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I cavalli scalpitavano al buio, scese con la lampada in mano ed entrò nel corridoio a volta, fece quindici passi fino alla porta in legno, sbarrata. Il custode maneggiò le chiavi ed aprì la porta, entrarono chinandosi un po’ e tenendo il lume alto, alzò il bavero, faceva fresco. Chiusero la prima porta prima di aprire la seconda dalla quale uscì un’aria gelida ben lontana dalla calda temperatura dell’estate thienese. Davanti si parò un’altra porta in legno e una sottile condensa di rugiada cristallizzata sulle assi. Quella porta non si doveva mai aprire – disse il custode – tranne che a dicembre quando sarebbe stato il tempo di pulire la giassàra per prepararla ad una nuova stagione. Il corridoio circolare dava luogo a una serie di nicchie a volta. Qui sopra mensole di legno vi erano formaggi, qualche bottiglia sigillata a cera, dei pezzi di carne appesi ai ganci…

La giassàra di palazzo Thiene Cornaggia

Il racconto immaginario ci introduce a una delle più grandi ghiacciaie dell’alto vicentino. Di tratta di una costruzione tonda, del diametro di m. 4,65 alta come un palazzo di 3 piani (m 8,45 per la precisione). E’ coperta da una cupola a sesto rialzato, con muri in pietra e volta in mattoni.

Ha una capacità di oltre 100.000 litri di ghiaccio o neve.

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Attorno alla camera del ghiaccio ha un deambulatorio, un corridoio rotondo sul quale si aprono delle nicchie coperte a volta. Qui, approfittando del deposito del ghiaccio, si potevano conservare carni, formaggi, vini e medicinali a temperature molto più basse di quelle di qualunque altro posto.

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Nella camera del ghiaccio vi sono due serie di fori tondi con svasatura, si trovano ad un’altezza di m 2,25 – 2,65 dal basamento che probabilmente era fatto di legno.

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Per capire la loro funzione bisogna sapere come veniva caricato e scaricato il ghiaccio. Il ghiaccio veniva “prodotto” d’inverno riempiendo d’acqua delle basse vasche e aspettando che gelasse per poi raccogliere il ghiaccio. In altri paesi più vicini ai monti veniva portato dalla montagna, avvolto da sacchi di juta. Era tagliato in grossi blocchi e poi calato dall’alto. I blocchi venivano accostati senza lasciare spazio e le piccole commessure venivano accuratamente riempite di neve in modo da formare una lastra unica, raggiunto un certo spessore veniva steso uno strato di paglia e si partiva con un nuovo strato e così via, riempiendo dal basso la camera tonda. Per agevolare le operazioni erano ricavate due aperture una a quota 3,10 e una a quota 5,65 dal fondo. In sommità alla cupola il foro sommitale, centrato alla cupola e del diametro di mezzo metro.

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Man mano che si utilizzava il ghiaccio, gli strati calavano e si poteva raggiungere la superficie del ghiaccio dall’apertura sottostante portando con sé scalpelli, picconi e ganci. La porta più bassa, quella che dà sul deambulatorio, non veniva quasi mai aperta se non quando il ghiaccio ormai era finito e bisognava pulire la camera per un nuovo utilizzo.

Ed ecco che, mezzo metro sotto la porta del primo livello, vi sono quei fori. Si ipotizza che servissero per fare un impalcato circolare comodo per compattare o estrarre il ghiaccio.

L’accesso

Nella pianta si vedono due accessi. Il secondo (sulla destra e più corto) è probabilmente un’alterazione successiva, praticata quando non serviva più per la conservazione del ghiaccio.

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L’ingresso della giassàra, si vedono due porte con battente e l’ultima, in fondo, che dà sulla camera del ghiaccio

 

Le ghiacciaie di norma avevano un accesso solo con apertura a settentrione. Nel nostro caso l’accesso è a nord est e ha una galleria lunga m 8,00 abbastanza perché i raggi del sole non si affacciassero mai oltre l’imbocco. Anche la doppia porta serviva per la conservazione della temperatura, veniva aperta il meno possibile e sempre nelle ore notturne.

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Le nicchie laterali all’esterno del deambulatorio

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Da uno squarcio nel muro si vede l’accesso principale e sullo sfondo la lunga galleria di accesso. Da notare in alto i fori svasati di cui abbiamo parlato sopra.

L’esterno

All’esterno la giassàra si presenta come come una bella collina. La terra è un buon isolante e metri e metri di terreno contribuiscono a mantenere il fresco. Col tempo poi crescono gli alberi e l’ombreggiatura riduce ulteriormente l’azione dannosa del sole.

Ecco come si presenta l’ingresso della giassàra

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Ed ecco uno degli ingressi superiori, ben occultato da rami e cespugli nel periodo estivo.

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Una visita

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La giassàra di palazzo Thiene Cornaggia si trova dietro la biblioteca di Thiene, ma è necessario arrivarci da dietro. Occorre domandare agli Alpini, dato che l’ingresso si trova dentro l’area di pertinenza della loro sede.

 Storia

A chi apparteneva una giassàra di tali proporzioni in grado di mantenere ghiaccio in quantità esuberanti le esigenze di una sola famiglia? Alle famiglie Thiene, poi Cornaggia, poi Mangilli infine al Comune.

E’ probabile che quel ghiaccio fosse venduto a macellai, locande o altri commercianti, ma non si hanno notizie certe su questo. Anche sull’esistenza di una doppia apertura si sa poco. Il fatto di avere una porta a sud est contrasta con la tecnologia della conservazione del ghiaccio, dato che l’ingresso a sud est non è neppure dotato di doppia porta. Con queste aperture contrapposte l’aria è libera di circolare e quindi aumento la scambio termico tra l’esterno e l’interno. Logica vorrebbe che si tratti di un’apertura successiva quando ormai il ghiaccio si produceva per via tecnologica e la ghiacciaia era diventata una semplice cantina.

La risposta sta solo nei documenti storici ma, per quanto abbiamo cercato, non abbiamo trovato che poche e scarne notizie. Vi è un breve scritto dal titolo Alla scoperta di percorsi nascosti – il freddo cuore di Thiene, un estratto da un vecchio bollettino comunale. Descrive le ghiacciaie del Castello Porto Colleoni, di villa Thiene Cornaggia, di palazzo Salici-Scalcerle e della fattoria da Porto.

Della nostra giassàra dice:

La ghiacciaia di Villa Cornaggia-Thiene, risalente al XVII secolo si nasconde proprio lì. Dall’esterno sono visibili solo il cumulo di terra che la ricopre, il portale d’ingresso principale e la porta secondaria. E’ stata realizzata esternamente, con strutture in murature portanti in mattoni (1).

L’impianto è costituito da una struttura centrale cilindrica, con due corridoi di accesso che permettono di raggiungere allo stesso modo l’interno. Due sono i cilindri, a quello centrale con spesse murature e volta a cupola in laterizio è addossato, su tutto il perimetro, un corridoio con nicchie sulle pareti esterne.

L’ingresso principale, cosidetto “romantico”, fortemente voluto dalla famiglia Cornaggia, è di fine ‘800 con una suggestiva lavorazione della pietra che sovrasta l’apertura, mentre la volta della galleria d’ingresso risale al ‘600 con mattoni d’epoca.

 

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Mappa del 1617

Interessante la storia della villa. Si tratta di una villa tardo gotica con annessa cappella che si trova dall’altra parte di via San Gaetano, dedicata a San Girolamo. La cappella è del 1472 mentre la villa dovrebbe risalire tra il 1470 e il 1481 quando Giovanni Thiene acquistò un appezzamento di terreno nella località Conca. Si tratta di un ramo della famiglia proprietaria del castello. Il palazzo fu realizzato da Domenico Veneziano.

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Villa Cornaggia in una foto d’epoca. Da Storia di Thiene vol 1

Palazzo Cornaggia è una magnifica residenza di campagna in stile gotico-veneziano e come il Castello richiama la tipologia veneziana riscontrabile nei suoi elementi architettonici tra cui la raffinata trifora posta al piano superiore. Storica dimora dei conti Thiene, la villa è ora proprietà del Comune e, nella parte costruita alla fine del 1800, ha sede la Biblioteca Civica.

Le contesse Elena e Giulia Thiene nel 1870, vendettero il palazzo ai marchesi Giuseppe ed Elisa Cornaggia Medici che lo ampliarono. Per un breve periodo la villa fu di proprietà, grazie al lascito testamentario della zia Elisa Colleoni, di Angelina Lampertico Mangilli, figlia del senatore Fedele Lampertico.

Angelina Lampertico si sposò appena ventenne con il marchese friulano Mangilli che si rivelò quasi subito inadeguato alla colta e raffinata Angelina, donna colta che si dedicava alla scrittura. I suoi “Racconti biblici” ottennero ampi consensi dalla stampa Italiana. Fu la musa ispiratrice di alcuni straordinari personaggi dei romanzi di Antonio Fogazzaro. Della presenza di Angelina Lampertico a palazzo Cornaggia restano poche tracce, tristemente collegate alla sua prematura scomparsa avvenuta il 6 ottobre 1906.

A occidente della villa vi è un lungo corpo di fabbrica (ex collegio vescovile) in stile neogotico, assegnabile a fine ottocento. La villa appare in una mappa del 1617 (2).

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Mappa del 1677 – villa Thiene Cornaggia appare in basso a sinistra, sulla destra l’oratorio di San Girolamo


I rilievi della giassàra sono stati fatti dal sottoscritto sulla base di un primo rilievo e delle misure fatte dal geom. Fracaro del gruppo Alpini di Thiene. Si ringrazia il gruppo Alpini per la disponibilità.

Sull’argomento vedi anche: Ghiacciaie


(1) I muri della camera del ghiaccio sono in pietra, in mattoni è la volta e le pareti del deambulatorio esterno con le nicchie.

(2) Notizie disponibili qui: http://irvv.regione.veneto.it/xw/lod/front/file/13061.PDF e qui: https://tinyurl.com/jyqajok

3 thoughts on “Una giassàra in Thiene

  1. Pingback: Di giassàre vere e finte | Accogliamo le Idee

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