Home

Un tempo

A San Vito di Leguzzano un tempo era pieno di ghiacciaie. Ancora oggi sotto le cantine della case esistono fori profondi che servivano da deposito per il ghiaccio. Qui stiamo parlando di una ghiacciaia del 1853.

Si sapeva che un tempo era esistita un’antica giassàra. Passando da una piccola tettoia e alzando una botola sul pavimento, compariva una rampa di scale, misteriosa come quella dei racconti. Armati di una pila si poteva scendere lungo le antiche scale in mattoni e lì, in fondo a un breve corridoio, una massa di detriti debordava attraverso una porta ad arco.

Lì c’era la ghiacciaia” diceva chi ti accompagnava, aggiungeva dicendo che ormai era crollata e non rimanevano che detriti. L’unica memoria rimasta era una stanza trapezoidale a sinistra che doveva fungere da cantina dato che vi erano ancora ganci a soffitto dove appendere salami o pezzi di carne.

All’esterno non era visibile

Apparentemente neanche una traccia sul pavimento dato che sopra vi era stato costruito il magazzino comunale e sul pavimento erano depositati sacchi di cemento, cavi elettrici, mattoni, attrezzi.

E’ stato solo con la demolizione del magazzino comunale (2004) che, tolta una larga piastra di ferro, è comparso quel buco tondo pieno zeppo di macerie.

San Vito giasara 1481.JPG

I lavori di ripulitura della ghiacciaia nelle prima fase degli scavi

Perché non scavare?

Dietro le macerie è emersa la struttura a cono rovescio dell’antica giassàra.

In un paio di giorni si è arrivati al fondo. Un foro tondo con diametro di m 3,50 alla base e quasi m 5,00 nel punto massimo. Sopra di questo una volta in mattoni chiudeva la camera del freddo fino a lasciare un foro appena sufficiente per calare il ghiaccio senza  disperdere troppo il freddo. Originariamente l’imboccatura doveva emergere per circa 1 metro dal suolo ed era rivestita di terra. Il foro veniva poi chiuso una volta completato il carico.

Man mano che il ghiaccio calava si poteva aprire la porta sul fianco e scaricare il ghiaccio da lì.

A tronco di cono rovescio

Perché le ghiacciaie sono tradizionalmente a cono rovescio? Il motivo è eminentemente tecncologico. Durante le stagioni più calde era inevitabile che una parte del ghiaccio tendesse a sciogliersi e a formare delle cavità dove l’aria poteva circolare e accentuare lo scioglimento. La forma a tronco di cono rovescio faceva sì che il ghiaccio, calando, continuasse ad aderire alle pareti e che la massa tendesse a rimanere compatta, impedendo la circolazione dell’aria.

Con questa forma l’aveva disegnata il progettista nel 1853.

San Vito giassara progetto 2.jpg

Ecco il progetto della vecchia ghiacciaia risalente a quando, sul retro del vecchio municipio, nel 1853 si decise di costruire una ghiacciaia comunale, opera importante per la sanità pubblica, la conservazione dei medicinali e degli alimenti.

Il disegno è a firma di Fonato Francesco (… ingegnere?) civile e il titolo della tavola è

… del Progetto di costruzione di una Ghiacciaia nel suddetto comune da farsi nell’orto comunale in prossimità della Chiesa di Santa Maria detta dello Spedale“.

Il rilievo

Ed ecco pianta e sezione della ghiacciaia.

san-vito-sezione

San vito giassara pianta.JPG

Il vecchio municipio

Nel corso degli stessi lavori è emersa la fondazione del vecchio municipio sotto la pavimentazione della piazzetta a fianco della “Chiesa di sotto”.(1)

San Vito Vecchio Municipio 1574.JPG

san-vito-municipio-vecchio

La storia del vecchio municipio di San Vito di Leguzzano viene riportata in appendice prendendola da uno scritto di Paolo Snichelotto. Ora un “disegno” sulla pavimentazione riporta fedelmente la posizione delle murature sottostanti.

Ed ecco la ghiacciaia oggi.

San Vito ghiacciaia75.JPG

San Vito ghiacciaia70-2.jpg

.

.

La giassàra di villa Thiene-Leder

Un tempo vi era un’immensa campagna da Thiene fino a Santorso, una campagna dolce segnata dal lento scorrere della roggia di Thiene. Come in un’incubo a fumetti tutta questa campagna si è riempita di costruzioni tanto da creare un tessuto edificato continuo. Partendo a piedi da Thiene, per un’ora si cammina costeggiando case e capannoni.

Ora Villa Thiene-Leder non si vede più dalla campagna, ma dall’immensa rotonda dove confluiscono la zona industriale di Schio, quella di Zané, la strada che porta in zona industriale a Thiene e la strada dell’Ospedale.

1624 roggia da Summano a Thiene S_Vincenzo.jpeg

Mappa del 1624 lungo il tracciato della roggia di Thiene da Santorso a Thiene

mappa Santorso Thiene.jpg

La stessa foto in una foto aerea attuale

Di contro alla cacofonia del paesaggio recente,

villa Thiene Leder “mostra il suo prospetto lindo e gentile a due piani, simmetrico attorno all’asse mediano

“… la fabbrica sembra risalire alla seconda metà del Settecento, mentre del 1702 è la barchessa sulla sinistra” (2)

Se il fronte sud si vede al termine di una lunga stradina d’accesso oltre il cancello che segna l’entrata al giardino, il fronte posteriore è invisibile, cinto com’è da un alto muro che racchiude un secondo giardino privato con serra, alberi maestosi e le penne sgargianti dei pavoni.

Villa Leder giassàra-2972.jpg

Fronte posteriore e privato di villa Thiene Leder

Lì in un angolo giusto dietro il ristorante vi è la …

collinetta della giassàra

Un piccolo colle artificiale alto pochi metri e ricco di piante e cespugli.

Villa Leder giassàra-2929.jpg

Tradizionalmente lì sotto si nascondeva una ghiacciaia, simile a quella che abbiamo visto in Thiene (Una giassàra in Thiene).

Tuttavia ci si inganna, nulla ha della ghiacciaia e, se fosse stata utilizzata per stiparvi il ghiaccio, questo non avrebbe superato i primi caldi di marzo, altro che durare fino a settembre.

Villa Leder giassàra-2969.jpg

Il fatto è che questa ghiacciaia ha due ingressi contrapposti dove la calda aria estiva può circolare tranquillamente, non ha traccia di porte e non vi si trova neppure la camera del ghiaccio. Arrivati nel centro si trova un foro in alto e, sulla parete, una nicchia chiusa da porta.

Cosè dunque?

Villa Leder giassàra-2937.jpg

Villa Leder giassàra-2941.jpg

Villa Leder giassàra-2949.jpg

Villa Leder giassàra-2954.jpg

La risposta migliore la può dare solo una ricerca sui documenti storici. In assenza di questa possiamo formulare solo ipotesi.

  • La prima è che si tratti di un elemento di paesaggio, una finta collina utile a introdurre un elemento pittoresco nella rigidità del geometrico giardino all’italiana. Un movimento di terra utile per creare un po’ di stupore, per arricchire la lenta passeggiata dei nobili con un luogo dove nascondersi e rivelarsi.
  • La seconda ipotesi è che la camera del ghiaccio ci sia effettivamente  sotto la parte di collina che ora appare compatta e piena. Poi, quando ormai non serviva più, sia stata riempita e chiusa trasformando un locale tecnologico in un percorso romantico. Forse basterebbe scavare un po’ per trovarla.

A proposito di ghiacciaie vedi anche:


(1) Il recupero della piazza e della ghiacciaia è stato pubblicato nel libro “La salvaguardia del patrimonio architettonico veneto”edito dalla Giunta Regione Veneto 2008.

(2) R. Cevese, Ville della provincia di Vicenza, Rusconi Milano 1982, pag 470


Le mappe

San Vito.jpg

San Vito di Leguzzano

Villa Leder Santorso.jpg


APPENDICE

La Giara. Luglio 1993.

Numero unico della commissione cultura e della Biblioteca del Comune di S. Vito di Leguzzano

IL VECCHIO MUNICIPIO E L’OSPITALE

Nel numero precedente la lapide dei benemeriti del Comune, affissa sulla facciata del municipio, ci consentiva di proporre alcune note storiche sull’attuale palazzo municipale e sulla ‘svolta’ urbanistica del secondo Ottocento. In questa occasione vorremo fare un passo addietro nel tentativo di scoprire dove pulsava il cuore amministrativo-religioso di S. Vito dal medioevo alla seconda metà del secolo scorso. La fitta cortina di edifici che si affacciano su via Roma, l’antica contrà dell’ospitale, è interrotta, dopo la chiesa di sotto, da un piccolo piazzale. Poco più di un fazzoletto di terra,originariamente chiuso da una cancellata verso la via,su cui prospetta la regolare facciata meridionale dell’edificio sacro e in cui svetta il vecchio campanile. Viene spontaneo ritenerlo il sagrato della chiesa, com’è in tantissimi luoghi di culto. Eppure fino a 120 anni fa .proprio su questo luogo sorgeva il municipio e tutta una serie di pubblici servizi: l’ospitale, la scuola, una cella di sicurezza, alcuni ambienti per il cappellano comunale e per il sacrestano-campanaro. Ignoti rimangono i motivi che hanno determinato la perdita dello storico edificio nel 1872 (1), ma il principale, credo, doveva risiedere nel cattivo stato di conservazione, dovuto alla vetustà del fabbricato più volte restaurato e racconciato, probabilmente anche minato nella staticità, tanto da aver richiesto, ancora nel 1689, la costruzione di un barbacan (2). La Casa del Comun, com’ era definita, poteva avere avuto origini trecentesche, coeve alla chiesa di sotto, chiesa “propria”, che apparteneva alla comunità civile sanvitese. Non è nota la consistenza edilizia originaria, ma ad ogni modo, già nel primo Quattrocento è ricordato l’ospitale, un locale, sicuramente all’ interno del municipio, che non va confuso con l’odierna struttura sanitaria (3). Gli “ospitali” o “Domus Dei”, case di Dio, erano ospizi, luoghi destinati ai “pauperes Christi”, i poveri di Cristo, gli eterni emarginati, i bambini abbandonati, le vedove, i vecchi, i malati privi di assistenza e soprattutto i pellegrini.

Arredato con due letti, l’ospitale di S. Vito poteva alloggiare per soli tre giorni, “pauperes et viatores”, poveri e viandanti. I registri parrocchiali di morte di tanto in tanto contengono il decesso di qualche ignoto pellegrino di passaggio per il paese. Ma in questi vecchi libri sono registrati anche non sporadici casi di bambini abbandonati, figli illegittimi o non desiderati, “esposti” in un apposito abiollo, piccola vasca in pietra, che il sacrestano, fattoli registrare dal parroco, portava al “Logo pio”, il brefotrofio di S. Rocco di Vicenza (4).

L’ospitale di S. Vito, come quelli di S. Giacomo di Schio e di S. Lorenzo di Marano, era gestito dalla Confraternita dei Battuti, un movimento laicale sorto in Italia nel secondo Duecento, che periodicamente si riuniva per assoggettarsi a penitenze corporali (da qui il nome di Battuti), per la preghiera e per il servizio all’ospitale. Questa aggregazione nel Cinquecento era già scomparsa, trasformata verosimilmente nella Confraternita della Santissima Concezione, cui è dedicata la chiesa di sotto.

Le mappe dei catasti storici napoleonico e austriaco consentono di percepire le dimensionii planimetriche del complesso municipale, che doveva occupare buona parte del cortile e del marciapiede.

Preziosissimi appunti, anche con uno schizzo, di Carlo Masetto (1862- 1942), probabilmente suggeriti dal padre, che era stato sacrestano della chiesa di sotto, nella loro schematicità e immediatezza, consentono di dare una qual forma agli spazi interni dell’antico edificio. Compreso tra il panificio e l’edificio di culto, da cui era separato da un portico passante di accesso al cortile interno, il fabbricato a pian terreno verso strada aveva una stanza che serviva da prigione. Nella parete esterna o nel portico, si trovava quel labio di pietra che serviva per raccogliere gli infanti abbandonati.

vecchio-municipio

La facciata, sempre secondo il citato pro-memoria di Masetto, aveva due finestre solamente al primo piano. Forse era ancora decorata con l’immagine ad affresco del leone di S. Marco dipinto o rinnovato nel 1773 dal pittore thienese Gaetano Costalunga (1726-1816) (5).

Sempre sotto l’androne vi era una scala che saliva al primo piano, all’ufficio comunale, probabilmente parcamente arredato (modeste erano un tempo le incombenze burocratiche), ma provvisto di un ricco archivio sistemato in apposito armadio di noce. Al campanile, con due campane, che sorgeva tra i due edifici, si accedeva dal municipio. Il documento accenna poi a una stanza per scuola maschile e a un corridoio per andare al pergamo, forse un piccolo poggiolo che si affacciava sulla strada e a due riparti maschile e femminile per ricoverati si chiamava Battuti e della Infanzia abbandonati, nel granaio sopra la caneva (non si capisce se alluda al primo piano o al sottotetto). E’ risaputo comunque che nel Seicento dal municipio, attraverso un’apertura si poteva accedere alla chiesa, dov’era stato costruito una sorta di palco che permetteva di assistere alle messe (6).

San Vito giassara progetto.jpg

Un disegno ottocentesco riportante la ghiacciaia

Sul cortile interno si affacciavano l’appartamento del custode sacrestano campanaro (una cucina sotto e una camera sopra), una tezza di servizio all’ospitale, edificata del 1710 (7 ) , e, dal 1853, la barchessa di accesso alla giassara comunale (8), che occupava parte dell’ orto d’uso promiscuo tra il sacrestano e il cappellano del comune, che doveva avere una propria stanza nel complesso edilizio. Con il fabbricato principale venne abbattuto anche il campanile, la cui nuova edificazione deve avere provocato non poche discussioni, se solo nel 1877 viene scelto il luogo di innalzamento (9) .

L’opera, dalla firma anonima, che nel 1881 era giunta a metà realizzazione, venne interamente pagata dalla popolazione, ad eccezione di un contributo comunale di 250 lire (10); e sicuramente per non incidere pesantemente sulla spesa, la cuspide venne realizzata con assi di legno ricoperti di lamiera, sostituite nel 1950 con l’attuale struttura.

Sembrerà strano, ma quello spazio vuoto, quasi irreale, dopo il colpo di spugna sullo storico manufatto, doveva aver provocato ripensamenti e progetti di renderlo nuovamente fruibile dalla popolazione.

(…)

Paolo Snichelotto

1 Archivio Comunale S. Vito (A.C.S.V.), b.D /2. 1867l873. Indice delle deliberazioni del Consiglio Comunale.

2 Ibidem, b. B/4l/I, c. 306r e 308r

3 G. MANTESE, S. Vito di Leguzzano dalle origini ai nostri giorni, S. Vito di Leg. 1959, p. 92-94.

4 Cfr. A. RANZOLIN, Quando anche a S. Vito si abbandonavano i bambini, “LA GIARA” dicembre 1985, p. 4.

5 A.C.S.V., b. B/4 X, 1773. Polizze.

6 G. MANTESE, S. Vito…, p. 213.

7 A.C.S.V., b. B/4 Ix, 1710. Polizze (già in filza).

8 Ibidem, b. C/3, Cat. 8. Nel progetto della Ghiacciaia, delineato dall’ingegnere Francesco Fonato di Thiene, viene riportata la planimetria del municipio, senza peraltro definire la distribuzione degli spazi interni.

9 Ibidem, b. D/1, 1874-1879. Consiglio Comunale. Verbali di deliberazioni. 1877, ottobre 24,n. 22.

10 Ibidem, b. D/1, 1879-1886. Consiglio comunale. Verbali di deliberazioni. 1881, maggio 13, n. 19.

One thought on “Di giassàre vere e finte

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...