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cultura e società

La puzza della città


Strade strette

Non era un granché pulita la città un tempo. La presenza contemporanea di una moltitudine di persone raggruppate in poco spazio, la presenza di case addossate le une alle altre, le finestre piccole per non togliere portanza ai muri, le strade strette non aiutavano la pulizia della città e le puzze che inevitabilmente si formavano spesso ristagnavano, se l’aria faticava a farsi spazio. (1)

Un’eco di questo si trova nelle descrizioni dei contemporanei.

Un anonimo italiano del Cinquecento così descrive la Parigi di allora

«Scorre per le strade della città un rivoletto d’acqua fetida in cui confluisce l’acqua sporca di tutte le case e che appesta l’aria: così si è costretti a portare dei fiori con un po’ di profumo per scacciare quell’odore»

Alexis de Tocqueville (1805-1859) raccontava di quel che aveva visto a Manchester in piena rivoluzione industriale

«Ammassi di sterco, macerie di edifici, pozze putride e stagnanti, si trovano qua e là tra le case e nelle sconnesse superfici delle aree pubbliche»

Friedrich Engels, amico di Karl Marx, restituisce un’immagine simile

«Dappertutto sono sparsi mucchi di immondizie e di cenere, e l’acqua sporca dinanzi alle porte si raccoglie in pozzanghere puzzolenti»

Ma la descrizione più pittoresca può essere tratta dall’incipit del romanzo di SüskindIl profumo“:

Suskind il profumo

«Al tempo di cui parliamo, a Parigi regnava un puzzo a stento immaginabile per noi moderni. Le strade puzzavano di letame, i cortili interni di orina, le trombe delle scale di legno marcio e di sterco di ratti, le cucine di cavolo andato a male e di grasso di montone, le stanze non aerate puzzavano di polvere stantia, le camere da letto di lenzuola bisunte, dell’umido dei piumini e dell’odore pungente e dolciastro di vasi da notte. Dai camini veniva puzzo di zolfo, dalle concerie veniva il puzzo di solventi, dai macelli puzzo di sangue rappreso. La gente puzzava di sudore e di vestiti non lavati, dalle bocche veniva un puzzo di denti guasti, dagli stomaci un puzzo di cipolla e dai corpi, quando non erano più tanto giovani, veniva un puzzo di formaggio vecchio e latte acido e malattie tumorali. Puzzavano i fumi, puzzavano le piazze, puzzavano le chiese, c’era puzzo sotto i ponti e nei palazzi. Il contadino puzzava come il prete, l’apprendista come la moglie del maestro, puzzava tutta la nobiltà, perfino il re puzzava, puzzava come un animale feroce, e la regina come una vecchia capra»

In strada

Lungo le strade tutto avveniva: i macellai sgozzavano la carne e lasciavano scorrere il sangue, gli artigiani gettavano gli scarti delle lavorazioni in strada o nell’acqua di fiumi o rogge e tutta la sporcizia di casa veniva semplicemente gettata in strada.

TrampoliSi racconta che a Ulm in Germania nel Medioevo la gente girasse con i trampoli per evitare di sprofondare nel sudiciume delle strade.

Più comunemente, per evitare la sporcizia delle strade, i nobili e i possidenti si muovevano in carrozza, tuttavia, essendo tirate da cavalli, risolvevano il problema per qualcuno, ma aggravavano il problema per tutti.

Il guaio è infatti che i cavalli aggiungono sporcizia alla sporcizia soprattutto quando sono parecchi.

Venticinquemila

A Londra nel 1850 erano attivi 154 noleggiatori di cavalli, erano a disposizione circa 3200 carrozze a cavalli (cabs), poi vi erano gli omnibus.Omnibus.jpg

Chi ha fatto i conti ci parla di 25.000 cavalli a spasso per Londra più circa tremila provenienti dai dintorni (2).

Un problema gigantesco tanto che i romanzi del XIX secolo parlano, tra i mestieri più umili di quello di scaccino o fiaccheraio, letteralmente conducenti di carrozze ma spesso erano incaricati di girare per le strade e di raccogliere le deiezioni che i cavalli lasciano dietro di sé.

Pulizie

Non erano tanto frequenti nelle grandi città. A Roma nel Rinascimento venivano tenute pulite solamente le vie percorse dai pellegrini che andavano dal Papa.

Dopo le giornate di mercato si faceva prima ad appaltare i lavori ai porcai, portavano le loro mandrie in città e gli animali trangugiavano tutto.

Roma Piazza San Pietro.jpg

Roma: un’immagine di Piazza San Pietro nel Medioevo

 

Per questa scarsa pulizia generalmente diffusa si ricorda un episodio che oggi consideriamo piuttosto singolare.

The Great Stink

Londra estate 1858. Fu forse il caldo, la concomitante bassa portata del fiume e in aggiunta la mutevole attività microbica, fatto sta che le acque del Tamigi si abbassarono. Nell’acqua galleggiavano carcasse di animali, escrementi non più diluiti, scarti avariati. Le acque  cominciarono allora a fermentare e la fermentazione fu accompagnata da un odore particolarmente acre. Gli abitanti delle case più vicine al fiume non riuscivano più a tollerare l’odore e abbandonarono case.

L’odore intanto si espandeva e arrivò alle porte, o meglio alle finestre, del Parlamento. I deputati cominciarono a protestare e inizialmente alle finestre si appesero tende imbevute  di cloruro di calcio, ma questo non bastò e i lavori si dovettero fermare per riprendere solo quando si trovò un altro locale più lontano dal Tamigi, ad Hampton Court. La puzza tuttavia permaneva e cessò solo quando una pioggia battente e salvifica mise fine alla calura estiva.

La grande puzza del 1858

Un’incisione che ricorda gli effetti mortiferi della “Grande Puzza” del 1858

 

I parlamentari erano restati inerti dopo l’epidemia del colera del 1854 e sordi alle parole che il massimo scienziato inglese, Michel Faraday aveva pronunciato nel 1855 quando aveva fatto esperimenti sull’acqua del Tamigi e aveva fatto notare come l’opacità delle acque del fiume era uguale a quella delle acque di una fogna; questi stessi parlamentari che prima mai avevano reagito ora furono piegati dalla puzza eccezionale. Solo dopo di allora si porrà mano alla costruzione delle fognature.

Nelle case

La sporcizia delle città era sicuramente peggiore di quella delle case e queste erano tenute molto più pulite, ma le abitudini igieniche erano molto diverse dalla sensibilità contemporanea.

Re Sole.jpgLuigi XIV, il famoso Re Sole, in vita sua fece due bagni in tutto e solo per consiglio dei medici. I nobili del Cinquecento si lavavano mediamente una volta ogni quattro mesi mentre quelli del Settecento praticamente mai: le dame al massimo due o tre in vita loro. La gente normale mediamente ne faceva uno, e aveva una sola camicia raramente lavata. Per coprire gli odori si usavano essenze: un profumo di rosa era consigliato per coprire l’afrore delle ascelle, tra camicia e panciotti si portavano sacchetti di aromi, e i capelli erano sgrassati con polvere e crusca prima di essere incipriati. Fu a quel tempo che fecero comparsa colli e polsini che uscivano dagli abiti, simbolo di pulizia e ricchezza per chi li indossava“. (https://www.ilpost.it/filippofacci/2013/06/06/puzze-che-furono/)

Un viaggiatore francese in Inghilterra racconta di essersi fermato in una locanda e di aver chiesto un pitàle (3) per la notte. Gli venne risposto di farla fuori dalla finestra, come tutti. Dopo ripetute insistenza l’oste gli porse un recipiente metallico, ma lo avvisò che avrebbe dovuto restituire presto la mattina dopo perché doveva … prepararci il tè. (4)

Continua …

 

 


(1) Paradossalmente le città romane furono molto più pulite di quelle che si sono succedute per circa una ventina di secoli. Le città costruite dai Romani erano tutte dotate di ampie e frequentatissime Terme. Con questo intendiamo locali con piscina ad acqua calda, con pareti riscaldate e spazi per massaggi e igiene personale. Ogni città era dotata di acqua corrente portata attraverso i caratteristici acquedotti, canali a pendenza costante posti sopra altre arcate in muratura. La cura dell’igiene venne ritenuta molto meno necessaria per lungo tempo.

Acquedotto romano.jpg

(2) I cavalli diventeranno 70.000 negli anni sessanta dell’ottocento e ben 200.000 alla fine del XIX secolo.

(3) Pitàle, ovvero un vaso da notte di solito posto entro il comodino in modo che vi si potessero fare i propri bisogni di notte senza uscire nella latrina di solito posta in mezzo al campo.

(4) Il salace episodio è riportato nel libro, peraltro gustosissimo, di Bill Bryson “Breve storia della vita quotidiana“, Guarda 2011, pag. 374. Si tratta di un’imperdibile raccolta di notizie curiose: perché le forchette hanno 4 rebbi, come ci si nutriva un tempo, quando si diffusero le ferie, come si lavavano i panni nell’Inghilterra di Shakespeare …

 


Molte delle descrizioni sopra riportate provengono dalle seguenti fonti:

 

Informazioni su accogliamoleidee

2 commenti su “La puzza della città

  1. Pingback: L’igiene della città | Accogliamo le Idee

  2. Pingback: Ai tempi del cholera | Accogliamo le Idee

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