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La geografia serve per fare la guerra?

E’ il titolo di una mostra appena conclusa a Treviso ad opera della Fondazione Benetton. La geografia è un “potente mezzo di comunicazione non verbale, le mappe sono state nei secoli capaci di influenzare l’opinione pubblica, con informazioni spesso allineate al volere degli stati maggiori”.

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Così ci vedeva un cartografo austriaco del 1853, rovesciando le convenzioni tra nord e sud e mostrando che la geografia è in fondo un modo di “organizzare e facilitare la comprensione del mondo“. Per loro l’Italia è un paese ambito aperto verso il mare.

Carte e guerra

In confronto alle mappe esaminate nello scorso articolo (Le forme della Terra 1), la mappa diventa più esatta quando è indirizzata a uno scopo preciso. La migliore mappa del territorio veneto tra sette e ottocento è una Kriegs Karte, ovvero una Carta di Guerra.

Con il trattato di Campoformido, l’Austria si trovò improvvisamente tra le mani una fertile pianura e alcuni centri manifatturieri di non piccola importanza come Schio, Valdagno Thiene. La donazione era arrivata da Napoleone che aveva mire ben superiori all’Italia, voleva perfino conquistare la Russia.

Non c’era da fidarsi dei francesi, pensarono gli austriaci e nel periodo tra 1798 e il 1805 hanno redatto una dettagliata mappa del territorio veneziano da Verona al Carso, mirabile per la precisione cartografica.

Eccone un esempio relativo alle nostre zone.

KriegsKarte Valle Astico.jpg

La valle dell’Astico, in basso Arsiero, a destra l’altopiano dei 7 Comuni

KriegsKarte Schio.jpg

Schio Thiene e l’imbocco della valle dell’Astico

Alla redazione hanno partecipato gli ufficiali che hanno debitamente segnato tutte le località dove un esercito avrebbe potuto accamparsi, quanti mulini, quanta acqua, quali le risorse indispensabili per un esercito del settecento. Si tratta della prima mappa dettagliata e completa del Veneto e del Ducato del Friuli. Anche questa edita da Fondazione Benetton, vedi http://www.fbsr.it/edizioni/kriegskarte-1798-1805/

Carte e Tasse

Nel Settecento parlare di Catasto significava attirarsi l’ira della gente per bene. Allora i signori erano quelli che si vantavano di non lavorare perché potevano vivere di rendita, della rendita di immense proprietà terriere. Allora era la terra a produrre ricchezza, una ricchezza che non si misurava in denaro (o molto poco in denaro), ma si misurava in terreni, ville, frumento, olio, vino.

Quando gli austriaci vollero censire le proprietà immobiliari di Milano e del suo Ducato, incontrarono enormi ostacoli opposti dai nobili e dagli enti religiosi proprietari di immensi patrimoni che era meglio non conteggiare.

Ci volle Napoleone con la sua carica rivoluzionaria per istituire il catasto e le prime imprecise mappe catastali.

Ne vediamo un esempio qui sotto relativo al centro di Piovene.

PIovene Cat napoleonico.JPG

La rappresentazione è ancora imprecisa, fare triangolazioni in ambito urbano è un problema complicato, ma quello che importa è indicare ogni proprietà con un numero, senza tralasciarne alcuno. Per ogni numero esiste un proprietario al quale far pagare le tasse in proporzione alla sua presunta ricchezza.

Foglio catasto napoleonico.jpeg

Di un’area agricola viene calcolata la superficie in campi vicentini divisi in quarti e in ottavi, la sua qualità viene descritta come

  • ortoliva
  • ortoliva con pomarj o vigne
  • ortoliva piantà di mori (= moràri o gelsi)
  • arattiva
  • broliva (cinta da muri)
  • prato adacquatorio (irrigato)

Vengono contate le piante di gelso suscettibili di dare reddito.

Le abitazioni vengono descritte in modo pittoresco ma atto a individuarne il valore

  • casa da bracciante infima
  • casa d’abitazione media
  • casa d’affitto con mulino
  • casa da villeggiatura
  • casa d’abitazione media con bottega di spezièr
  • stalla con tezza sopra

Un periodo travagliato

Leone San Marco.jpegCi fu un periodo burrascoso in seguito alla caduta della Repubblica Veneta.

  • Le truppe francesi entrarono a Vicenza il 27 aprile 1797. Dall’aprile 1797 al gennaio 1798 si ebbe un governo vicentino-bassanese …
  • Gli austriaci fecero il loro ingresso in Vicenza il 19 gennaio 1798.
  • In seguito alla battaglia di Caldiero tornarono i francesi sul finire del 1805.
  • Il 5 dicembre 1813 gli austriaci tornarono a Vicenza

 

Il dominio austriaco durò mezzo secolo fino al 1866. L’idea di far pagare le tasse alle grandi famiglie era un’idea che aveva preso piede in un’epoca che propugnava l’eguaglianza ed era funzionale a chi voleva arricchirsi con l’industria e non mantenendo privilegi secolari.

Catasto austriaco

Così gli austriaci resero più efficiente la determinazione delle ricchezze tramite il catasto e la cartografia urbana divenne meravigliosamente esatta.

Ecco dunque la mappa di Rocchette.

Catasto austriaco Rocchette S01_F07.jpg

In basso si vede villa Benetti e Villa Sega (oggi scuola materna), in alto la strada si biforca tra quella che scende a Ponte Pilo e attraversa l’Astico e quella che prosegue per Meda e Arsiero.

Catasto austriaco PIOVENE_S01_F11.jpg

Questa sopra rappresenta la parte meridionale dell’abitato di Piovene, sulla sinistra la strada dell’Angelo e le ampie proprietà sul monte, sulla destra  i campi di pianura.

L’ultima casa in basso è quella con l’affresco del 1513 (vedi Dalla fontana della Guarda all’antica porta daziaria), l’ultima a destra è Cà Rossetta presso la quale vi era la stazione di Piovene quando la ferrovia arrivò a Rocchette (vedi La Stazione di Rocchette).

Un paese compatto dove non esistevano frazioni o contrade, raccolto attorno al suo centro. Un piccolo borgo prima che arrivasse l’industria e il rumore dei telai.

 

La prima parte dell’articolo si trova qui: Le forme della Terra 1

One thought on “Le forme della Terra 2

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