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Ponte Pilo (2)


Il ponte costruito nel 1813 tra le sponde dell’Astico nella campagna tra Cogollo e Piovene si trovava in posizione strategica. Allora la via principale lungo la valle dell’Astico si trovava sulla destra orografica e permetteva di raggiungere la grande pianura. Quel ponte permetteva una facile via anche alle comunità della sponda sinistra del torrente e soprattutto era un importante nodo per collegare le comunità “dei Cimbri” con i mercati di Thiene e Schio.

Quel ponte in pietra compare in una carta del 1868

Carta topografica 1868

Giusto quell’anno la geografia di quel tratto di torrente era destinata a cambiare. Infatti l’alveo venne incanalato costruendo briglie e muri in pietra e, sulla stretta sponda destra, cominciò a sorgere uno stabilimento. L’ingegnere che progettò opere idrauliche e opificio era Ernesto Stamm alsaziano, l’imprenditore si chiamava Alessandro Rossi.

La fabbrica

Ecco che la riva si arricchisce di nuove costruzioni: la grande fabbrica, la tintoria, il dormitorio femminile.

lanificio Rossi

Lo stabilimento Rocchette 1, sullo sfondo il ponte della ferrovia, costruito nel 1907

Poi la Lanerossi si espanse e costruì un nuovo stabilimento (Rocchette 2) sull’altra sponda del torrente. Il ponte divenne cerniera fondamentale per il collegamento delle lavorazioni.

Lanerossi Rocchette_2

In primo piano a destra lo stabilimento Rocchette 2, sullo sfondo il ponte Pilo

Vennero posati dei binari a scartamento ridotto di una ferrovia decauville per rendere più facile la movimentazione delle merci tra uno stabilimento e l’altro.

La fine di una guerra

Questa era la situazione fino alla fine della seconda Guerra Mondiale. Negli ultimi giorni di aprile del 1945, un’esercito intero è in ritirata lungo le vie che conducono verso i confini di quello che era il Reich. Abbiamo già raccontato il passaggio di quest’esercito per le strade di Piovene: 25 aprile 1945.

Era una situazione pericolosa, ce lo ricorda chi allora aveva 25 anni.

Alcuni giorni dopo il 25 aprile 1945 io e mio fratello Aldo ci trovavamo sotto il portico della Colombara, Quel giorno un gruppo di tedeschi si ritirava salendo il Costo per passare le montagne e fare ritorno a casa. Quando arrivarono alla casa di Giovanni Frigo detto “Gambin”, vennero attaccati da alcuni partigiani di Caltrano che volevano prendere le loro biciclette. I partigiani entrarono nella casa di Giuseppe Toniolo detto “Bepi Sidron” e da una piccola finestra che dà sulla strada del Costo cominciarono a sparare ai Tedeschi, i quali, a loro volta armati, iniziarono a mitragliare verso i partigiani che rimasero uccisi.

Lo riempirono di botte

Poi i tedeschi scesero e bruciarono la casa di “Bepi Sidron”. Riempirono di botte anche il papà di Gianpietro Toniolo che indossava la tuta della Lanerossi ed aveva in braccio un figlio. I Tedeschi lo credevano un partigiano anche se lui continuava ripetere di essere un lavoratore della Lanerossi. I Tedeschi iniziarono poi a sparare verso la parte bassa del paese, cioè verso la Colombara. Quando io e mio fratello Aldo sentimmo gli spari uscimmo dal portico nella strada non ancora asfaltata.

 Vedemmo la polvere sollevata dalle pallottole delle mitragliatrici. Prendemmo paura e pensammo di scappare perché se i tedeschi fossero scesi ci avrebbero preso. Allora corremmo per i campi io, Aldo, “Diano Mandola”, “Giovanin Fòfoli” e “Menegheto Picei”. Sotto la strada dei Galli ci dividemmo ed io, passando per il casello del treno, arrivai sempre correndo alla chiesetta di Sant’Agata.

Sant'agata e Meda

Sant’Agata, Meda e il Novegno Priaforà sullo sfondo

Da lì sempre correndo per i campi, spaventato dagli avvenimenti, salii alla chiesa dell’Olmo di Cogollo. Durante il percorso trovai “Giovanni Sartore” e “Bepi Sidron”, fu così che comunicai a quest’ultimo che avevo visto la sua casa bruciare. Lui non poteva crederci. Nel frattempo i Tedeschi per la strada che conduce ad Arsiero presero “Nélo Tacchi”. Volevano portarlo nella loro postazione di Arsiero, ma “Bepi” e “Giovanin” riuscirono a liberarlo. I Tedeschi che si trovavano ancora presso la strada del Costo, presero a “Giovanni Gambin” tutte le corde e gli spaghi che servivano per il fieno e li prepararono per delle impiccagioni. Presero dieci o dodici persone anche se non avevano nessuna colpa. Fu allora che il nostro amato compaesano Don Carlo Frigo, che sapeva diverse lingue essendo stato in molti paesi, si recò sul posto e parlando in francese con un Tenente riuscì a far desistere i Tedeschi dalle loro intenzioni. 

Questi ultimi quindi anziché impiccarli portarono quegli uomini nelle scuole di Cogollo e li tennero prigionieri fino alle 12.00 dei giorno successivo, in ostaggio per essere eventualmente impiccati o fucilati. Don Carlo rimase con loro. Alla fine i Tedeschi non avendo subito ulteriori attacchi li rilasciarono.

Il generale

Le truppe tedesche acquartierate a Cogollo del Cengio erano ai comandi di un generale che, nel pomeriggio del 29 aprile, tenta la ritirata verso il nord con la sua truppa: 600 soldati, 4 cannoni, 2 stazioni radio e 3 autoblinde. Salgono verso l’altopiano per la strada del Costo ma la loro strada è bloccata dai partigiani asiaghesi.

Grande Guerra Velo d'Astico

Foto d’archivio

Sono così costretti a tornare indietro e tentare la ritirata verso Arsiero attraverso il ponte Pilo, unico collegamento tra Piovene e Cogollo attraverso l’Astico. I partigiani appaiono sempre più attivi e i tedeschi, forse temendo di essere attaccati alle spalle, decidono di tagliare i ponti dietro di sé.

Far saltare i ponti

Abbiamo già raccontato l’episodio (28-29 aprile 1945) riferendo che fu un operaio della Lanerossi che conosceva le lingue a piazzare la carica di esplosivo sul ponte.

Ora abbiamo reperito un’altra testimonianza.

Le turbine

La sera di quel brutto giorno io mi recai a dormire nel fienile di mia nonna dai “Castaldi”. Il mattino seguente attraversando il bròlo attiguo alla casa e la campagna ritornai a casa. Mia mamma mi disse che mio fratello Aldo e gli altri amici si erano nascosti nelle gallerie del torrente Astico presso lo stabilimento numero uno della Lanerossi. Anch’io allora mi recai là. Trovai con mio fratello Aldo anche il mio amico “Diano Mandola” e Tarcisio Zordan, famoso costruttore di organi che ha costruito anche l’organo della nostra chiesa di Mosson.

A mezzogiorno mia mamma venne a portarci il pranzo con un fiasco di vino e mangiammo e bevemmo tutti assieme. Poi Diano ci propose di andare a vedere le turbine dove si svolgeva il suo lavoro presso lo stabilimento numero due della Lanerossi, Con Tarcisio ci incamminammo verso il piccolo ponte di ferro sotto il Ponte Pilo che aveva una macchinetta per il trasporto delle marogne di carbonella, cioè i resti del carbone che aveva fatto funzionare le caldaie. Addetti a quel trasporto erano “Giovanni Gambin” ed il nonno del nostro Parroco Don Giulio. Lo attraversammo ed arrivammo alle turbine dove rimanemmo per un po’.

L’attraversamento del fiume avviene in posizione poco visibile, non passando dal ponte ma da quella passerella appesa sotto dove correvano i binari dei carrelli. Tuttavia i ragazzi non sapevano che proprio quel giorno i tedeschi avevano deciso di minare il ponte e così vanno incontro a …

ponte-pilo

Al ritorno però ci aspettava una brutta sorpresa. Eravamo infatti sotto il ponte quando ci sentimmo intimare: “Alt, alt, venire su, venire su“. Diano in un primo momento ci propose di scappare, ma Tarcisio ed io pensammo che così ci avrebbero ammazzati.

Siete partigiani?

Salimmo subito ed i Tedeschi chiesero se eravamo Partigiani. Loro volevano far saltare il Ponte Pilo ed avevano fatto scavare un buco in mezzo allo stesso da due operai di Vicenza, che venivano a lavorare allo stabilimento numero due. A noi sarebbe toccato il compito di ricoprire il buco. Arrivò un camion con della dinamite ed i Tedeschi ci munirono di badile, poi misero la dinamite stessa nei buco lasciando fuori la miccia e ci ordinarono di ricoprire. Coprimmo il buco lavorando uno alla volta.

Temevano di essere circondati di partigiani, i Tedeschi, e ogni nuova persona costituiva una minaccia.

Nel frattempo arrivò da una scorciatoia il Signor Prandi da Cogollo, capo in fabbrica, che stava scendendo con la figlia Marilena verso lo stabilimento della Lanerossi. I Tedeschi volevano sparargli perché lo ritenevano un Partigiano, ma noi garantimmo che non lo era, salvandogli così la vita. I Tedeschi ci dissero che se il Signor Prandi avesse loro sparato ci avrebbero uccisi. Gli operai di Mosson che lavoravano allo stabilimento numero uno pensarono che avrebbero gettato anche noi nel buco con la dinamite o giù dal ponte. Invece a lavoro ultimato, constatato che eravamo lavoratori, non Partigiani e che io avevo il tesserino della Todt, ci dissero di andare a mangiare e bere all’osteria da “Capeleta”. Noi che eravamo molto spaventati invece che salire por le scalette che portavano all’osteria andammo per la strada, sempre con la paura che ci sparassero alle spalle. Quando fummo fuori dalla loro vista corremmo ancora a rifugiarsi nelle gallerie. Anche quel giorno credetti di morire.

Il botto

Quella notte dalla galleria sentimmo il rumore dell’esplosione del ponte. Un frastuono incredibile, crollarono i vetri della portineria dello stabilimento numero due ed i vetri della casa di un certo signor Marcante che successivamente fu abbattuta. Il mattino seguente era tutto tranquillo ed i Tedeschi se n’erano andati dal Ponte Pilo. Noi passammo il torrente per ritornare a casa attraverso delle tavole di legno provvisorie messe dagli operai, visto che non c’era molta acqua ed il ponte era completamente crollato. 

Dopo l’esplosione erano rimaste le spalle in muratura e il torrente si passava con mezzi di fortuna come secoli prima. Ma il passaggio era cruciale anche per la presenza di due stabilimenti sulle rive opposte del torrente. Si provvide subito a costruire una passerella in legno una decina di metri più a monte, larga abbastanza da far passare gli operai.

Poi appena possibile, il ponte fu ricostruito tra l’agosto del 1946 e il luglio 1947.

Ponte Pilo 1946

Foto scattata durante i lavori di ricostruzione di Ponte Pilo 1946. In primo piano i binari della ferrovia a scartamento ridotto

Questo è il ponte che oggi vediamo, un po’ discosto dalle vie principali, ma ricco di una storia avventurosa.

Ponte Pilo-0680.jpg

Una suggestiva immagine di ponte Pilo presa dalle rive dell’Astico

Ponte Pilo-0681.jpg

Ponte Pilo a ben guardare si scorgono accora gli attacchi dei tiranti che sostenevano la ferrovia appesa

Ponte Pilo-0683.jpg

Da ponte Pilo si può vedere l’antico stabilimento di Rocchette 1

Vedi anche: Ponte Pilo (1)


I brani citati provengono dalle Memorie di Francesco Borgo nato a Cogollo del Cengio il 19 aprile 1920 e morto nel 2017 sempre a Cogollo del Cengio. Si ringrazia Sergio Zorzi per  la collaborazione.

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10 commenti su “Ponte Pilo (2)

  1. Pingback: Ponte Pilo (1) | Accogliamo le Idee

  2. Anonimo
    21 luglio 2018

    La fotografia con le marcature MCRR è impropria: non appartiene alla SECONDA GUERRA MONDIALE, bensì alla GRANDE GUERRA (errore GROSSOLANO, PACCHIANO e di scarsa Cultura storica). Ciò mi meraviglia ASSAI.

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    • accogliamoleidee
      21 luglio 2018

      Come si legge sulla didascalia, la fotografia non era e non voleva essere riferita all’episodio narrato, si tratta solo di una fotografia esemplificativa tratta da altro articolo. Nessuno confonderebbe una foto esemplificativa con un documento riferito al testo.

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    • Anonimo
      21 luglio 2018

      RISPOSTA NON CONVINCENTE. In questo modo si aumenta la confusione di chi legge non avendo CONOSCENZA ALLARGATA di Cultura storica. Sono punti di vista obbiettivi ed essenziali.

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    • accogliamoleidee
      21 luglio 2018

      Caro Romano conosco la tua pignoleria ma non preoccuparti, quella foto non confonde il lettore, soprattutto dopo la tua precisazione

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  3. Anonimo
    21 luglio 2018

    Meglio non affondare di più…

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  4. Anonimo
    21 luglio 2018

    Caro DIRETTORE, che mestizia!
    Chiedo inoltre perché è stato DEPENNATO il mio antecedente commento intermedio: MEGLIO NON “AFFONDARE” ??? così pure la sua risposta sarcastica che mi aveva dato ancor prima??? che a rigore di logica non le si addice (sarebbero quindi due le epurazioni!!!), pensando che NOMINANDOMI ivi ESPLICITAMENTE per nome – in una sezione in cui gli interlocutori dovrebbero restare anonimi secondo le regole del SUO BLOG; è giusto che in ogni modo i lettori lo sappiano! – mi sarei preso una “smerdata” da parte sua??? Forse il mio commento era più piccante del Suo??? Ma io non mi sono affatto offeso, anzi… Lei ha dimostrato dai suoi toni di essersi comportato tutt’altro che professionalmente e questo dimostra la sua duplice PERSONALITA’ in cui emerge che l’opinione degli altri va RIMOSSA D’OBBLIGO, alla faccia della sua DEMOCRATICITA’ – del Direttore, per capirci – piuttosto contestabile: IL BLOG E’ MIO, GUAI AGLI ALTRI… ecc. ecc. E non andiamo avanti con i discorsi… Una volta a Piovene c’era una persona che per soprannome aveva LA “DUPPIA” CREATURA per il suo modo di comportarsi. Ecco, siamo ritornati sui suoi passi, ad evocare il suo spirito. Nel suo BLOG si “vuole mantenere” quello che CONVIENE, il resto è BECERA OPPOSIZIONE da REPRIMERE (roba da ANTEGUERRA: l’ultima guerra, sia chiara la precisione!!!). Me lo hanno detto e confermato in TANTI che l’hanno personalmente conosciuta in modo diretto (gente che aveva un incarico pubblico, paragonabile a PUBBLICO UFFICIALE: non sparlanti a vanvera!). UN ANONIMO (non tanto, oramai).

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    • accogliamoleidee
      21 luglio 2018

      Caro Romano non capisco questa acredine, il tuo commento non è stato depennato, non ho la minima idea di cosa hai scritto né se compaia o no, l’unica cosa certa è che io non ho censurato nulla. Forse dovresti imparare a fare click nel posto giusto. Non ti sembra di esagerare?

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    • accogliamoleidee
      21 luglio 2018

      Non so se hai visto, ma il tuo commento c’è. Quindi hai scritto un sacco di parole inutili.

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    • Anonimo
      21 luglio 2018

      Compri una licenza di programma che FUNZIONI, non uno gratuito che fa vedere una volta sì e una volta no ciò che vuole, tanto da confondere chi legge e chi risponde!

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