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Rovine

Immaginate di scendere pochi gradini e di entrare in un ambiente rotondo, una cornice in alto di un rosso antico, una bassa cupola, due archi che guardano un giardino e quattro finestre aperte sull’acqua. Sotto l’acqua per la precisione, i raggi del sole illuminano alcuni pesci di colore rosso vivo che spiccano sul verde profondo dello sfondo.

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Uscite passeggiando tra strane rovine, archi e muri crollati privi di sommità, costruiti a filari di pietra e mattoni. Un’edera avvolge l’opera dell’uomo e la sopraffà.

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Il laghetto

Costeggiate un laghetto dove strane stalagmiti vegetali escono dal suolo, qualcuna alta quanto un uomo; sono le radici aeree del Tassodio, alberi che hanno un secolo e mezzo di vita e  che hanno sviluppato questa corona che probabilmente nessuno immaginava diventasse così evidente.

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Il laghetto curva e quasi si nasconde sotto piante con rami piangenti punteggiati da fiori di colore rosso sanguigno.

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Rocce e grotte

I sentieri ora corrono piani ora si inerpicano tra bordi di rocce, è chiaramente opera dell’uomo, ma sembra di essere in un ambiente aspro e naturale.

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Proseguite nella visita e il percorso costeggia strane rocce e piccole cavità, quasi grotte.

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Una vasca tonda, delle arcate e, sullo sfondo, una severa casa padronale con un’ala verso valle termina in una torretta che sembra una colombara. Sullo sfondo il campanile.

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Un passaggio sotterraneo e degli oblò dai quali si vede la campagna.

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Alberi e trifore

Ritornate al parco dallo stesso passaggio sotterraneo e vi aggirate tra alberi pittoreschi dalla corteccia tormentata e piena di solchi. Sedili e trifore, teste di grifone, ancora grotte e busti di antichi saggi, sorpresi di trovarsi in un altro tempo.

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Acqua

Ora vi rendete conto che durante il vostro vagare avete sempre sentito il rumore dell’acqua ora forte quando scende a cascatelle, ora misterioso quando si nasconde tra l’erba del prato, ora sommesso quando si allarga in stagni e pozze.

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Storia e meraviglia

Abbiamo voluto presentare così il Parco di Villa Rossi a Santorso immergendosi nel pittoresco e nella meraviglia che sono stati costruiti ad arte.

l’uomo ammira e si diletta a vicenda, e dell’aspetto selvaggio della foresta, e dei lunghi filari d’ alberi che si dipartono da un crocicchio,  […….].

Ammira la maestà della montagna e delle valli, il bizzarro contrasto delle dolci collinette, l’impetuoso corso del torrente e il lento del fiume, il variato del ruscello, i placidi specchi d’acqua, le ricche fontane, i bacini marmorei, i regolari piani a vaghe aiuole fiorite, le eminenze e i promontori, le spiagge, le terrazze ricche di vasi e statue, le fontane e le cascate […….], ed i mille artifici dei getti, e le decorazioni molteplici dell’arte, la magnificenza ed il lusso delle serre, la grandezza e la pompa degli spettacoli, infine ogni bellezza della natura e dell’ingegno umano, per la qual cosa, in casi speciali, come dissi, conviene affratellare insieme i due stili di giardinaggio…” Antonio Caregaro Negrin (1)

Un progetto industriale

Eppure questo parco non è meraviglia fine a sé stessa, ma fa parte di un progetto più vasto, un progetto di sviluppo industriale. Di quale?

Ne parleremo la prossima volta.


Intanto potete conoscere qualcosa di più del parco visitando questo sito: http://www.parcorossi.it


(1) Antonio Caregaro Negrin è uno dei massimi architetti vicentini e veneti della seconda metà dell’ottocento. Lavorò a lungo per Alessandro Rossi per il quale costruì numerose ville, tra le quali la villa del Senatore a Santorso, parchi e villaggi operai. Un breve biografia si trova anche qui: https://accogliamoleidee.wordpress.com/2016/01/30/villa-fraccaroli/

2 thoughts on “Il parco di Alessandro

  1. Pingback: Un parco vent’anni dopo | Circolo Fotografico Scledense BFI

  2. Pingback: Il podere di Alessandro | Accogliamo le Idee

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