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25 aprile 1945


Liberazione

Il 25 aprile finisce la guerra e torna la libertà. Così la ricordiamo anno dopo anno. 

Effettivamente Milano e Torino insorgono il giorno 25 anche se ci vorrà qualche giorno perché tedeschi e fascisti si arrendano o se ne vadano. Però Genova era già insorta il giorno prima (1). Il 28 è Padova a insorgere, da Vicenza i tedeschi se ne vanno lo stesso giorno incalzati dagli Americani. Il tardo pomeriggio del 29 a Schio c’è un accordo tra tedeschi e partigiani affinché i primi se ne andassero i tarda serata senza più combattere dopo le sanguinose schermaglie della mattinata e del giorno prima. Il 30 è Venezia a liberarsi dei tedeschi. Passa quasi una settimana dal 25 quando a Pedescala, Settecà e Forni i tedeschi operarono l’ultima strage tra i civili, dal 30 aprile al 2 maggio: saranno 82 le vittime. 

Un simbolo

La data del 25 Aprile è una data simbolo. Ricorda la Liberazione dal Nazi-Fascismo e la fine della guerra, almeno in Italia. Ma, effettivamente, quando finì il conflitto?

Corriere 25 aprile.jpg

In quei giorni travagliati di fine aprile nessuno aveva la sensazione di pace, visto che gli episodi di violenza e di scontri armati non sembravano aver mai fine.

Si è saputo solo a posteriori che il 25 Aprile è stata una “data convenzionale” stabilita addirittura il 29 Maggio 1949 con la legge 260, “come Anniversario della Liberazione” definendola FESTA NAZIONALE (ovvero con tutte le caratteristiche dell’osservanza del completo orario festivo). Questa data coincide con 2 fatti storici:

  1. Ricongiungimento delle Armate Alleate con quelle Russe a Torgau sul fiume Elba, in Germania.
  2. Proclama insurrezionale di Milano.

L’accordo di Caserta

Accordo di Caserta 1945.jpg

Ufficialmente per l’Italia la resa delle truppe tedesche e fasciste avviene nella Reggia di Caserta, il 29 aprile, con firma tra i Plenipotenziari Alleati e il Comandante Supremo tedesco in Italia ed Austria Heinrich von Veitinghoff. Si stabilì di rendere noto il “cessate il fuoco e la deposizione delle armi” solo a partire dalle ore 14 del 2 maggio. Quindi “3 giorni tecnici” di assurdo ritardo nel tentativo di consentire agli Alti Comandi tedeschi di “mettersi in salvo” con le proprie famiglie (tanto quelle effettive che quelle di seconda formazione create in Italia come spesso succede nei casi di guerra).

Una ritirata

Dove vanno a finire tutti i tedeschi?

Si tratta di centinaia di migliaia di soldati, ufficiali, civili, accompagnati da italiani collaborazionisti, mogli, amanti, persone compromesse con il fascismo e con il nazismo che cercano una via di fuga verso la Germania e i territori controllati da tedeschi. Sperano di evitare i campi di prigionia e forse qualcuno sogna di potere resistere una volta riunitosi con le altre truppe in terra tedesca.

Questa immensa fuga avviene in modo caotico. 

La ritirata è un’operazione militare complessa e difficilmente può avere un volto univoco, pertanto l’immagine che si ricava dalle testimonianze coeve è molto contraddittorio: a tratti ordinato ed efficiente, a tratti caotico e feroce, e per altri ancora un fascio di stanchezza. I resoconti dell’epoca parlano di colonne di carri armati e mezzi pesanti, ma anche di autocarri, autocorriere e perfino carrette trainate da cavalli arrivate sulle strade vicentine, convogli di ogni tipo di mezzi di trasporto che contenevano i frutti dei saccheggi e delle depredazioni compiute nelle città e nelle campagne, ma anche soldati feriti e stremati.

Molti tedeschi erano sfiniti, andavano a piedi o con biciclette rubate ai civili, erano malvestiti, polverosi, tanto si erano fatti più umili, avrebbero voluto arrendersi, ma per farlo avrebbero dovuto uccidere i loro comandanti. Altri erano violenti, inaspriti e uccidevano all’impazzata, si davano ad atti di violenza e di devastazione. Entravano nelle case con le armi in mano, giravano per le stanze, mangiavano, bevevano, rompevano e se ne andavano a un ordine del loro comandante. Alcuni erano sbandati e lontani dalla loro unità, ma molti a ranghi serrati in reparti efficienti…

Nelle colonne di tedeschi in ritirata erano presenti anche un certo numero di italiani, soldati già arruolati nell’esercito tedesco o in quello di Salò, e anche un certo numero di donne: mogli, amanti, ausiliarie.(2)

Al confine del Terzo Reich

Quando i tedeschi occuparono Roma, il 10 settembre del 1943, l’Alto Adige, di lingua tedesca, e il Trentino, un tempo austriaco, divennero territorio del III Reich con l’aggiunta della Provincia di Belluno. 

 

L’alto vicentino veniva così a confinare direttamente con il territorio tedesco. Non è un caso se il generale Kesselring, comandante in capo dell’esercito tedesco in Italia, avesse posto la sua base a Recoaro a un passo dal confine con il trentino.

Al momento della ritirata i tedeschi affollano il vicentino e il grosso delle truppe cerca di imboccare le vie che conducono verso il Trentino-Alto Adige:

  • Valle dell’Adige
  • Valle dell’Agno e del Leogra, direzione Vallarsa
  • Valle dell’Astico e l’Altopiano di Asiago che confluiscono nel passo della Fricca
  • Valsugana (3)

Alta Italia 1945.jpg

Questo non è cosa da poco per i reparti in fuga. Quando arrivano nel vicentino si sentono alle porte di casa, sanno che al di là di quei monti c’è la loro Patria, un territorio dove valgono le proprie leggi.

Quando comincia questo esodo?

Secondo il libro di  Sonia Residori “il 25 aprile i presidi russi di Zané e di Cogollo, dopo mesi di permanenza in quei paesi, si diressero precipitosamente verso Arsiero, che nel giro di poche ore si trovò invasa da centinaia di soldati (4).

E’ questo il primo sentore della ritirata.

Il 26 aprile il Comando di Piazza di Asiago affiggeva un manifesto minacciando chi avesse continuato a “diffondere notizie allarmistiche, male riportate circa la disfatta dell’esercito tedesco, ma durante la notte si smentisce incenerendo documenti e scartoffie, preparandosi evidentemente alla fuga.

Il mattino del 26 agli abitanti della valle dell’Astico appare chiaro l’inizio della ritirata “i primi sono il passaggio delle autocolonne della croce rossa tedesche. Verso sera iniziano grande ritirata delle truppe tedesche autocarri autocorriere carichi di soldati carretti tirati da cavalli e anche biciclette tutto era buono per non camminare. I tedeschi passavano con le armi spianate per la strada della Valdastico (5).

Questo è l’inizio del grande esodo che si intensifica due giorni dopo, quando, il 28 aprile, l’esercito americano entra a Vicenza mentre le strade si intasano dell’esercito in movimento verso nord.

Americani a Vicenza 1945

28 aprile 1945. Mezzi corazzati americani entrano a Vicenza

Alcune strade erano interrotte e alcuni ponti inagibili, le deviazioni erano continue e anche le capezzagne talvolta servivano se non si avevano mezzi pesanti. Chi fuggiva in bicicletta, chi a piedi, chi con automezzi corazzati, autocarri e cannoni al traino. Un esercito spaventato ma temibile, qualcuno aveva gettato la divisa e le armi, ma i più erano armati fino ai denti.

La massa che da Vicenza si dirigeva a nord arrivava a Thiene. Qui le strade  si dividevano 

  • verso Carré-Chiuppano-Caltrano e poi verso l’Altopiano dei 7 comuni
  • verso Zané e Santorso-Schio
  • verso Piovene e Valle dell’Astico

non erano trascurate neppure le strade minori e i giri più tortuosi.

Piovene zona di passaggio

Piovene è un nodo importante, da qui si passa per andare lungo la valle dell’Astico e indirettamente anche verso l’Altopiano: sarà molto affollata in quei giorni di fine aprile. Anche se la sconfitta tedesca è nell’aria, sottolineata dalla massa di soldati che si dirigono a nord, la situazione è pericolosa e può sfociare in qualunque evento.

Tanto più che le notizie di quello che sta accadendo non sono chiare. 

Se i movimenti delle truppe sono in prevalenza verso nord, vi sono altri, come alcuni reparti del C. T.  Sagittario (6) della Xa Flottiglia MAS, di stanza a Velo d’Astico (sede del Comando di Distaccamento) e Arsiero, che scendono a Piovene per dirigersi verso Thiene, sede del Comando di Distretto …e questo aumenta ancora di più la confusione e l’incertezza su cosa stia succedendo.

In quel momento le istituzioni fasciste appaiono in disfacimento, incerte e esitanti rispetto agli avvenimenti, i singoli uomini sono indecisi se continuare ad obbedire agli ordini o dileguarsi, qualcuno pensa addirittura di passare dall’altra parte, cercando di conquistare una patente da antifascista dell’ultima ora. Qualcun altro medita un’ultima vendetta.

Dalla parte opposta stava il CLN (7), il Comitato di Liberazione Nazionale che raggruppava tutti i partiti che si erano opposti alla Repubblica Sociale Italiana e all’esercito tedesco.

Nelle file del CLN vi è chi ha atteso nell’ombra la fine del Fascismo organizzando una resistenza segreta, vi è chi è stato scoperto e incarcerato come antifascista, vi è chi ha visto familiari e compagni cadere sotto il fuoco tedesco e dei repubblicani di Salò. Infine c’è una moltitudine di giovani che, non volendosi arruolare nella GNR (8) e appoggiare la Repubblica di Salò è fuggita in montagna e ha praticato una resistenza attiva con l’uso delle armi; oppure ha scelto di essere deportato nei campi di lavoro in Germania con la conseguenza di essere trattato alla stessa stregua degli internati nei famigerati campi di concentramento e sterminio. Fra coloro che hanno scelto la lotta clandestina armata, la maggior parte è composta di persone ben consapevoli di cosa significhi la guerra, come si misurino le forze nemiche e quando sia il momento di imbracciare le armi per combattere… Ma ci sono anche dei “fortunati” che riescono a restare nelle vicinanze delle proprie zone perché reclutati a prestare la loro opera lavorativa sotto la Organizzazione TODT (9) di Arsiero o del Novegno, che aveva lo scopo di costruire opere di protezione, difesa ed ostacolo all’avanzata degli Alleati. Vi sono infine, come vedremo, persone per lo più giovanissime che mosse da travisato entusiasmo e da pura esaltazione intendono compartecipare alla vittoria, recuperando un’arma e cercando di “fare la loro parte”. Oppure qualcuno, forse con l’intento di cancellare malamente precedenti adesioni e simpatie per il Fascismo tenta con calcolo meschino di saltare sul carro del vincitore, all’ultimo momento, attuando il classico voltafaccia di comodo.

Difficile decifrare e inquadrare tutti i comportamenti: meglio attenersi ai fatti come sono stati visti e vissuti dai protagonisti e come ci sono stati raccontati da loro o dai loro congiunti.

Un racconto

Inizia con questo la pubblicazione di una serie di articoli che raccontano gli avvenimenti di questi ultimi giorni di Aprile a Piovene Rocchette. Pur minuscoli, gli avvenimenti sono tanti in parte scollegati in parte incatenati tra loro. Ogni abitante di Piovene Rocchette avrebbe potuto riempire un libro su quello che aveva vissuto nei giorni della Liberazione. Settantatre anni dopo molti di quei ricordi se ne sono andati assieme ai protagonisti; quel che rimane però è troppo lungo per essere raccontato tutto d’un fiato.

Continua …

Una riunione

Giovedì 26 aprile presso la sala della biblioteca alle ore 20:30 Romano Borriero e Renzo Priante racconteranno in anteprima gli avvenimenti.

25aprile.jpg

 

 

Nota di metodo

“Gli storici dovrebbero dividersi, come un tempo, in due sostanziali categorie, quelli che portano alla luce i documenti senza commentarli e quelli che hanno più spiccata la capacità di operare sul materiale scavato per avanzare delle sintesi e delle interpretazioni” … “Lo spirito dei Quaderni è stato sempre … quello di raccogliere pazientemente il maggior numero di testimonianze vive ed oculari su fatti e comportamenti prima che il materiale umano andasse disperso”  così scriveva Emilio Trivellato, scledense che dal 1977 al 1982 ha raccolto 15 quaderni di testimonianze sul periodo della resistenza a Schio .

Questo è anche lo spirito di questa nostra ricerca, avvenuta ricercando nel pochissimo materiale umano oggi rimasto dal 1945.

Ci siamo incaricati di vagliare e raccogliere le testimonianze, talvolta incerte e contraddittorie, di chi ha conosciuto i protagonisti o che sono stati pure essi coinvolti negli eventi, riservandosi l’attenuante delle inesattezze recepite nelle varie relazioni testimoniali; consiglia inoltre di leggere questo “report” quasi fosse un articolo di cronaca storica romanzata. Sono “piccoli-grandi” episodi, troppo insignificanti per influire sull’epilogo finale della guerra, ma che hanno la loro particolare valenza per coloro che vanno ad interpretarli da protagonisti. 

Mettiamo questo materiale a disposizione degli storici, sapendo che solo chi ha saputo approfondire il metodo storico è in grado di dare a ogni testimonianza il suo valore e così integrare i fatti locali in una cornice ben più vasta.

Romano Borriero

Renzo Priante


(1) Il generale tedesco Gunther  Meinhold, Comandante della piazzaforte di Genova dal Marzo ’44 fino alla liberazione della città, con un alto senso dell’onore prussiano unito ad un “atto di saggezza”, scelse di non sacrificare vite umane disobbedendo coraggiosamente agli ordini di Hitler e arrendendosi ai partigiani locali.

(2) Vedi Sonia Residori, L’ultima valle, Cierre edizioni Verona 2015 pag 181.

(3) Non sempre le vie sono libere, interrompere le vie di comunicazione è una costante nei luoghi di guerra: il 2 aprile viene interrotta la ferrovia a Levico in Valsugana, i 6 aprile viene fatto saltare un tratto della strada della Fricca che collega il vicentino con Trento. L’11 aprile ben 13 ponti vengono fatti saltare in val Leogra. Il 29, come vedremo, saranno i tedeschi a  minare Ponte Pilo. Le comunicazioni diventano difficili, ma difficilmente si interrompono, non passano i mezzi pesanti, ma mezzi leggeri e soldati a piedi si. I ponti vengono riparati, ma comunque queste notizie comportano una continua deviazione, un cercare la via più facile, un rimescolamento degli itinerari.

(4) Sonia Residori pag 183.

(5) Sonia Residori citando il diario di un testimone,  pag 181.

(6) C. T.  sta per Caccia Torpediniere. I Battaglioni di Fanteria di Marina della Xa MAS presero infatti la denominazione dal nome di navi della Regia Marina.

(7) Vedi http://www.anpi.it/storia/140/comitato-di-liberazione-nazionale-cln; http://www.treccani.it/enciclopedia/cln_%28Dizionario-di-Storia%29/  

(8) GNR= Guarda Nazionale Repubblicana, concepita come milizia di partito sul modello delle SS, divenne una specie di milizia territoriale. Vedi https://it.wikipedia.org/wiki/Guardia_Nazionale_Repubblicana 

(9) https://it.wikipedia.org/wiki/Organizzazione_Todt  

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4 commenti su “25 aprile 1945

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