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La disputa della lana


Nello scorso articolo abbiamo parlato della Roggia da Schio a Villaverla che a Schio viene detta Roggia Maestra. Nata a scopi irrigui questa fonte d’acqua perenne si rivela ben presto preziosa: serve per irrigare, per il lavaggio dei panni, per far girare le ruote dei mulini; lungo la roggia si installano fabbri, conciari e lanaioli. E’ così che i primi Statuti comunali disciplinano l’uso della roggia e soprattutto testimoniano come a Schio le attività artigianali fossero ormai floride. Eppure c’era chi le ostacolava.

Quanto è antica

… la tradizione artigianale nel vicentino? Non lo sappiamo di preciso, ma doveva risalire al 1200-1300. Si parla di fabbri, lanaioli in tutte le declinazioni (da chi filava a chi tesseva, follava, garzava, …), di coloro che lavoravano la seta, dei conciapelle, …

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Un punto è certo, nel 1410 a Vicenza viene fondata la corporazione dei lanaioli, per difendere la nobile arte di produrre panni di lana.

Fratalea lanariorum

Così si chiama la corporazione. E’ ben chiaro che agli inizi del ‘400 l’arte dovesse essere ben sviluppata se era necessario disciplinare il settore con una vera e propria organizzazione e con precise norme scritte.

Il territorio vicentino in Filippo Pigafetta, Novam hanc et accuratissima Territorii Vicentini descriptionem, in Abraham Ortelius, Theatro del mondo, Anversa, 1608. Vicenza, Biblioteca Civica Bertoliana. 

Tuttavia è presto chiaro che la corporazione della lana è nata per fare gli interessi del capoluogo e danneggia il florido commercio degli artigiani scledensi e del territorio.

Gli statuti iniziano subito con le proibizioni:

  1. Solo a Vicenza e nelle città murate (Marostica e Lonigo) si potevano produrre panni alti (ovvero di qualità);
  2. La lana poteva essere venduta solo al mercato di Vicenza.

Disposizioni dispotiche che danneggiavano il territorio e soprattutto quello di Schio. Bastava solo la seconda per capire che i produttori di lana dell’Altopiano dovessero recarsi fino al mercato di Vicenza, mentre a Schio sarebbero stati più vicini. Anche dal punto di vista economico il monopolio costringeva i produttori dell’altopiano a vendere a prezzi stracciati. Contemporaneamente Schio doveva comprare la lana a Vicenza a prezzi maggiorati a solo guadagno dei mercanti del capoluogo.

Con la fondazione della Fratalea lanariorum inizia di fatto una guerra del territorio vicentino contro Vicenza e le sue regole dispotiche contrarie alle “antiquae consuetudines“. E’ una guerra ben descritta dal Mantese (4) che durerà 3 secoli, dal ‘400 a tutto il ‘600.

Non stiamo scherzando, la “terra di Schio” (5) ricorse contro le norme della città di Vicenza nel 1416, nel 1422, nel 1463, nel 1468, nel 1470, nel 1475, nel 1492, nel 1535, …

Secessione

jacopo_de_barbari_-Venezia 1500.jpg

Gli scledensi chiesero addirittura la secessione da Vicenza chiedendo di essere governati direttamente da Venezia. Se non fu una guerra economica fu sicuramente “guerriglia”.

Ripetutamente Vicenza approvò norme a favore del capoluogo, ad esempio

  • tutti i panni dovevano essere bollati a Vicenza (“bulla Lanariorum civitatis Vicetiae”) 1425, altrimenti si sarebbe trattato di contrabbando;
  • tutti i panni dovevano essere portati a garzare a Vicenza, 1477 (al che gli scledensi risposero portando al mercato di Vicenza i panni non garzati);

A tutte queste pretese, subito gli scledensi fecero ricorso, appellandosi a Venezia, che oscillava tra il riconoscere le ragioni di Schio (si era addirittura instaurata una corrente di simpatia verso questi fieri artigiani dell’alto vicentino) e la ragion di stato che non poteva umiliare Vicenza.

Nella guerra di Cambrai (1508-1516) gli scledensi arrivarono al punto di schierarsi con gli imperiali contro Venezia e contro Vicenza, tale era la scontentezza che provavano.

Arrivarono, gli scledensi, perfino a proporre di costruire le mura attorno alla città e a sborsare 700 ducati annui per mantenere un podestà veneziano, pur di godere i benefici delle città murate, ma anche questa richiesta venne respinta (6).

C’è da dire che gli scledensi non furono soli nelle loro lotte contro il capoluogo, molti dei ricorsi vennero sottoscritti  dalle ville di Valdagno, Cornedo, Thiene e perfino Marostica a conferma che le norme avvantaggiavano Vicenza soprattutto e non le città murate in genere.

Chi era più abile?

Attività lungo la roggia 1700

Nel settecento lungo la roggia di Schio vi è un’alta densità di attività come si vede in questa planimetria

Ma quali erano gli argomenti che i vicentini prendevano a pretesto per giustificare le proprie pretese?

Soprattutto uno: che i panni prodotti a Vicenza e nelle altre città murate (Marostica e Lonigo), fossero i migliori e che pertanto rappresentassero meglio le abilità artigianali della provincia.

Di questa pretesa superiorità, non vi sono tracce e la capacità e perizia degli artigiani scledensi doveva essere ben paragonabile a quella del capoluogo se, approfittando dei buchi nelle norme o riuscendo in qualche modo ad aggirarle (si sospetta che Schio facesse uso di contrabbando), i panni di Schio ben si vendevano sui mercati veneziani e anche altrove.

D’altra parte se a Schio proibisci di fare i “panni alti” (di migliore qualità) che Vicenza può invece fabbricare, è chiaro che a rappresentare la migliore produzione sarà Vicenza, ma per diritto di monopolio e non per abilità produttive.

La fine della contesa

Nel 1701 il “Gravissimo Consiglio di 150” di Vicenza accorda a Schio il permesso di fabbricar panni alti.

La contesa iniziata nel 1410 è finita e risolta a pieno favore di Schio. Durante questa contesa plurisecolare “i lanifici di Vicenza e di Venezia arrivarono al 1700 in completo sfacelo” (Mantese pag. 422), il che la dice lunga su quali fossero gli artigiani più bravi sul mercato.

Panni alti, panni bassi

Schio nel corso della lunga disputa aveva strappato una concessione: dato che i vicentini volevano l’esclusiva per la produzione dei panni alti, Schio pretese, senza ottenerla, l’esclusiva della produzione dei panni bassi. Erano sì pezze di minor pregio, ma erano quelle che si vendevano di più.

Della lana che fanno nel visentin e che comprano in diversi luoghi fanno panni alti 1.700; panni bassi 14.000 …” (7)

Ovvero, facendo i conti, i panni venduti da Vicenza ammontavano a 1.700, quelli venduti da Schio erano 8 volte di più. Vantaggio non da poco che permise ai mercanti e artigiani scledensi di restare sul mercato anche dopo la crisi successiva alla peste del 1630.

E le cronache narrano del successo della “terra di Schio”

Le acque del Leogra (ossia la roggia) ospitavano “molti edifici sì di macinare come da folare panni di lana, de quali se ne tesse una gran quantità e di molto prezzo  …” (Mantese pag 424 citando il Barbarano)

Il luogo (Schio) abbonda di mercatanti che fabbricano panni ed anco molti … fanno la fabbrica di panni alti di lana finissima , così pure calze di lana e stame in quantità, ed assai veli da collo per donna” (Mantese pag. 425 citando  G. Pozzolo)

Il nuovo secolo

Il nuovo secolo, il settecento, si apre con la completa vittoria dell’industria scledense, ora Schio, già dominatrice nei panni bassi può fabbricare anche panni alti e quindi la sua offerta commerciale sarà completa.

Continua


 

(4) Mantese, Storia di Schio, Schio 1977. Alla guerra economica tra Vicenza e Schio, vinta da quest’ultima, è dedicato un intero capitolo e i paragrafi da 112 a 116.

(5) I cittadini di Schio otterranno da Venezia il titolo di “terra” alla metà del cinquecento per potersi distinguere dalle altre località che erano solo “ville”. Gli scledensi sbandiereranno volentieri queto privilegio pretendendo perfino che Vicenza cambi il proprio statuto laddove era citato “homines villae Scledi”, doveva essere cambiato in “homines terrae Scledi”. Mantese, cit. pag 423.

(6) Mantese, cit., pag 413.

(7) Mantese, op. cit. pag. 423.

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3 commenti su “La disputa della lana

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