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La raccolta

Recuperare il materiale non vendibile dai supermercati richiede tempo, come abbiamo visto nello scorso articolo: Lo spreco

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Dopo una decina di supermercati il furgone è ormai pieno, cassette e contenitori sono stati stivati fino al soffitto e dalla porta laterale non si entra più. Metà del materiale raccolto è secco, ma per l’altra metà si tratta di prodotti deperibili, alcuni scadono stasera e se non vengono distribuiti subito, bisognerà buttarli.

Dopo una breve pausa ripartiamo verso Vicenza e passiamo da un’ultimo supermercato entrando, come sempre, dal retro: un carrello, una bolla, una firma e via di nuovo.

Oggi, mercoledì, si va al magazzino della Caritas di San Lazzaro a Vicenza. Hanno un magazzino abbastanza grande che serve per feste e riunioni di parrocchia lì dietro la chiesa. Ci aprono. Un signore col berretto di lana si offre di aiutarci e comincia lo scarico.

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Il magazzino è vuoto, tempo un quarto d’ora e il tavolo sarà interamente riempito e quello che non ci sta sarà messo a terra.

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 La seconda vita

Ora nasce la seconda vita dei prodotti, entrano in azione i volontari della Caritas.

  • I pacchi di pasta rotti e rabberciati con nastro adesivo vengono messi in nuovi contenitori integri,
  • il riso o lo zucchero vengono sigillati sotto vuoto,
  • i flaconi di detersivo vengono travasati in nuove bottiglie di plastica,
  • le verdure vengono selezionate eliminando le foglie marce …

spreco-3517Poi il tutto viene messo negli scaffali, catalogati per tipo e scadenza, il tavolo è pieno di bottiglie di latte che scadono entro sera.

I volontari si danno da fare, hanno una mezzora prima che inizi la distribuzione e lì fuori inizia a formarsi una coda.

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Volontari o aiutanti

Tra i primi in coda ritrovo lo stesso signore che aveva aiutato Christian a scaricare il camion. Mi accorgerò che succede spesso: molti si sentono in obbligo per i doni che ricevono e sono disposti a dare una mano, qualcuno diventa perfino aiutante fisso e così quello che riceve diventa una specie di salario e l’aiuto che danno somiglia a qualcosa che hanno perduto, il lavoro.

La distribuzione

Da quando è iniziata la raccolta di cibo in scadenza gli scaffali sono pieni, prima avevano solo abbondanza di succhi di frutta e il resto veniva faticosamente raccolto chiedendo offerte davanti ai supermercati.

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Il primo a entrare è il rumeno di prima, sereno e quasi allegro, sempre disposto a una chiacchiera. Poi tocca a una signora dalla pelle scura con figli al seguito.

  • Vuoi pizza, ti piace la pizza?
  • Si
  • … e il prosciutto lo mangi, prosciutto, capisci? Maiale“.
  • Fa cenno di no con la testa.

Tocca a un italiano, ma sa fare i conti. La volta scorsa gli avevano promesso l’olio di oliva, ma poi era finito ed è andato via senza. Controllate sul quadernetto, oggi l’olio c’è si vede lì sugli scaffali e oggi gli tocca l’olio di oliva, come si fa a mangiare l’insalata senza olio.

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Lo spazio è stretto, ci si muove a fatica, ma un po’ alla volta il tavolo si libera, i volontari corrono avanti e indietro tra gli scaffali, sorridono.

Il SUV

Poi entra una signora si fa riempire le sue due borse come tutti, mentre esce vedo che carica il tutto su un un SUV parcheggiato lì davanti. Rimango stupito, ma non faccio domande. So che i volontari hanno un elenco delle famiglie da aiutare e prendono informazioni su ognuno. Forse la macchina è in prestito o forse la signora è a sua volta volontaria e si offre di prendere le borse per qualche vicino invalido…

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Il Mezzanino

Si chiama “il Mezzanino” e il nome dà più l’idea di un locale alla moda piuttosto che di una mensa per poveri. E’ una gestita dall’associazione Ozanam e i locali sono della curia di Vicenza. Si trova in una tranquilla via del centro storico di Vicenza. Mi accoglie Enrico che coordina l’attività dei volontari.

Si entra da un bel cortile e un arco fiorito porta al giardino sul retro dove gli ospiti si siedono e attendono l’apertura della mensa.

Le sale della mensa sono piccole e occorre fare tre turni di 40 persone. Si inizia alle 17:45 e si finisce … quando non c’è più nessuno. Di solito si arriva a 140 ospiti.

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I volontari in camice bianco stanno preparando le porzioni: baccalà, cotolette, pasta, … Un volontario si presenta, ha superato i novant’anni eppure è lì ogni volta che può perché il lavoro è tanto. Il Mezzanino distribuisce una colazione gratuita ogni mattina per 365 giorni all’anno e più una cena ogni martedì-mercoledì-giovedì.

La faccia pallida di S.

Arriva S., una signora gentile e sorridente, ha la faccia pallida, lei ha 38 di febbre e la figlia 39, è toccato a lei di uscire. Enrico le riempie una borsa e le dà una tachipirina. Si ferma un momento a riposare e chiacchierare, ama parlare e si capisce. Conosce 3 lingue ma non le ha imparate a scuola: l’inglese lo ha imparato leggendo i sottotitoli dei telegiornali e confrontandoli con il parlato originale; l’italiano lo ha imparato aiutando la figlia a fare  i compiti e facendoli lei stessa; quanto al serbo è la sua lingua madre. Senza dirlo penso che una persona capace di imparare le lingue da autodidatta sia un mezzo genio. “E allora come mai …” penso, ma non lo dico.

Non serve domandare, basta ascoltare. Il “come mai” me lo racconta lei stessa. Lavorava con soddisfazione, poi un giorno ha fatto una brutta caduta e da allora la schiena non è più la stessa, non può più stare in certe posizioni e fare i lavori che faceva prima. Per questo viene qui, prende una borsa di alimentari, parla, sorride.

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Belgrado è una bella città, dico. Forse un tempo, vedessi com’è oggi, palazzi distrutti e non ricostruiti, i tram che girano senza le porte perché non li riparano, nel sorriso si insinua una vena di tristezza. Sembra contenta di essere qui anche se la situazione non è rosea.

Il cane si chiama Sam

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Arriva gente e il giardinetto si riempie. Vedono la macchina fotografica e mi guardano. Spiego: non sono un giornalista, sto facendo una ricerca sul riciclo del cibo, non fotograferò nessuno in viso a meno che non mi dia il consenso. Un signore dalla pelle scura mi urla “No foto, vai via“. Gli altri invece si rilassano e sorridono. “Non sta ad ascoltare quello, ogni tanto ha la giornata storta e grida per qualunque cosa“.

Un signore italiano mi fa delle confidenze. “Cosa vuoi qui arriva di tutto. C’è gente difficile“. Lo guardo, avrà 50 anni. “Io conosco queste situazioni di tensione, ho fatto 15 anni nei carabinieri“. Non faccio domande. “Oggi sono qui” conclude, come se fosse una conclusione logica.

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Arriva uno con la bicicletta e, sul portapacchi, un cagnolino. Si fanno intorno e lo accarezzano, il cagnolino lecca felice le mani. “Come si chiama?” “Sam“.

Quello lì col cagnolino è uno zingaro” mi fa qualcuno, è una constatazione non un tentativo di denigrare. Guardandolo, mi sembra più una leggenda che una realtà, come se chi è in contatto con gente sempre diversa avesse bisogno di catalogare una realtà che cambia in continuazione. D’altronde è quello che facciamo tutti, anche se nella maggioranza dei casi non serve a nulla.

La mensa

Man mano che si avvicina l’ora del pasto la gente si avvicina alla porta. Dentro, i volontari stanno finendo di preparare la tavola: una tovaglietta con tovagliolo, un bicchiere, le posate, un pezzo di pane a testa. In ogni tavola una bottiglia di bibita.

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Il volontario toglie tutti i tappi. Mi spiega “altrimenti qualcuno si porta via la bottiglia intera“. La lamentela sulla maleducazione di qualcuno è ricorrente.

Vengono anche italiani?” “Si ma pochi” Scopro che quel volontario che fa servizio cucina è anche lui un ospite. Veniva a mangiare a questa mensa, poi ha chiesto di aiutare a preparare i pasti e ora fa parte dello staff.

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La ressa

Prima dell’apertura hanno fatto entrare una signora, ha la bambina con un soffio al cuore, l’ha portata al parco e lei si è messa a correre e giocare, ora si tocca il petto e dice che le fa male. Sta seduta al tavolo vicino alla finestra mentre fuori la gente si accalca e preme.mezzanino-3991.jpg

Un volontario grande e grosso va alla porta e cerca di mettere ordine a quelli che premono, si sentono degli urli. Uno scavalca la coda e, sgomitando, riesce ad entrare, ha pantaloni aderenti molto vistosi, quasi da ciclista, i capelli grigi con il codino. Non serviva scavalcare, quasi tutti quelli che aspettavano entrano, si distribuiscono tra i tavoli cercando con l’occhio un compagno conosciuto per riuscire a mangiare in pace, magari scambiando qualche chiacchiera.

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Comincia la distribuzione dei piatti.

E’ il momento di andarmene, ma prima di uscire un volontario vuole una foto con il suo amico sullo sfondo delle rose rampicanti.

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Se torno fra qualche mese vedrò che le cose andranno anche meglio di oggi, dice, hanno intenzione di organizzarsi in modo più efficace.

Io sono sicuro che, anche se io non verrò, loro saranno ancora lì, infaticabili, con le loro 365 colazioni e i loro 160 pasti ogni anno e ci sarà anche quel signore che a novant’anni fa ancora il volontario e sembra essersi dimenticato di invecchiare.


Questa inchiesta voleva indagare il riciclo dei prodotti in scadenza, prevalentemente alimentari. Abbiamo seguito la fase di raccolta e poi la consegna. Tra tutte le destinazioni ne abbiamo scelto due: la Caritas di San Lazzaro e il Mezzanino, avremmo potuto continuare presso le case famiglia e gli infiniti rivoli ai quali arrivano i cibi recuperati.

Tutte le attività solidaristiche esistevano già indipendentemente dal riciclaggio, l’attività di Christian e della cooperativa “La Verlata” ha solo potenziato la loro azione mettendo a disposizione una quantità di prodotti prima inimmaginabile a un costo estremamente ridotto. L’efficacia dell’azione è riassunta nei conteggi elencati la volta scorsa: con soli 2-3 euro riesco ad avere due borse della spesa da 30 €.

Sta ora alle amministrazioni valutare questa azione e decidere se sostenerla utilizzando solo gli stanziamenti che già oggi vi sono per aiutare le famiglie. Sanno che per ogni euro speso arriveranno 10-15 euro a chi ha bisogno.

 

3 thoughts on “Lo spreco 2

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