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Col furgone

Ore sette e trenta di un mattino d’inverno, io e Christian ci troviamo qui in cooperativa  davanti a un furgone. I primi venti minuti passano a mettere in ordine il camion, sistemando le cassette, accatastando e legando i contenitori di polistirolo che servono per i cibi che temono il calore.

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Poi partiamo, da Villaverla andiamo alla volta di Sarcedo. Al primo supermercato non c’è nulla per noi, salutiamo e via di nuovo verso Marostica con qualche tappa intermedia. Poi tutta una tirata fino a Bassano dove ci aspettano a orari precisi. Entriamo nei supermercati dal retro, tra carrelli rotti e montagne di scatoloni vuoti, post-it alle porte e numeri di telefono attaccati alle pareti. Ogni tanto arriva qualcuno tirando bancali con carrelli a mano o elettrici. Al di là delle porte in tende di plastica c’è il mondo luminoso del commercio, pieno di luce e di colori che fa da pendant con la semi oscurità dei depositi, dei magazzini, dei bagni per il personale.

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Ci muoviamo tra pensionati che fanno la spesa la mattina presto (si trovano prodotti freschi c’è meno coda e poi, si sa, i vecchi si svegliano presto), dritti fino al banco di frutta e verdura. I commessi stanno or ora scegliendo i prodotti da consegnare a Christian: banane un po’ ammaccate, qualche cespo di verdura quasi appassita, delle melanzane con qualche grinza.

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Sparare alla frutta

Tutti vengono pesati, confezionati, poi arriva un ragazzo e “li spara”. Imparo anch’io questo strano termine del gergo dei supermercati: in pratica punta la pistola al codice a barre e dalla “canna” esce un BIP.

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Nel mondo organizzato dei supermercati quella “pistola” è collegata senza fili all’ufficio e quando Christian vi entra troverà tutta la lista dei prodotti da portare via. Una firma e si porta via tre moduli che restituirà timbrati dalla cooperativa così il supermercato potrà scaricare l’iva. Non è un grande vantaggio economico consegnare il materiale in scadenza, ma così si evitano i costi di smaltimento e, in fondo, i supermercati credono anche loro in questa scelta.

Al prossimo supermercato troviamo tutto pronto, il carrello ricolmo ha già il cartello “PER ONLUS”, basta avvicinarlo al camion e caricare il tutto. Qui c’è un sacco di prodotti freschi: le pizze e il pane di  ieri, delle focacce e dei piatti di arrosto.

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L’etichetta

Salito sul camion gli domando di nuovo: “non è che diamo ai poveri dei cibi che li potrebbero intossicare?“. Sorride, si vede che sono abituato a non leggere le etichette.

Noi non possiamo consegnare né ritirare prodotti scaduti. Ma devi distinguere tra:

  • da consumarsi entro il ….
  • da consumarsi preferibilmente entro ….

Nel primo caso, alla scadenza il prodotto si butta. Nel secondo caso no, è un prodotto del tutto commestibile, parliamo di pasta, crackers, caffé, olio e anche affettati, uova, …

Merce non vendibile

Guarda questo” mi mostra una decina di scatole di tonno, leggo la data di scadenza: è fra un mese e mezzo. Lo guardo. “Quelle lì ce li ha dati il distributore, nessun supermercato li accetta se non hanno una scadenza superiore a due mesi.

Guarda quest’altro” si tratta di confezioni che non possono essere vendute singolarmente, il contenitore si è rotto e quindi …

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L’elenco continua:

  • una confezione sigillata di latte per neonati, la confezione è integra, ma si è rotto il coperchio di plastica che serve per chiuderla una volta aperta
  • un intero bancale di pane che scade fra 40 giorni
  • pacchi di pasta con la busta rotta e chiusa con del nastro adesivo
  • detersivi in bottiglie che perdono e sono stati chiusi in sacchetti

Tutto materiale perfettamente utilizzabile e sano, ma commercialmente privo di valore.

Christian e il progetto REBUS si occupano di recuperarlo, sottrarlo allo spreco e farlo avere a chi ne ha bisogno.

Tempismo

Non basta girare con il camion. ci vuole anche tempismo. A Marostica troviamo un carrello pieno di pizze, salmone confezionato, un paio di polli arrosto e mozzarelle che scadono oggi. Bisogna riporli nei contenitori di polistirolo e consegnarli entro sera altrimenti bisognerà buttarli.

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Per questo serve un’organizzazione consolidata, una “filiera” come si dice, conoscere bene i giorni di distribuzione delle associazioni caritative e far avere il tutto ai consumatori finali entro poche ore.

Il caso delle mele

Non ci facciamo caso perché per noi il materiale è sempre disponibile, sano (almeno dal punto di vista igienico), ben confezionato e spesso bello da vedere. Eppure il lustro delle vetrine ha un costo, bisogna sottrarre alla vista (e al mercato) quello che non va.

Prendiamo le mele.

Ogni tanto alla cooperativa Verlata arrivano una ventina di bancali pieni di mele fresche (o verdura o altra frutta) impilati fin sotto il tetto del capannone. Non si tratta di merce avariata o in scadenza, si tratta di merce perfettamente vendibile, ma le autorità le ritirano dal mercato per non far crollare il prezzo. Un tempo le portavano in un campo e ci passavano sopra con le ruspe, per distruggerle. Uno scandalo distruggere quello che è costato tanta fatica produrre! Ora si sono accorti che basta sottrarli al circuito commerciale. Quelle mele giacenti in cooperativa vengono consegnate alle case famiglia e agli enti caritatevoli. Si alimenta un altro circuito che non segue le leggi del mercato ma del dono e della necessità.

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Un milione

E’ un settore in espansione, a occhio e croce l’anno scorso solo l’iniziativa della Verlata ha recuperato prodotti per circa un milione di euro. Si tratta di cifre importanti che sono andate a sostegno delle società caritatevoli. Quali?

Tra quelle che ricordo:

  • Caritas di Vicenza, Schio, Santorso, …
  • Il mezzanino, mensa per poveri sempre a Vicenza
  • Cooperative del consorzio Prisma
  • San Vincenzo di Vicenza

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Il bello è questo, movimentare merci per un milione di euro senza venderla ha un costo. Chi lo sostiene?

Il grosso del costo ricade sulla cooperativa che paga le spese vive e ha comprato il furgone. Un aiuto viene dai supermercati che credono in questa iniziativa, in particolare il gruppo UNICOMM che gestisce numerose marche di supermercati (1) e che si organizza per fornire la merce.

Eppure l’iniziativa potrebbe moltiplicare il suo effetto senza costi per nessuno.

Possibile?

I conti fino ad oggi dicono che questo lavoro moltiplica il valore di 10-15 volte. Ovvero con un costo di 2-3 euro riesco a recuperare cibi e beni per una valore di 30€, pagando il camion e l’operatore.

Prendiamo un comune come Vicenza, i soldi che si danno alle famiglie per fare la spesa potrebbero essere dati a questa iniziativa (o una simile). Così al costo di una spesa al supermercato, le famiglie indigenti potrebbero fare dieci quindici spese anziché una.

Me lo conferma Enrico, responsabile del “Mezzanino” una cooperativa gestita dall’associazione Ozanam, che gestisce una mensa per poveri a Vicenza; da quando è partito il progetto, il cibo a disposizione è abbondante, ogni 15 giorni Christian consegna un camion e i volontari possono utilizzare le risorse che destinavano alla raccolta di cibo per altre attività.

Dove

… vanno a finire precisamente tutti questi prodotti?

Lo vedremo la prossima volta


(1) Vedi http://www.altovicentinonline.it/attualita-2/attualita/attualita-dintorni/basta-spreco-nei-supermercati-vicentini-con-unicomm-e-verlata-donate-30-tonnellate-di-cibo/)

 


Appendice

Rebus, Stop allo spreco, Last Minute Market, … le sigle sono tante hanno tutte lo stesso scopo, quello di recuperare quello che si butterebbe per destinarlo alle associazioni con scopi sociali.

Per la verità poi i metodi e i destinatari differiscono da uno all’altro.

REBUS è un progetto approntato dalle ACLI di Verona. Per approfondire: http://www.acliverona.it/r-e-b-u-s-1/pages/home-page-progetto-rebus.

Il progetto è stato esteso al vicentino mediante il Consorzio Prisma che riunisce numerose cooperative sociali. L’organizzazione dell’iniziativa è andata alla cooperativa Verlata Lavoro di Villaverla che ha soprannominato l’iniziativa: STOP ALLO SPRECO.

Con i contributi di:

è stato comprato il furgone e avviata l’attività dove l’animatore instancabile è Christian.

L’attività si è estesa. Tra i donatori si contano oggi circa 35 punti vendita e 5 produttori (tra cui Latterie Vicentine, Fonti Lissa, Centrale del Latte di Vicenza, …). L’attività è in crescita, perché ogni volta che sento Christian i numeri aumentano.

Aumentano anche gli utilizzatori e i volontari che affiancano ed estendono l’azione. E’ prevista un’estensione anche a Schio e nella Valle dell’Agno. Insomma  l’iniziativa è destinata a crescere se solo vi sarà un minimo di aiuto da parte dei Comuni ed enti pubblici che in questo modo possono migliorare l’efficacia dei loro stanziamenti.

La meta finale sarebbe la costruzione di un EMPORIO SOLIDALE, ovvero una gestione provinciale dei prodotti, altrimenti come gestire 300 mozzarelle che scadono domani?

Secondo Christian non serve un magazzino provinciale unico con tanto di segretarie e magazzinieri, basterebbe mettere in rete tutte queste realtà con una piattaforma di scambio informazioni così si avrebbe al situazione aggiornata in tempo reale.


Si ringrazia Christian Sassaro per la disponibilità e le cooperative Verlata e Verlata Lavoro per la pazienza con cui mi hanno illustrato questa iniziativa.

One thought on “Lo spreco

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