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L’Italia si presenta nell’immaginario internazionale come un paese ricco di storia, di arte e di cultura, magari un paese caotico, incomprensibile ma bello. Su tutte prevale quella battuta che riassume con estrema sintesi questo concetto. L’ha pronunciata Orson Wells nel film Il terzo uomo:

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Borgia

Sai che cosa diceva quel tale? In Italia sotto i Borgia, per trent’anni, hanno avuto assassinii, guerre, terrore e massacri, ma hanno prodotto Michelangelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimento. In Svizzera hanno avuto amore fraterno, cinquecento anni di pace e democrazia, e che cos’hanno prodotto? Gli orologi a cucù.

La battuta ha avuto così successo che ci è rimasta appiccicata addosso e, pur essendo un clichè, in parte riassume il modo con cui viene giudicato il nostro paese.

La prima industria

Ogni territorio riassume la sua storia e, se ogni periodo storico riesce a non cancellare quelli precedenti, si riassume così in poco spazio il lavoro di generazioni e in un singolo centro si sommano interventi dell’epoca romanica, gotica, rinascimentale, barocca, …

L’Alto vicentino, tra le presenze storiche che costituiscono attrattività, ha a disposizione un complesso di manufatti risalenti alla prima industrializzazione.

Terra di manifattura

Era l’inizio del XVIII secolo quando la città di Schio ottenne il permesso di “fabbricare panni alti“. Da due secoli lo attendeva, ma la corporazione di Vicenza bloccava ogni concorrenza. Fu dopo la crisi e la decadenza dell’arte della lana in Vicenza, che Schio ottenne finalmente questa occasione.

La decisione del Gravissimo Consiglio di Vicenza, con cui, il 28 dicembre 1701, venne accordato ai lanaioli di Schio il privilegio di fabbricare panni alti, segnò la conclusione di una lunga vertenza per sottrarsi al controllo della città e l’avvio di un processo di specializzazione ed espansione produttiva. (1)

PastoreEvidentemente non la sprecò se nei primi decenni del Settecento a Schio si producevano più panni alti che non in tutta la provincia di Venezia e Padova sommate assieme. A Schio si aggiungeva la capacità produttiva di Valdagno e di Thiene. Fu così che l’alto vicentino divenne il polo manifatturiero della Repubblica Veneta, qui si produceva quasi la metà di tutta la produzione della Repubblica.

La prima industria

Il primo sviluppo industriale Veneto non riguarda la campagna, si insedia in città, o perlomeno alle sue porte. Si tratta di edifici a più piani che occupano poco spazio. Così è la storica Fabbrica Alta di Schio, così è lo stabilimento Marzotto a Valdagno, così il lanificio Ferrarin a Thiene, lungo la Roggia a due passi dalla storica chiesetta di San Vicenzo.

Si fa eccezione solo dove non vi sono rogge, indispensabili per muovere le macchine e lavare i panni. In quel caso occorre andare giù nel fiume. Così succede ad Arsiero con la sua cartiera in fondo al Posina, così succede a Rocchette dove le prima fabbrica si insedia giù in fondo al torrente Astico là dove vi era un’antica cartiera.

Rocchette new town

Proprio a Rocchette sorse dal nulla una vera e propria città, nell’arco di due decenni vennero costruiti

  • 4 stabilimenti,
  • ville e parchi per i dirigenti,
  • abitazioni signorili per i tecnici in buona parte stranieri,
  • case per impiegati, per operai,
  • convitti femminili,
  • bagni pubblici,
  • mensa,
  • forno economico,
  • asili e scuole

L’abbiamo già raccontato qui: Rocchette città e fabbrica

casa tipo impiegati di rocchette

E già abbiamo raccontato come tutta questa città sia stata distrutta dall’idea insensata di costruire il nuovo grande stabilimento non in zona industriale a Schio, come l’ENI aveva previsto, ma SOPRA il quartiere costruito.

Dalla distruzione …

si è salvato solo il quartiere operaio, troppo in basso rispetto alla nuova fabbrica, obsoleto, quasi dimenticato è rimasto lì finché è arrivato l’ATER e ha restaurato tutto il quartiere.

E’ stata la sua fortuna perché così si è salvato tutto assieme con un intervento unitario. Così è tornato quello che era stato fin dall’inizio: una quartiere popolare di case in affitto.

Rocchette quartiere operaio

Oggi

Il quartiere operaio di Rocchette è rimasto il più bell’esempio dell’intervento di Alessandro Rossi nel campo delle costruzioni civili.

Nascosto dallo sguardo dei più, è sempre una bella scoperta per chi viene a vederlo, vi si ritrova quell’aria lontana dalla vita moderna: poche o nessuna auto, bimbi che corrono, le persone sedute davanti alla porta di casa.

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Tre iniziative

Ben tre iniziative riguardano il quartiere operaio quest’anno.

Italia Nostra

La sezione di Schio è venuta a visitare il quartiere operaio di Rocchette mercoledì 19 aprile. E’ stata l’occasione per conoscere direttamente l’intervento rossiano, dato che il quartiere operaio di Schio, ben più consistente e ben più ricco di ville, è più difficilmente percepibile dato che numerosi interventi uno diverso dall’altro ne hanno resa difficile la riconoscibilità.

E’ stata l’occasione per visitare anche il centro di Piovene, dalla fontana della Guarda alla chiesa dell’Ospizio passando per Villa Verlato eccezionalmente aperta per l’occasione.

Ad accompagnare le delegazione di Italia Nostra

  • la prof. Diana Sperotto
  • la prof. Mirella Gon
  • l’arch. Renzo Priante

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Metaitalia

MetaitaliaVolete fare una visita guidata a al quartiere operaio e, già che ci siete, al patrimonio storico culturale dell’Alto Vicentino?

Seguite il filo che vi propone Metaitalia, date un’occhiata qui: http://www.metaitalia360.it/tour/seguendo-filo-schio-santorso-piovene-rocchette/

Una passeggiata domenica 7 maggio dal lanificio di Schio al quartiere operaio di Rocchette, passando per il parco e la villa di Alessandro Rossi a Santorso.

L’itinerario dell’anno scorso lo trovate qui: Seguendo il filo

Il circuito dei lanifici

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Preferite la bici? Nessun problema anche quest’anno il circuito dei lanifici raggiunge Rocchette. Una facile pedalata che parte dal lanificio Ferrarin al quartiere di Rocchette e ritorno attraverso il cotonificio Rossi di Chiuppano, non trascurando la filanda Rossi e il mulino di Zané.

Domenica 28 maggio

Informazioni qui: https://circuitodeilanifici.com

 


NOTE

(1) A cura di G.L. Fontana AAVV, Schio e Alessandro Rossi, Roma 1985, Vol 1 pag. 76

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