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Le piene

L’Astico è un torrente impetuoso, soggetto a frequenti piene in autunno e primavera. Lo sanno bene gli abitanti di Calvene che si trovano alla confluenza del Chiavona con l’Astico e da tutti e due hanno imparato a guardarsene.

Era una notte d’estate del 1850 quando un’improvvisa piena del Chiavona si portò via la passerella che permetteva il passaggio tra le due sponde, ma il temporale era stato così violento che la piena si portò via anche la chiesa, l’antica Pieve di S. Maria, e perfino il cimitero.

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Ricostruita la chiesa un po’ più in alto, dov’è ora, si pensò a ricostruire anche la passerella sul Chiavona, che diventò un ponte vero, in pietra, e così nel 1887 la strada che passava sulla sinistra dell’Astico ebbe continuità e le contrade poterono avere un collegamento stabile con la campagna vicentina.

Ma l’Astico non era domato e nel 1905 un’altra piena si porta via il ponte di Magan, che collegava il centro di Calvene con le Bregonze e le sue contrade (Magan, Pralunghi e Chiossi). Il torrente Astico in quel punto è largo e il ponte era in legno.

Acqua alberi e ponti

Bisogna conoscere la dinamica delle piene per comprendere il problema. Questi torrentelli stanno tranquilli per 20-50 anni, all’improvviso si ingrossano e l’acqua che normalmente scivola in basso tra i sassi si alza e comincia a salire. I vecchi un tempo sapevano quand’era il momento di preoccuparsi: quando l’acqua diventava color del fango. L’acqua marrone dava un indizio chiaro: a monte l’acqua stava erodendo le sponde e con le sponde gli alberi. Fra un po’ gli alberi avrebbero cominciato a galleggiare sulla corrente e sarebbe bastato che uno di questi si impiantasse sul ponte per formare una specie di diga, l’acqua si sarebbe ingrossata a monte per poi liberarsi con uno strattone trascinando via il ponte.

Fiume in piena.jpeg

Per questo i ponti vanno fatti più alti possibile. Per questo gli abitanti di Calvene avevano fatto delle alte spalle in pietra ma, come abbiamo viso, non bastò. Le contrade sulle Bregonze restarono isolate, il paese era lì di fronte, ma per andare a messa o in paese non restava che scendere la riva e passare saltando tra un sasso e l’altro. Se invece avevi un carro ti toccava raggiungere il ponte di Lugo e poi tornare indietro: 6 km invece che poche centinaia di metri.

Un’Amministrazione decisa

Occorreva ricostruire il ponte a ogni costo e questo doveva alzarsi il più possibile in modo che acqua e detriti passassero sotto senza impigliarsi. Per evitare il problema dei tronchi occorreva evitare ogni ostacolo al deflusso dell’acqua, ma la distanza tra i sostegni era di circa 30 metri. Come riuscire a costruire un ponte in muratura così lungo? Quante pile bisognava costruire nel mezzo del fiume? Più pile si costruiscono più aumenta il rischio che qualche tronco vi si impigli.

04timbro zuccato dalla valleL’Amministrazione andò in città in cerca di un ingegnere, si trattava dell’ing. Quirino Dalla Valle di Thiene. Costui presto si sarebbe associato con lʼing. Adelchi Zuccato (1) e si teneva informato sui prodigiosi sviluppi delle costruzioni.

L’ing. Dalla Valle capì che non ci si poteva accontentare di una soluzione ordinaria, occorreva cercare qualcosa di nuovo.

Il sistema Hennebique

Da più di dieci anni in Francia e nel mondo si realizzavano ardite ed inedite strutture, edifici e ponti, che utilizzavano materiali meno pregiati e costosi della ghisa o dell’acciaio: il conglomerato cementizio armato (oggi semplicemente cemento armato) nasceva e si sviluppava in Francia verso il 1850. François Hennebique nel 1880 aveva realizzato un primo esempio di piastra armata con tondi pieni in metallo, e nel 1892 depositò il brevetto di una trave in cemento armato dotata di staffe a U.

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In Italia, il sistema Hennebique arrivò molto presto, con l’apertura a Torino, già nel 1894, dello studio tecnico degli ingegneri Ferrero e Giovanni Antonio Porcheddu. Porcheddu in seguito fu concessionario unico del brevetto d’uso.

Problemi di calcolo

Ma come si fa a calcolare un ponte in questo materiale nuovo? A poco valevano gli antichi manuali per la pietra e il mattone e neppure quelli per il legno. Bisognava rivolgersi a chi aveva già utilizzato questa stranezza del Cemento Armato.

Il primo manuale sul cemento armato era stato pubblicato in Italia nel 1900, dall’ing. Giuseppe Vacchelli, già Presidente della apposita commissione nominata in seno alla Società degli Ingegneri ed Architetti Italiani di Roma, mentre la prima normativa italiana sulla materia fu approvata nel 1906. E’ comprensibile quindi che nel 1905 gli ingegneri thienesi reputassero opportuno far calcolare le strutture dall’unico proprietario del brevetto per il nord Italia, cioè alla Ditta Porcheddu di Torino.

Fu così che l’ing. Zuccato, il 6 agosto 1905, scrisse all’ing. Porcheddu: quanto costa il calcolo di un ponte a 4 luci (3 pilastri) largo m 2,80?

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Primo disegno del ponte di Calvene a 4 campate

Sentita probabilmente l’amministrazione di Calvene, già il 27 agosto partiva una nuova missiva da Thiene verso Torino: questa volta si chiede il preventivo di un ponte a due luci (1 pilastro).

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Secondo disegno del ponte di Calvene a 2 campate

Neppure questa era la soluzione e così Porcheddu propone una terza soluzione per un ponte ad unico arco ribassato con luce di m. 32,60 e freccia di m. 1,80, e spessore di cm. 50 in chiave.

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Terzo disegno del ponte di Calvene a campata unica

13.500 lire

Il ponte costa L. 8.000 e le spalle altre 5.500. Una cifra alta per l’Amministrazione di Calvene. Tuttavia il ponte è indispensabile ed inizia una strenua trattativa economica.

Il Comune mette sul piatto 11.500 lire e fa notare che Porcheddu si sarebbe fatto una bella pubblicità nel vicentino dove non mancavano i fiumi, le valli e l’occasione di costruire ponti.

Porcheddu ribatte che può scendere a 13.000 lire ma non oltre.

Nel bel mezzo della discussione ci si mette l’Astico che nel 1906 ha un’altra piena rovinosa e si porta via una delle due spalle.

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Una piena sul Posina (affluente dell’Astico)

Un nuovo progetto

Il progetto è da rifare, il torrente ha bisogno di spazio, meglio allontanare le spalle e allungare il ponte. Il nuovo progetto viene consegnato il 29 maggio 1907: il ponte passa da m. 32,60 a m 34,50 con freccia di m. 2, spessore cm. 50 in chiave e larghezza massima di m. 3. Costo L. 14.000.

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C’è poco da fare, qualche schermaglia per il prezzo, il comune incassa uno sconto del 2% e il 30 luglio 1907 si firma il contratto. Adesso c’è fretta, molta fretta, il torrente si ingrossa ogni primavera e ogni autunno, bisogna sbrigarsi prima delle piogge autunnali.

Nella gabbia del leone

I primi del mese di settembre 1907 vengono finite le due nuove spalle, poi si monta la centinatura in mezzo al guado, ovvero l’impalcatura per poter lavorare, ma che serve anche come cassero/contenitore del cemento che, come si sa, è liquido al momento della preparazione per diventare poi più duro della pietra.

Lavorare nell’Astico è come lavorare in una gabbia con un leone, bisogna sempre guardarsi le spalle. Infatti il 10 ottobre il torrente si porta via tutta la centinatura, senza però fare troppi danni. Per tutto il mese piove a dirotto, impossibile riprendere i lavori.

Con continue interruzioni i lavori durano tutto l’inverno tra il 1907 e il 1908.

L’armatura di sostegno venne tolta il 20 marzo 1908 e si attese con una certa apprensione per vedere se il ponte avesse tenuto. Il Cemento Armato era una novità e non si erano visti altri ponti realizzati in quel modo.

Tolto l’ultimo puntello il ponte non aveva ceduto neanche di un centimetro come constatò l’ing. Priuli-Bon chiamato per l’occasione.

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Ora bisognava collaudarlo, ma prima bisognava saldare il conto all’ing. Porcheddu, e non fu una cosa facile, come vedremo la prossima volta.

arch. Mariangela Barone


Il presente studio si basa su ricerche di archivio proprie, ma sopratutto sulla tesi di laurea dell’ing. Marco Liverani (Il ponte di Calvene sull’Astico – 1907, A. Danusso, -Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, Facoltà di Ingegneria, A.A. 2010/2011) fornitami dal geom. Gianni Pozzan, responsabile dell’Ufficio Tecnico di Calvene, che ringrazio. E’ merito della sua passione per la storia se la tesi è stata sviluppata così a fondo e se così tante notizie sono state raccolte.


NOTE

(1) Lʼing. Adelchi Zuccato progetterà moltissimi edifici scolastici, chiese e teatri non solo nel thienese, ma anche nelle province di Vicenza e Padova. Ricordiamo ad esempio l’edificio che ora ospita l’Auditorium Fonato, i villini di via Colleoni, a Calvene il municipio (1912) … e tanto altro ancora. E’ stato anche sindaco di Thiene dal 1913 al 1914.

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Via Colleoni con le ville di Adelchi Zuccato in un’immagine storica

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Un villino di Adelchi Zuccato a Thiene

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Municipio di Calvene progettato dall’ing. Adelchi Zuccato

2 thoughts on “Il ponte di Calvene

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