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L’acqua e le anguane

L’anguana è un essere fantastico che compariva lungo i fiumi, i ruscelli, vicino alle fontane, o comunque presso luoghi legati all’acqua, quali

  • Natale 2011gàtoli (canaletti che convogliavano l’acqua, generalmente quella che scendeva dalla valle),
  • cògoli (anfratti di ciottoli, con muri a secco, al cui interno si trovava un piccolo pozzo),
  • tùvi (cavità con volta a botte, all’interno delle quali c’era un canale o un piccolo pozzo).

 

Le ninfe e il culto della “cintura”

L’etimo stesso del nome deriva dal latino “aqua“(1) e le anguane possono essere identificate con le ninfe latine, dispensatrici di fecondità in quanto esseri legati al potere rigenerativo delle acque (2).

Numerose sono le iscrizioni latine dedicate alle ninfe: per l’Alto vicentino è doveroso menzionare quella di che ricorda il voto di Pomponio Corneliano per il ritorno in luogo delle divinità fluviali (3).

La dimostrazione che le ninfe latine fossero dispensatrici di fecondità è data anche dal fatto che, in quei luoghi ad esse dedicate, come ad esempio a San Martino di Schio, in seguito all’affermarsi del cristianesimo, nascono chiese nelle quali si diffuse il culto della “cintura”, che perdurò per tutto il medioevo: per devozione e per riconoscenza del dono della maternità si offriva la “cintura” portata dalla puerpera (4).

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Madonna della cintura – Chiesa di S. Maria in Aracoeli a Piovene Rocchette

Di notte lavava

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In tutto l’Alto Vicentino sono presenti racconti che parlano dell’anguana che, vestita di bianco, di notte lavava nelle acque i panni che poi si potevano vedere stesi, al chiaro di luna, lungo i prati che costeggiavano i torrenti.

Il banchetto notturno

In qualche racconto si possono trovare anguane che si riuniscono per preparare assieme una cena, accompagnare le loro riunioni col canto, consumare il banchetto. Così avviene, ad esempio, a Lugo Vicentino: il banchetto dura fino al mattino quando le anguane sono costrette a sparire al suono della campana del Padre Nostro. Possono divenire anche dispensatrici di abbondanza: una testimonianza di Marostica avvicina le anguane alle fade che facevano la polenta, la mangiavano assieme e la distribuivano, inoltre, a chi passava presso il luogo in cui si stava tenendo la cena. Chi ha reso l’informazione era certo che si trattasse di esseri assolutamente benefici (5).

Abbondanza e fertilità

Epona dea dell'abbondanza.pngLa figura dell’anguana che abbonda nel donare, richiama l’enigmatico mondo religioso celtico e le divinità che facevano capo ad Epona, dea mortuaria, dotata di cornucopia e simbolo di abbondanza (6). Questo mondo religioso ricompare, ad esempio, nel secolo XIII in una pagina di Guglielmo d’Alvernia, precedente quella delle “signore notturne” guidate da Abundia: l’autore parla di spiriti che appaiono nei boschi o nelle stalle sotto forma di fanciulle vestite di bianco (7).

Nella figura dell’anguana ritroviamo, quindi, spunti sia della religiosità celtica che di quella latina, ambedue osservanti il culto dell’abbondanza e della fertilità.

Nell’Alto Vicentino uno degli insediamenti tipici delle anguane si trova nel comune di San Pietro Valdastico, dove si ricorda una roccia che prende il nome di scafa de le anguane. A San Pietro sono state raccolte testimonianze secondo cui le anguane abitavano sul sojo de mezogiòrno, dove, dentro una grotta, si può vedere un focolare mentre fuori è possibile notare dei buchi che, secondo quanto riferito, potevano servire per infilarvi dei pali di protezione (vedi il racconto n° 1B).

Donna o animale

serpente-mosaicoLa natura fantastica delle anguane diviene così più labile, in quanto esse assumono la caratteristica di primi mitici abitanti della valle. Del resto, l’anguana è un essere ambiguo, che può trasformarsi in animale così è stato riferito a San Pietro Valdastico e a Chiuppano di solito in un serpente, e che può sconfinare nel mondo degli umani.

Esistono, a tal proposito, racconti che parlano di matrimoni fra le anguane e gli uomini. Se l’uomo, però, scopre inavvertitamente la vera natura della compagna, l’anguana muore ma, dopo la morte, ritorna in famiglia per accudire i figli nati dal matrimonio (8).

Melusina muore e torna

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Racconti come questo, oltre che in tutta Europa, si ritrovano particolarmente in Francia, dove la storia di Melusina presenta caratteri analoghi, se non uguali, alle testimonianze vicentine: Melusina è un essere acquatico che può trasformarsi in serpente, che assume spoglie umane e si sposa con un giovane il quale, senza volerlo, viene a conoscenza della vera identità della moglie. Come l’anguana delle nostre zone, Melusina muore e torna, dopo la morte, ad accudire i figli (9).

Ancora una volta, sia l’anguana che Melusina, sono esseri che portano felicità e prosperità poiché donano la vita a figli belli e robusti (10). Oggi, tuttavia, nell’Alto Vicentino le anguane sono ricordate soprattutto come esseri fantastici notturni le cui occupazioni domestiche sono date dal lavare e stendere la biancheria.

bigolo

bigòlo

Anche il loro carattere benefico è andato in parte scomparendo, e le testimonianze raccolte attribuiscono alle anguane prerogative malvagie. Secondo quanto riferito a Calvene, le anguane, armate di bigòlo (bastone ricurvo che, retto sulle spalle, serve per portare dei secchi o dei pesi), inseguono e minacciano gli uomini che toccano la corda che esse usano per stendere il bucato. Risulta così impossibile passare per quel luogo (vedi il racconto n° 7B).

 

A Lugo Vicentino le anguane portano sfortuna, soprattutto ai futuri sposi, tanto che il novisso, se usciva di notte doveva sempre tenere la corona del rosario in tasca per non incontrarle.

L’eco del Concilio di Trento

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Il carattere malvagio delle anguane può essere andato accentuandosi sotto la spinta della nuova cultura ecclesiastica che si tenta di imporre nelle campagne dopo le risoluzioni del Concilio di Trento. I fenomeni folklorici vengono allora visti e sentiti come opera diabolica: si noti con quanta insistenza, ad esempio, ritorni l’eco del Concilio tridentino in un racconto sulle anguane raccolto a Camisino (n° 6B) (11).

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L’anguana, in molti racconti, viene addirittura presentata come una strega completamente malvagia. Si veda la testimonianza di Thiene (n° 10B): le anguane tengono il loro convegno notturno la vigilia di Natale, all’incrocio di quattro strade, secondo un rituale tipico delle streghe.

Anche in alcuni libri di cultura locale, l’anguana è definita una strega (12).

Tuttavia bisogna ricordare che è un essere che possedeva aspetti malvagi: tale è la Melusina francese, che abbiamo detto essere in tutto simile all’anguàna, e i racconti che ne sottolineavano l’ambigua malvagità circolavano ben prima del Concilio di Trento del secolo XVI (13).

Il carattere ambiguo dell’anguana è messo in evidenza, inoltre, dal significato che questa parola può ricoprire, oggi, nel dialetto della nostra zona: il vocabolo designa anche la donna di moralità incerta, se non addirittura la prostituta.

In un racconto di Piovene (n° 2B – vedi in appendice) l’informatore è in dubbio se attribuire il termine alla donna o agli esseri fantastici in questione, definiti genericamente come “fantasmi”. Usa la parola mataròta, nel significato di “colei che combinava scappatelle”, cercando di coprire con questa espressione la dubbia moralità che veniva attribuita alla donna a cui si dava il nome di anguana.


rubini-cocco_storia-memoriaIl testo soprastante è tratto dal libro di Giuseppe Rubini e Lina Cocco Strìe, Anguane, Salbanei, Orchi, Thiene 1990 e riporta testimonianze orali raccolte negli anni 1981 e 1989.

Si ringrazia il prof. Rubini e la prof. Cocco per avermi concesso di citare e ripubblicare brani del libro.

Vedi anche: Raccontami una storia …


NOTE

(1) Cfr, W. MAYERLUBKE, Romanisches Etimologisches Wórterbuck (REW), Heidelberg, 1935, 573 < aquàna. Non ha fondamento l’ipotesi di qualche studioso locale secondo cui anguana sarebbe una corruzione del nome aufana, parola questa derivata dal gotico au (valle) e fan (dea, signora). Anguana significherebbe, in questo caso, “signora della valle”; cfr A. DAL POZZO, Memorie istoriche dei sette comuni vicentini, rist. Rotzo 1980, p. 93.

(2) Per la facoltà rigeneratrice dell’acqua e il diffondersi dei culti ad essa connessi, vedi V. DINI, Il potere delle antiche madri. Fecondità e culti delle acque nella cultura subalterna toscana, Torino, Boringhieri, 1980.

(3) La stele romana così recita: NYMPHIS LYMPHSQ/AUGUSTIS OB REDITUM/AQUARUM/P POMPONIUS/CORNELIANUS C.I/UT VOVIT (Alle sacre ninfe acquatiche, per il ritorno delle acque, P. Pomponio Corneliano offrì in voto).

(4) Per notizie riguardanti San Martino di Schio cfr. A. PREVITALI, Longobardi a Vicenza. Una conquista, un ducato, una cultura, Vicenza, 1983, pp. 8595; part. p. 94 per il culto della ” cintura” in Alto Vicentino.

(5) Cfr. C. BATTAGLIN IGNAZZI, Le storie dei filò a Marostica. Esseri fantastici nelle tradizioni popolari venete, Marostica, 1989, p. 16. Le anguane della pianura possono essere avvicinate anche alle seileghen baiblen dell’Altopiano dei Sette Comuni: come nel caso delle fade di Marostica, le seileghen baiblen sono esseri benefici, dispensatrici di pane e olio per tutti; cfr. G. RUBINI, Selleghen baiblen e Anguane, in Quaderni di cultura cimbra n 12 maggio 1983, pp. 89-93, part. p. 91.

(6) Per la dea celtica Epona vedi J. DE VRIES, I Celti, Milano, Jaca Book, 1982 pp. 158-161.

(7) Cfr. C. GINZBURG, Storia notturna. Una decifrazione del sabba, Torino, Einaudi 1989, p. 82.

(8) Una testimonianza di questo tipo è stata raccolta a Marostica; cfr. il racconto “El tozo maridà co na Anguana“, in C. BATTAGLIN IGNAZZI, cit., pp. 19-21. Racconti simili sono presenti in tutta Europa e trovano connessione nel mito greco di Eros e Psiche o di Zeus e Semele, così come in quello indiano della ninfa Urvaçi, o nelle leggende di diverse culture, dalla celtica alla amerinda.

(9) Per la figura della Melusina francese, cfr. A. VAN GENNEP, Manuel de folklore francais contemporain, Paris, 1938, vol. IV, pp. 651652. Cfr. anche A. AARNE-S. THOMPSON, The Types of the Folktale. A classification and Bibliography, Helsinki, 1964, i tipi T400459 e i numeri 400-424, in part. il numero T411.

10) Sull’importanza storica della prosperità di Melusina, che ha contribuito in modo notevole all’affermarsi di questa figura fantastica in epoca medioevale, per l’appropriarsi del racconto e, in generale, del materiale folklorico da parte delle classi egemoni emergenti, vedi il saggio di J. LE GOFF, Melusina materna e dissodatrice in Tempo della Chiesa e tempo del mercante. Saggi sul lavoro e la cultura nel Medioevo, Torino, Einaudi, 1977 pp. 287312, part. pp. 306-309. L’autore pone, tra l’altro, la questione se il nome della famiglia, che ha fatto del racconto popolare la propria leggenda da cui è nata una nobile stirpe, i Lusignano, possa aver dato origine a quello dell’essere fantastico, Mère Lusine, o viceversa.

(11) Anche a Marostica, assieme alle anguane, ritorna il ricordo del Concilio tridentino. Un giovanotto riuscì a rubare una camicia alle anguane che avevano steso il bucato di notte. Avvoltala nella carta e ripostala nel comò, dopo il Sacro Concilio di Trento il giovane non trovo più la camicia e la carta, appena toccata, divenne cenere: cfr. il racconto “La camiza de l’Anguana“, in C. BATTAGLIN IGNAZZI, cit., p. 22.

civilta-rurale-valle-veneta-leogra(12) Cfr. La civiltà rurale di una valle veneta. La Val Leogra, Vicenza, Accademia Olimpica, 1976, p. 605 e p. 737: l’anguana è definita “strega delle grotte e delle acque”; il termine ‘strega’ inganna, proietta l’anguana in una dimensione totalmente malvagia che, in origine, probabilmente non aveva. È un peccato che un’opera tanto attenta nella raccolta delle definizioni, porti simili imprecisioni che non possono certo aiutare, nel caso specifico, a delineare le credenze negli esseri fantastici in Alto Vicentino.

13) Melusina compare nel De nugis curialium scritto dal chierico inglese Walter Map tra il 1181 e il 1193; la ritroviamo poi negli Otia imperialia, composti da un cortigiano al servizio del re inglese negli anni tra il 1209 e il 1214; cfr. J. LE GOFF, cit., pp. 287-288.


3B. Racconto raccolto a Piovene Rocchette nel 1881 da una donna di 76 anni.

Si vedevano queste cose e così. Non so dire di preciso adesso, ma so che, siccome a noi toccava andare a lavare su al lavatoio per poter risciacquare la biancheria quando si doveva risciacquare, c’era una piccola fontana e allora si andava anche alle due di notte e si vedevano, che so io, … queste bestie. Ho visto anch’io una bestia, dico la verità, ma ora non posso sapere di che tipo era, perché si era giovani, e ci raccontavano che erano le anguane, ecco. Ma altrimenti questa (bestia) l’ho vista anch’io; non saprei dire neanche come era fatta, una cosa così. Perchè dovevo andare, siccome ero la più vecchia (delle sorelle) e sono stata la più sfortunata, eh, dovevo andare sempre a lavare e fare, perchè mia mamma era ammalata, ecco, per quello. Si vedevano queste cose, si sentivano infatti, ecco.

Le se vedeva ‘sti mestieri e cussita. Mi no so dire de preciso ‘desso, ma mi so che, sicome che naltri ne tocava ‘ndare a lavare su nel lavanderio par goder rezentare la roba quando che se ghea da rezentare, ghe jera ‘na picola fontana e ‘lora se ‘ndava anca le dò de note e se vedeva, sonti mi, … ‘ste bestie. A gò visto anca mi ‘na bestia, digo la verità, ma ‘desso no posso mia savere se la jera de che sorte, perché se jera tuzi zovane no, e i se contava che xera le anguane, eco. Ma se no questa la go visto anca mi; mi no savaria dire gnanca come la jera fata, na roba cussita. Parché me tocava andare, sicome che mi jera la pì vecia e son stà la pì desfortunà, eh, me tocava ‘ndar sempre mi a lavare e fare, parché me mama la jera malà, eco, par quelo. Se vedeva ‘sti mestieri, se sentiva infati, eco.

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