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Ponte Pilo (1)


Un torrente montano

Il torrente Astico nasce tra il Sommo Alto e il monte Plaut in territorio trentino. Nel suo tratto montano forma una specie di “Zeta” all’interno di una valle ora più larga ora più stretta e si trova ad una profondità di qualche metro maggiore rispetto ai campi circostanti.

Valle Astico valli

Arrivati alla seconda curva secca, poco a valle della confluenza del Posina, la valle si allarga e scorre in una profonda incisione decine di metri sotto il livello della campagna, così incassato percorre il tratto basso della Valdastico e si incunea tra le pendici dell’Altopiano dei sette comuni e le Bregonze, finché sbucato in pianura il letto del fiume ridiventa un leggero solco che scorre tra i campi.

Questa mappa ottocentesca mostra bene come appariva il torrente nel tratto indicato.

Astico XIX secolo.jpg

Già all’inizio dell’ottocento ne parlava il Maccà (1)

Scorre per li suoi confini alla parte di Levante il torrente Astico, e la separa da Cogolo, Caltrano, e Chiuppano. Coll’acqua di questo torrente vengono quivi girate nel distretto di Piovene sei ruote di Molini, ed una cartiera. … recherò qui ciò che si dice rapporto a questo torrente l’Ab. Fortis: “Andai a Piovene villaggio situato alle radici del Monte Summano, celebre appresso gli amatori della botanica. Il letto del torrente Astico, è una delle belle cose, che veder si possano in quel genere. Quell‘impetuoso torrente se lo ha cavato tra gli strati di ciottoli anteriormente ammassati, e insieme rassodati dal tartaro per quasi 300 piedi a perpendicolo. In alcuni luoghi, in quest’acque vivono delicatissime Trote di due specie, che non crescono però molto.”

In quel tratto, lungo circa 15 km, che va da Arsiero a Lugo il fiume diventa difficile da raggiungere e ancor più da attraversare; in quel tratto costeggia la parte occidentale dell’altopiano chiamato …

… le terre dei Cimbri

e assieme ad una strada che allora non era facile da percorrere ne sigillava l’isolamento e teneva le genti dell’altopiano lontane dagli importanti mercati di Thiene e Schio.

Terre dei Cimbri.JPG

Doveva essere naturale quindi fin dai tempi più antichi cercare un passaggio attraverso l’Astico e il tratto migliore per raggiungere la pianura si trovava tra i territori di Cogollo e Piovene in località Rocchette.

Quando venne costruito il primo passaggio? Nell’antichità, in assenza di ponti, i torrenti si passavano a guado attendendo i periodi in cui le acque erano meno alte. Dovette essere naturale lo spostare alcune pietre a distanza di un passo in modo da saltare da una pietra all’altra passando sopra l’acqua che turbina sotto; e altrettanto naturale era il piazzare alcune assi tra un sasso e l’altro in modo da poter passare senza salti. Il passaggio successivo è quello di costruire due sponde in muratura ai due lati del corso d’acqua per poi unirli con travi di legno, tavolato e sponde in modo da rendere agevole il passaggio anche con carri.

Il primo ponte

Fu così che venne costruito il primo ponte sull’Astico in località Pila?

Forse si, se è esatto il racconto di Egidio Mozzi, colto studioso piovenese della seconda metà dell’ottocento. Racconta il Mozzi:

Sull’Astico tra Piovene e Cogollo, poco al di sopra dei mulini, ultimamente dei Righetti (dov’ora sorge il maestoso Lanifizio Rossi) fin dai tempi rimoti (… eretto forse al momento, che si fece l’acquisto di una parte del Monte Summano dalla Città di Vicenza nel 1311) esisteva un ponte, che univa le due rive Piovenese e Cogollana, costruito in legno con travicelli appoggiati a due pilastri lateralmente, cementati a pietre e calce ed eretti in un sito il più sicuro e stretto sopra le roccie sporgenti, o dirò meglio, il più angusto, ed opportune lunghesso il torrente o fiume che dir si voglia, per la comunicazione fra due paesi interessati e popolosi. Se ne veggono dalla parte Cogollana gli avanzi ancora, o i ruderi che potrebbero chiamarsi, e sono antiquitatis vestigia. Presso di quei pilastri, anzi sotto immediatamente di quei ruderi, si costruiva ultimamente la diga, o rosta qual è a vedersi in forma di robusto e spazioso ventaglio… Si volea da qualcheduno, che il nome di Pila, si fosse dato a quel ponte, dai nostri maggiori, considerando la radice ai pilastri, e da quei la derivazione, dappoichè sopra i due piloni, da una parte e dall’altra esso appoggiavasi, non ad arco, ma distesamente, e unite le sponde coi travicelli, e le assicelle sovrapposte ed inchiodate maestrevolmente. (vedi il brano citato per esteso in appendice)

Un ponte in legno dunque, non troppo alto rispetto allo scorrere delle acque, posto un centinaio di metri a monte dell’attuale ponte Pilo dove poi vennero fatte le opere idrauliche dello stabilimento Rocchette 1.

Un ponte piccolo neppure segnato sulle carte.

Antico Ponte Pilo.jpg

KriegsKarte 1797 la posizione del vecchio ponte sull’Astico è probabilmente nel punto indicato dalla freccia

 

Per secoli dovette bastare, però quando i commerci cominciarono ad estendersi, probabilmente quel ponte non dava sicurezza e quando Piovene chiese la concessione del mercato settimanale, nel 1798, la ottenne, ma in meno di un anno il mercato venne chiuso dato che i Piovenesi non avevano “bastante forza e industria” per garantire la manutenzione delle vie (vedi Il mercato di Piovene).

Bisognò attendere mezza generazione ed ecco che si pose mano ad un nuovo ponte. Fu chiamato un valente “architetto” riconosciuto anche dall’Accademia di Padova, si chiamava

Andrea Zordano

Ne parla il solito Mozzi.

In seguito abbandonato e distrutto quel ponte, tuttochè opportuno e comodissimo per abbreviar la discesa e l’ascesa in quel punto, se ne costruiva un altro inferiormente, e sull’Astico più abbasso per comodo, dei passeggieri, in pietra, ad arco, e gli si conservava istesso nome di Ponte Pila.

Siamo nel 1813 e la costruzione avviene a cura delle due comunità di Cogollo e Piovene, ben sapendo che il ponte sarebbe stato utilissimo per i collegamenti della “regione dei Cimbricon Thiene e Vicenza.

Questo fin dall’anno 1813 si fabbricava a cura e spese dei Cogolani e dei Piovenesi in un sito egualmente sicuro, e più ristretto, con una strada più comoda agli uomini ed alle bestie da tiro e da soma pel trasporto, dei generi alle regioni dei Cimbri, ossia degli abitanti dei Sette Comuni, i quali adesso per Caltrano, Chiupan e Carré trovano la via più corta, e men disastrosa, a Thiene e a Vicenza, e ancor pericolosa nel discendere al ponte di Caltrano, e salire al paese di Chiupano. Gli accidenti che successero in quella discesa ed ascesa furono molti, e nessuno cosi grave fino adesso al Ponte Pila, e via via per quelle rive a Piovene.

Scolpita in pietra sopra il Ponte Pila si può leggere a luminosi caratteri la seguente iscrizione, facile da intendersi, ma difficile da pronunziarsi 

SOCIETAS PRIVATA PLUVENAE AC COGOLI EREXIT 

ARCHITECTO ANDREA ZORDANO 

AN. 1813.

Per il Maccà il ponte venne costruito un anno dopo

Ultimamente, cioè in quest’anno 1814 fu fabbricato un magnifico ponte di pietra di un solo arco sopra il torrente Astico per passare da Piovene a Cogolo, e l’architetto Andrea Zordani da Cogolo uomo di sommo ingegno, quale per altre sue fatture riportò onori dall’Accademia di Padova. Questo ponte fu eretto dal zelo di alquanti associati di Cogolo, e di Piovene.

Il notiziario statistico della provincia di Vicenza del 1823 ne parla come un ponte in pietra della lunghezza di m. 23.

Notizie_statistiche_della_provincia_di_V 1823 (trascinato).jpg

Ma questo non è il ponte attuale come vedremo la prossima volta.

 

Continua …


NOTE

(1) Maccà, Storia del territorio vicentino, tomo XI – Storia di Piovene pag. 79 e segg., Caldogno 1814

 


APPENDICE

Maccà, Storia del territorio vicentino, tomo XI – Storia di Piovene pag. 79 e segg., Caldogno 1814. (estratto)

Scorre per li suoi confini alla parte di Levante il torrente Astico, e la separa da Cogolo, Caltrano, e Chiuppano. Coll’acqua di questo torrente vengono quivi girate nel distretto di Piovene sei ruote di Molini, ed una cartiera.

Recherò qui ciò che si dice rapporto a questo torrente l’Ab. Fortis: “Andai a Piovene villaggio situato alle radici del Monte Summano, celebre appresso gli amatori della botanica. Il letto del torrente Astico, è una delle belle cose, che veder si possano in quel genere. Quell’impetuoso torrente se lo ha cavato tra gli strati di ciottoli anteriormente ammassati, e insieme rassodati dal tartaro per quasi 300 piedi a perpendicolo, In alcuni luoghi. In quest’acque vivono delicatissime Trote di due specie, che non crescono però molto.”

…  Ultimamente, cioè in quest’anno 1814 fu fabbricato un magnifico ponte di pietra di un solo arco sopra il torrente Astico per passare da Piovene a Cogolo, e l’architetto Andrea Zordani da Cogolo uomo di sommo ingegno, quale per altre sue fatture riportò onori dall’Accademia di Padova. Questo ponte fu eretto dal zelo di alquanti associati di Cogolo, e di Piovene. (pag. 190)

Egidio Mozzi, Continuazione e fine della memoria VII – Valli ed acque, 1881 (estratto)

Sull’Astico tra Piovene e Cogollo, poco al di sopra dei mulini, ultimamente dei Righetti (dov’ora sorge il maestoso Lanifizio Rossi) fin dai tempi rimoti (veggasi il tipo, e il disegno in Comune, eretto forse al momento, che si fece l’acquisto di una parte del, Monte Summano dalla Città di Vicenza nel 1311) esisteva un ponte, che univa le due rive Piovenese e Cogollana, costruito in legno con travicelli appoggiati a due pilastri lateralmente, cementati a pietre e calce ed eretti in un sito il più sicuro e stretto sopra le roccie sporgenti, o dirò meglio, il più angusto, ed opportune lunghesso il torrente o fiume che dir si voglia, per la comunicazione fra due paesi interessati e popolosi. Se ne veggono dalla parte Cogollana gli avanzi ancora, o i ruderi che potrebbero chiamarsi, e sono antiquitatis vestigia. Presso di quei pilastri, anzi sotto immediatamente di quei ruderi, si costruiva ultimamente la diga, o rosta qual è a vedersi in forma di robusto e spazioso ventaglio. Questa trattiene il fiume e lo arresta nel corso, ne raccoglie l’acque spumanti o baldanzose, le raccoglie, le innalza, e giù le versa nel canale costruito in pietra di Piovene indirizzandole a muover coll’urto e col peso le tre macchine ad elice, le quali dispensano il moto costantemente e contemporaneamente, a migliaja di, ruote, nell’attiguo portentoso edifizio. Si volea da qualcheduno, che il nome di Pila, si fosse dato a quel ponte, dai nostri maggiori, considerando la radice ai pilastri, e da quei la derivazione, dappoichè sopra i due piloni, da una parte e dall’altra esso appoggiavasi, non ad arco, ma distesamente, e unite le sponde coi travicelli, e le assicelle sovrapposte ed inchiodate maestrevolmente. 

Io però son d’avviso, e volendo pur fatto onore ai nostri maggiori, che gli applicarono con intelligenza storica quel nome, dirò apertamente, che non dai pilastri o piloni, che le sostenevano, gli veniva radicalmente, bensì e unicamente dal sito, ove si fabbricava o si distendeva per unir le due sponde, in quelle gole, e per un tratto sì corto, e il più angusto fra scogli da una parte e dall’altra sporgenti e sovrastanti a meraviglia, e robusta consistenza incalcolabile e duratura in saecula saeculorum. Che anzi mi permetto di aggiungere colla storia alla mano, che siccome a quel sito angusto, il quale dalla Tessaglia offeriva il passaggio alla Focide in Grecia, si diede il nome di Pila, in greco Pylas dal nome πνλη, ης, η porta, come ad un luogo angusto, e ad una porta che dà ingresso ad un sito più. ampio, cosi a questo sull’Astico, perché il più ristretto si desse il nome di Pila, e si dicesse in conseguenza il Ponte dello stretto o Ponte Pila. A questo invero non si potea dare altro nome -che lo distinguesse da qualunque altro, come a quello della Grecia, che si disse Termopili, porte calde, dappoichè aveavi in quelle angustie o in quello stretto, una sorgente d’acqua calda: πυλας Θερμὸς, η, ον, Thermopylas, luogo angusto per coloro i quali viaggiando voglion passare dalla Tessaglia nella Focide, e si disse Termopili, per distinguerle dalle porte della Cilicia, e dalle Susiane, delle quali parlano e Plinio e Curzio nelle loro Storie. In seguito abbandonato e distrutto quel ponte, tuttochè opportuno e comodissimo per abbreviar la discesa e l’ascesa in quel punto, se ne costruiva un altro inferiormente, e sull’Astico più abbasso per comodo, dei passeggieri, in pietra, ad arco, e gli si conservava istesso nome di Ponte Pila.

Questo fin dall’anno 1813 si fabbricava a cura e spese dei Cogolani e dei Piovenesi in un sito egualmente sicuro, e più ristretto, con una strada più comoda agli uomini ed alle bestie da tiro e da soma pel trasporto, dei generi alle regioni dei Cimbri, ossia degli abitanti dei Sette Comuni, i quali adesso per Caltrano, Chiupan é Carré trovano la via più corta, e men disastrosa, a Thiene e à Vicenza, e ancor pericolosa nel discendere al ponte di Caltrano, e salire al paese di Chiupano. Gli accidenti che successero in quella discesa ed ascesa furono molti, e nessuno cosi grave fino adesso al Ponte Pila, e via via per quelle rive a Piovene.

Scolpita in pietra sopra il Ponte Pila si può leggere a luminosi caratteri la seguente iscrizione, facile da intendersi, ma difficile da pronunziarsi 

SOCIETAS PRIVATA PLUVENAE AC COGOLI EREXIT 

ARCHITECTO ANDREA ZORDANO 

AN. 1813. 

Bello e chiaro quel Pluvenae ac Cogoli, ma difficile a pronunziarsi per l’incontro anche in latino, o la vicinanza di due consonanti, o vocali medesime. Si ‘provi chi vuole a pronunziar qui schiettamente e prontamente, quel ac Cogoli!

 

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3 commenti su “Ponte Pilo (1)

  1. Claudio Franzan
    23 giugno 2018

    Bravi,bellissimo racconto di storia locale,sono sceso molte volte sul greto del torrente astico per trovare i resti della piccola diga della lanerossi 1,ma in che anno fu demolita?,ho notato un serbatoio d’acqua sopra sulla montagna con una stradina scavata nella roccia della parete,potreste raccontare in un articolo la costruzione delle opere idrauliche?
    Vi ringrazio per i vostri articoli che spiegano la storia delle nostre zone,sono più belli di un libro.

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  2. accogliamoleidee
    24 giugno 2018

    Buongiorno Claudio, mi pone dei problemi che richiedono ulteriori ricerche.
    Se riesco a trovare il tempo dovrò cercare in altri archivi per ricostruire bene la geografia delle opere idrauliche.
    Finché ci divertiamo continueremo a frugare nel passato per dare un’anima al paesaggio che ci circonda. Senza di questo il territorio sembra muto fatto di oggetti sconosciuti che possiamo demolire a nostro piacimento.
    Con l’aiuto della storia ogni cosa ha una sua specificità e il paesaggio ci parla con la voce di quelli che ci hanno preceduto.
    Renzo

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