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Antichi mercati

In villa de Scledo fit mercatum in die mercurii

Così sta scritto nello statuto del comune di Schio che risalirebbe agli inizi del quattrocento secondo quanto dice Gaetano Maccà nella sua storia del territorio Vicentino (1) .

Azzo VII d’Este il 21 aprile 1259, lunedì, mise a ferro e fuoco Thiene guelfa e ne danneggiò seriamente il castello: ed era giorno di mercato (2).

Dunque il mercato di Schio risalirebbe a prima del XV secolo e a Thiene era già presente alla metà del duecento. Il mercato di Valli del Pasubio risale al 1600. Per quanto riguarda il mercato di Piovene bisognerà attendere ancora del tempo e non sarà tanto facile averlo.

La storia inizia dopo la caduta della Repubblica di Venezia quando, il 9 gennaio 1798 chiesero al nuovo Governo Centrale Vicentino-Bassanese il permesso di tenere un mercato. Permesso subito accordato nella stessa data segnata secondo la duplice notazione 9 gennaio e 20 nevoso.

Piovene 1798

Il borgo di Piovene in una mappa del 1798

 

20 nevoso? Cosa strana l’uso della data fissata dalla Francia rivoluzionaria dato che dall’ottobre dell’anno prima, con il trattato di Campoformido, il Veneto era stato ceduto all’Austria. Il fatto è che il Veneto ancora ignorava questo passaggio e solo il 20 gennaio fu reso pubblico.

Il problema delle strade

Non basta un foglio di carta per fare un mercato, se non ci sono le strade a nulla serve quel foglio.  Le strade erano così disastrate allora che con l’arrivo dell’inverno divennero impraticabili e i Piovenesi non avevano “bastante forza e industria” (3) per garantire la manutenzione delle vie. E così alla fine dello stesso anno il mercato venne abbandonato.

Piovene era un piccolo borgo

Non esistevano censimenti allora, ma una Carta di Guerra (3) stilata dagli austriaci proprio in quegli anni assegna a Piovene 1130 abitanti, meno che ad Arsiero (2432), meno che a Velo (1487), San Pietro (Valdastico) (1521), Calvene (1300), Caltrano (1644), Santorso (1300) e meno anche di S. Ulderico e S. Rocco (1850), a Schio città non erano riusciti a contare gli abitanti.

Abbiamo provato a mettere su cartografia la popolazione contata prima di qualunque censimento metodico. Ne viene fuori una singolare pianta dell’alto Vicentino dove Asiago ha più abitanti di Thiene e in generale nei borghi di montagna vi sono anche più abitanti che nel piano.

Popolazione 1798.jpg

La popolazione dell’Alto Vicentino a fine del 1700 (non vi sono dati per Schio)

 

Eppure, a scapito della sua piccola comunità,  Piovene aveva alcuni vantaggi che sarebbero risaltati meglio in seguito:

  • si trova all’imbocco della valle dell’Astico
  • è a metà strada tra l’Altopiano e Thiene, ottimo sito per intercettare artigiani, contadini, mercanti che scendevano dall’Altopiano dalle alte valli vicentine.

Ponti e strade

Prima di tornare alla carica i piovenesi cercano di superare i problemi riscontrati nel tentativo del 1798.

Nel 1813, si erano messi d’accordo con Cogollo e avevano soppiantato l’antico ponte in legno sull’Astico con uno nuovo in muratura detto Ponte Pilo (anticamente detto Ponte Pila).

Nel 1815 viene costruito il Costo vecchio, una carrareccia che rende più facile il viaggio da e per l’Altopiano dei Sette Comuni.

Ponte Pilo.jpg

Una vecchia foto di Ponte Pilo (fornita da Sergio Zorzi)

Esattamente due secoli fa

… nel 1817 la comunità di Piovene inoltra, all’amministrazione austriaca, due suppliche:

  1. per la sistemazione della strada che da Ponte Pilo si congiunge alla carrareccia per l’Altopiano
  2. per ripristinare il mercato settimanale.

La domanda era legittima, ma commisero un piccolo errore scrivendo che il mercato era cessato nel 1797. Errore che fece impermalire gli austeri impiegati austriaci: com’era possibile che il mercato fosse cessato nel 1797 se, dai loro registri, risultava essere stato concesso nel 1798? Si attendono spiegazioni, la pratica è bloccata.

Ahimé la svista è considerata grave e addirittura il Cancelliere la considera quasi segno di insubordinazione, mancante di “quei riguardi che sono dovuti in ogni caso agli Uffizi Superiori.

Chissà quante parole si sarà preso quel povero scrivano che sbagliò la data!

Non solo Piovene

Eppure il mercato interessava non solo Piovene. Con la sistemazione di ponti e strade cresce il bisogno di muoversi, di scambiare merci e prodotti. Il mercato di Piovene non serviva solo ai pochi piovenesi.

Ed ecco che ai solerti ufficiali austriaci giunge una supplica indirizzata dagli abitanti dell’altopiano:

«Le popolazioni delle Comuni di Rotzo, Canove ed Asiago non potrebbero vedere che assai volentieri l’attivazione di un mercato settimanale in codesta Comune, giacché se le granaglie che esse abbisognano pel proprio consumo si potessero quivi trovare a un prezzo eguale di quello che vengono vendute ai mercati di Tiene e di Schio godrebbero del vantaggio di risparmiare il tratto di strada che avvi da Piovene alle suindicate località. D’altronde è provato che quanto maggiore è il numero de’ venditori tanto i compratori possono ottenere i generi al minor prezzo possibile»

Seguita da quella degli abitanti della Val Posina

«La topografica posizione di Piovene fornita recentemente di varie nuove strade di comunicazione col Basso Vicentino e colle vallate d’Astico, Posina e Sette Comuni eccitta […] a porgere li piú fervidi voti a codesta Deputazione per l’effetto di ripristinare il mercato in codesto Comune, riuscindo questo d’incalcolabile vantaggio e personale sicurezza di questi alpini abitanti, i quali in un sol giorno si procaccerebbero le neccessarie provisioni di granaglie, mentre in mancanza di detto mercato convenendo portarsi a Thiene o Schio rèndesi neccessario l’occupare due notti per la maggiore distanza, l’esporsi ad essere derubati, dispendiare del soldo, soggiacere ai disaggi»

A questi si aggiungono gli abitanti di Cavallaro (frazione tra Posina e Laghi), quelli di Velo e le altre della valle dell’Astico, compresa Tonezza e Lastebasse. Gli abitanti di Arsiero appoggiavano l’iniziativa aspettandosi che, con la sistemazione della “strada delle Rocchette” avrebbero potuto anche loro, prima o poi, avere un mercato settimanale.

L’unica preoccupazione era il giorno settimanale che non doveva sovrapporsi ai mercati di Thiene e Schio. Fu così che i piovenesi scelsero il giovedì che andava a completare la settimana che

  • iniziava il lunedì con il mercato a Thiene,
  • continuava il martedì a Malo,
  • mercoledì a Schio,
  • giovedì a Piovene,
  • venerdì a Sandrigo,
  • sabato di nuovo a Schio.

Finalmente

… chiesto venia per l’errore della data, nell’aprile del 1818 venne concesso il permesso di riaprire il mercato di Piovene. Tuttavia il mercato non è solo questione di permessi, come già detto. Sistemate le strade ora occorreva trovare il supporto tecnico per il mercato. Passano 6 anni e solo nel 1824 alcuni possidenti (4) si impegnano a fornire tavole, panche, stuoie e “tutto ciò che può essere necessario per il buon andamento di detto mercato“.

La posizione è ovviamente la pubblica via, tra il comune e la chiesa. Le merci vengono così distribuite:

  • «La piazza per la biada, alla chiesa.
  • Per li animali bovini, all’osteria Pizzati.
  • Per le peccore, incominciando dalla casa Pizzati fino alla Casa Comunale.
  • Per i porci, dietro le peccore.
  • Per le merci ed altre tavole, dalla piazza della biada lungo la strada verso San Vito.
  • Per il polame, di rimpeto alla casa fu Grotto.
  • Per buttiri, formaggio, potrà servire il marcia piede della casa Barbieri e Raines.
  • Per terraglie e pignati, di rimpeto la casa Pizzati»

Il mercato viene inaugurato il

2 settembre 1824

Per i primi due anni non si paga tassa.

Non pensate che la strada principale del paese (via Maggiore) fosse comoda: davanti al comune e alla chiesa di San Vito vi era una salitaccia che scoraggiava i carrettieri. Era chiamata la pontàra (5). Era frutto dell’alluvione del 1244 che aveva riempito di detriti le strade del paese, aveva formato una ripida salita da affrontare con carretti carichi e animali riottosi e recalcitranti. Salita poco favorevole ai banchi del mercato. Solo dopo 6 secoli e un quarto, dopo l’unità d’Italia, si decise di spianare la strada principale costruendo le scale che portano alla chiesetta e allungando quelle che portano all’ex palazzo Raines, poi Municipio.

Fiorì il mercato? Servì a diffondere le merci che provenivano dalla valle dell’Astico e dall’Altopiano? Non lo sappiamo.

Dalle testimonianze orali raccolte da Bruno Maculan prima della grande guerra il mercato era tutt’altro che importante: vi si esponevano poche ceste d’uva e castagne, frutta, spaghi. Niente merci pregiate, niente animali.

Di lì a poco, allo scoppio della prima guerra, il commercio si ferma.

Piovene viene sfollata e Rocchette bombardata.

Dopo la guerra, la prima guerra, si decide di espandere l’abitato in direzione di Rocchette e il grande spazio vuoto (attorno agli attuali giardini di piazzale Vittoria) viene prima costruito il monumento ai caduti, poi sistemato lo spiazzo attorno e costruita una nuova strada diritta parallela a quella tortuosa che lambiva il monte. Questo diventa il posto scelto per il nuovo mercato.

La corsa dei mussi

Mercato Piovene 1921.jpg

Primo aprile 1921. La guerra è passata, gli acquartieramenti militari un po’ alla volta se ne sono andati, in campagna hanno smantellato tende e accampamenti, gli stabilimenti hanno ripreso a funzionare. Le montagne sono ancora piene di bombe inesplose, bunker, trincee, ma in paese la vita rinasce, è l’ora di riaprire il mercato, di venerdì stavolta. Al sabato grande attrazione: la corsa dei mussi. Domenica l’orazione finale.

Piovene p_le Vittoria 1921.jpg

Nella foto del 1921 a sinistra l’ingresso ai giardini di Villa Sega – ora scuola materna- il grande spiazzo centrale è dove sorgerà il monumento ai caduti. Foto di Sergio Zorzi

Nonostante l’inaugurazione in pompa magna e la promessa di ospitare le contrattazioni di bovini, equini, suini, ovini, pollame, il mercato di Piovene tra le due guerre non fu molto frequentato, pallida imitazione dei ben più importanti mercati di Schio e Thiene.

Piovene p_le Vittoria 1930.jpg

I banchi del mercato in p.le Vittoria in una foto degli anni trenta. Foto di Sergio Zorzi

 

Il dopoguerra

E’ nel dopoguerra che il mercato riprende vigore e oggi sembra in ottima salute. Lo avvantaggia la posizione geografica all’imbocco della valle dell’Astico e non è meno importante il fatto che si veda dalla strada provinciale. Questo colorato ed eterogeneo miscuglio di banchi di tutti i tipi attira il visitatore.

Mercato Piovene anni 60.jpg

Aggiungerei un ultimo fattore di successo: il verde. Diversamente dai ben maggiori mercati di Thiene a Schio, il mercato di Piovene Rocchette si trova all’ombra degli alberi e a ridosso dei giardini, in un attimo si compra qualcosa e lo si gusta seduti sulle panchine.

Mercato Piovene-1144.jpg


sentieri-culturali-6Il presente articolo ha preso buona parte del materiale storico dall’articolo di Bruno Maculan pubblicato sul n. 6 di SENTIERI CULTURALI

 

Si ringrazia Sergio Zorzi per aver concesso la ripubblicazione delle foto del suo prezioso archivio.

Si ringrazia Ermi Giacomello per le foto fornite.


NOTE

(1) Gaetano Maccà, Storia del territorio Vicentino, 1814  https://tinyurl.com/go5zqeg.

(2) https://tinyurl.com/gslw5po

(3) Questa citazione e buona parte del testo sono tratti dalla ricerca di Bruno Maculan, Alle origini del mercato di Piovene, pubblicato a pag 113 del n 6 di Sentieri Culturali, rivista edita dalla Comunità Montana Leogra Timonchio.

(3) Kriegskarte 1798-1805, Il ducato di Venezia nella carta di Anton von Zach. Fondazione Benetton Studi Ricerche Grafiche V. Bernardi, Treviso 2005

(4) I nomi sono: M. Antonio Pizzati, Vittoria Marchesini Piovene, Angelo Barbieri, Gio. De Molo, Angelo Lievore, Matteo De Luca, Giuseppe Barbieri, Carlo A. Barbieri, Paolo Franceschi, Giuseppe Borgo, Vicenzo Bragiola, Giovanni Zuccolo, Angela Pizzati Rossi, Giorgio Raines, Gaetano Libratti e Antonio Grotto Gregori. Cassiere il sig. Antonio Chioccarello.

(5) Vedi: Via Maggiore

 

4 thoughts on “Il mercato di Piovene

  1. Pingback: Le forme della Terra 1 | Accogliamo le Idee

  2. Bravi! Vi seguo sempre,essendo appassionato della storia di piovene vi chiedo che forte di guerra c’era sul colle dell”obelisco nella proprieta’ della lanerossi?
    Essendo salito dalla parte delle cisterne di nafta che alimentavano la centrale termica,ho trovato dei cunicoli chiusi e delle piazzole sotto il colle dell’obelisco.
    Potreste raccontarne la storia?
    Grazie e continuate così, a riscoprire il passato ormai dimenticato.

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    • Ciao ho esplorato anch’io molto tempo fa questi bunker. Ci sono dei cunicoli che entrano in profondità nel colle e in fondo sono murati. Presumo che si collegassero con la villa Rossi presente un tempo. Ci sono anche dei bunker circolari in cemento con feritoie appena sotto le case del quartiere operaio sul pendio che guarda l’astico ma erano già mezzi coperti da terra a quel tempo. Ora saranno coperti del tutto.C’è anche un bunker in caverna appena sotto a destra della ex discarica di rocchette(“la piena”) molto pericoloso raggiungerlo perchè il terreno è molto ripido e franoso. Sarebbe interessante conoscere la storia di queste fortificazioni e magari avere anche una mappa. Ma penso che si trovi solo negli archivi del ministero della difesa.

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      • Ho domandato a Bruno Boriero, storico della prima guerra mondiale, mi ha parlato dei tunnel scavati sul fianco del monte sotto le case del quartiere operaio. Credo siano poco visibili. Non le ho mai esplorate. Non so se Bruno ha delle mappe, ma dubito.

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