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Un flagello ricorrente

La peste del primo quattrocento inizia nel 1404. Per oltre vent’anni il contagio si era diffuso e intensificato a Vicenza e nei dintorni quando, il 7 marzo 1426, Vincenza Pasini ebbe una visione della Madonna: solo costruendo una chiesa a lei dedicata la peste sarebbe scomparsa. Difficile credere a una vecchia contadina. Eppure due anni dopo si pose inizio al cantiere sul colle detto Monte Berico sollecitati da una nuova apparizione. Man mano che il cantiere proseguiva la peste attenuò i suoi effetti, coloro che si recavano in pellegrinaggio sul colle “fuerunt mirabiliter liberati” (guarirono). Inizia allora, a Vicenza, il culto della Madonna che sconfisse la peste.

Rievocazione storica 2011

Un’immagine della rievocazione storica di Piovene Rocchette

La peste del 1575 a Venezia venne esorcizzata con la costruzione della Chiesa del Redentore su disegno del Palladio. Più modestamente, la comunità di Piovene si limitò a celebrare la fine della pestilenza con una processione dedicata a San Rocco il 20 febbraio di ogni anno.

Si ripresentò nel 1630 quando i soldati del territorio dell’alto vicentino vennero mandati dalla Repubblica Veneta a combattere contro i Lanzichenecchi (quelli del Manzoni ne I promessi sposi). Sconfitti a Valeggio sul Mincio tornarono, sbandati, verso le loro case ignari di aver contratto il terribile morbo.

L’epidemia scomparve nel 1631, ma già nel 1636 si ripresenta nell’Altopiano di Asiago tanto che, nei punti di transito, vengono istituiti “rastelli“ (posti di blocco) che fermano quelli che provengono dall’altopiano, prima di passare i pastori sono costretti a tosare e disinfettare le pecore con una soluzione a base di zolfo, incenso, bacche di ginepro e pece.

La paura covava e i “rastelli” vennero di nuovo istituiti nel 1657, nel 1674, nel 1681.

Nel 1713-14 la vigilanza divenne ancora più rigida: nessun “alemanno” doveva scendere nella pianura veneta senza un certificato di sanità.

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Solo nel XIX secolo avvenne la scoperta del vero agente della peste: non era causato da miasmi o, peggio, da untori, si trattava di un batterio detto Yersinia pestis e trasmesso tramite le pulci che provengono da topi, ratti, conigli, marmotte infetti. Solo allora la peste fu sconfitta.

I Girolimini

Se il primo protagonista è la peste, il secondo è l’ordine dei Girolimini che ha intrecciato fortemente le sue vicende con la storia di Piovene.

Natale 2011

Dal periodo dell’evangelizzazione cristiana, il monte Summano è sempre stato meta di pellegrinaggi e la strada più frequentata per accedervi è sempre stata quella che passava per Piovene. Sulla sommità del Monte fin dal medioevo è testimoniata la presenza di un convento (il primo documento che lo cita risale al 1305). Nei due secoli successivi lo stato del convento e dei religiosi conosce fortune alterne tra rischio di chiusura e rilancio. La vera svolta si ebbe nel 1452 con l’arrivo in zona della congregazione degli eremiti del beato Pietro Gambacorta da Pisa: i Girolimini. Costoro ressero e rilanciarono il convento. Nel 1592, venne costruita la Chiesetta di Santa Maria in Aracoeli e l’Ospizio, vero e proprio ostello per i pellegrini. Qui i pellegrini, trovavano ospitalità, alloggio, cibo e un prato dove potevano far pascolare le capre che si portavano al seguito.

La Madonna del Summano

Il terzo protagonista è la Madonna del Summano amatissima e considerata salvifica. Alla Madonna è dedicato il Santuario sulla cima del Monte, alla Madonna è dedicata la chiesetta costruita dai Girolimini, alla Madonna ben 44 comunità provenienti da tutta la provincia dedicavano un pellegrinaggio annuale; la cima era così affollata che in una stessa giornata vi si potevano trovare “da quattro e cinque milla e più persone”.

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Alla Madonna, infine, è dedicata la Chiesa dell’Angelo costruita sul monte in luogo più vicino all’abitato di Piovene e ampliata nel 1787.

La comunità di Piovene

Nel 1500, secondo il Mantese, Piovene aveva tra i trecento e i quattrocento cinquanta abitanti.

Nel 1797 in una mappa austriaca (Kriegskarte) a Piovene vengono conteggiati 3 religiosi, 1.130 abitanti e 81 capi di bestiame tra cui 60 buoi.

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Piovene non è un borgo particolarmente popoloso, è un piccolo aggregato di case disposte a mezzaluna ai piedi del Summano. E’ punto di passaggio obbligato per andare verso il nord. E’ preceduto da alcune cave di pietra, altre si trovano all’altra estremità del paese. A valle dell’attuale via Libertà solo qualche fila di case lungo via del Bo’, oltre questa campi e prati che si estendono fino al prossimo paese, in fondo alla campagna.

Gli abitanti fanno i cavapietre, coltivano la terra, qualcuno si dedica a piccoli commerci, non vi è ancora il mercato che sorgerà dopo l’epoca napoleonica.

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E’ una comunità ancora chiusa in sé stessa in un mondo che comunica poco. Quando arriva una nuova famiglia, attirata dal lavoro della pietra, si creano dissidi perché i forésti arrivano con la famiglia e le bestie, di solito una mucca per il latte, qualche capra probabilmente pollame e conigli. Portano le bestie a pascolare nei campi non recintati, si recano sul monte a far legna e lì sorgono i malumori, le liti, i divieti. Ci vogliono decenni per comporre queste dispute e si risolvono solo quando i nuovi arrivati pagano un contributo acquisendo il diritto ad “essere aggregati ai Comunisti originarij” ovvero a godere l’utilizzo dei beni comuni.

Due cose vengono a portare novità in questo mondo dove tutti si conoscono: i pellegrinaggi e la peste.

Il voto

La fine della peste del 1575 venne festeggiata ringraziando San Rocco che, assieme a San Sebastiano era considerato santo protettore dalla peste.

Capitello dei Melli

Per la fine della peste del 1630, il 13 giugno del 1631 presso la chiesa di Santo Stefano in Piovene vi fu una riunione dei capifamiglia convocata dal decano Matio Barbiero. Erano presenti il parroco, il sindaco, i governatori, gli estimatori, i deputati e il notaio. Fu in questa riunione che venne deciso di festeggiare “il giorno che sucederà la liberazione della peste” con una processione che portasse una statua di San Rocco per il paese e di ripetere la processione il giorno dopo portando la statua del santo fino alla “Gloriosa Vergine Maria di Monte Sumano nostra Advochata“.

Quando, nel 1777 la Repubblica Veneta scioglie l’ordine dei Girolimini, sulla cima del monte Summano i frati fanno un grande falò dell’Ospizio che per secoli aveva ospitato pellegrini. Le due statue della Madonna vengono cedute: la statua di pietra viene portata a Santorso, quella di legno, più piccola e di fattura più antica, viene portata a Piovene.

Dieci anni la statua restò in paese finché, il 26 luglio 1787, con una processione solenne, venne riportata sul Summano, ma nella chiesa dell’Angelo, questa volta.

Ed ecco che, nell’ultimo giorno di quell’anno, si riunì la convicinìa generale di tutti i capifamiglia, convocati dal decano Isepo Mozzo. Alla presenza del sindaco Antonio Ghirardin si pose in votazione se fissare la processione alla quarta domenica di luglio, una processione che stavolta si sarebbe fermata all’Angelo senza più spingersi alla vetta. Ogni capofamiglia aveva in mano una piccola palla e doveva depositarla o nel “bùsolo verde” o nel “bùsolo rosso“.

Vinse il si (bùsolo verde) per 56 a 3.

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La rappresentazione

Queste le vicende che vengono raffigurate nella rievocazione storica.

  • La vita di una comunità con gente che svolge lavori comuni e bimbi che giocano con palle di pezza.
  • La preoccupazione quando giunge la notizia di pestilenze nei paesi vicini.
  • L’arrivo della peste raffigurata da un nero mantello sopra un cavallo che si aggira in un cerchio di fuoco.
  • La processione dei frati e poi degli appestati, i carretti con gli ammalati posati sulla paglia.
  • L’arrivo del messo della Repubblica che ordina la quarantena.
  • Il voto alla Madonna e la promessa della processione dopo la peste del 1630.
  • La felicità per lo scampato pericolo, poi la processione con la madonna lignea, identica a quella vera, portata a spalle.
  • Il momento clou è la convicinìa del 31 dicembre 1787 con il dibattito dei capifamiglia e la votazione finale.

Tutto questo e altri episodi si succedono durante la rievocazione che impegna la comunità di Piovene Rocchette fino a notte.

1 luglio 2017

Sabato 1 luglio  sarà possibile immergersi in quest’atmosfera rievocativa.

  • ore 16:00 appuntamento in p.le Vittoria davanti alla Scuole elementari una CACCIA AL TESORO per i più piccoli che potranno ricevere un piccolo omaggio dimostrando la loro abilità
  • ore 18:00 Chiesa dell’Ospizio (presso la birreria vecchia) MUSICA E RACCONTI
  • ore 19:00 in p.le Vittoria SPETTACOLO DI FALCONIERI E ARMIGERI
  • ore 20:30 partenza del CORTEO che da p.le Vittoria si porta nel cuore delle vicende narrate, la Riva dei Frati (Birreria Vecchia)
  • ore 21:30 RIEVOCAZIONE STORICA in Riva dei frati una rappresentazione che vi terrà occupati, immersi nell’atmosfera di un tempo. Luci e microfoni permetteranno a tutti di sentire

 

Novità e aspetti organizzativi

Quest’anno vi sono alcune novità

  • nuova regia che ha modificato il succedersi delle scene e la loro sincronizzazione, grazie a Diego Dalla Via
  • contributo all’ingresso, quest’anno si chiede un piccolo contributo di 3 €, serve solo per pagare i noleggi delle luci e dei microfoni. Procuratevi un biglietto per tempo per non aspettare troppo ai cancelli. Ingresso gratuito per bambini e ragazzi di altezza inferiore a 1 m

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Rievocaz locandina 2017

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