare il suolo trasformato.

L’Ispra

L’Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione dell’Ambiente si occupa da qualche anno di studiare il fenomeno che comincia a preoccupare tanto da prevedere una legge per limitare la tendenza al consumo di suolo.

Dal 2014 pubblica un rapporto annuale specificatamente dedicato al consumo di suolo. Sul suo sito si può trovare una sezione cartografica dove viene rappresentato il consumo di suolo. Le due immagini seguenti sono tratte proprio da lì.

ispra-consumo-di-suolo-italia

Ispra suolo consumato (colore rosso) al 2015

ispra-consumo-di-suolo-nord

Ispra suolo consumato (colore rosso) al 2015

Nel rapporto di quest’anno la situazione è così caratterizzata:

I dati di quest’anno mostrano come la progressiva espansione delle infrastrutture e delle aree urbanizzate, in particolare di quelle a bassa densità, continua a causare un forte incremento delle superfici artificiali. Il consumo di suolo rallenta, ma cresce ancora negli ultimi anni di una crisi che non è riuscita a fermare dinamiche insediative, quasi mai giustificate da analoghi aumenti di popolazione e di attività economiche” (1)

In altre parole si impermeabilizzano aree prima libere anche se la popolazione non cresce e anche se le attività economiche non hanno bisogno di tutto quello spazio.

Al nord si consuma più suolo

Questo emerge dal rapporto

Analizzando la distribuzione territoriale del consumo di suolo (Figura 8.1), è evidente come, al di là delle maggiori aree metropolitane, le province del Nord Italia, … ovvero le principali province alpine, presentino livelli di suolo consumato generalmente sopra la media nazionale” (2)

Ed infatti la grafia è chiara: la provincia di Vicenza (indicata da una freccia) è tra le più avide di suolo.

ISPRA suolo consumato per provincie.jpg

Ad essere aggredita è la superficie agricola

Secondo la tabella seguente tratta da pag. 45 del Rapporto

  • i seminativi calano di 59 kmq/anno
  • i prati calano di 90 kmq/anno
  • le aree agricole alberate calano di 55 kmq/anno

Nella parte alta si può vedere quali sono gli usi del suolo che aumentano:

  • aree occupate da edifici (48 kmq/anno)
  • strade asfaltate (38 kmq/anno)
  • piazzali (22  kmq/anno) (3)

Classi copertura suolo 2012-15.jpg

Uso del suolo 2008-12.jpg

Preoccupa la forte diminuzione della superficie agricola perché mette in crisi l’autoproduzione alimentare e ci costringe a importare cibi dall’estero. L’aumento del bosco non è sempre tranquillizzante perché spesso è l’altra faccia dell’abbandono di terreni agricoli.

Il peso delle strade

Ora però andiamo a vedere un altro aspetto che appare come un novità in questo settore, non si consuma suolo solo in cambio di cemento, ma anche di asfalto, molto più asfalto rispetto a quello che serve per arrivare davanti a casa.

Continua …


NOTE

(1) Rapporto ISPRA 2016 presentazione pag III : Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi economici. Liberamente scaricabile qui: http://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti/consumo-di-suolo-dinamiche-territoriali-e-servizi-ecosistemici-edizione-2016

(2) Rapporto Ispra 2015 pag. 16.

(3) Si tratta di un calcolo tratto dall’esame di foto aeree e non comporta una verifica a terra. Il problema è intrinsecamente complesso da studiare: come classifico un terreno apparentemente coltivato racchiuso tra aree impermeabilizzate se questo è in contatto con l’aperta campagna? E in quale classe lo inserisco se è completamente intercluso? In questo modo una parte delle trasformazioni del suolo sfugge al calcolo dato che l’ultima colonna invece di essere zero dà un saldo negativo di 75 kmq/anno.


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One thought on “La seicento

  1. Pingback: Lo spazio delle strade | Accogliamo le Idee

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