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cultura e società

L’acqua dell’Astico


Settembre procelloso e agitato

Era cominciato come un anno siccitoso quel 1882: scarse piogge invernali e poche le primaverili. Poi l’estate era stata piovosa e quando, all’inizio di settembre, il tempo si presentava  procelloso e agitato” l’acqua bagnava un terreno già saturo delle precipitazioni estive. Gli agricoltori erano preoccupati: bisognava raccogliere il riso, il granturco era maturo, l’uva aspettava la vendemmia ma “la pioggia condanna all’inazione”, c’era il rischio che il raccolto si rovinasse prima di poterlo raccogliere, il lavoro di un intero anno era a rischio e anche il lavoro dei braccianti, dato che dall’altipiano migliaia di mietitori del riso erano scesi nelle pianure piemontesi e lombarde e ora non potevano lavorare a causa del maltempo. Ancora il giorno 15 si guardava il cielo con apprensione.

Tutti speravano la fine di quel terribile principio di autunno, ma le aspettative restarono deluse.

Allarme

Il giorno 16 la situazione addirittura peggiora e scatta l’allarme. A Milano strariparono il Seveso, il Naviglio e l’Olona; a Como il lago inonda la parte bassa della città; a Veronala maggior parte delle città è allagata; i militari con barche e carri soccorrono la popolazione”.

inondazione-1882 Verona.jpg

Anche dalla provincia di Vicenza arrivano notizie allarmanti “il Brenta straripò presso Nove, ei ha trascinato l’argine di Folo. Cartigliano è minacciata dal torrente Leogra (sic). Il torrente Astico minaccia Piovene. Furono salvate le famiglie della borgata di Tezze sequestrate dall’acqua. Il municipio provvede alle vettovaglie”.

Da Schio si telegrafa all’Arena (giornale di Verona) 

Leogra, Timonchio, Astico spaventosi. Distrutti fabbricati, ponti, difese. Danni centinaia di mila lire 

Già allora si identifica la causa perché il telegramma si chiude con le parole testuali “Colpa disboscamento”.

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Fragore orrendo

Fa paura quell’acqua che cresce e entra nelle case “il fragore è orrendo, la pioggia cade a rovesci da una parte e dall’altra del ponte sotto cui passa il fiume mugghiando” Le strade sono piene di vasi rotti e macerie, la corrente trascina alberi interi che si vanno a schiantare lungo le pile dei ponti. Una donna impazzisce, un’altra si rompe una gamba.

Subito si fa fatica a capire cos’è successo perché il maltempo è così esteso che colpisce tutte le regioni del nord, dalla Liguria, al Piemonte, Lombardia, Veneto, perfino il Tirolo che ancora è sotto l’Austria. 

Ci vorranno giorni per capire cos’è successo e cominciare a fare la conta dei danni. In provincia di Vicenza la parte più colpita sono le terre che costeggiano l’Astico nella sua parte montana, ma anche il Leogra, come vedremo, dà preoccupazioni.

  • 14 argini rotti
  • dieci ponti caduti
  • centinaia di campi devastati
  • moltissime case crollate
  • più di 500 contadini danneggiati.

Così scrive il 26 settembre il corrispondente locale del Corriere, A. Gramola, descrivendo “il triste spettacolo da Pedimonte a Schio. 

I danni non risparmiano nessuna località lungo il corso del torrente Astico: da Lastebasse a Barcarola di Forni, da Pedescala ad Arsiero a Seghe.

Leogra in piena DSC_4516.jpg

A Pedescala “l’acqua si è innalzata fino al secondo piano delle case ed ha inghiaiato a ventine a trentine i campi”.

E i danni si spingono su per gli affluenti dell’Astico: “Il torrente Posina ha menato strage” cita il Gramola e anche qui conta i campi allagati “50 campi dei più fertili”, ma soprattutto ha abbattuto case. 

Miseri abituri

Il cronista si sofferma sulla povertà delle case di Fusine si tratta di “abituri miseri, è vero, ma che a tanta povera gente erano più necessari più cari di qualunque ricco palazzo”. Non solo in valle il Posina ha fatto danni ma anche più giù ad Arsiero dove sono incalcolabili i danni alla cartiera e più a valle il torrente è uscito in due punti “presso Soglio Nero e Seghe di Sotto”. 

Un certo Bernardo Mengotti ha perso “oltre 10 campi a mattina e 15 a sera”.

La forza dell’Astico si coglie tutta nel resoconto: rompendo gli argini i campi sono stati coperti non da sola acqua, ma anche della ghiaia che l’acqua trascina rendendo impraticabili terreni prima fertili

da 1 m di ghiaia non può nascere fil d’erba.

Ma tanta acqua ha colpito anche la popolazione?

Certamente, l’acqua è entrata nelle case imponendo agli abitanti di fuggire: nella notte funesta in cui si sono rotti gli argini gli abitanti si sono salvati calandosi dalle finestre e correndo su per “valli e burroni scampando a una morte sfidandone un’altra.”

Posina in piena DSC_4530.jpg

Forza lavoro

E qui compare una frase sorprendente

Qualche bambino è perito, ma vecchi e donne aiutati dai giovani non hanno oggi a lamentare che ferite relativamente leggere”. 

Detta così la morte di qualche bambino è liquidata come un male minore. Sembra impossibile per la nostra sensibilità e questo mostra tutta la differenza tra il nostro modo di sentire e quello di una cultura ancora contadina. In quel tempo bambini ne morivano tanti o durante il parto o durante i primi mesi di vita. I piccoli si rimpiazzavano facilmente facendone altri, allora una madre metteva al mondo anche 12 figli, e non tutti sopravvivevano. La vera tragedia era la morte di un adulto, forza lavoro indispensabile in una famiglia contadina, un giovane malato, morto o partito militare era una tragedia, la morte di un piccolo non capace ancora di lavorare era una bocca in meno da sfamare.

La valle del Leogra

I danni non erano limitati alla valle dell’Astico dato che in Val Leogra i problemi si sono ripetuti

Il torrente Leogra, ingrossato sin dalla sua origine, sulle montagne del Tirolo si è scaraventato rovinando la strada che da Verona conduce al confine. … A Torrebelvicino è stata rotta la rosta del Leogra stesso, ed il Ponte canale dà acqua alla roggia che mette in movimento le macchine degli stabilimenti di Schio” Fortunatamente, ci informa il giornale, la conversione alla macchina a vapore era già avvenuta e gli stabilimenti si salvarono.

Ponte Canale Schio.jpg

Ponte Canale in un’immagine recente

E Schio?

Schio è al sicuro, assicura il corrispondente, solo se il Duomo cadesse su S. Giacomo si avrebbero danni. Il quartiere operaio – afferma con orgoglio – non ha sofferto punto”. Il commento implicito è che il quartiere è stato solidamente costruito e, pur costeggiando il torrente, è del tutto al riparo da ogni rovina. 

Un danno per la verità c’è stato: “è caduto un ponte, il così detto ponte di Leviera, ma è così poca cosa da non meritare la pena di incomodare il telegrafo o la posta per narrarne la caduta”.

Sconsiderati contadini

Quanto alle cause il corrispondente non ha dubbi: è colpa degli “sconsiderati contadiniche “hanno raso al suolo o strappate tutte le piante per la smania di cambiare sistema di coltivazione” e continua infierendo sulla fatica dei poveri contadini (e sulla loro fame) “e portano a spalle entro gerle la terra sui pericolosi pendii per seminarvi il grano turco o legumi che ogni anno alla pioggia torrenziale vengono portati via assieme alla terra stessa. Diventa colpa la fame e il lavoro da formiche operato sui pendii più impervi.

terrazzamenti-val-posina

Il re

Si fa vivo il Re che informa il ministro Ferrero tramite telegramma:

Nella mia visita alle province venete colpite dalla sciagura delle inondazioni ho potuto constatare, ed in ogni luogo ho avuto la consolazione di sentire, come, il mezzo a tanto infortunio, l’esercito, sempre uguale a se stesso quando trattasi di soccorrere  le disgrazie, con mirabile slancio e la massima abnegazione prestò l’opera sua in modo superiore ad ogni elogio. Confortami in questa tristissima circostanza il potere segnalare a V.E. il nobile contegno dell’esercito, a cui prego manifestare la mia alta soddisfazione, che va congiunta all’ammirazione ed alla riconoscenza degli abitanti di quelle province. Umberto” (Corriere del 28/9/1882)

Alluvione 1882

Mappa delle alluvioni de 1882 nel Veneto. Nel cerchio rosso le valli dell’Astico e del Leogra

Ottobre 1882

Non c’è pace in quell’autunno. Quando l’acqua sembra passata e si cominciano le riparazioni più urgenti accade quello che tutti temevano: l’acqua riprende a cadere e i torrenti si riempiono di nuovo.

  • Il fiume Tanaro (Piemonte) interrompe la linea ferroviara Brà-Savona;
  • è interrotta la linea del Tirolo, il servizio viaggiatori e merci è limitato a Trento.
  • La linea di Pontebba (in Friuli) è interrotta come pure la litorale oltre Ventimiglia.;
  • non si riesce ad attraversare il Po all’altezza di Borgoforte dove vi è un servizio di chiatte.
  • Arrivano notizie di inondazioni da Novi Ligure, Verona, Belluno, Como. 

In provincia di Vicenza il Guà ha rotto l’argine destro nel comune di Sarego.

Per quanto riguarda l’Astico arriva una corrispondenza da Chiuppano: “ieri sera nessuno sospettava che l’Astico avesse da rialzarsi in sì poche ore, ma pur troppo stamane alle tre fu dato l’allarme trovandosi l’acqua alle porte nelle fabbriche. Mentre scrivo (1 pom) è a centimetri 55 più basso dell’ultima piena ma se continua la pioggia temo che debba oltrepassarla. Le fabbriche Rossi a Piovene cessarono il lavoro stanotte, non potendo l’acqua avere il suo sfogo. Il nuovo edifizio del municipio, delle scuole di Coltrano (sic), stato coperto appena l’altro ieri, stanotte è crollato; il danno ascende a lire 10 mila.” (29/10/1882).

 

Altri allarmi

  • 1891. Per decenni il giornale non parla più delle inondazioni dell’Astico. Ritorna un trafiletto dell’ 11 maggio 1891 per informarci che vi è allarme a Verona e Pavia; a Vicenza desta allarme il Bacchiglione, l’Astico ha rotto un argine a “Pontecchio Precalcino”(sic) ma il danno è stato prontamente riparato.
  • 1905. Nuovi pericoli si segnalano il 16 maggio1905 “si ha da Vicenza che i fiumi Guà, Tesina, Astico, Tesino sono altissimi. Lungo le arginature dell’Astico e del Tesina si verificarono corrosioni minacciose. Tutti gli ingegneri del locale ufficio del genio civile sono sui luoghi…  la Valnassa, presso Cismon, corre violenta lungo la strada nazionale, scaricando grossi sassi e asportando tratti di terreno. Nella valle soprastante alle fonti di Recoaro, cade tratto tratto qualche frana. Le notizie giunte dalle valli sono allarmanti. A Vicenza i sobborghetti dei Santi Apostoli e d’Aracoeli sono allagati con più di mezzo metro

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  • Il 18 luglio del 1905 il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici approva una serie di interventi tra cui la costruzione di un tratto dell’argine sinistro del torrente Agno e il rafforzamento dell’argine del torrente Astico ad Albaredo. Nella stessa seduta si approvano lavori urgentissimi per il ponte di Lugo (vedi Il ponte di Calvene).
  • Il 21 ottobre sempre del 1905 il Corriere ci informa che a Velo d’Astico furono raccolte dal comitato locale 200 lire cui si aggiungono 30 lire da parte del Comune come sostegno per i danneggiati del terremoto che colpì Messina e Reggio Calabria.
  • Il 1906, il 6 novembre “il ponte sull’Astico fu travolto dalla furia delle acque” così anche il ponte di Valstagna sul Brenta.
  • Passati i disastri della guerra il 1928 è un altro anno di forti piogge, questa volta in novembre. Straripa il Ticino, frane in val d’Ossola, la solita Como si trova intere vie piene d’acqua, l’Adda si trova ben 6 metri sopra il livello normale. Nel vicentino la bassa valle dell’Agno e del Guà vede straripamenti del fiume, a Vicenza l’acqua allaga la zona di Aracoeli. L’Astico ha travolto 5 arcate del ponte che unisce Breganze con Thiene (Corriere del 28 novemvre 1928).

Millenovecentosessantasei

E arriviamo all’altra grande alluvione, quella del 1966 che allagò Firenze, travolse Venezia e devastò lo stabilimento Rocchette 2 sull’Astico.

Ma questa è altra vicenda che va raccontata a parte.


Il presente articolo è stato redatto utilizzando gli articoli trovati nell’archivio storico del Corriere della Sera, ove non specificato, le citazioni sono prese dagli articoli di giornale.

 


Appendice

Ed ecco il testo dell’articolo scritto da A Gramola

“Ecco il triste spettacolo da Pedimonte a Schio. L’Astico, torrente e non fiume come l’hanno chiamato alcuni corrispondenti; ha rotto al versante di settentrione, ed ha non allagati ma coperti di ghiaia un numero considerevole di campi. Nel comune di Lastebasse (distretto di Schio) ed in quello di Barcarola di Forni le acque dell’Astico hanno portato via nello stretto senso della parola e campi e case. 

A Pedescala l’acqua si è innalzata fino al secondo piano delle case ed ha inghiaiato a ventine, a trentine i campi. 

E chi giunge a Seghe di Velo, dopo aver osservato, con tristezza ineffabile, tanta sciagura, non creda di poter aprire l’animo impressioni men dolorose.

Non meno funesto dell’Astico, il torrente Posina ha menato strage. Alle cosi dette Fusine di Posina ha devastato più di 50 campi dei più fertili – ed ha trascinato con sé abituri miseri, è vero, ma che a tanta povera gente erano più necessari più cari di qualunque ricco palazzo.

Disastri incalcolabili ad Arsiero, e precisamente presso la Cartiera. 

Il ponte Americano è stato schiantato, il maglio del signor Domenico Stella, il ponte dei Comuni consorziali sono stati travolti dalla corrente in modo da non lasciare più nessuna traccia.

E lo stesso Posina ha rotto in due punti presso Soglio Nero e Seghe di Sotto, portando danni per decine e decine di migliaia di lire. Bernardo Mengotti può lamentare perduti oltre 10 campi a mattina e 15 a sera, e col Mengotti una ventina di piccoli proprietari si trovano oggi con il raccolto perduto e colla sicurezza dolorosa che sul poderetto che dava da vivere alla loro famiglia saranno spese invano tutte le cure, tutte le fatiche di coltivazione – da 1 m di ghiaia non può nascere fil d’erba.

Ogni casa inondata, ogni famiglia ha, non uno ma una sequela d’episodi strazianti. I contadini di quassù, nella notte funesta delle rotte, si sono salvati calandosi disperatamente per valli e burroni scampando a una morte sfidandone un’altra. Qualche bambino è perito, ma e vecchi e donne aiutati dai giovani non hanno oggi a lamentare che ferite relativamente leggere. I soldati non sono giunti in tempo in questi paesi, e la cura del salvamento è stata affidata alle mani dei contadini. I sindaci dei paeselli nominati e qualche carabiniere hanno diretto e dirigono tuttavia il servizio di soccorso mirabilmente.

Da Val dei Signori a Schio

Si chiamava un tempo Val dei Signori appunto per la ricchezza immensa dei boschi.

Ora la chiamano semplicemente Valli perché dei sacri boschi non c’è più traccia.

Questi sconsiderati contadini da qualche tempo hanno raso al suolo o strappate tutte le piante per la smania di cambiare sistema di coltivazione. E portano a spalle entro gerle la terra su pericolosi pendii per seminarvi il grano turco o legumi che ogni anno alla pioggia torrenziale vengono portati via insieme alla terra stessa.

Figuriamoci che cosa doveva succedere in quest’anno, in cui le acque sono precipitate a mille doppi più violente del solito.

Il torrente Leogra, ingrossato sin dalla sua origine, sulle montagne del Tirolo si è scaraventato rovinando la strada che da Verona conduce al confine (una delle più belle che gli Austriaci abbiano costruite, coi nostri denari, a loro comodo) e lasciando al posto degli artificiali campi nudi scogli.

A Torrebelvicino è stata rotta la rosta del Leogra stesso, ed il ponte Canale, che dà acqua alla roggia e mette in movimento le macchine degli stabilimenti di Schio, i quali, fortunatamente, essendo forniti di macchine a vapore, non subirono nessun danno.

A Pieve non sono successi gravi danni; è caduto un murazzo insieme a due tettoie del Lanificio – hanno però perduto trentine di campi i signori Saccardo, Ballarin, Rossi e Antoniali.

A Schio

Se mi fosse capitato sotto gli occhi prima d’ora un telegramma della Stefani che annunciava: “Schio Minacciata” mi sarei affrettato io a telegrafare alla sempre bene informata Agenzia di notizie una semplice parola “Impossibile”. Ed in tal modo avrei risposto anche da qualunque città ai corrispondenti che parlavano di fiumi Leogra, Astico e Gogna, e dell’acqua dell’Astico alta 8 metri.

Benché “a memoria d’uomini viventi” come diceva uno di quei corrispondenti, non si sieno potute lamentare piene di tal natura – io devo informare i buoni lettori che di fiumi qui non ce n’è e che i torrenti per quanto vogliano deviare dal loro letto non potranno mai e poi mai arrecare nessun danno a Schio. Non c’è che una parte di Schio che può essere minacciata: la strada di San Giacomo se cadesse il Duomo. Ma in quanto a torrenti, per quanto creduti fiumi, Schio può ricoverare al sicuro il più timoroso degli effetti dell’acqua.

A due chilometri da Schio è caduto un ponte, il così detto ponte di Leviera, ma è così poca cosa da non meritare la pena di incomodare il telegrafo o la posta per narrarne la caduta.

Sono stati chiamati i soldati anche per Schio, ma non ce n’era proprio di bisogno. Mi hanno fatto vedere oggi un’altra corrispondenza in cui si fanno le meraviglie perché i soldati sono giunti a Schio con il fucile: “con le armi non si salvano le persone, non si rimedia alle rotte” – diceva l’ingenuo scrittore – il quale vorrebbe, a quanto pare, che una compagnia di militari si muovesse da una città all’altra con la scopa in mano, lasciando i fucili in deposito!

Il nuovo quartiere operaio, sul conto del quale si è pure tanto chiacchierato, telegrafato e scritto, non ha sofferto punto.

Per la centesima volta, ingenui corrispondenti! il Quartiere Operaio sorge in posizione così elevata che nessuna piena, nessuna rotta potrà mai arrecargli danno.

Corriere della sera 27-28 settembre 1882.

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