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Lungo il Cammino Fogazzaro Roi

CAMMINI VENETI_logoPer chi percorre il CFR nel tratto tra Piovene Rocchette e Arsiero a metà strada troverà un parco giochi. Si fermi e abbandoni per un po’ il cammino: a 200 metri c’è qualcosa che vale la pena di visitare, si tratta di una delle chiese più antiche della vallata e ha un interno interamente affrescato.

Prima dell’anno mille

La sua origine si perde nelle nebbie che precedono l’anno mille. Enrico Marchetto, autore di un volume monografico sulla Pieve, rifacendosi ai pareri già espressi dal Mantese e dal Dani, ne colloca l’origine non oltre la metà del secolo VIII, quale cappella dipendente dalla San Giorgio di Caltrano, sorta tra il IV e il V secolo, quando si andava diffondendo l’evangelizzazione della Val d’Astico e della Val Posina.

Di origine longobarda (VII secolo), afferma invece Attilio Previtali nel suo “Longobardi a Vicenza“.

Unica chiesa ad essere stata edificata sulla riva destra dell’alto corso del torrente,  divenne indipendente dalla sua matrice di Caltrano, nel X secolo, quando re Berengario “infeudò” al vescovo di Padova, Sibicone, tutto il territorio tra Astico e Brenta. (1)

Quell’atto accrebbe l’importanza della cappella: le sue pareti infatti si arricchiscono dei primi affreschi; poi assume, di fatto, le funzioni pievane, acquisendo il diritto di impartire il battesimo.

Nel corso dei secoli l’edificio subì ripetute modifiche e aggiunte. La struttura architettonica originaria era di stampo romanico con influenze lombarde: in origine la pianta era rettangolare prolungata dall’abside; la facciata era molto semplice, con tetto a capanna moderatamente spiovente e ornata lungo il perimetro d’innesto da un fregio di archetti ciechi.
Nel XV secolo la facciata fu arricchita da un porticato di impronta rinascimentale.

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La scritta sull’architrave in pietra del portale d’ingresso, indica la data (1470) in cui furono conclusi i lavori di restauro della chiesa, che compresero l’erezione dell’attuale campanile, il rifacimento del tetto e del pronao, l’ampliamento dell’abside. Il campanile svetta con la sua cuspide appuntita e nella cella campanaria presenta caratteristiche bifore ogivali.

Caspar e Melchior

L’affresco medievale, è incerta l’attribuzione al periodo longobardo, è il primo che si vede sulla parete sinistra e il più antico.San Giorgio Velo_1.jpg

La scarsa leggibilità dell’affresco è dovuta a problemi di conservazione e di umidità della parete, ma soprattutto furono in parte rovinati quando nel 1630, a causa della peste, le due pareti vennero completamente imbiancate. Ne seguì un oblio di 3 secoli dopo il quale gli affreschi vennero riportati alla vista. (2)

La scena su due registri ha dimensioni di m 4,75×2,95 e rappresenta

un offerente, seguito da un corteo di sei soldati e rivolto verso una figura di Cristo in trono; la scena dell’offerta sembra ripetuta nelle ultime due figure visibili a sinistra … Una scritta chiaramente visibile sopra il primo offerente ce ne dà il nome: CASPAR; una seconda, … non contraddice la ricostruzione in MELCHIOR…

All’estrema destra, quasi completamente perduta, si indovina una scena che doveva essere molto più mossa e di notevole interesse iconografico (…): un animale di cui rimangono tre zampe, due piedi di una figura e un lembo di tessuto drappeggiato … (3)

Il Registro inferiore presenta maggiori difficoltà interpretative anche per lo stato di conservazione molto precario.

Le figure si succedono quasi frontali, inquadrate e isolate entro una griglia regolare che ne scandisce la sequenza. Potrebbe essere una cerimonia rituale; ma una scena di violenza abbastanza visibile – una figura femminile con in braccio un bambino, afferrata per i capelli da un soldato con spada sguainata – lascia ipotizzare una “strage degli innocenti” … La scena si presenta meno ieratica e più mossa della superiore: la solennità del ritmo rende la tensione più compressa ma non meno aggressiva, quasi “espressionista”. (3)

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Appunti del prof. Roberto Trentin sull’affresco

Bonincontro di Velo

Fu lui a volere la cappella di S. Antonio Abate che venne costruita sulla parete sud della chiesa di S. Giorgio. (4)

Opera magistralmente decorata, ospita al centro lo splendido polittico di Battista da Vicenza, a cinque comparti, dipinti in campo dorato.

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Vi sono raffigurati, a destra della Madonna, i Santi Giorgio, titolare della chiesa, e Antonio abate; al centro la Vergine col Bambino; a sinistra Biagio e Martino. Benedetta nel 1409, era stata realizzata dall’artista nei primi anni del secolo; tre figure minori appaiono ai piedi di altrettanti Santi e cioè: il committente e la consorte, inginocchiati supplicanti davanti ad Antonio Ab. e Biagio; terzo e un mendicante, presso Martino, in piedi: attende la sua parte del rosso mantello che il Santo armato sembra in procinto di tagliare con la spada da lui impugnata. Al centro dello zoccolo ligneo è la scritta in caratteri Gotici:

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La cappella ha una bella copertura con volta a crociera affrescata.

Giorgio e il drago

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Il tribuno Giorgio era originario della Cappadocia. Giunse una volta nella provincia di Libia, in una città chiamata Silena. Nelle vicinanze di quella città vi era uno stagno grande quanto il mare, in cui si nascondeva un drago pestifero“.

Narra poi Jacopo da Varagine (La leggenda aurea) che la popolazione era costretta a un sacrificio quotidiano per evitare che il drago si avvicinasse alla città e uccidesse tutti con il suo fiato pestilenziale. Il sacrificio toccò infine alla figlia del re, ma mentre si recava al sacrificio incontrò Giorgio e lo ammonì.

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«Fuggi, buon signore, fuggi svelto». Ma Giorgio salì a cavallo e protettosi con la croce con grande audacia affrontò il drago che gli veniva incontro, e vibrando con forza la lancia, raccomandandosi al Signore, lo ferì gravemente e lo gettò a terra, poi disse alla ragazza: «Gettagli al collo la tua cintura, bambina, senza aver paura!»

Lo fece e il drago si mise a seguirla come una cagnolina mansuetissima

 

San Giorgio part

Affresco di San Giorgio – particolare

L’affresco coglie il momento in cui la dama cinge il collo del drago con una cinta e Giorgio trionfa.

Sulle altre pareti la natività, la crocifissione, la resurrezione in un ciclo nascita-morte-resurrezione associate alla figura della Madre. Un’evocazione, secondo il Trentin, dei cicli annuali delle popolazioni agrarie in cui si intravvede in trasparenza l’esistenza di culti agrari pre-cristiani.

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L’altare

Risale a un secolo dopo, al 1503, il dipinto Madonna con il Bambino e santi” pittura di Giovanni Speranza (1480-1536).

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Il pittore vicentino, già allievo e seguace di Bartolomeo Montagna, assunse dal maestro la tecnica di organizzare le figure, di dipingere con segno secco, netto, marcato, il gusto per i colori molto incisi. Il risultato del suo impegno è certamente di notevole valore, dato che la pala del’abside della Pieve è considerata come la migliore opera uscita dal pennello dello Speranza.

Rigoroso è l’impianto scenico della tavola, impostato in modo piramidale: in alto è posta la Madonna, col Bambino, in basso due santi per parte (San Giorgio e San Martino da un lato; San Sebastiano e Sant’Antonio dall’altro); il motivo di raccordo è rappresentato dai due angioletti musicanti.

In tale contesto, gli elementi sono rigorosamente geometrizzati; inoltre, dai personaggi, emana una “fisicità” prettamente rinascimentale, del tutto nuova e sconosciuta rispetto alle altre opere presenti nella Pieve.

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Cristo ligneo della fine del ‘400 trafugato da soldati austriaci e ritrovato 80 anni dopo.

Le foto

Le foto sono di Renzo Pietribiasi, membro del Gruppo Archeologico dell’alto vicentino e appassionato fotografo. Fanno parte di una sua ricerca che ci porterà a spasso per la provincia di Vicenza.

Abbiamo un patrimonio inestimabile. Me ne sono reso conto strada facendo, quando ho cominciato a mettere assieme emozioni e materiale.

Vi propongo così, un viaggio storico visivo alla ricerca delle nostre radici con ventuno tempietti sparsi nel territorio vicentino, molti dei quali sconosciuti alla maggior parte di voi o solo conosciuti a livello locale.

Ho preso in considerazione, solo ed esclusivamente, le chiesette campestri affrescate e un periodo limitato di tempo, tra il XII e il XIV secolo, perché più vicine alla vita quotidiana della gente comune, a chi lavorava i campi o perché ormai in stato di abbandono. Non voglio che vengano dimenticate. In questo percorso si potranno ammirare affreschi in stile bizantino, dal Romanico al Gotico e in stile giottesco.

Sarà un viaggio più visivo che storico perché valorizzare la Bellezza con i colori della Fede, rende più armonico e totale la visione ancestrale di chi viveva 600 – 700 anni fa in quelle valli e contrade, perché così, si dà giustizia a tutte quelle piccole realtà che sono grandi opere.

Ammireremo 

  • il ciclo di affreschi forse altomedievali, della chiesa di S. Giorgio a Velo d’Astico
  • quello della chiesetta di Santa Margherita ad Arcugnano, nei quali si nota la mano di Battista da Vicenza.
  • Vedremo gli affreschi di S.Michele a Caldogno e
  • S. Lorenzo a Castelnovo,
  • da ricordare l’Immacolata Concezione di San Vito di Leguzzano, con la Madonna circondata dagli arnesi di lavoro,
  • S. Dionigi a Santorso,
  • le misteriose chiese di S. Martino, a Poleo e a Brogliano,
  • San Giorgio alle Acque a Bassano,
  • S. Vittore a Priabona,
  • S. Pietro in Castelvecchio a Montecchio Precalcino,
  • S. Maria Etiopissa a Vicenza,
  • S. Maiolo a Lumignano,
  • le chiesette romaniche di Zugliano
  • e poi S. Maria a Nanto e S. Vincenzo a Thiene, queste ultime forse le più delicate per la conservazione architettonica.

Insomma, per me è stato un bel viaggio che mi ha impegnato tutti i week end per alcuni mesi, spero lo sia anche per voi e che vi stimoli a prendere la bicicletta e andar per campi a visitare le vecchie chiesette campestri del vicentino.                                                                                      Renzo Pietribiasi

 


PER VISITARE LA PIEVE

Per comitive: prenotazioni e informazioni presso Comune e Biblioteca “A. Fogazzaro” (info@comune.velodastico.vi.it – www.comune.velodastico.vi.it).

Per singoli o piccoli gruppi: recapito della custode Maria, San Giorgio 9 .

Per visite guidate: è necessario prendere accordi preventivi con Comune o Biblioteca. Orari: tutti i giorni dalle 9 alle 12, dalle 14 alle 17.

San Giorgi Velo mappa


NOTE

(1) Interessanti notizie sulla storia di San Giorgio in Velo si trovano qui: http://www.guidacomuni.it/storia.asp?LUNG=3000&pag=1&ID=24115

(2) La peste non fu l’unico pericolo a minacciare la chiesa. Nella guerra del 1915-18 questa fu zona di combattimenti e fu vera fortuna se nessun bombardamento raggiunse la chiesa. Tuttavia fu abbandonata. Nel 1976 il terremoto del Friuli fece sentire anche qui i suoi effetti e danneggiò la chiesa, ma fu l’impulso per la sua rinascita, fu sottoposta a un intervento conservativo che la portò allo stato attuale.

(3) A. Dani, Un affresco carolingio nel territorio di Vicenza, in Arte Veneta, 1958. Vedi anche A. Spranzi, S. Giorgio in Velo d’Astico: l’affresco della parete nord, in Itinerari SBS, Schio 1983; M. Mattiello, La pieve di S. Giorgio a Velo d’Astico, tesi di laurea, Padova 1976-77. Citazioni tratte da Roberto Trentin, Ipotesi su un affresco alto-medievale a S. Giorgio di Velo d’Astico: codice astratto e immaginazione mitica, In Itinerari SBS

(4) https://sites.google.com/site/famigliavelo/12-pieve-di-san-giorgio

 

 

One thought on “Affreschi medievali

  1. “Pieve” – Pieve di San Giorgio. Io l’ho sempre sentita nominare così. Vorrei comunque richiamare, senza nulla togliere a codesta vs. inserzione, anche il testo del prof.Filosofo ripreso da Wikiprdia. Pieve di san Giorgio a Velo d’Astico
    Album Pieve di san Giorgio a Velo d’Astico
    3 foto · Updated 6 anni fa
    La Pieve di San Giorgio di Velo d’Astico si trova decentrata rispetto al capoluogo, adagiata sull’ultimo terrazzo geologico prima del greto del torrente. Oggi essa mostra un’architettura tipica di molte chiese sorte durante il tardo Medioevo, frutto però di ampliamenti, operati principalmente nel ‘400, che hanno in parte modificato la struttura originaria. Certamente quattrocentesco è il campanile, svettante con la sua cuspide appuntita, e le caratteristiche bifore ogivali della cella campanaria. D’impronta rinascimentale è invece il pronao, aperto su tre lati. La scritta, scolpita sull’architrave in pietra del bellissimo portale d’ingresso, indica la data conclusiva (1470) dei lunghi e corposi lavori di restauro generale della chiesa, che compresero l’erezione dell’attuale campanile, il rifacimento del tetto e dello stesso pronao, oltre che l’ampliamento dell’abside. Prima di entrare nella Pieve, pare senz’altro utile approfondire la sua conoscenza, partendo dall’inizio della sua storia. Sicuramente anteriore al mille risulta essere la primitiva fondazione della chiesa di San Giorgio di Velo. Enrico Marchetto, autore di un volume monografico sulla Pieve, rifacendosi ai pareri già espressi dal Mantese e dal Dani, ne colloca l’origine non oltre la metà del secolo VIII, quale cappella dipendente dalla San Giorgio di Caltrano, sorta tra il IV e il V secolo, quando si andava diffondendo l’evangelizzazione della Val d’Astico e della Val Posina. Di origine longobarda (VII secolo), afferma invece, nel suo “Longobardi a Vicenza”, Attilio Previtali, forte della presenza di presidi arimannici nella fascia pedemontana della provincia, di indicazioni toponomastiche locali davvero sorprendenti, e del titolare della chiesa, quel cavaliere San Giorgio di Lidia, divenuto patrono del popolo dalle “lunghe barbe” sotto la sovranità di Cuniperto, nel 688. Simeone Zordan sembra anche lui avvalorare questa ipotesi, quando in una sua opera parla della valle dell’Astico come di “corte longobarda”. Unica chiesa ad essere stata edificata sulla riva destra dell’alto corso del torrente, la San Giorgio di Velo divenne indipendente dalla sua matrice, nel X secolo, quando re Berengario “infeudò” al vescovo di Padova, Sibicone, tutto il territorio tra Astico e Brenta. Quell’atto accrebbe l’importanza della cappella: le sue pareti infatti si arricchiscono dei primi affreschi; poi assume, di fatto, le funzioni pievane, acquisendo il diritto di impartire il battesimo. Nel tempo, proprio queste nuove attribuzioni e l’accresciuta dignità impongono una prima riedificazione, con la sopraelevazione del tetto dell’aula sacra, il parziale sfondamento della parete nord e, agli inizi del ‘400, con la breccia aperta sulla parete meridionale, per accedere alla nuova cappella, voluta dai conti Velo. Poi, il già ricordato restauro, finito nel 1470, conclude idealmente, con lo splendore architettonico raggiunto, l’importanza religiosa e storico-artistica della Pieve giorgina. Sicuramente anteriore al mille risulta essere la primitiva fondazione della chiesa di San Giorgio di Velo. Enrico Marchetto, autore di un volume monografico sulla Pieve, rifacendosi ai pareri già espressi dal Mantese e dal Dani, ne colloca l’origine non oltre la metà del secolo VIII, quale cappella dipendente dalla San Giorgio di Caltrano, sorta tra il IV e il V secolo, quando si andava diffondendo l’evangelizzazione della Val d’Astico e della Val Posina. Di origine longobarda (VII secolo), afferma invece, nel suo “Longobardi a Vicenza”, Attilio Previtali, forte della presenza di presidi arimannici nella fascia pedemontana della provincia, di indicazioni toponomastiche locali davvero sorprendenti, e del titolare della chiesa, quel cavaliere San Giorgio di Lidia, divenuto patrono del popolo dalle “lunghe barbe” sotto la sovranità di Cuniperto, nel 688. Simeone Zordan sembra anche lui avvalorare questa ipotesi, quando in una sua opera parla della valle dell’Astico come di “corte longobarda”. Unica chiesa ad essere stata edificata sulla riva destra dell’alto corso del torrente, la San Giorgio di Velo divenne indipendente dalla sua matrice, nel X secolo, quando re Berengario “infeudò” al vescovo di Padova, Sibicone, tutto il territorio tra Astico e Brenta. Quell’atto accrebbe l’importanza della cappella: le sue pareti infatti si arricchiscono dei primi affreschi; poi assume, di fatto, le funzioni pievane, acquisendo il diritto di impartire il battesimo. Nel tempo, proprio queste nuove attribuzioni e l’accresciuta dignità impongono una prima riedificazione, con la sopraelevazione del tetto dell’aula sacra, il parziale sfondamento della parete nord e, agli inizi del ‘400, con la breccia aperta sulla parete meridionale, per accedere alla nuova cappella, voluta dai conti Velo. Poi, il già ricordato restauro, finito nel 1470, conclude idealmente, con lo splendore architettonico raggiunto, l’importanza religiosa e storico-artistica della Pieve giorgina. Sempre sulla parete nord si trova oggi una cappella, detta “della Madonna”. Al suo interno, il fondale presenta tre festoni, con vari tipi di infiorescenze, frutta, foglie. Sulle pareti e sulla volta sono dipinti dei quadrati con fasce gialle che racchiudono motivi floreali. Tali decorazioni sono state eseguite come contorno all’altare seicentesco, solo successivamente completato con la collocazione del cinquecentesco e raffinato bassorilievo, in marmo rosso, della Vergine-madre che regge il Bambino, proveniente dal convento Gerolimino del Summano, e con ai lati le tele dei santi martiri Valentino e Lucia. Ma la cappellina è senz’altro più antica. Nella parete est, infatti, si nota, in un riquadro d’affresco dipinto su uno strato d’intonaco sottostante, il viso di un angioletto quattrocentesco. La presenza poi di uno zoccolo in rilievo, che corre all’interno della cappella fino a circa un metro d’altezza, farebbe supporre che essa, in origine, non ospitasse un altare, ma probabilmente proprio quel battistero, ora custodito in fondo alla chiesa, a sinistra dell’entrata. Una millenaria vasca battesimale, ad immersione, interamente scolpita nella pietra, di dimensioni tali da essere convenientemente collocata in una chiesa divenuta pieve. L’effigie del santo che portò il bambino Gesù sulle spalle, per fargli attraversare un fiume, si trova tra la cappellina battesimale e la porticina che immette alla canna del campanile. Cristoforo appare vestito con una tunica bianca e una veste rossa, curiosamente arricchita di cerchi gialli con all’interno, disegnati, uccelli lacustri; ai suoi piedi, tra le acque, si scorgono dei pesci. Il piccolo Gesù indossa un vestito nero, con decorazioni gialle. L’opera, eseguita ad affresco con mano sicura, evidenzia la particolare cura con cui sono stati dipinti i visi e le vesti, il rispetto delle proporzioni, l’uso di colori dal forte impatto. Tutti elementi che portano a considerare questo dipinto di origine duecentesca. Costruita nel primissimo ‘400, in aderenza alla parete sud della Pieve, la cappella, rimasta miracolosamente intatta nei secoli, è un piccolo tempio dei Velo, i signori della valle e di una contea che si estendeva dalle valli dell’Astico Posina fino ai monti circostanti. Emblema di una potenza di origine medievale, è il blasone araldico, ben visualizzato all’interno della stessa cappellina dal grande stemma della nobile famiglia, con la vela bianca gonfia di vento. La visita a questa parte del complesso della Pieve apre un’altra finestra su un mondo storico-artistico dalle forti suggestioni. E certamente stupendo è il polittico che sovrasta l’altare con alla base l’iscrizione che chiarisce il nome del committente e l’epoca della sua realizzazione (Bonincontro Velo, del ramo Pion, nell’anno 1408). Riguardo all’artista, non ci sono dubbi nell’attribuire l’opera a Battista da Vicenza, che dominò per molto tempo l’ambiente artistico del ‘400, con una produzione ancora legata ai modelli della pittura trecentesca, “di corte”, propria al percorso del Gotico Internazionale, d’impronta “pisanelliana”. Il polittico è suddiviso in sei comparti, che trovano il loro fulcro in quello centrale, con l’iconografia di Maria in trono con sul grembo il piccolo Gesù. Le figure di S. Antonio Abate e di S. Biagio, come quelle dei due donatori oranti (lo stesso Bonincontro Velo e la consorte, Margherita dei Trentinacci), sono infatti rivolte in segno di ossequio verso la Vergine e il suo figlioletto, mentre i due cavalieri, San Giorgio e San Martino, ai lati estremi, sembrano vigilare su una scena omogenea, con sulla cuspide, dipinto, il futuro evento della Passione. Gli affreschi, che decorano la cappellina, per molto tempo attribuiti allo stesso Battista, sono invece legati alla pittura veronese del primo ‘400, opera di un altro artista, che risentiva dell’influenza dell’Altichiero, come ben si nota nella rappresentazione della crocifissione, nella lunetta di fondo, ripresa da un’analoga scena dipinta appunto dall’Altichiero per una cappella, nella chiesa del Santo, a Padova. Qui, nella cappellina di San Giorgio, questa Passione contiene in verità una drammaticità del tutto sconosciuta al Battista. La volta a crociera presenta, nel medaglione centrale, Cristo, e nei rosoni delle vele i quattro evangelisti. Il Maestro è effigiato con in mano il vangelo da trasmettere per la salvezza dell’uomo. Opera a cui si prestano gli evangelisti. Nella lunetta orientale in tre sequenze pittoriche sono dipinti altrettanti momenti della vita di Gesù: il primo, povero e semplice presepe; la Pietà, con il Cristo Passo dove tutto sembra essersi compiuto; la risurrezione, col Cristo che impugna il vessillo del trionfo. L’ultima lunetta, quella sulla parete opposta, sembra riportare alla pittura cavalleresca tardo-gotica, nella rappresentazione del san Giorgio a cavallo che uccide il drago e libera la principessa. La sua statua policroma si trova sulla croce posta tra l’arco trionfale e l’architrave che separano la navata dal presbiterio. Trafugato dalla millenaria Pieve nell’estate del 1916, durante i tragici giorni della Strafexpedition austroungarica, miracolosamente ritrovato a 80 anni da quegli eventi e riportato nella chiesetta giorgina, dopo un doveroso, necessario e avvenuto restauro, il Cristo della Passione provoca, con il suo aspetto, suggestioni e tensioni emotive proprie di una fede antica. La scultura del Cristo crocifisso, intagliata, secondo il giudizio di dotti studiosi, tra l’ultimo ‘400 e il primo ‘500, rappresenta un vero tesoro d’arte, per la rarità di statue lignee giunte a noi da quell’epoca, e per le sue indubbie qualità. I due brani d’affresco sulla parete meridionale del presbiterio rappresentano la Resurrezione di Cristo e il San Giorgio che uccide il drago. Entrambi dovrebbero essere stai dipinti quasi all’indomani del ricordato, corposo restauro della Pieve, concluso nel 1470 pure con l’ampliamento dell’abside preesistente , anche se lo stile pittorico potrebbe far pensare ad un’epoca leggermente precedente. Il Cristo risorto è rappresentato all’interno di un’articolata edicola. Il Redentore, autoritario per il suo aspetto, appare giganteggiare nella sua potenza divina su tutto l’ambiente circostante. L’ennesima iconografia dedicata a San Giorgio vede la scena della lotta col drago illustrata all’interno di una cornice fregiata. Il cavaliere, sul suo destriero bardato, si prepara all’ ultimo assalto per finire con la sua spada il mostro verdastro, già precedentemente colpito dalle lance conficcategli nel corpo grondante di sangue. Il dipinto, “Madonna con il Bambino e santi” domina, con la sua tavola e la lunetta, collocate sopra l’altare maggiore, sulla parete est, tutto il presbiterio e la navata. L’opera, firmata, come riporta il cartiglio, “Jo. Sperantie de Vagentibus me pinxit”, è datata 1503. Il pittore vicentino, già allievo e seguace di Bartolomeo Montagna, assunse dal maestro la tecnica di organizzare le figure, di dipingere con segno secco, netto, marcato, il gusto per i colori molto incisi. Il risultato del suo impegno è certamente di notevole valore, dato che la pala dell’abside della Pieve è considerata come la migliore opera uscita dal pennello dello Speranza. Rigoroso è l’impianto scenico della tavola, impostato in modo piramidale: in alto è posta la Madonna, col Bambino, in basso due santi per parte (San Giorgio e San Martino da un lato; San Sebastiano e Sant’Antonio dall’altro); il motivo di raccordo è rappresentato dai due angioletti musicanti. In tale contesto, gli elementi sono rigorosamente geometrizzati; inoltre, dai personaggi, emana una “fisicità” prettamente rinascimentale, del tutto nuova e sconosciuta rispetto alle altre opere presenti nella Pieve. Certamente di più alto tenore aulico è la scena rappresentata nella lunetta con “Il Cristo in pietà tra due angeli”. Oltre alla già citata e descritta vasca battesimale litica, nella Pieve si trovano almeno altri due “reperti” degni d’attenzione. Il primo è l’ acquasantiera seicentesca (la data precisa è impressa nello zoccolo) in marmo rosso Asiago, collocata nella navata a pochi passi a destra dell’entrata, nei pressi del confessionale. Il secondo prezioso “reperto” è una croce processionale “astilo”, in argento, finemente lavorata, da tempo messa, senza il suo supporto ligneo, in un lato dell’altar maggiore, in modo da non coprire parte della pala dello Speranza. Arredi sacri che una volta di più testimoniano l’importanza della Pieve giorgina di Velo d’Astico, nella storia. Come arrivare alla Pieve di San Giorgio San Giorgio di Velo d’Astico, posta a nord-ovest di Vicenza, da cui dista 34 km, è raggiungibile dalla pianura, anche uscendo dal casello autostradale della A31 a Piovene e imboccando la SS 350 per Trento, con deviazione a sinistra sulla provinciale della Montanina, appena fuori Rocchette. La distanza dall’autostrada è di 8 km. A San Giorgio si arriva pure dalla Val d’Astico, per Arsiero (2 km) e Cogollo del Cengio (6 km) Chi contattare per la visita Per comitive: prenotazioni e informazioni presso il Comune e la Biblioteca “A. Fogazzaro” di Velo d’Astico http://www.comune.velodastico.vi.it o info@comune.velodastico.vi.it Per singoli o piccoli gruppi: recapito della custode Maria Lanaro, San Giorgio, 9 . Per visite guidate: è necessario prendere accordi preventivi con Comune o Biblioteca. Orari: tutti i giorni dalle 9 alle 12, dalle 14 alle 17 Altri siti interessanti vicini alla Pieve Itinerario fogazzariano: Villa Velo-Valmarana-Ciscato; Villa Velo; Villa Montanina; Parrocchiale dei Ss. Martino e Giorgio: settecentesca, con dipinti del Verla e del Ciesa; Luoghi della Grande Guerra: colle del Castello di Velo e di Meda, Poggio di Curegno; Percorso ciclo-pedonale: da Arsiero per Velo e Piovene, lungo il tracciato dell’ex ferrovia; Mostra fotografica: “Antonio Fogazzaro e il suo piccolo grande mondo” Valorizzazione Pieve di San Giorgio: Programma Leader II – G.A.L. Alto Vicentino (azione 6.2) – Comunità Europea Testo Giovanni Matteo Filosofo

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